Declino
dei ceti medi

Parla Valerio Castronovo

La paura
porta a destra

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Declino dei ceti medi / Parla Valerio Castronovo

La paura porta a destra

 

di Marco Rossi

Un paese in affanno e che teme il futuro. È il nostro ritratto di questi anni firmato da Valerio Castronovo con Le paure degli italiani (Milano, Rizzoli, pp. 158, euro 9,50). Nel volume viene sintetizzata con efficacia la fine delle certezze di cui si era nutrito un ceto medio sempre più ampio e ormai abituato a veder crescere di anno in anno il proprio tenore di vita. Era l’epoca in cui i Bot garantivano senza alcun rischio rendimenti più alti dell’inflazione, c’era il posto fisso, e si poteva sperare in un futuro ancora migliore per i figli. Ora tutto questo non c’è più, spazzato via da crack finanziari che portano il nome di Argentina e Parmalat o da una precarietà crescente che investe anche settori del mondo del lavoro considerati fino a pochi anni fa sicuri. Eppure, il pamphlet di Castronovo non può essere inserito meccanicamente in quel recente filone editoriale che si è occupato del declino dell’Italia: “Se dessi per scontato l’esito del travaglio che stiamo vivendo – spiega lo storico – non avrei concluso con l’appello a una reazione che ci consenta di superare anche questo passaggio. Il bandolo della matassa è la coerenza di un’azione di governo, come abbiamo già visto con la decisione di aprire al mercato internazionale che consentì il boom economico o il successo dell’entrata nell’euro. Certo, ora c’è da chiedersi se il paese possieda una classe dirigente, intesa in senso ampio, capace di progettare uno sviluppo che mobiliti uno sforzo collettivo”.

Per capire quanto sia fondato questo dubbio basta ricordare qualche dato tra i tanti che il libro ci offre: i lavoratori che appartengono alle categorie scientifiche e creative sono in Italia circa il 13% contro il 30% della media dell’Unione europea, mentre l’Eurispes, con una indagine del gennaio 2004, ci ricorda che una famiglia su dieci si trova ad un passo dalla soglia di “povertà relativa”. In cifre, vuol dire vivere con un reddito di circa 850 euro al mese.

“Eppure, nonostante tutto io ho scelto di non parlare di declino – dice Castronovo –, perché la consapevolezza del passaggio che stiamo passando si è diffusa solo negli ultimi mesi. E a farla scattare sono state il rincaro dei prezzi e la crisi della Fiat. I problemi di un’azienda simbolo hanno coinciso con un carovita che ha messo a repentaglio la posizione di larghi settori di ceto medio. A quel punto, è scattato l’allarme. Se sapremo cercare soluzioni efficaci, come continua a chiedere Ciampi, c’è la possibilità di evitare lo spettro del declino. Altrimenti, il futuro sarà sempre più incerto, stretti tra handicap strutturali come il debito pubblico e il divario tra nord e sud”.

In questa ricerca di soluzioni Castronovo assegna un ruolo importante anche al sindacato e saluta con favore la ripresa del dialogo sociale, in particolare per quanto riguarda il Mezzogiorno e lo sviluppo della competitività. Ma anche altre componenti sociali sembrando decise a dare battaglia: alcune banche hanno capito che la finanza deve avere un ruolo attivo in questa fase e per fortuna c’è uno stuolo di medie imprese (quelle che definisce “multinazionali tascabili”) capaci di reggere la concorrenza internazionale.

Il convitato di pietra resta però la classe politica, sia di destra che di sinistra: sarà possibile elaborare un progetto che ridia fiducia a un’Italia così disorientata? L’interrogativo si fa ancora più stringente se consideriamo che storicamente un vasto ceto medio impoverito rischia di portare a una ripresa della conflittualità sociale. Da qui a un netto spostamento a destra dell’asse politico del paese, il passo è breve. Castronovo nel libro esclude questa eventualità, ma sollecitato dalle domande chiarisce meglio il suo pensiero: “In realtà – spiega – credo che oggi sia possibile una sorta di doppia deriva. Da una parte settori di ceti medi potrebbero sentirsi attratti da una destra populista capace di sventolare anche considerazioni etniche di fronte al terrorismo internazionale. Dall’altra alcuni settori, soprattutto tra i più giovani e istruiti, potrebbero non essere insensibili al richiamo di un improduttivo radicalismo di sinistra. È un processo che può avvenire un po’ in tutta Europa, come abbiamo visto in Francia con le presidenziali”. “La soluzione – conclude – è un riformismo capace di tenere insieme i necessari cambiamenti del welfare con uno sviluppo economico sostenibile che non mercifichi tutto”.

(Rassegna sindacale, n. 44, novembre 2004)

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