Mimmo Carrieri

Sindacato in bilico

Scheda

Chi è l'autore

Indice 

Indietro

Mimmo Carrieri / Sindacato in bilico

Confederazioni al bivio?

 

di Carlo Ghezzi

Sindacato in bilico
Mimmo Carrieri
prefazione di Aris Accornero
Roma, Donzelli, 2004
pp. XVI-196, 12,50  euro

Le analisi sul sindacato, sulla sua evoluzione, sui suoi problemi, sulle difficili sfide alle quali è chiamato a fare fronte, che sorreggono quest’ultimo lavoro di Mimmo Carrieri, si sviluppano in modo serio e  argomentato e, a mio parere,  con giudizi sostanzialmente condivisibili. Lungi dall’esaltare le sorti gloriose e progressive del sindacato, così come dal profetizzarne – cosa che invece fanno in molti – l’inevitabile declino a fronte delle trasformazioni in atto, Carrieri, riflettendo sulle esperienze sindacali dei paesi maggiormente industrializzati e su quella italiana in particolare, sottolinea e assume come punto forte e filo conduttore il bisogno di tutela e di rappresentanza che le figure del lavoro, antiche e nuove, continuano a esprimere.

La crescita delle iscrizioni alle confederazioni, l’altissima partecipazione al voto dei lavoratori che si registra nei più diversi settori merceologici a ogni appuntamento elettorale, dal rinnovo delle Rsu a quello dei Cral all’elezione degli organismi di gestione dei fondi pensione, con le preferenze massicciamente indirizzate verso le liste sostenute dai tre maggiori sindacati confederali, così come la partecipazione agli scioperi e alle manifestazioni da loro indette, testimoniano di radici molto forti.

L’autore sottolinea una rappresentatività inclusiva di nuove istanze, più estesa del numero stesso degli iscritti, che manifesta visibili e tangibili conferme. Cosa che vale, ad esempio, nel rapporto con i lavoratori stranieri, per i quali le sedi del sindacato sono punto certo di riferimento in ogni città, per le tante figure del lavoro diffuso, segmentato e precario, bisognoso di tutela ma non ostile al lavoro a tempo indeterminato, che si riconosce e partecipa alla lotta  in difesa dell’articolo 18: norma che non li riguarda direttamente, ma che diviene bandiera di tutti, in una battaglia per il consolidamento e l’allargamento dei diritti.

Carrieri coglie inoltre, nella dimensione e nel ruolo che svolge, la grande funzione di rappresentanza e di contrattazione del sindacato pensionati –  di  fronte alla presenza di oltre tredici milioni di anziani – e la capacità da parte del sindacato di aderire alle tante pieghe della società italiana.

Influenza e membership, insomma, s’intrecciano e si sorreggono vicendevolmente.

Nel libro è ben sottolineata la sfida perenne che un sindacato pone a se stesso, nel saper rappresentare e guidare con politiche rivendicative, sociali e di partecipazione adeguate il mondo del lavoro che conosce e quello in continuo nuovo divenire, che si trasforma sotto gli occhi di tutti.

Penso invece che Carrieri, in misura certo minore e con tinte meno drammatiche di altri commentatori, dipinga con un certa enfasi la difficoltà del sindacato a muoversi nella nuova dimensione post fordista: quasi questa fosse un grande oceano, pieno di incognite e incerte scommesse che non si sa se si riuscirà ad attraversare. L’autore lascia ovviamente aperte, con tratti di concreto ottimismo, sia le porte del possibile declino che  quella del consolidamento. Ma evitiamo le esasperazioni. Ogni volta che l’equazione sindacato uguale industria, industria uguale Fiat, quindi siamo tutti operai in catena di montaggio a Torino, ha prevalso, si sono avuti grandi guai, se non drammi enormi nella storia del sindacato italiano. Così oggi non siamo diventati tutti co.co.co.; e Carrieri sottolinea come i 12 milioni di lavoratori a posto fisso restino  un aggregato di grande peso.

È giusto quindi ricordare schematicamente alcune cose. Che i sindacati sono nati ben prima di Ford, ad esempio,  e che il sindacato italiano, in un paese a debole industrializzazione, organizzava oltre due milioni di aderenti alla sola CGdL all’inizio degli anni venti.

O, ancora, che abbiamo nella nostra storia l’esperienza ricchissima realizzata dal sindacato bracciantile. In altra epoca i lavoratori che si vendevano ogni mattina sulla piazza del paese, in una condizione di precarietà che non li rendeva molto diversi dai precari di oggi – forse erano ancor più deboli e divisi – erano tantissimi. Ma Di Vittorio e altri dirigenti sindacali, agli inizi del novecento e non solo, oltre a insegnare loro a non togliersi il cappello di fronte al padrone, seppero inventare politiche rivendicative, sociali e di rappresentanza adeguate e costruire pagine di storia sindacale, sociale, culturale  e politica straordinarie.

Così com’è utile ricordare che per i motivi che ben conosciamo, negli anni cinquanta, in pieno fordismo, il sindacato italiano ha avuto invece una delle sue stagioni di maggior debolezza.

L’equazione fordismo uguale sindacato forte, che ricorre anche nel bel libro di Carrieri, non mi ha mai convinto. Le giovani  generazioni, impegnate nei nuovi lavori, hanno bisogno di diritti, di tutele, di un welfare adeguato alle esigenze che si evolvono, sottolinea l’autore, che vanno concretamente e quotidianamente perseguiti e conquistati. Il sindacato fornisce da sempre ai propri iscritti e a tutti i lavoratori rappresentanza, contrattazione e servizi. Su questi ultimi la Cisl soprattutto e la Uil hanno insistito maggiormente, la Cgil per molto tempo ne ha parlato con qualche reticenza, ma nella pratica concreta ha realizzato le stesse cose degli altri due sindacati confederali. Tante  ricerche, fra l’altro, ci dicono che l’accesso a buoni servizi sindacali è motivazione  prioritaria per un’area di adesioni che oscilla tre il 10 e il 15 per cento.

In proposito, Carrieri affronta un tema delicato e complicato, quello degli enti bilaterali e dei servizi da loro erogati, con qualche semplificazione, come se tutte le questioni nobili e meno nobili che la vulgata mette sotto questo titolo fossero la stessa cosa. Ma soprattutto come se tutte le bilateralità preannunciate nel Libro bianco presentato dal ministro Maroni nell’autunno del 2001 fornissero davvero servizi ai lavoratori e non costituissero invece delle possibili forche caudine di dubbia costituzionalità, miranti soprattutto a portare qualche soldo nelle casse dell’associazionismo sindacale o datoriale che le promuove.

Ciò detto, occorre ribadire che  il  libro contiene stimolanti e al tempo stesso ponderate sollecitazioni a riflettere sulle sfide che il sindacato da sempre affronta. Un organico e costruttivo contributo, in conclusione,  a discuterne ancora una volta insieme.

(Rassegna sindacale, n.10, 11-17 marzo 2004)

LINK