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Svezia, Finlandia e Norvegia sono, a questo
mondo, i paesi nei quali il lavoro ha le migliori tutele. L'Italia, in
queste Olimpiadi dei diritti, si piazza al ventesimo posto, molto al
di sotto del nono posto conquistato ad Atene e preceduta da tutte le
nazioni europee più sviluppate (Francia, Germania, Spagna); seguita,
però, dagli Stati Uniti (al 25esimo posto). La graduatoria è stata
elaborata dall'Oil (l'Ufficio internazionale del lavoro), in un
rapporto dal titolo Economic Security for a better World. L'organizzazione
con sede a Ginevra si è basata su di un indice di sicurezza
economica, che serve a fotografare, in base a una serie di
parametri, le condizioni di lavoro di ciascun paese. Dato rilevante: i
criteri di valutazione non si sono basati sulla vulgata
liberale-economicistica che va per la maggiore quando si tratta di
mercato del lavoro, e guarda essenzialmente al livello di
flessibilità e al tasso d'occupazione di ciascun sistema.
Differentemente, l'Oil ha esaminato anche la qualità del mondo del
lavoro, e quindi le tutele antilicenziamento, la sicurezza, il livello
e la continuità salariale.
Ne è emerso, come detto, che la Svezia e i paesi nordici dell'Europa
sono i posti dove chi lavora vive meglio: perché ha più possibilità
di trovare un impiego, di mantenerlo al riparo da licenziamenti, di
avere prospettive di carriera e di essere tutelato dagli infortuni.
Vediamo la classifica stilata dall'Oil: la Svezia, con un indice
di sicurezza economica 'Esi' dello 0,977 è appunto al primo posto. In
seconda posizione la Finlandia (0,947), seguita da Norvegia (0,926),
Danimarca, Olanda, Belgio e Francia. L'Italia (0,681) e' 20/a
preceduta da quasi tutti i Paesi dell'Europa occidentale (Francia,
Germania, Spagna sono rispettivamente al settimo, nono e 13/o posto),
ma davanti agli Usa (O,612) in 25/a posizione. La Svizzera - tra i
Paesi con un reddito pro capite tra i piu' alti ed un tasso di
disoccupazione tra i piu' bassi - e' 16/a. Chiudono la classifica -
che include un totale di 90 Stati - i Paesi in via di sviluppo. Al
90/o posto e' cosi' il Nepal (0,051) immediatamente preceduto da
Sierra Leone, Bangladesh, Ruanda, Burundi, Mauritania e
Pakistan.
L'indice Esi - si spiega nel rapporto - non coincide sempre con il
livello di reddito, pur essendo invece un elemento determinante per la
felicità individuale. E' stato elaborato inglobando sette fattori
legati alla sicurezza del lavoro (mercato del lavoro, occupazione,
ecc.) e tiene conto delle politiche, delle istituzioni e dei risultati
ottenuti. Gli esperti dell'Oil ritengono infatti che ne' il tasso di
disoccupazione, ne' il livello di reddito siano sufficienti per
misurare il benessere dei lavoratori. Tra i vari fattori, l'elemento
determinante e' invece la sicurezza del reddito: ''se si dispone di
100 dollari ogni settimana - ha spiegato Standing - ci si sente piu'
sicuri di quando si ricevono 120 dollari una settimana, 80 quella
successiva e chissa' quanto la seguente...''.
L'Europa dell'Est e' la regione del mondo dove l'insicurezza economica
ha registrato la piu' forte crescita nell'ultimo decennio e dove la
''felicita' e' crollata'', ha spiegato Guy Standing, responsabile del
programma dell'Ilo sulla sicurezza socio-economica. L'Oil rivela
inoltre che circa tre quarti dei lavoratori vive in condizioni di
insicurezza economica e solo una persona su dieci, (8% della
popolazione mondiale) vive in paesi che offrono un livello elevato di
sicurezza economica.
Il rapporto contiene stime per oltre 90 Paesi, pari all'85% della
popolazione mondiale. Per realizzarlo, oltre ad una vasta raccolta di
dati, gli esperti hanno condotto indagini presso 48mila lavoratori e
lavoratrici ed oltre 10mila luoghi di lavoro di tutto il mondo. Tra le
numerose conclusioni dello studio, figurano anche l'identificazione di
una netta crescita del fenomeno dei 'quasi poveri', della precarieta'
dell'impiego e dell'aumentato livello di stress dei lavoratori.
Il peggiore punteggio dell'Italia riguarda il 'mercato del lavoro' (possibilita'
di trovare impiego) dove risulta 32esima. L'Italia e' invece 18esima
per la protezione dell'impiego (norme contro i licenziamenti
arbitrari) e 20esima per le prospettive di lavoro e carriera. Scende
poi al 29esimo posto nella classifica sul livello calcolato per
misurare le opportunita' di scolarita' e di formazione.
Paradossalmente - rivela lo studio dell'Oil - un alto livello di
opportunita' di scolarita' e formazione e' spesso inversamente legato
al benessere. Troppe persone infatti svolgono mansioni inferiori al
livello delle loro capacita' e qualifiche, e questo provoca cio' che
il rapporto definisce un ''effetto di frustrazione legata allo status''.
L'Italia e' quindi 16esima nella classifica della sicurezza sul lavoro
(protezione dagli incidenti e malattie sul lavoro) e 14esima per la
rappresentanza sindacale e dei datori di lavoro. E' infine 24esima
nella classifica sulla sicurezza del reddito.
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