«Rivista
delle politiche sociali»

Migranti, al di là dei luoghi comuni

I fantasmi
di Portopalo

La catena dell'immoralità

Il documento

Cgil-Cisl-Uil sull'immigrazione

14° Rapporto Caritas
Migrantes

Due milioni
e seicentomila immigrati in Italia

Indice 

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Un numero monografico della «Rivista delle politiche sociali»

Migranti, al di là dei luoghi comuni

 

Gli immigrati tornano al centro del dibattito. A due anni dall'approvazione della legge Bossi-Fini, si terranno a Roma due manifestazioni sul tema dell'immigrazione. La prima il 4 dicembre, organizzata da una serie di sigle del movimento riunite nel "Comitato 4 dicembre". La seconda il 18 dicembre in occasione della Giornata Internazionale del Migrante, e organizzata da Cgil-Cisl-Uil. Quel giorno sindacati confederali si mobiliteranno contro le scelte operate dal governo e per porre all'attenzione delle istituzioni, del mondo del lavoro e della pubblica opinione la necessità di una vera politica di accoglimento ed integrazione, di una nuova normativa dei diritti e delle responsabilità, del superamento, a due anni dal suo varo, della legge Bossi-Fini e della sua logica xenofoba.

Regolarizzazione degli 'irregolari' presenti sul territorio, ratifica della Convenzione Onu sui diritti dei Migranti, l’inserimento nel Trattato Costituzionale Europeo del principio della cittadinanza di residenza; diritto d’asilo, diritto di voto e riforma della cittadinanza, aumento della durata del permesso di soggiorno per motivi di lavoro per più di due anni, superamento dei Cpt (Centri di permanenza temporanea), riorganizzazione delle tutele, lotta al sommerso e al lavoro nero, superamento delle incongruenze combinate fra la legge Bossi-Fini e la legge 30 sul mercato del lavoro: questa la piattaforma a base della manifestazione sindacale di piazza del Popolo.

 

Migrazioni
«La Rivista delle Politiche sociali», n. 3, luglio-settembre 2004
Roma, Ediesse, 2004, pp. 530, euro  20

di Pietro Soldini

Dedicato alle “Migrazioni” questo terzo fascicolo della Rivista di Politica Sociale è sicuramente un lavoro di grande pregio per chi è interessato a conoscere e approfondire la questione, al di là delle sparate sensazionalistiche alle quali ci condanna la stampa quotidiana e che rappresentano causa ed effetto di disinformazione, pregiudizio e luoghi comuni.

La prima sezione, composta da tre saggi rispettivamente di Jean Pierre Garson e Jean Chistophe Dumon che ricostruiscono il panorama dell’immigrazione nei paesi dell’Ocse, Rainer Mùnz che focalizza le migrazioni in Europa e Saskia Sassen che coniuga il fenomeno migratorio nel contesto della globalizzazione mondiale, nell’insieme rappresenta uno sguardo sul mondo per comprendere l’intreccio di cause che generano gli odierni imponenti flussi migratori: lo squilibrio delle risorse, la fuga dalla povertà e dalle guerre, ma anche la ricerca di libertà, di un altrove da una parte o dall’altra, la situazione di squilibrio demografico, il riassetto del sistema economico e produttivo e dell’organizzazione del lavoro.

Seguono poi altre quattro sezioni che parlano della situazione italiana.

La prima riguarda il contesto legislativo (la Bossi-Fini) con il saggio di Armando Tursi, le politiche sanatorie spiegate Giuseppe Sciortino, l’evoluzione o involuzione del diritto d’asilo in Italia e nel contesto europeo analizzato da Camilla Orlandi, le reti e gli attori informali nelle dinamiche migratorie riletti da Maurizio Ambrosiani.

La seconda sezione ci parla del mercato del lavoro con Francesco Carchedi ed Enrico Pugliese che analizzano il nuovo quadro delle nazionalità e dei lavori degli immigrati in Italia; con Mara Tognetti Borgogna che parla della dimensione e del ruolo delle donne immigrate; con Giovanni Mottura e Matteo Rinaldini che affrontano il tema della precarietà, autorizzata e non, dei lavoratori stranieri nel mercato del lavoro italiano; con Barbara da Roit, Ivana Fellini, Anna Ferro, Giovanna Fullin che analizzano le strategie di reclutamento della

manodopera e la regolazione dei flussi migratori; infine Guido Baronio che presenta un’indagine  esplorativa sugli utenti extracomunitari dei centri per l’impiego.

La terza sezione riguarda gli stranieri in quanto utenti e fornitori di welfare. Ad aprirla è un saggio di Gina Turatto sulle disparità di trattamento per i lavoratori stranieri rispetto a previdenza e protezioni sociali. Vengono poi Marco Accoranti, che presenta il caso Emilia Romagna rispetto al sistema dei servizi e l’accesso alla cittadinanza sociale; Aldo Amoretti su lavoro di cura e donne straniere, diritti e dinamiche di emersione, al quale si affianca un altro lavoro sullo stesso tema di Michele Mangano su un nuovo modello d’assistenza agli anziani; e infine Fiorenza Deriu su sistema sanitario e bisogni dell’immigrazione.

La quarta sezione presenta tre profili d’insediamento locale. Il primo di Daniele Cologna e Luigi Mauri sull’integrazione nell’area milanese; il secondo di Cinzia Conti sul capitale immigrati nella capitale d’Italia; il terzo di Sebastiano Ceschi sugli operai senegalesi nelle imprese del bergamasco.

Ad arricchire il fascicolo sono poi quattro rubriche.

Nella prima Tommaso Malacorda, prendendo spunto dalla parola “migrante”,    conduce una riflessione antropologica, politica e culturale sulla società interculturale e sui processi e percorsi d’integrazione. La seconda è un’intervista di Franco Pittau, curatore del Dossier della Caritas sull’immigrazione. La terza e la quarta sono due interessanti contributi di Antonio Mazziotti e Edith Pichler su un seminario dell’Inca tenutosi nel giugno scorso a Bruxelles: un appuntamento di grande qualità, del quale aspettiamo con curiosità la pubblicazione degli atti.

Seguono poi alcuni importanti documenti, in particolare il rapporto dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) sull’immigrazione approvato all’Assemblea di Ginevra del giugno scorso.

La lettura del rapporto Ilo,  incrociata con i lavori contenuti in questo numero della Rivista di Politica sociale, è la chiave di lettura più illuminante che mi permetto di consigliare per misurare lo scarto che c’è fra la retorica dell’immigrazione e le scelte concrete che i governi e gli stati fanno a praticano. Anzi, più che di scarto tra ciò che si dice e ciò che si fa, parlerei di vera e propria doppiezza.

Nel caso del rapporto dell’Ilo, ad esempio, si annunciano intenti e azioni positive che però evitano accuratamente di misurarsi con un dato: le direttive dell’Ilo sull’immigrazione. La n. 97 del 1949, infatti, è stata ratificata soltanto da quarantadue paesi; la n. 143 del 1978 è stata ratificata da appena diciotto paesi. La stessa sorte ha avuto la convenzione Onu sui diritti dei lavoratori migranti e delle loro famiglie (1990), ratificata soltanto da ventisei paesi, peraltro tutti i paesi terzi generatori di flussi migratori e nessun paese ricco, nessun paese europeo. Se non ci si misura con questa realtà desolante difficilmente si potrà operare una vera civilizzazione del quadro normativo di tutela e protezione dei migranti.

Spero davvero che la rivista sia letta non solo da coloro che si occupano d’immigrazione, ma dall’insieme del quadro attivo del sindacato perché essa può aiutare tutti a disvelare un grande paradosso: l’esistenza da una parte della retorica dell’immigrazione che in modo velleitario si contrappone agli atteggiamenti xenofobi, dall’altra di scelte, di politiche concrete che rischiano addirittura una involuzione.

Il volume rappresenta quindi, anche per la sua corposità, quantitativa e qualitativa, un’arma efficace da scagliare contro i luoghi comuni dell’immigrazione.

(Rassegna sindacale, n. 44, dicembre 2004)

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Comitato 4 dicembre