Franco Berardi

Il sapiente, 
il mercante, 
il guerriero

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Franco Berardi / Il sapiente, il mercante, il guerriero

L'intelligenza al potere

 

di Carlo Ruggiero

Il sapiente, il mercante, il guerriero 
Dal rifiuto del lavoro all’emergere del cognitariato

Franco (Bifo) Berardi
DeriveApprodi, Roma, 2004
208 pp., Prezzo di copertina 14 €

Nonostante il titolo, che evoca scenari da romanzo storico, e la copertina dal gusto pop-splatter, che può facilmente depistare lettori esitanti tra gli scaffali delle librerie italiane, l'ultimo libro di Franco (Bifo) Berardi incorpora uno sforzo di analisi teorica che lo inserisce fra i punti di riferimento obbligati del dibattito sulla natura dei movimenti sociali degli ultimi quarant'anni. Il sapiente, il mercante, il guerriero infatti, anche a causa dell’infelice confezione editoriale, rischia di passare inosservato, nascosto sotto un’ingombrante etichetta “no global” che oggi racchiude tanto intenti seri quanto il solito, vano vociare. In questo caso, invece, ci si trova di fronte ad un’opera affidabile, scrupolosamente documentata e davvero interessante.

Il suo merito più importante consiste nell'offrire una chiave di lettura unitaria dei processi di trasformazione culturale dell'ultimo mezzo secolo, sottraendoli all'equivoco ideologico che li differenzia in relazione al periodo di appartenenza (prima o dopo il crollo dei regimi comunisti). Il filo rosso che unifica le lotte operaie e studentesche del ’68 e dintorni a quelle del movimento New Global, passando attraverso il deserto degli anni '80 e l'esplosione delle culture della Rete degli anni '90, sostiene Berardi, è il costante tentativo di sfuggire collettivamente al primato dell'economia sulla vita umana. Se le tre forze che guidano il mondo contemporaneo sono il sapere, il capitale e la guerra (il sapiente, il mercante e il guerriero), continua l'autore, gli ultimi decenni di storia sono caratterizzati dai continui sforzi del sapiente di riappropriarsi delle conoscenze da lui stesso prodotte, sottraendole al controllo del mercante e del guerriero. La consapevolezza della centralità di questo conflitto ed il conseguente “rifiuto del lavoro” sono impliciti nelle argomentazioni della tradizione operaista italiana. “Bifo”, allora, ricostruisce puntualmente questo lungo percorso teorico che, dalle ormai lontane pagine di "Quaderni Rossi" a quelle ben più recenti di "Impero", firmate da Antonio Negri e Michael Hardt, non ha mai cessato di mettere l'accento sull’autonomia dei comportamenti sociali nei confronti delle presunte "leggi" del mercato.

Oltre a questo notevole sforzo documentario, essenziale per una rigorosa descrizione (alle volte anche sottilmente inquietante) delle tre figure che governano il mondo, però, la novità del libro sta nella sistemazione teorica del cosiddetto “cognitariato”. Quest'ultimo, prescindendo dal nome ridondante, altro non è che l’intelligenza umana che si libera dal Potere per conseguire essa stessa un potere ed una dignità: quella umana. Gli sforzi dell’intelletto, infatti, sono sempre stati tesi a superare le restrizioni imposte dalla condizione lavorativa ma, al contempo, sono stati asserviti alle sue 

logiche di mercato. L’autore, dunque, "rilegge" il senso degli slogan sul rifiuto del lavoro dell’operaismo italiano alla luce dei successivi sviluppi storici. Quella fra operai e studenti, scrive, non fu una "alleanza" tattica fra diversi soggetti sociali, bensì la presa di coscienza di un lavoro cognitivo che, da un lato, rifiutava il proprio assoggettamento in fabbrica, e dall'altro aspirava a conquistare una nuova qualità della vita affermando la propria autonomia dal capitalismo e dalla guerra. Questa chiave di lettura, permette a Franco Berardi di ricostruire con lucidità la genesi dell’attuale capitalismo digitale, la diffusione delle psicopatologie identitarie che portano alla guerra permanente e infine l'emergere del cognitariato dall'interno dei movimenti sociali che si oppongono al predominio dispotico del capitalismo di guerra. 

Nei decenni precedenti si pensava che la rivoluzione fosse il modo migliore per ovviare all’alleanza tra il mercante ed il guerriero, attualmente un po’ meno. Ma il cognitariato, oggi più che mai, si presenta come valida alternativa alla rivoluzione: se coloro che possiedono i mezzi intellettuali (il sapiente) saranno in grado non di sovvertire, ma di regolare le logiche di mercato in funzione della qualità della vita, della cultura e dell’umanità in generale, allora si passerà ad una condizione più felice. Solo le donne e gli uomini in quanto soggetti di conoscenza possono decidere in che direzione deve andare il mondo. L’idea è piuttosto rincuorante. Forse troppo.

(24 settembre 2004)

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