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Un numero monografico della «Rivista delle
politiche sociali»
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Migranti, al di là dei luoghi comuni
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Gli
immigrati tornano al centro del dibattito. A due anni
dall'approvazione della legge Bossi-Fini, si terranno a Roma due
manifestazioni sul tema dell'immigrazione. La prima il 4 dicembre,
organizzata da una serie di sigle del movimento riunite nel "Comitato
4 dicembre". La seconda il 18 dicembre
in occasione della
Giornata Internazionale del Migrante, e organizzata da Cgil-Cisl-Uil.
Quel giorno sindacati confederali si mobiliteranno contro le scelte
operate dal governo e per porre all'attenzione delle istituzioni, del
mondo del lavoro e della pubblica opinione la necessità di una vera
politica di accoglimento ed integrazione, di una nuova normativa dei
diritti e delle responsabilità, del superamento, a due anni dal suo
varo, della legge Bossi-Fini e della sua logica xenofoba.
Regolarizzazione degli 'irregolari' presenti sul territorio, ratifica
della Convenzione Onu sui diritti dei Migranti, l’inserimento nel
Trattato Costituzionale Europeo del principio della cittadinanza di
residenza; diritto d’asilo, diritto di voto e riforma della
cittadinanza, aumento della durata del permesso di soggiorno per
motivi di lavoro per più di due anni, superamento dei Cpt (Centri di
permanenza temporanea), riorganizzazione delle tutele, lotta al
sommerso e al lavoro nero, superamento delle incongruenze combinate
fra la legge Bossi-Fini e la legge 30 sul mercato del lavoro: questa
la piattaforma a base della manifestazione sindacale di piazza del
Popolo.
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Migrazioni
«La Rivista delle Politiche sociali», n. 3, luglio-settembre 2004
Roma, Ediesse, 2004, pp. 530, euro 20 |
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di Pietro Soldini
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Dedicato alle “Migrazioni” questo terzo fascicolo
della Rivista di Politica Sociale è sicuramente un lavoro di grande
pregio per chi è interessato a conoscere e approfondire la questione,
al di là delle sparate sensazionalistiche alle quali ci condanna la
stampa quotidiana e che rappresentano causa ed effetto di
disinformazione, pregiudizio e luoghi comuni.
La prima sezione, composta da tre saggi
rispettivamente di Jean Pierre Garson e Jean Chistophe Dumon che
ricostruiscono il panorama dell’immigrazione nei paesi dell’Ocse,
Rainer Mùnz che focalizza le migrazioni in Europa e Saskia Sassen che
coniuga il fenomeno migratorio nel contesto della globalizzazione
mondiale, nell’insieme rappresenta uno sguardo sul mondo per
comprendere l’intreccio di cause che generano gli odierni imponenti
flussi migratori: lo squilibrio delle risorse, la fuga dalla povertà e
dalle guerre, ma anche la ricerca di libertà, di un altrove da una
parte o dall’altra, la situazione di squilibrio demografico, il
riassetto del sistema economico e produttivo e dell’organizzazione del
lavoro.
Seguono poi altre quattro sezioni che parlano
della situazione italiana.
La prima riguarda il contesto legislativo (la
Bossi-Fini) con il saggio di Armando Tursi, le politiche sanatorie
spiegate Giuseppe Sciortino, l’evoluzione o involuzione del diritto
d’asilo in Italia e nel contesto europeo analizzato da Camilla Orlandi,
le reti e gli attori informali nelle dinamiche migratorie riletti da
Maurizio Ambrosiani. |
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La seconda sezione ci parla del mercato del
lavoro con Francesco Carchedi ed Enrico Pugliese che analizzano il
nuovo quadro delle nazionalità e dei lavori degli immigrati in Italia;
con Mara Tognetti Borgogna che parla della dimensione e del ruolo
delle donne immigrate; con Giovanni Mottura e Matteo Rinaldini che
affrontano il tema della precarietà, autorizzata e non, dei lavoratori
stranieri nel mercato del lavoro italiano; con Barbara da Roit, Ivana
Fellini, Anna Ferro, Giovanna Fullin che analizzano le strategie di
reclutamento della
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manodopera e la regolazione dei flussi migratori;
infine Guido Baronio che presenta un’indagine esplorativa sugli
utenti extracomunitari dei centri per l’impiego.
La terza sezione riguarda gli stranieri in quanto
utenti e fornitori di welfare. Ad aprirla è un saggio di Gina Turatto
sulle disparità di trattamento per i lavoratori stranieri rispetto a
previdenza e protezioni sociali. Vengono poi Marco Accoranti, che
presenta il caso Emilia Romagna rispetto al sistema dei servizi e
l’accesso alla cittadinanza sociale; Aldo Amoretti su lavoro di cura e
donne straniere, diritti e dinamiche di emersione, al quale si
affianca un altro lavoro sullo stesso tema di Michele Mangano su un
nuovo modello d’assistenza agli anziani; e infine Fiorenza Deriu su
sistema sanitario e bisogni dell’immigrazione.
La quarta sezione presenta tre profili
d’insediamento locale. Il primo di Daniele Cologna e Luigi Mauri
sull’integrazione nell’area milanese; il secondo di Cinzia Conti sul
capitale immigrati nella capitale d’Italia; il terzo di Sebastiano
Ceschi sugli operai senegalesi nelle imprese del bergamasco.
Ad arricchire il fascicolo sono poi quattro
rubriche.
Nella prima Tommaso Malacorda, prendendo spunto
dalla parola “migrante”, conduce una riflessione antropologica,
politica e culturale sulla società interculturale e sui processi e
percorsi d’integrazione. La seconda è un’intervista di Franco Pittau,
curatore del Dossier della Caritas sull’immigrazione. La terza e la
quarta sono due interessanti contributi di Antonio Mazziotti e Edith
Pichler su un seminario dell’Inca tenutosi nel giugno scorso a
Bruxelles: un appuntamento di grande qualità, del quale aspettiamo con
curiosità la pubblicazione degli atti.
Seguono poi alcuni importanti documenti, in
particolare il rapporto dell’Organizzazione internazionale del lavoro
(Ilo) sull’immigrazione approvato all’Assemblea di Ginevra del giugno
scorso.
La lettura del rapporto Ilo, incrociata con i
lavori contenuti in questo numero della Rivista di Politica sociale, è
la chiave di lettura più illuminante che mi permetto di consigliare
per misurare lo scarto che c’è fra la retorica dell’immigrazione e le
scelte concrete che i governi e gli stati fanno a praticano. Anzi, più
che di scarto tra ciò che si dice e ciò che si fa, parlerei di vera e
propria doppiezza.
Nel caso del rapporto dell’Ilo, ad esempio, si
annunciano intenti e azioni positive che però evitano accuratamente di
misurarsi con un dato: le direttive dell’Ilo sull’immigrazione. La n.
97 del 1949, infatti, è stata ratificata soltanto da quarantadue
paesi; la n. 143 del 1978 è stata ratificata da appena diciotto paesi.
La stessa sorte ha avuto la convenzione Onu sui diritti dei lavoratori
migranti e delle loro famiglie (1990), ratificata soltanto da ventisei
paesi, peraltro tutti i paesi terzi generatori di flussi migratori e
nessun paese ricco, nessun paese europeo. Se non ci si misura con
questa realtà desolante difficilmente si potrà operare una vera
civilizzazione del quadro normativo di tutela e protezione dei
migranti.
Spero davvero che la rivista sia letta non solo da
coloro che si occupano d’immigrazione, ma dall’insieme del quadro
attivo del sindacato perché essa può aiutare tutti a disvelare un
grande paradosso: l’esistenza da una parte della retorica
dell’immigrazione che in modo velleitario si contrappone agli
atteggiamenti xenofobi, dall’altra di scelte, di politiche concrete
che rischiano addirittura una involuzione.
Il volume rappresenta quindi, anche per la sua
corposità, quantitativa e qualitativa, un’arma efficace da scagliare
contro i luoghi comuni dell’immigrazione. |
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(Rassegna sindacale, n. 44, dicembre 2004)
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