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Il governo si è dimostrato troppo a lungo sordo
alla richiesta di un incontro con i sindacati e le associazioni di
rappresentanza degli imprenditori firmatari dell’accordo per il
Mezzogiorno del 2 novembre, confermando scarsa o nulla attitudine al
confronto di merito con le parti sociali. In compenso, non passa
giorno senza che qualche esponente dell’esecutivo non parli sui
giornali e per televisione di quanto ci si appresterebbe a fare a
favore del Sud. Come sempre: tante chiacchiere e nulla di concreto.
Sindacati e organizzazioni datoriali hanno invece scelto il terreno
del confronto di merito: il complesso lavoro che ha condotto al
protocollo d’intesa dell’inizio di novembre e al documento inviato al
governo il giorno dopo lo sciopero generale del 30 novembre, è la
dimostrazione che è possibile, pur rappresentando interessi e
sensibilità diversi, definire obiettivi comuni e programmare azioni
coerenti per evitare che il Mezzogiorno si distacchi dal resto del
paese e dall’Europa. È utile mettere a confronto gli interventi
prioritari per il lavoro e la competitività indicati con il documento
sottoscritto dalle parti sociali e le misure che il governo ha
inserito Finanziaria.
Fiscalità di vantaggio. La nostra proposta si
articola sui seguenti interventi: a) la riduzione dell’Irap per le
imprese che nel Sud realizzano nuovi investimenti o creano occupazione
aggiuntiva; condizione essenziale è la piena salvaguardia delle
risorse per garantire i livelli della spesa sanitaria, attualmente in
gran parte finanziata proprio attraverso quell’imposta; b) un
intervento che consenta lo sgravio degli oneri contributivi per i
nuovi assunti a tempo indeterminato nel Sud, in conformità con la
disciplina comunitaria, salvaguardando la contribuzione dovuta dai
datori di lavoro agli enti previdenziali. Per evitare qualsiasi
conseguenza sul sistema previdenziale, il meccanismo dello sgravio
dovrà essere equivalente a quello previsto dalla normativa sul credito
d’imposta; c) con riferimento al capitolo ricerca e innovazione,
s’individua la necessità di eliminare il costo del personale addetto
alle ricerca dalla base imponibile Irap.
Cosa propone invece il governo? Un manovra sull’Irap
di entità limitatissima, appena 500 milioni, di cui 193 destinati –
sull’intero territorio nazionale – agli sconti per il personale
addetto alla ricerca. Non si fa alcun cenno a riduzioni dell’Irap per
i nuovi investimenti, mentre per la nuova occupazione si prevede un
bonus di 20.000 euro per ogni nuovo assunto, raddoppiabili fino a
40.000 euro nei territori dell’Obiettivo 1, naturalmente fino a
concorrenza delle disponibilità finanziarie. Niente di più che una
mancia. Non c’è nessun riferimento agli sgravi contributivi per gli
incrementi d’occupazione al Sud: anzi, la Lega punta a rendere più
certi i benefici per le imprese che operano nel Nord.
Incentivi alle imprese. Le distanze con le
posizioni della maggioranza diventano abissali se si fa riferimento
alla riforma degli incentivi alle imprese. Il “Progetto Mezzogiorno”
si muove in direzione di un assetto fondato su tre tipi di strumenti.
Uno automatico, sul modello del credito d’imposta per investimenti e
occupazione; un altro valutativo, sul modello della legge 488/92; il
terzo negoziale, basato sul metodo della programmazione negoziata. In
tale contesto, va mantenuto il finanziamento in conto capitale, che
rimane nella gran parte dei paesi europei la modalità più diffusa per
l’incentivazione degli investimenti.
Il governo, dal canto suo, ha deciso la
progressiva abolizione dei contributi a fondo perduto, che verranno
sostituiti con un sistema fondato sul contemporaneo utilizzo di
finanziamenti a tasso agevolato, finanziamenti bancari a tasso normale
e di una frazione progressivamente decrescente di “conto capitale”. In
sostanza, si renderanno più costosi e meno convenienti i nuovi
investimenti nelle regioni meridionali, con effetti disastrosi per un
sistema produttivo già indebolito dalla crisi economica.
Politiche infrastrutturali. Anche qui l’esecutivo
ha clamorosamente mancato i suoi obiettivi. Le grandi opere che
Berlusconi aveva promesso a piene mani in campagna elettorale, sono in
massima parte rimaste sulla lavagna di “Porta a porta”, mentre la
legge obiettivo è fallita. La logica che ispira l’accordo di novembre
è opposta: accelerare le grandi opere infrastrutturali senza ricorrere
a procedure straordinarie, concentrare le risorse aggiuntive per
colmare il gap infrastrutturale e di servizi pubblici nel Sud. Le
priorità strategiche andranno individuate attraverso criteri
vincolanti: opere necessarie per il completamento e la fluidificazione
di rete, opere già finanziate, inserite in atti di programmazione
regionale, finalizzate allo sviluppo dell’intermodalità.
Lavoro sommerso. Il documento delle parti sociali
dedica particolare attenzione a questo tema. Dalla constatazione che i
provvedimenti emanati in materia nel 2001 e 2002 non hanno prodotto
risultati, emerge la necessità d’elaborare nuove strategie,
radicalmente diverse da quelle attuali. Un inequivocabile giudizio
negativo sull’azione del governo, ma anche proposte che impegnano le
parti firmatarie. Innanzitutto, l’immediata attivazione di misure di
contrasto del sommerso in corrispondenza con i progetti e i programmi
di sviluppo locale; in secondo luogo, l’applicazione in tutti i bandi
e appalti attivati dagli enti locali e dalla pubblica amministrazione
della clausola sociale del rispetto dei contratti e delle condizioni
di lavoro, contrastando la pratica del ricorso al massimo ribasso.
Per onestà intellettuale, va detto che i
rappresentanti del governo hanno almeno fatto la fatica di leggere i
testi che abbiamo loro inviato, tanto che il viceministro per il
Mezzogiorno Miccichè aveva dichiarato alla stampa l’intenzione
d’inserire in Finanziaria alcune ipotesi di snellimento dei percorsi
autorizzativi per i nuovi investimenti, verosimilmente ricavate dal
capitolo del nostro accordo che riguarda la semplificazione
amministrativa. Naturalmente, nel maxi-emendamento che la maggioranza
ha approvato nella notte tra domenica 12 e lunedì 13 non ve n’è
traccia: un’altra delle innumerevoli delusioni alle quali ci ha
abituati questo “quasi ministro”, che di tutto si occupa, tranne che
d’impedire che il Mezzogiorno venga costantemente saccheggiato e
impoverito dalla politica economica del governo di cui fa parte. Tant’è
vero che la Finanziaria recupera il denaro per coprire il taglio delle
tasse per i ricchi dall’abolizione dell’indennità di disoccupazione
speciale per i lavoratori agricoli precari e solo la straordinaria
mobilitazione dei lavoratori della Calabria ha impedito la rapina
delle risorse necessarie alla forestazione in quella regione. |