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Leggenda metropolitana vuole che il Bossi dei
primordi trascorresse le serate in qualche bar del Bergamasco,
attorniato dai suoi fidi, dal sassofonista Maroni in giù, a misurarsi
in interminabili partite a flipper. Pare fosse bravo assai a tenere
alta la pallina e a incassare punti su punti. Tra gli applausi degli
astanti.
Qualcosa deve essergli rimasto dentro di quei giorni epici,
anche adesso che, da ministro della Repubblica, è chiamato a
promuovere e a sovrintendere a importanti mutamenti nelle strutture
dello Stato. Nientemeno! Entrato da tempo nel Gran Flipper della
politica, e ormai veterano di esso, si è lasciato appena scalfire dal
bon ton del Palazzo, senza alcuna rinuncia ai modi spicci e arroganti
di un dì, ivi compreso il linguaggio truce e talvolta trucido non
risparmiato neppure agli argomenti e al sentire più delicati. Non
esclusa la Chiesa con tutti i suoi pretoni, vescovoni, cardinaloni e
un Papone sorpreso a colloquiare amabilmente con i suoi ministri in
romanesco:
“ Dàmose da fa’ ”,
“ Semo romani”, “ Volèmose bene”. Come si permette! Ed è subito rissa.
Bossi annuncia l’invio di un dizionario lombardo a Wojtyla, così
impara.
“ La Padania”
passa all’insulto personale:” clergyman da viaggio e vacanze sulla
neve”, toni e ritmi “ rilassati” riferiti alle cadenze del
Pontificato, il Concilio Vaticano 2° soppesato come un ingrediente
soporifero nei confronti del “sacro fuoco” del clericalismo più
deteriore. E la minaccia verbale del capo leghista al Senato, Roberto
Calderoli:
”Alla Curia diciamo solo: più turibolo e preghiera, meno
dio unico e banchetti”. Il tutto secondo lo schema mai abbandonato di
“ Roma ladrona”, ché anche il Vaticano ci sguazza dentro.
Indignazione generale, imbarazzi dentro Forza Italia, richiesta di
scuse ai lumbard, e toni sorprendentemente cauti dell’“Avvenire”, il
quotidiano dei vescovi, nel quale si può leggere che “non si può
correre dietro agli ignoranti”. Sullo stesso tono le reazioni di
qualche porporato. Episodio spiacevole e fine a se stesso? Non
proprio, perché Bossi intende spiegarsi meglio e, nel giro di poche
ore, chiarisce il suo pensiero:
”Bisognerebbe togliere l’8 per mille
alla Chiesa. Rimettere i cardinali che parlano in nome del dio denaro
a piedi nudi e dar loro la possibilità di fare i francescani.
Finalmente così si salverà la religione…La Transpadania mantiene non
solo Roma ladrona ma anche monsignori, cardinali e sarabande varie”.
Per chi non avesse ancora voluto intendere: ” Non mi riconosco nella
chiesa ricca, nella chiesa dei sciur, nella curia che sta a sinistra
non mi riconosco”. Tracce dell’ossessione di cui soffre lo stesso
presidente del consiglio.
Ma non è più un episodio, la grande concretezza dell’argomento “otto
per mille” spaventa un po’ tutti, da Palazzo Chigi a Oltretevere. Solo
l’”Avvenire” pensa di cavarsela buttandola in satira e richiamando la
lumaca di Trilussa “ch’era strisciata sopra un obelisco / guardò la
bava e disse: già capisco, / che lascerò un’impronta ne la Storia”.
Se
voleva essere una battuta non ha fatto ridere nessuno. Ormai il dato
diventa chiaramente politico. I cardinali Nicora, Silvestrini e
Tettamanzi non riconoscono a Bossi dignità di interlocutore. Il
vescovo di Foggia, monsignor Casale, ricorre al sarcasmo: ” Il Signore
mi perdonerà ma non posso far altro che dire: aridatece Bertinotti che
non si è mai sognato di mancare di rispetto a nessuno. Il ministro
Bossi invece è un arruffapopoli che sgomita per farsi largo”.
A
rimettere le cose a posto, prova Gianni Baget Bozzo, consulente morale
di Berlusconi: ” La Chiesa conta poco e Umberto mi è simpatico. Il suo
modo di far politica somiglia molto al varietà. Ma fa meno danni di
altri alleati”. Siamo dunque sul terreno della maggioranza e del
governo. Berlusconi che fa? Perché sta zitto? “ Il capo del governo
non è in grado di zittire Bossi” come sostiene Rutelli? Lo stesso Fini
chiede al Presidente del Consiglio di intervenire. Il diessino Chiti “
è sdegnato e stupito che la destra confermi Bossi come ministro della
Repubblica”.
Gianni Letta fa la spola con il Vaticano. Alla fine si fa
vivo Berlusconi: ” Non è mai stata avanzata nessuna ipotesi di abolire
il regime dell’8 per mille…I rapporti che intercorrono tra governo
italiano e Santa Sede sono ottimi. Molti vescovi mi hanno reso
testimonianza dichiarando esplicitamente che nessun governo aveva
saputo operare così concretamente su molti temi che stanno a cuore
alla Chiesa”.
E l’” Avvenire” tira un sospiro di sollievo: ” Le
dichiarazioni del presidente del Consiglio vengono opportunamente a
rasserenare un quadro che s’era fatto burrascoso”. E se l’otto per
mille non è una mancia ma una libera scelta dei cittadini “ si deve
dare atto al governo di aver azzerato in merito qualunque fantasia bossiana”. Il grande spavento è passato, si può andare avanti come
prima.
Il sentore di elezioni è forte e non proprio olezzante.
L’incidente-Bossi ha effettivamente rischiato di mettere in pericolo
l’intesa operante con Palazzo Chigi su molti temi che alla Chiesa
stanno molto a cuore, come la revisione della legge
sull’interruzione della maternità, sui cui il cardinale Ruini sta
fattivamente operando in vista di uno schieramento parlamentare
favorevole.
La maggioranza di governo se ne attende una remunerazione
in termini di voti cattolici. Se tutto questo sembra andare più che
bene per il giornale di Ruini, perplessità e giudizi sostanzialmente
negativi affiorano su altri importanti organi di stampa come “
Famiglia Cristiana”. Il cui editoriale solleva la questione
dell’anticlericalismo di Bossi in termini di “allarme culturale”.
Bossi vuole “riaprire la questione romana”, vuole tornare ad un secolo
fa e imporre un “moderno non expedit” e togliere “peso e influenza
all’istituzione il cui compito primario è diffondere nella società i
valori evangelici, primi fra tutti la solidarietà e la giustizia”. In
altre parole Bossi potrebbe diventare la punta politica del peggiore
tradizionalismo cattolico.
Il panorama più vasto non è incoraggiante. Sempre “ Famiglia
Cristiana” discute un tema non peregrino e cioè perché la Chiesa, così
pronta a farsi sentire quando in Parlamento si discutono leggi
riguardanti la morale sessuale e la famiglia, risulti in pratica
assente di fronte a fenomeni di “ illegalità e immoralità pubbliche”.
L’elenco è lungo: leggi che evitano ai politici di sottoporsi al
giudizio della magistratura, che consentono “di fatto, la
falsificazione dei bilanci”, che le eredità miliardarie siano
detassate, che premiano chi esporta denaro illegalmente, che
ostacolano il pluralismo dell’informazione e il lavoro della
magistratura. Tutto vero, scrive “ Famiglia Cristiana”, tuttavia “ non
possiamo prendercela con la Chiesa ma piuttosto con il nostro voto
politico che non è stato preceduto da un’attenta analisi del programma
e della credibilità della classe dirigente”.
Se lo dicono loro… |