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Aumenti del 7,3%. No alle gabbie salariali

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Artigianato / Accordo interconfederale

Aumenti del 7,3%. No alle gabbie salariali

 

Un accordo destinato a lasciare il segno, e arrivato dopo mesi di negoziato. L'hanno siglato ieri sera Cgil-Cisl-Uil con le confederazioni datoriali dell’artigianato - Confartigianato, Cna, Casartigiani, Claai. L'intesa, che riguarda 1.450.000 lavoratori in 850.000 imprese, fissa aumenti salariali medi del 7,3% e "conferma il ruolo insostituibile del contratto nazionale" - come spiega Carla Cantone, segretaria confederale della Cgil - rafforzando però il ruolo della contrattazione decentrata. La sigla - prosegue Cantone - "rappresenta una sconfitta per tutti coloro che puntavano a una differenziazione salariale su base territoriale". L'accordo  - in sintesi - non reca tracce delle famigerate gabbie salariali. I lavoratori del settore potranno così rinnovare i propri contratti scaduti da tre anni e bloccati dalla disdetta del 2001.

Tra i punti chiave la decisione di non basarsi sul tasso di inflazione programmato dal governo nel Dpef (come volevano le imprese) per definire gli aumenti salariali. Faranno testo le rilevazioni effettive dell'Istat sul caro vita. Inoltre si apre un processo di ridefinizione delle linee guida del modello contrattuale e dell'equilibrio tra livello nazionale e regionale. La trattativa su questo punto è ancora aperta e, finché non si chiuderà, resteranno in vigore le norme vigenti. Sarà comunque confermato il ruolo del contratto nazionale per quanto riguarda l'individuazione degli aumenti salariali, mentre - ferma restando la tutela del potere d'acquisto a livello nazionale - alla contrattazione regionale verrà demandato il compito di distribuire la produttività e riallineare eventuali differenze tra inflazione reale e inflazione presa a riferimento.


L’intesa prevede:

- la stipula entro il 31.3.2004 della parte economica dei contratti collettivi di lavoro per tutti settori (fermi al marzo 2002) con aumenti pari al 7,3% 

- l’effettuazione, a partire da aprile 2004, della contrattazione decentrata a livello regionale per la redistribuzione della produttività e la trattazione delle normative che non rientrano tra le competenze generali dei Ccnl.

- un percorso per la riforma del modello contrattuale, sulla base di linee guida che affidano ai due livelli contrattuali (nazionale e regionale) la finalità di tutelare e valorizzare le retribuzioni, prevedendo che il contratto nazionale adegui le retribuzioni all’inflazione stabilita dalla concertazione triangolare in sede di politica dei redditi mentre la contrattazione decentrata avrà il compito di redistribuire la produttività e di integrare la tutela del salario in caso di scostamento tra inflazione prevista e reale, fermo restando che, entro la vigenza del contratto, le parti nazionali garantiranno la tutela del potere d’acquisto dei salari per quelle regioni che non abbiano realizzato gli accordi regionali.

- Viene rilanciata la bilateralità, prevedendo entro il corrente anno, l’aggiornamento dell’accordo del 1988 costitutivo delle rete di organismi bilaterali,adeguandolo ai nuovi compiti in materia di tutela e promozione del lavoro,sostegno al reddito, formazione,welfare integrativo,pari opportunità, rappresentanza,sviluppo del settore.

- Sugli ammortizzatori sociali vengono concordate modifiche sostanziali alle proposte governative in materia di garanzia del sostegno al reddito, attraverso la corresponsione dell’indennità di disoccupazione , in caso di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa, anche con il concorso della mutualità bilaterale.

- Viene sbloccata la previdenza complementare con l’avvio operativo di Artifond, con la facoltà entro tre mesi di costituire eventuali fondi regionali, con l’introduzione del meccanismo del silenzio-assenso che, garantendo la volontarietà del lavoratore, renda più agevoli le adesioni alla previdenza complementare.

"Si tratta di una intesa importante e significativa perché permette la rapida soluzione delle trattative contrattuali bloccate da due anni che riguardano oltre un milione di lavoratori', sottolineano i segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil, Carla Cantone, Giorgio Santini e Franco Lotito. L'accordo, aggiungono, 'avvia un percorso di riforma del modello contrattuale basato su un rafforzamento della contrattazione decentrata senza pregiudicare ruolo e compiti del contratto nazionale e impegna le parti a dare impulso alle relazioni sindacali e alla bilateralità come modalità originale e propulsiva in un settore ampio e frammentato come l'artigianato, per determinare lo sviluppo del settore e contemporaneamente un miglioramento delle condizioni per i lavoratori'.

“Per la prima volta – commenta il Presidente di Confartigianato Luciano Petracchi – abbiamo un accordo che unisce imprese e lavoratori sugli obiettivi dello sviluppo, basato sulla partecipazione anziché sull’antagonismo. Si tratta di un nuovo modello di relazioni industriali, al di fuori dalla caricatura delle gabbie salariali, che avvicina gli imprenditori e i loro dipendenti ai luoghi in cui si produce valore”.

Per i rinnovi contrattuali effettuati entro il 31 dicembre 2004 il tasso di inflazione applicato sara' pari al 2,3%. A partire da ieri, quindi, imprenditori e sindacati potranno avviare i negoziati per i rinnovi dei contratti nazionali scaduti e sospesi al 31 marzo 2002 o 30 giugno dello stesso anno, relativamente alla sola parte economica. In quest'ottica, sottolinea ancora l'intesa di accordo, il rinnovo terra' conto per l'anno 2002 dell'inflazione ''effettivamente misurata da parte dell'Istat (2,5%)''. Allo stesso modo anche per il 2003 il tasso di inflazione applicato sara' pari al 2,5%. Per i Ccnl scaduti nel corso del 2003, ''al fine - si legge nel testo di accordo - di procedere ad una unificazione delle scadenze contrattuali, propedeutica alla razionalizzazione dei contratti in essere, le categorie interessate potranno provvedere a stabilire la copertura economica dei contratti medesimi fino al 31 gennaio 2004''.

 

(4 marzo 2004)

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