ATTUALITA'

WWW.RASSEGNA.IT

Osservatorio media

Il pluralismo che non c'è

Indice 

Indietro

Osservatorio media / Il digitale un anno dopo

Il pluralismo che non c'è

di Carlo Ruggiero

Dopo l’abbuffata di spot e telepromozioni di qualche mese fa, quando Mediaset spingeva con una campagna pubblicitaria da 25 milioni a comprare il decoder, il digitale terrestre pare definitivamente scomparso dalla circolazione. Il tortuoso iter del Ddl Gasparri, approvato con fiducia dalle Camere, respinto dal Presidente della Repubblica, modificato e divenuto infine legge, fece infatti un gran rumore su stampa e Tv. Presentata allora dall’informazione governativa come una vera e propria rivoluzione, la tecnologia digitale compie in questi giorni un anno di vita, ma non se ne ha più notizia. E’ dunque tempo di bilanci: la “rivoluzione Gasparri“ ha realmente stravolto le abitudini dei teleutenti italiani?

Ebbene, chiunque volesse avere informazioni sull’effettiva copertura del digitale terrestre in Italia può rivolgersi alla società che, per conto delle emittenti, ha certificato il segnale Rai e Mediaset all'Autorità garante delle comunicazioni. Si chiama Europromocentro, come indicato dalle perizie e dagli atti ufficiali di Viale Mazzini e Cologno Monzese, e si tratta dell'impresa individuale di tale Armido Masin. Masin, veneto, già nei primi anni Ottanta firmava ricerche di mercato per Silvio Berlusconi e per gli altri pionieri della Tv privata. Oggi sta ovviamente vivendo una seconda giovinezza, ma le sue stime sono già state considerate imprecise ed ottimistiche dall'Autorità, che ha così deciso di riformularle di propria mano. Il presidente Ciampi infatti, nel suo messaggio di rinvio alle Camere, chiese la certificazione di un effettivo “arricchimento del pluralismo” derivante dall’avvento del nuovo metodo di trasmissione, ed il via libera alla legge arrivò solamente quando il Parlamento introdusse un'apposita verifica da parte dell'Autorità sulla copertura alla data del 30 aprile 2004 di almeno il 50% della popolazione. Al riguardo Masin ha certificato che tutti i multiplex Mediaset e Rai avevano centrato l'obiettivo già nello scorso gennaio.

Il multiplex è il canale di diffusione del segnale, che può contenere contemporaneamente 4 o 5 reti. Attualmente la Rai ne ha due: sul primo passano RaiUno, RaiDue e RaiTre. Sul secondo Rainews24 ed i canali nuovi di zecca. Mediaset ha invece compiuto una scelta anomala: solo Rete 4 va sul suo multiplex, che per il resto è stato appaltato ad altre reti. Canale 5 e Italia Uno sono perciò ospitati da D-free, controllato dall'amico di Berlusconi Ben Ammar e dai francesi di Tf1, guidati da Angelo Codignoni, ex direttore generale de “La Cinq” ed ex segretario generale di Forza Italia. Telecom Italia Media ha infine due multiplex, uno per La7 ed uno per Mtv.  

Secondo Europromocentro, il multiplex A della Rai (quello dei tre canali tradizionali) sfiorava il 62% di copertura già a gennaio. Il multiplex B superava il 55%, mentre Mediaset arrivava al 56%. Per La7, invece, si certificava una copertura record del 64,7%, alla data del 14 maggio scorso. Questi dati, tra l’altro, soffrono di un'oscillazione dei cinque punti percentuali che, guarda caso, permettono al Biscione di attestarsi al di sopra della soglia minima. Ben diverso appare invece il quadro disegnato dai dati dell'Autorità garante per le comunicazioni. Per Cheli, alla data del 30 aprile 2004, nessuna rete digitale poteva vantare una “copertura effettiva” superiore alla metà degli italiani. Nella relazione dell’Authority al Parlamento, però, questo aspetto non è precisato e compare solamente negli allegati. Tra l’altro, nel testo c'è un altro dato che stride visibilmente con il messaggio di Ciampi: solo il 18% della popolazione italiana è coperta dal segnale di almeno 4 multiplex. Questo vuol dire che meno di 20 italiani su 100 possono vedere sul loro televisore i sette canali canonici che occupano i primi sette tasti di ogni telecomando. Con buona pace del pluralismo.

Per legge, di fronte ad un simile stato di cose, il Garante avrebbe il dovere di prendere provvedimenti. Cheli, invece, si è rivelato ancora una volta più realista del re, e si è rifugiato in un'interpretazione piuttosto fantasiosa. L'Autorità ha infatti dichiarato che "l'accertamento della copertura richiesto dalla legge non appare riferirsi ad una specifica rete ma piuttosto all'insieme delle reti digitali". Quindi, secondo l'autorità, è sufficiente che almeno il 50% degli italiani veda uno qualsiasi dei canali digitali perché le condizioni di accrescimento del pluralismo siano soddisfatte. Dove non arriva il Garante è tuttavia arrivato il mercato: non è un caso che, nonostante i bonus da 150 euro predisposti dal Governo, il ritmo di vendita dei decoder sia rallentato drasticamente. Finora sono solo 245mila i contributi richiesti, e se si continua così non si arriverà nemmeno ai 700mila decoder per i quali già esiste lo stanziamento in Finanziaria.

Insomma, dopo un intero anno, la nuova Tv si vede poco e male, meno di un italiano su 5 la riceve, il pluralismo non s’è visto e la vendita dei decoder ristagna clamorosamente. Rete 4 ed Emilio Fede, però, non sono ancora in orbita, anzi restano ben piantati a terra. L’obiettivo della Gasparri è stato comunque raggiunto.

(7 settembre 2004)

LINK