|
Alla Parmalat la fase della responsabilità è
finita e se ne prepara un’altra, di segno tutto diverso. I
lavoratori sono infuriati: hanno appreso dai giornali che il piano
industriale predisposto dall’amministratore straordinario, Enrico
Bondi, ha già il via libera del ministro Marzano, che il 29 giugno si
è infatti incontrato con Bondi e l'esecutivo delle Rsu di Collecchio
durante una rapida visita. Mentre il tavolo negoziale, più volte
promesso, non è stato mai aperto. “E dire che lo stesso Marzano,
nei mesi scorsi, si era impegnato personalmente, anche con i segretari
generali di Cgil Cisl Uil, a discuterlo, quel piano, con le parti
sociali – spiega un arrabbiato Franco Chiriaco, segretario generale
della Flai Cgil, con il quale facciamo il punto della vertenza
– . E che, proprio sulla base di questa rassicurazione, avesse
chiesto ai lavoratori un impegno alla responsabilità per il bene
dell’azienda”. Un impegno da cui i sindacati si ritengono ora
sciolti.
Rassegna Cosa succederà,
adesso?
Chiriaco Quando nei prossimi giorni
inizieremo a bloccare le produzioni per difendere l’occupazione, il
ministro e il commissario capiranno che la fase del confronto è
terminata e inizia una nuova stagione di lotta. Le cose sono semplici.
A fronte di una situazione drammatica, in questi mesi i lavoratori e
il movimento sindacale si sono riappropriati della conduzione delle
produzioni e hanno aiutato il management – non quello finanziario ma
quello industriale – a salvare e rilanciare il marchio Parmalat. Il
tutto con turni e orari massacranti: si trattava di salvare
l’azienda e, ovviamente, anche il proprio posto di lavoro. Alla luce
di quanto è accaduto, posso dire che questo impegno l’azienda non
lo ha meritato.
Rassegna Ma il ministro il 29 giugno,
insieme a Bondi, è venuto a illustrarlo ai lavoratori questo piano...
Chiriaco Il punto è proprio questo.
Con noi Marzano non deve “chiacchierare”, ma trattare e negoziare
e proprio per questo il passaggio del 29 a Collecchio è ancora più
grave di quanto accaduto finora.
Insomma: il governo cala la maschera e restano solo tutte le bugie
raccontate in questi mesi.
Rassegna Su questa accelerazione può
aver influito l’esito elettorale e le dinamiche interne alla
maggioranza?
Chiriaco Non credo, era tutto
previsto. I sindacati vengono visti come un elemento di fastidio, non
di crescita e aiuto. Il ragionamento è questo: una volta compiuti i
sacrifici per risanare l’azienda, i lavoratori non servono più. Il
rapporto stretto, privilegiato, diventa quello con banche e creditori,
in grado di offrire quel “surplus“ politico che, certo, il
movimento sindacale non può garantire.
Rassegna Quali e quanti saranno gli
esuberi?
Chiriaco E chi lo sa? Impossibile
determinarlo, perché nessuno ci ha detto dove si colloca quel 40 per
cento che l’azienda vorrebbe dismettere. Va chiarita una cosa: da
parte nostra non c’è nessuna disponibilità a definire alcuna
produzione Parmalat come non strategica. Ce lo dovranno dimostrare e
ci dovranno anche dire che futuro avranno quelle produzioni, partendo
dalle garanzie per i lavoratori.
Rassegna Secondo il management i
prodotti da forno potrebbero essere uno degli anelli deboli da
cedere...
Chiriaco L’azienda si tolga dalla
testa di fare delle operazioni di dismissione, di raccontarle ai
giornali e poi, a cose fatte, di chiamarci per trattare su quello che
rimane. Noi vogliamo un tavolo nel quale discutere di sviluppo e
strategie. Vogliamo discutere di tutto e a livello globale.
Rassegna Chi dovrebbe intervenire, a
questo punto? Bondi, il governo?
Chiriaco È al governo che noi
chiediamo una seria politica industriale. Anche perché
l’amministratore Bondi ha già dichiarato che lui, una volta fatto
l’accordo con banche e sistema finanziario per il risanamento,
mollerà tutto. Ma di fronte a quale progetto industriale? Chi guiderà
Parmalat? Sono dati non secondari, e bisogna discuterne anche con noi.
Per questo chiediamo la convocazione di un tavolo a Palazzo Chigi,
visto che finora il ministero delle Attività produttive su Parmalat
è stato completamente assente.
Rassegna C’è anche Confindustria.
Montezemolo insiste spesso sul valore della produzione industriale per
il futuro del paese...
Chiriaco Sì, insieme alla Fiat,
questo è un importante banco di prova per la nuova dirigenza di
Confindustria. Anche l’associazione degli imprenditori deve porsi il
problema di una strategia seria per il rilancio delle attività
produttive.
Rassegna Credi che ci sia il clima
adatto per una nuova grande mobilitazione dei lavoratori, come è
avvenuto di recente per altre grandi vertenze, tipo Melfi o il
trasporto pubblico locale?
Chiriaco Credo proprio di sì.
Dobbiamo far capire ai 4.000 dipendenti diretti Parmalat in Italia che
il problema riguarda tutti, e non uno stabilimento del Sud o del Nord.
Se comincia lo spezzatino nessuno è al riparo.
Vale per la stessa Collecchio: se anche ci saranno garanzie di
continuità, il rischio è di avere anche in Emilia stabilimenti
sempre più magri. Mi spiego. In momenti difficoltà, anche il
“famoso” core business, se non ha intorno produzioni
anticicliche, rischia di venir messo in discussione.
Rassegna Intanto la newco Parmalat ha
la sua bozza di statuto. Su alcuni giornali c’è stata molta enfasi
sulle novità in materia di governance, con la maggioranza di
amministratori che dovranno essere “indipendenti”. Un buon segno?
Chiriaco Credo che siamo ancora nella
fase delle chiacchiere, perché non c’è ancora nessuna copertura
finanziaria certa che riguardi il futuro e il piano industriale
nessuno lo conosce. Sono dichiarazioni virtuali, non di contenuto.
|