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Bossi spaventa

L'intesa Palazzo Chigi - Ruini

   

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Bossi spaventa

L'intesa Palazzo Chigi - Ruini

di Franck Barretti

 

Gli attacchi alla Chiesa e al Papa provocano lo sdegno di (quasi) tutti ma c’è chi ne dà una lettura elettorale – Il tardivo e reticente intervento di Berlusconi accolto con sollievo dal giornale dei vescovi “ l’Avvenire”: la CEI, cioè Ruini, si attende ancora molto da questo governo - “ Famiglia Cristiana”: Bossi vorrebbe riaprire la “questione romana”. Il panorama civile del Paese è desolante? La colpa è di un voto politico che non ha tenuto conto della credibilità della classe dirigente.

Leggenda metropolitana vuole che il Bossi dei primordi trascorresse le serate in qualche bar del Bergamasco, attorniato dai suoi fidi, dal sassofonista Maroni in giù, a misurarsi in interminabili partite a flipper. Pare fosse bravo assai a tenere alta la pallina e a incassare punti su punti. Tra gli applausi degli astanti.
Qualcosa deve essergli rimasto dentro di quei giorni epici, anche adesso che, da ministro della Repubblica, è chiamato a promuovere e a sovrintendere a importanti mutamenti nelle strutture dello Stato. Nientemeno! Entrato da tempo nel Gran Flipper della politica, e ormai veterano di esso, si è lasciato appena scalfire dal bon ton del Palazzo, senza alcuna rinuncia ai modi spicci e arroganti di un dì, ivi compreso il linguaggio truce e talvolta trucido non risparmiato neppure agli argomenti e al sentire più delicati. Non esclusa la Chiesa con tutti i suoi pretoni, vescovoni, cardinaloni e un Papone sorpreso a colloquiare amabilmente con i suoi ministri in romanesco:
 “ Dàmose da fa’ ”,  “ Semo romani”, “ Volèmose bene”. Come si permette! Ed è subito rissa. Bossi annuncia l’invio di un dizionario lombardo a Wojtyla, così impara.

“ La Padania” passa all’insulto personale:” clergyman da viaggio e vacanze sulla neve”, toni e ritmi “ rilassati” riferiti alle cadenze del Pontificato, il Concilio Vaticano 2° soppesato come un ingrediente soporifero nei confronti del “sacro fuoco” del clericalismo più deteriore. E la minaccia verbale del capo leghista al Senato, Roberto Calderoli:
”Alla Curia diciamo solo: più turibolo e preghiera, meno dio unico e banchetti”. Il tutto secondo lo schema mai abbandonato di “ Roma ladrona”, ché anche il Vaticano ci sguazza dentro.

Indignazione generale, imbarazzi dentro Forza Italia, richiesta di scuse ai lumbard, e toni sorprendentemente cauti dell’“Avvenire”, il quotidiano dei vescovi, nel quale si può leggere che “non si può correre dietro agli ignoranti”. Sullo stesso tono le reazioni di qualche porporato. Episodio spiacevole e fine a se stesso? Non proprio, perché Bossi intende spiegarsi meglio e, nel giro di poche ore, chiarisce il suo pensiero:
”Bisognerebbe togliere l’8 per mille alla Chiesa. Rimettere i cardinali che parlano in nome del dio denaro a piedi nudi e dar loro la possibilità di fare i francescani. Finalmente così si salverà la religione…La Transpadania mantiene non solo Roma ladrona ma anche monsignori, cardinali e sarabande varie”.
Per chi non avesse ancora voluto intendere: ” Non mi riconosco nella chiesa ricca, nella chiesa dei sciur, nella curia che sta a sinistra non mi riconosco”. Tracce dell’ossessione di cui soffre lo stesso presidente del consiglio.

Ma non è più un episodio, la grande concretezza dell’argomento “otto per mille” spaventa un po’ tutti, da Palazzo Chigi a Oltretevere. Solo l’”Avvenire” pensa di cavarsela buttandola in satira e richiamando la lumaca di Trilussa “ch’era strisciata sopra un obelisco / guardò la bava e disse: già capisco, / che lascerò un’impronta ne la Storia”.
Se voleva essere una battuta non ha fatto ridere nessuno. Ormai il dato diventa chiaramente politico. I cardinali Nicora, Silvestrini e Tettamanzi non riconoscono a Bossi dignità di interlocutore. Il vescovo di Foggia, monsignor Casale, ricorre al sarcasmo: ” Il Signore mi perdonerà ma non posso far altro che dire: aridatece Bertinotti che non si è mai sognato di mancare di rispetto a nessuno. Il ministro Bossi invece è un arruffapopoli che sgomita per farsi largo”.

A rimettere le cose a posto, prova Gianni Baget Bozzo, consulente morale di Berlusconi: ” La Chiesa conta poco e Umberto mi è simpatico. Il suo modo di far politica somiglia molto al varietà. Ma fa meno danni di altri alleati”. Siamo dunque sul terreno della maggioranza e del governo. Berlusconi che fa? Perché sta zitto? “ Il capo del governo non è in grado di zittire Bossi” come sostiene Rutelli? Lo stesso Fini chiede al Presidente del Consiglio di intervenire. Il diessino Chiti “ è sdegnato e stupito che la destra confermi Bossi come ministro della Repubblica”.
Gianni Letta fa la spola con il Vaticano. Alla fine si fa vivo Berlusconi: ” Non è mai stata avanzata nessuna ipotesi di abolire il regime dell’8 per mille…I rapporti che intercorrono tra governo italiano e Santa Sede sono ottimi. Molti vescovi mi hanno reso testimonianza dichiarando esplicitamente che nessun governo aveva saputo operare così concretamente su molti temi che stanno a cuore alla Chiesa”.

E l’” Avvenire” tira un sospiro di sollievo: ” Le dichiarazioni del presidente del Consiglio vengono opportunamente a rasserenare un quadro che s’era fatto burrascoso”. E se l’otto per mille non è una mancia ma una libera scelta dei cittadini “ si deve dare atto al governo di aver azzerato in merito qualunque fantasia bossiana”. Il grande spavento è passato, si può andare avanti come prima.
Il sentore di elezioni è forte e non proprio olezzante. L’incidente-Bossi ha effettivamente rischiato di mettere in pericolo l’intesa operante con Palazzo Chigi su molti temi che alla Chiesa stanno molto a cuore, come la revisione della legge sull’interruzione della maternità, sui cui il cardinale Ruini sta fattivamente operando in vista di uno schieramento parlamentare favorevole.

La maggioranza di governo se ne attende una remunerazione in termini di voti cattolici. Se tutto questo sembra andare più che bene per il giornale di Ruini, perplessità e giudizi sostanzialmente negativi affiorano su altri importanti organi di stampa come “ Famiglia Cristiana”. Il cui editoriale solleva la questione dell’anticlericalismo di Bossi in termini di “allarme culturale”. Bossi vuole “riaprire la questione romana”, vuole tornare ad un secolo fa e imporre un “moderno non expedit” e togliere “peso e influenza all’istituzione il cui compito primario è diffondere nella società i valori evangelici, primi fra tutti la solidarietà e la giustizia”. In altre parole Bossi potrebbe diventare la punta politica del peggiore tradizionalismo cattolico.

Il panorama più vasto non è incoraggiante. Sempre “ Famiglia Cristiana” discute un tema non peregrino e cioè perché la Chiesa, così pronta a farsi sentire quando in Parlamento si discutono leggi riguardanti la morale sessuale e la famiglia, risulti in pratica assente di fronte a fenomeni di “ illegalità e immoralità pubbliche”. L’elenco è lungo: leggi che evitano ai politici di sottoporsi al giudizio della magistratura, che consentono “di fatto, la falsificazione dei bilanci”, che le eredità miliardarie siano detassate, che premiano chi esporta denaro illegalmente, che ostacolano il pluralismo dell’informazione e il lavoro della magistratura. Tutto vero, scrive “ Famiglia Cristiana”, tuttavia “ non possiamo prendercela con la Chiesa ma piuttosto con il nostro voto politico che non è stato preceduto da un’attenta analisi del programma e della credibilità della classe dirigente”.
Se lo dicono loro…

(5 marzo 2004)

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