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“La mia intenzione è quella di creare uno
spazio dove descrivere le mie esperienze ed anche le vostre sul mondo
del lavoro”: queste le prime parole che si leggono su Ti lavoro
io, ma che possono presentarsi nella rete come motivo ricorrente.
Il mondo del lavoro, che da sempre per identificarsi ed esprimersi
sfrutta le nuove tecnologie, ha ormai scoperto lo strumento del blog.
Il termine è la contrazione di web log, che significa
“traccia su rete”: senza pretesa di oggettività o verità
assoluta, l’obiettivo di chi tiene un blog è semplicemente lasciare
un’impronta del proprio passaggio. Ognuno a modo suo, e i lavoratori
si adeguano. "Come si entra nel mondo del lavoro? Il primo passo
è rivolgersi all’ufficio di collocamento, presentando il libretto
di lavoro. Quali categorie necessitano del libretto sanitario?"
Questi ed altri temi sono sviluppati nella pagina di cui sopra, che
raccoglie le esperienze degli utenti e si sofferma sulla distinzione
tra normale orario di lavoro e straordinari, allerta sul pericolo di
truffa sul posto di lavoro, dissemina consigli e siti utili per
trovare un impiego.
“Ho 37 anni, lavoro come collaboratrice
coordinata e continuativa”: inizia così il Diario di una
lavoratrice (a)tipica, dove si offre uno spaccato su una delle più
discusse modalità occupazionali emerse negli ultimi anni. L’autrice
del blog lavora in un’azienda di consulenza sullo sviluppo
territoriale e, nonostante la sua pagina sia ormai chiusa, rimane on
line un’emblematica raccolta di esperienze: “Oggi ho lavorato 12
ore mentre tutti allo scoccare dell’ottava si erano dileguati”
oppure, in riferimento ai rimborsi spese di un master, all’interno
dei quali l’impiegata rinviene una serie di scontrini di
pasticceria: “Tutti sempre più furbi di qualcun altro. Rimpiango,
in questi casi, la candida e beata correttezza nordamericana
media”.
Un’altra esperienza personale è quella di Pendodeliri, in
cui un lavoratore pendolare racconta le sue difficoltà: “Nei primi
anni della mia carriera, ho fatto il consulente. Non per scelta: è
che la prima società a rispondere a un mio curriculum è stata una
società di consulenza. Meno di un milione e mezzo al mese per
lavorare 14 ore al giorno”.
In altri casi, invece, il blog diventa un punto di
comunicazione, riferimento ed organizzazione tra gruppi di lavoratori:
è il caso di Rete Comune, dove gli impiegati del Comune di
Roma pubblicano le loro mozioni e diramano i comunicati stampa con
tanto di recapito per rintracciarli.
C'è poi l'esperienza di Lazzaro Srl, che offre un punto di
vista particolare ed emblematico in questi tempi di aggiotaggio e
crack finanziari: un gruppo di persone ha 34 giorni per salvare
regolarmente la loro società di comunicazione e pubbliche relazioni,
senza clienti e con le casse vuote. Inizia così un diario
giornaliero, in cui si legge dell’affannosa ricerca di nuovo lavoro
fino a quando “il cliente nuovo ha firmato”. Nonostante gli
aggiornamenti incostanti che si fermano allo scorso anno, il blog è
un interessante spaccato sulle difficoltà finanziarie del nostro
Paese.
Storie di lavoratori comuni: è il caso di Fare sindacato, un
manifesto sottoforma di blog che si ripromette di svecchiare i metodi
della lotta operaia. E’ il racconto dell’esperienza di Zibido San
Giacomo di Legrand Spa, dove i lavoratori offrono le istruzioni per
l’uso in caso di sciopero: “Convincere all’adesione anche le
figure professionali che solitamente, a causa del ruolo esercitato
sono le più restie a partecipare ad uno sciopero tradizionale
(impiegati, maestranze, responsabili di funzione)”.
Dal lavoro fino all’attualità vera e propria: è imperdibile Quarto
Stato, aggiornato quasi quotidianamente, dove si spazia dalle
questioni operaie fino all’opposizione al governo Berlusconi,
passando per il digitale terrestre, il terrorismo e lo stato
dell’Unione Europea. Per dirla con parole loro, un blog che si pone
“in lotta contro la cultura dell’imperialismo economico, i falsi
miti costruiti dai media e l’idiozia di Stato”.
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