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Rogate-
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Il bilancio sociale negli Enti Locali |
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Rogate-Tarquini / Il bilancio
sociale negli Enti Locali
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Una questione di cultura civica
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di Cristina Rogate e Tarcisio Tarquini
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Il testo che segue è tratto dall'introduzione al
volume Il bilancio sociale negli Enti Locali, di Cristiana
Rogate e Tarcisio Tarquini, pubblicato da Maggioli,
232 pp., 26 euro. Cos’è un bilancio sociale? Questo innovativo
strumento di rendicontazione, che si sta rapidamente diffondendo
negli enti pubblici e particolarmente nei Comuni e nelle Province,
suscita sempre maggiore curiosità tra gli amministratori locali per
le grandi opportunità che offre, anche se non a tutti è ancora
sufficientemente chiaro come adottarlo e integrarlo nella vita
dell’ente. Il libro di Rogate e Taquini spiega cosa si intende per
bilancio sociale, racconta la sua storia, descrive la sua funzione
sia nell’attività di programmazione, gestione e controllo sia
nella relazione e nella comunicazione con i cittadini.
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Un libro non è mai figlio di una sola ragione;
specialmente, poi, quando gli autori sono due, di formazione culturale
e competenze professionali diverse.
Questo libro nasce da almeno due ragioni che
condividiamo e riteniamo opportuno dichiarare perché sono state
l’elemento propulsivo che ci ha portato alla sua stesura, mettendo
insieme e confrontando il punto di vista di una consulente impegnata
in numerosi processi di rendicontazione sociale per enti locali e
quello di un giornalista curioso delle innovazioni maggiormente piene
di futuro sperimentate da Comuni e Province italiane.
La prima convinzione comune è che nel nostro
paese – per il suo futuro, economico e sociale – più che in
altri, è indispensabile rifondare su basi fiduciarie il rapporto tra
cittadini e istituzioni, riconducendole a essere rappresentative della
società, dei suoi interessi e delle sue aspettative.
Ciò significa creare le condizioni e gli
strumenti per rafforzare la cultura civica, la civicness, sia
nella società civile, sia nelle istituzioni pubbliche. È tema di
discussione, come si sa, se la prima serva a spiegare la seconda o
viceversa. La cosa certa è che la fiducia, componente fondamentale
del capitale primario di una società civile, ovvero il capitale
sociale, è stata sempre risorsa estremamente scarsa nel nostro paese;
e che tale penuria ha connotato negativamente la vita politica e
civile dell’Italia. All’inizio dello scorso decennio, da noi si è
verificato un cambiamento delle forme e degli assetti politici
impensabile fino a qualche attimo prima: il crollo dei partiti che
avevano guidato per un cinquantennio la vita pubblica ne è stato
l’esito più clamoroso e visibile. Fenomeni analoghi e di tale
portata non si sono verificati in nessun altro paese europeo, pur in
presenza di accuse e indagini della magistratura arrivate, anche lì,
a toccare i vertici di potere (in Francia, in Germania, in Spagna). La
situazione in Italia è precipitata proprio perché la trama di
fiducia tra i cittadini e il potere era già stata lacerata, o
addirittura – sostengono in molti – era stata da sempre intessuta
male e alla fine aveva ceduto, aprendo il vuoto sotto di sé.
Colmare tale vuoto è stato l’obiettivo,
implicito o dichiarato, di numerosi attori: il legislatore, le forze
politiche, le organizzazioni di Terzo Settore. Ma è la pubblica
amministrazione, in particolare gli enti locali, che ne è stata
protagonista. Gli anni novanta, infatti, sono stati contrassegnati,
come si ricorda sinteticamente nel libro, da riforme profonde degli
ordinamenti dei sistemi elettorali, dei modi d’essere delle
organizzazioni pubbliche. L’idea forza che ha guidato il cammino
riformatore è stata quella di riportare il cittadino al centro
dell’interesse delle istituzioni locali e nazionali, di considerarlo
come soggetto portatore di diritti e di bisogni.
Da qui l’obiettiva rilevanza assunta dalla
rendicontazione sociale in ambito pubblico, come strumento concreto su
cui impostare nuovi canali di relazione, comunicazione e
partecipazione sostanziale con i cittadini. Il bilancio sociale
risponde non solo al dovere delle istituzioni di rendicontare ai
cittadini il loro operato, acquisendone di pari passo consapevolezza,
ma anche al diritto dei cittadini a essere informati, in modo chiaro e
accessibile, delle scelte compiute dalle organizzazioni pubbliche così
da essere messi in condizione di esercitare pienamente la loro
cittadinanza civile.
Questo libro ha dunque voluto far emergere con
chiarezza, e speriamo di essere riusciti nell’intento, il ruolo
centrale del bilancio sociale come possibile agente di cambiamento,
acceleratore e supporto ai processi (strategico-gestionali,
comunicativi, di partecipazione) che hanno caratterizzato la riforma
che da più di dieci anni ha investito il settore pubblico nel suo
insieme.
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La seconda ragione di questo testo sta, più
banalmente, nel fatto che non esistono libri specifici sul bilancio
sociale in ambito pubblico, anche se non sono mancati contributi (di
cui diamo conto nella nostra bibliografia) che, affrontando piú
generalmente il discorso della rendicontazione sociale, si sono
soffermati anche sull’aspetto che tocca Comuni e Province. Dato che
ultimamente negli enti locali l’esigenza di una rendicontazione che
affianchi e integri quella relativa alla sola dimensione
economico-finanziaria è maggiormente sentita, anche un po’ per
moda, vorremmo
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offrire agli amministratori un libro che aiuta a chiarire le idee sul
“perché e il come” di un bilancio sociale. Anni di esperienza sul
campo, di indagini giornalistiche e di lavoro “spalla a spalla”
con amministratori e tecnici di diversi enti, ci hanno permesso di
definire un orizzonte di senso del documento e un possibile percorso
di elaborazione, applicato e te-stato alla realtà dell’ente locale.
Il bilancio sociale, in Comuni, Province e aziende di servizi, si è
dimostrato capace di rispondere a precise esigenze informative, sia
interne che esterne: è il luogo nel quale e grazie al quale può
essere ricostruita la catena di senso dell’operato dell’ente e che
si offre così al cittadino come uno strumento che lo aiuta a
comprendere e dare valore, secondo il suo sistema di interessi e
valori, al lavoro degli amministratori che ha eletto; ed è lo
strumento tramite il quale l’amministrazione aumenta la capacità di
mettere a fuoco quello che ha prodotto, diventando consapevole di
quanto ciò risponda non solo agli obiettivi e alle strategie che si
era ripromessa, ma soprattutto ai bisogni delle comunità di
riferimento.
Anche la struttura del libro è organizzata in
modo coerente alle ragioni sopra esposte. Nel primo capitolo
introduciamo il contesto che ha portato le imprese, prime
organizzazioni che hanno elaborato un bilancio sociale, a sentire
l’esigenza di un nuovo tipo di rendicontazione. Si propongono alcune
definizioni con l’intento di chiarire cosa si intende per bilancio
sociale e il significato di alcuni concetti strettamente connessi,
come responsabilità sociale, “portatore di interesse” (stakeholder)
e valore aggiunto. Infine, si presentano in breve la storia della
diffusione della rendicontazione sociale in Italia, le linee guida di
riferimento e le altre tipologie di rendicontazione che si stanno
diffondendo e che saranno poi approfondite nell’ultimo capitolo del
libro.
Il secondo capitolo si apre motivando l’adozione
del bilancio sociale rispetto sia alle nuove esigenze
strategico-gestionali e di comunicazione e partecipazione dell’ente
locale, sia al quadro normativo vigente. È nostra convinzione,
infatti, che pur non essendoci una legge che preveda specificamente il
bilancio sociale, il quadro legislativo già in vigore, il suo spirito
e spesso la sua stessa lettera, indica obbligatoriamente strumenti che
rispondono ai requisiti e alle finalità del bilancio sociale. Una
volta chiarita l’utilità di una rendicontazione pienamente coerente
con la natura e le finalità di amministrazioni comunali e
provinciali, anche rispetto ai limiti degli strumenti esistenti, si
approfondiscono ruolo e obiettivi del bilancio sociale in un ente
locale. Sempre più enti si apprestano a pubblicare bilanci sociali,
ma il timore degli autori, spesso confermato nella realtà, e non solo
nel settore pubblico, è che vengano denominati così documenti che
bilanci sociali non sono e che corrispondono più a relazioni
sull’attività o riclassificazioni dei conti consuntivi.
Vorremmo invece chiarire che il bilancio sociale
ha una sua di dignità scientifica e delle specifiche finalità,
riconosciute nei paesi in cui è diffuso già da anni; il metodo forse
più corretto per definire un documento “bilancio sociale” è
verificare se queste ultime sono state tenute presenti durante
l’elaborazione, se il documento contiene le informazioni necessarie
e se ha raggiunto, almeno in parte, gli obiettivi per cui è stato
redatto. In questo capitolo si sottolinea, poi, l’importanza del
processo di elaborazione del documento e l’importanza di integrare
la rendicontazione con i sistemi di programmazione e controllo
dell’ente A questo proposito, si tenta una maggiore distinzione tra
bilancio sociale, in quanto strumento di rendicontazione, e i sistemi
di controllo e valutazione. Al termine del secondo capitolo si
introduce la nozione di bilancio di mandato e la sua relazione con il
bilancio sociale.
Nel terzo capitolo proponiamo un metodo e offriamo
alcune indicazioni operative a coloro che decidono di intraprendere un
percorso di rendicontazione sociale o a chi lo ha già avviato e vuole
migliorarne alcuni aspetti. In questa sede, utilizziamo molti esempi
tratti da bilanci sociali o di mandato di enti locali di diversa
dimensione per rendere il più possibile chiara l’applicazione
concreta del modello presentato. Non pretendiamo di proporre “il”
metodo, ma il nostro obiettivo è di suggerire un percorso che è
stato più volte testato e affinato e che, una volta messo nero su
bianco, può essere un riferimento su cui innestare i necessari
miglioramenti.
Il quarto capitolo presenta sei esperienze di
rendicontazione sociale: bilanci sociali e di mandato di Comuni di
diversa dimensione, di una Provincia e di un’azienda di servizi alla
persona, ognuno con il commento dei diretti interessati che abbiamo
chiamato a rispondere a un nostro questionario.
Il capitolo conclusivo, il quinto, connette il
tema della rendicontazione sociale ai principali tipi di
rendicontazioni diverse da quella economico-finanziaria, che si stanno
diffondendo negli enti locali. Bilancio ambientale, di
sostenibilità, di genere, partecipativo, Agenda 21, vengono letti
come strumenti fortemente sinergici e innovativi del modo di rendere
conto e di comunicare l’identità e l’attività dell’ente
locale.
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(19 febbraio 2004)
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