Robert Kagan

Il diritto di fare
la guerra

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Robert Kagan / Il diritto di fare la guerra

La legge della forza

 

di Antonio Peduzzi

Il diritto di fare la guerra. Il potere americano e la crisi di legittimità
Robert Kagan
Mondadori, Milano, 2004
pp. 96, euro 10

Kagan è uno dei più importanti intellettuali dello schieramento neoconservatore degli Usa. Il suo ultimo libro non è un pamphlet: nelle intenzioni vorrebbe essere una specie di discorso sul metodo circa la spinosa e controversa questione dei rapporti tra la vecchia Europa e gli Usa di Bush. In questo discorso sul metodo il solo argomento che appare persuasivo è che effettivamente gli Usa sono da tempo entrati in crisi di legittimità perché la legittimità è stata sottratta, o corrosa, dalle posizioni assunte a Parigi e Berlino a proposito della guerra in Iraq. Ammesso tuttavia che la diagnosi sia fondata, cioè che alle sole Francia e Germania vada riconosciuto un potere così ampio e profondo, c’è da chiedersi perché mai i neocons abbiano avvertito la carenza di legittimità solo nel 2004, a guerra ufficialmente conclusa, e non prima.

Kagan considera l’Onu poco più che un reperto mummificato, e sembra convinto che il diritto risieda essenzialmente nella forza. Proprio per questo non si capisce perché mai gli interessi il consenso francese e tedesco agli Usa. I toni accorati raggiungono accenti da catastrofe cosmica. A dispetto dei “valori condivisi” e della “storia comune”, ora è in atto un tragico “scisma filosofico” tra le due sponde dell’Atlantico. In che consiste lo scisma? Tra Usa ed Europa si è stabilizzata una differente “visione del mondo”. Un’espressione tremenda, che rinvia ai toni apocalittici di sessanta-

settanta anni fa, e che è evocata da Kagan a proposito dell’“asse del male”.

Come potrebbero mai gli Usa “modificare la propria percezione delle minacce mondiali per adeguarla a quella degli amici europei”? Gli europei non sono lucidi come una volta: difatti pensano che la soluzione del problema irakeno debba esser messa nelle mani dell’Onu. Ma in passato, “nei loro momenti di lucidità”, non hanno preso sul serio l’Onu. E invece dovrebbero accettare, dice Kagan, il punto di vista di Condoleeza Rice: “Non c’è nulla di sbagliato nel fare qualcosa che vada a beneficio di tutta l’umanità, anche se, in qualche modo, ciò si verifica come effetto secondario”. L’umanità come effetto secondario, dopo gli interessi degli Usa come obiettivo primario. All’Europa Kagan chiede di accettare di vivere di effetti secondari.

(Rassegna sindacale, n. 45, dicembre 2004)

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