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Le proposte in campo

 

di Franco Garufi
Coordinatore dipartimento Mezzogiorno Cgil nazionale

 

Il governo si è dimostrato troppo a lungo sordo alla richiesta di un incontro con i sindacati e le associazioni di rappresentanza degli imprenditori firmatari dell’accordo per il Mezzogiorno del 2 novembre, confermando scarsa o nulla attitudine al confronto di merito con le parti sociali. In compenso, non passa giorno senza che qualche esponente dell’esecutivo non parli sui giornali e per televisione di quanto ci si appresterebbe a fare a favore del Sud. Come sempre: tante chiacchiere e nulla di concreto. Sindacati e organizzazioni datoriali hanno invece scelto il terreno del confronto di merito: il complesso lavoro che ha condotto al protocollo d’intesa dell’inizio di novembre e al documento inviato al governo il giorno dopo lo sciopero generale del 30 novembre, è la dimostrazione che è possibile, pur rappresentando interessi e sensibilità diversi, definire obiettivi comuni e programmare azioni coerenti per evitare che il Mezzogiorno si distacchi dal resto del paese e dall’Europa. È utile mettere a confronto gli interventi prioritari per il lavoro e la competitività indicati con il documento sottoscritto dalle parti sociali e le misure che il governo ha inserito  Finanziaria.

Fiscalità di vantaggio. La nostra proposta si articola sui seguenti interventi: a) la riduzione dell’Irap per le imprese che nel Sud realizzano nuovi investimenti o creano occupazione aggiuntiva; condizione essenziale è la piena salvaguardia delle risorse per garantire i livelli della spesa sanitaria, attualmente in gran parte finanziata proprio attraverso quell’imposta; b) un intervento che consenta lo sgravio degli oneri contributivi per i nuovi assunti a tempo indeterminato nel Sud, in conformità con la disciplina comunitaria, salvaguardando la contribuzione dovuta dai datori di lavoro agli enti previdenziali. Per evitare qualsiasi conseguenza sul sistema previdenziale, il meccanismo dello sgravio dovrà essere equivalente a quello previsto dalla normativa sul credito d’imposta; c) con riferimento al capitolo ricerca e innovazione, s’individua la necessità di eliminare il costo del personale addetto alle ricerca dalla base imponibile Irap.

Cosa propone invece il governo? Un manovra sull’Irap di entità limitatissima, appena 500 milioni, di cui 193 destinati – sull’intero territorio nazionale – agli sconti per il personale addetto alla ricerca. Non si fa alcun cenno a riduzioni dell’Irap per i nuovi investimenti, mentre per la nuova occupazione si prevede un bonus di 20.000 euro per ogni nuovo assunto, raddoppiabili fino a 40.000 euro nei territori dell’Obiettivo 1, naturalmente fino a concorrenza delle disponibilità finanziarie. Niente di più che una mancia. Non c’è nessun riferimento agli sgravi contributivi per gli  incrementi d’occupazione al Sud: anzi, la Lega punta a rendere più certi i benefici  per le imprese che operano nel Nord.

Incentivi alle imprese. Le distanze con le posizioni della maggioranza  diventano abissali se si fa riferimento alla riforma degli incentivi alle imprese. Il “Progetto Mezzogiorno” si muove in direzione di un assetto fondato su tre tipi di strumenti. Uno automatico, sul modello del credito d’imposta per investimenti e occupazione; un altro valutativo, sul modello della legge 488/92; il terzo negoziale, basato sul metodo della programmazione negoziata. In tale contesto, va mantenuto il finanziamento in conto capitale, che rimane nella gran parte dei paesi europei la modalità più diffusa per l’incentivazione degli investimenti.

Il governo, dal canto suo, ha deciso la progressiva abolizione dei contributi a fondo perduto, che verranno sostituiti con un sistema fondato sul contemporaneo utilizzo di finanziamenti a tasso agevolato, finanziamenti bancari a tasso normale e di una frazione progressivamente decrescente di “conto capitale”. In sostanza, si renderanno più costosi e meno convenienti i nuovi investimenti nelle regioni meridionali, con effetti disastrosi per un sistema produttivo già indebolito dalla crisi economica.

Politiche infrastrutturali. Anche qui l’esecutivo ha clamorosamente mancato i suoi obiettivi. Le grandi opere che Berlusconi aveva promesso a piene mani in campagna elettorale, sono in massima parte rimaste sulla lavagna di “Porta a porta”, mentre la legge obiettivo è fallita. La logica che ispira l’accordo di novembre è opposta: accelerare le grandi opere infrastrutturali senza ricorrere a procedure straordinarie, concentrare le risorse aggiuntive per colmare il gap infrastrutturale e di servizi pubblici nel Sud. Le priorità strategiche andranno individuate attraverso criteri vincolanti: opere necessarie per il completamento e la fluidificazione di rete, opere già finanziate, inserite in atti di programmazione regionale, finalizzate allo sviluppo dell’intermodalità.

Lavoro sommerso. Il documento delle parti sociali dedica particolare attenzione a questo tema. Dalla constatazione che i provvedimenti emanati in materia nel 2001 e 2002 non hanno prodotto risultati, emerge la necessità d’elaborare nuove strategie, radicalmente diverse da quelle attuali. Un inequivocabile giudizio negativo sull’azione del governo, ma anche proposte che impegnano le parti firmatarie. Innanzitutto, l’immediata attivazione di misure di contrasto del sommerso in corrispondenza con i progetti e i programmi di sviluppo locale; in secondo luogo, l’applicazione  in tutti i bandi e appalti attivati dagli enti locali e dalla pubblica amministrazione della clausola sociale del rispetto dei contratti e delle condizioni di lavoro, contrastando la pratica del ricorso al massimo ribasso.

Per onestà intellettuale, va detto che i rappresentanti del governo hanno almeno fatto la fatica di leggere i testi che abbiamo loro inviato, tanto che il viceministro per il Mezzogiorno Miccichè aveva dichiarato alla stampa l’intenzione d’inserire in Finanziaria alcune ipotesi di snellimento dei percorsi autorizzativi per i nuovi investimenti, verosimilmente ricavate dal capitolo del nostro accordo che riguarda la semplificazione amministrativa. Naturalmente, nel maxi-emendamento che la maggioranza ha approvato nella notte tra domenica 12 e lunedì 13 non ve n’è traccia: un’altra delle innumerevoli delusioni alle quali ci ha abituati questo “quasi ministro”, che di tutto si occupa, tranne che d’impedire che il Mezzogiorno venga costantemente saccheggiato e impoverito dalla politica economica del governo di cui fa parte. Tant’è vero che la Finanziaria recupera il denaro per coprire il taglio delle tasse per i ricchi dall’abolizione dell’indennità di disoccupazione speciale per i lavoratori agricoli precari e solo la straordinaria mobilitazione dei lavoratori della Calabria ha impedito la rapina delle risorse necessarie alla forestazione in quella regione.

 

(Rassegna sindacale, n. 47, dicembre 2004)

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