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Chiriaco: "Lotteremo come a Melfi"

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Parmalat / Sul piano industriale non è stato aperto il tavolo coi sindacati

Chiriaco: "Lotteremo come a Melfi"

 

di Stefano Iucci

 

Alla Parmalat la fase della responsabilità è finita e se ne prepara un’altra, di segno tutto diverso. I lavoratori sono infuriati: hanno appreso dai giornali che il piano industriale predisposto dall’amministratore straordinario, Enrico Bondi, ha già il via libera del ministro Marzano, che il 29 giugno si è infatti incontrato con Bondi e l'esecutivo delle Rsu di Collecchio durante una rapida visita. Mentre il tavolo negoziale, più volte promesso, non è stato mai aperto. “E dire che lo stesso Marzano, nei mesi scorsi, si era impegnato personalmente, anche con i segretari generali di Cgil Cisl Uil, a discuterlo, quel piano, con le parti sociali – spiega un arrabbiato Franco Chiriaco, segretario generale della Flai Cgil, con il quale facciamo il punto della vertenza  – . E che, proprio sulla base di questa rassicurazione, avesse chiesto ai lavoratori un impegno alla responsabilità per il bene dell’azienda”. Un impegno da cui i sindacati si ritengono ora sciolti.

Rassegna   Cosa succederà, adesso?

Chiriaco  Quando nei prossimi giorni inizieremo a bloccare le produzioni per difendere l’occupazione, il ministro e il commissario capiranno che la fase del confronto è terminata e inizia una nuova stagione di lotta. Le cose sono semplici. A fronte di una situazione drammatica, in questi mesi i lavoratori e il movimento sindacale si sono riappropriati della conduzione delle produzioni e hanno aiutato il management – non quello finanziario ma quello industriale – a salvare e rilanciare il marchio Parmalat. Il tutto con turni e orari massacranti: si trattava di salvare l’azienda e, ovviamente, anche il proprio posto di lavoro. Alla luce di quanto è accaduto, posso dire che questo impegno l’azienda non lo ha meritato.

Rassegna  Ma il ministro il 29 giugno, insieme a Bondi, è venuto a illustrarlo ai lavoratori questo piano...

Chiriaco  Il punto è proprio questo. Con noi Marzano non deve “chiacchierare”, ma trattare e negoziare e proprio per questo il passaggio del 29 a Collecchio è ancora più grave di quanto accaduto finora. Insomma: il governo cala la maschera e restano solo tutte le bugie raccontate in questi mesi.

Rassegna  Su questa accelerazione può aver influito l’esito elettorale e le dinamiche interne alla maggioranza?

Chiriaco  Non credo, era tutto previsto. I sindacati vengono visti come un elemento di fastidio, non di crescita e aiuto. Il ragionamento è questo: una volta compiuti i sacrifici per risanare l’azienda, i lavoratori non servono più. Il rapporto stretto, privilegiato, diventa quello con banche e creditori, in grado di offrire quel “surplus“ politico che, certo, il movimento sindacale non può garantire.

Rassegna  Quali e quanti saranno gli esuberi?

Chiriaco  E chi lo sa? Impossibile determinarlo, perché nessuno ci ha detto dove si colloca quel 40 per cento che l’azienda vorrebbe dismettere. Va chiarita una cosa: da parte nostra non c’è nessuna disponibilità a definire alcuna produzione Parmalat come non strategica. Ce lo dovranno dimostrare e ci dovranno anche dire che futuro avranno quelle produzioni, partendo dalle garanzie per i lavoratori.

Rassegna  Secondo il management i prodotti da forno potrebbero essere uno degli anelli deboli da cedere...

Chiriaco  L’azienda si tolga dalla testa di fare delle operazioni di dismissione, di raccontarle ai giornali e poi, a cose fatte, di chiamarci per trattare su quello che rimane. Noi vogliamo un tavolo nel quale discutere di sviluppo e strategie. Vogliamo discutere di tutto e a livello globale.

Rassegna  Chi dovrebbe intervenire, a questo punto? Bondi, il governo?

Chiriaco  È al governo che noi chiediamo una seria politica industriale. Anche perché l’amministratore Bondi ha già dichiarato che lui, una volta fatto l’accordo con banche e sistema finanziario per il risanamento, mollerà tutto. Ma di fronte a quale progetto industriale? Chi guiderà Parmalat? Sono dati non secondari, e bisogna discuterne anche con noi. Per questo chiediamo la convocazione di un tavolo a Palazzo Chigi, visto che finora il ministero delle Attività produttive su Parmalat è stato completamente assente.

Rassegna  C’è anche Confindustria. Montezemolo insiste spesso sul valore della produzione industriale per il futuro del paese...

Chiriaco  Sì, insieme alla Fiat, questo è un importante banco di prova per la nuova dirigenza di Confindustria. Anche l’associazione degli imprenditori deve porsi il problema di una strategia seria per il rilancio delle attività produttive.

Rassegna  Credi che ci sia il clima adatto per una nuova grande mobilitazione dei lavoratori, come è avvenuto di recente per altre grandi vertenze, tipo Melfi o il trasporto pubblico locale?

Chiriaco  Credo proprio di sì. Dobbiamo far capire ai 4.000 dipendenti diretti Parmalat in Italia che il problema riguarda tutti, e non uno stabilimento del Sud o del Nord. Se comincia lo spezzatino nessuno è al riparo. Vale per la stessa Collecchio: se anche ci saranno garanzie di continuità, il rischio è di avere anche in Emilia stabilimenti sempre più magri. Mi spiego. In momenti difficoltà, anche il “famoso” core business,  se non ha intorno produzioni anticicliche, rischia di venir messo in discussione.

Rassegna  Intanto la newco Parmalat ha la sua bozza di statuto. Su alcuni giornali c’è stata molta enfasi sulle novità in materia di governance, con la maggioranza di amministratori che dovranno essere “indipendenti”. Un buon segno?

Chiriaco  Credo che siamo ancora nella fase delle chiacchiere, perché non c’è ancora nessuna copertura finanziaria certa che riguardi il futuro e il piano industriale nessuno lo conosce. Sono dichiarazioni virtuali, non di contenuto.

 

(Rassegna sindacale, n.26, 1-7 luglio 2004)

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