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Ventisei ricercatori, provenienti da dieci
differenti paesi hanno valutato le indicazioni scientifiche
disponibili circa la cancerogenicità della formaldeide, un prodotto
chimico largamente utilizzato. Lo ha annunciato a metà giugno Peter
Boyle, direttore dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul
cancro (Iarc), appartenente all’Organizzazione mondiale della sanità.
Il gruppo di lavoro, riunitosi nell’ambito del programma delle
Monografie Iarc, ha concluso che la formaldeide è “cancerogena per
l’uomo”. Precedenti valutazioni, che si erano fondate su un minor
numero di studi, avevano concluso che la sostanza era “probabilmente
cancerogena per l’uomo”, ma nuovi dati provenienti da studi su
persone esposte a formaldeide hanno accresciuto il peso globale delle
evidenze scientifiche. Gli esperti hanno potuto determinare che vi è
ora “sufficiente evidenza” che la formaldeide provoca il cancro
del rinofaringe, un tumore molto raro nei paesi sviluppati. Le
Monografie Iarc, autorevoli per accuratezza e imparzialità (http://monographs.iarc.fr/defaultfr.htm),
rappresentano valutazioni indipendenti, realizzate da esperti
internazionali, dei rischi cancerogeni che un gran numero di
differenti agenti possono rappresentare per l’uomo.
I ricercatori hanno trovato per la formaldeide anche una “limitata
evidenza” come agente del cancro delle fosse nasali e dei seni
facciali e una “forte, ma non sufficiente evidenza” per la
leucemia. Quest’ultima si deve all’osservazione degli epidemiologi
di una forte evidenza negli studi sull’uomo e all’impossibilità a
oggi d’identificare un meccanismo d’induzione della leucemia. La
formaldeide è prodotta nel mondo intero su larga scala. Viene
impiegata principalmente nella produzione di resine utilizzate come
adesivi e leganti per i prodotti del legno, carta e pasta di carta,
lana di vetro e di roccia. La formaldeide è anche molto utilizzata
nella produzione di materie plastiche e di rivestimenti, nella
rifinitura tessile e nella manifattura dei prodotti chimici
industriali. Si usa come disinfettante e come conservante (formalina)
per numerose applicazioni. Le fonti d’esposizione più frequenti
sono le emissioni dei veicoli a motore, i pannelli di particolari
agglomerati e altri materiali assemblabili per costruzioni, moquette,
pitture e vernici, il fumo di tabacco. I livelli di formaldeide
nell’aria ambiente sono generalmente deboli, ma se ne possono
trovare di più elevati all’interno delle abitazioni.
Esposizione professionale a formaldeide ricorre in un gran numero di
lavorazioni industriali e di circostanze professionali. Si stima
nell’Unione europea in più di un milione i lavoratori che ne sono
interessati in misura diversa. Brevi esposizioni di grado elevato sono
state segnalate per gli imbalsamatori, gli anatomo-patologi e i
lavoratori dell’industria della carta. Livelli inferiori sono stati
più spesso registrati nella manifattura di fibre minerali
artificiali, abrasivi e gomma e nella produzione industriale di
formaldeide. Una grande ampiezza di livelli d’esposizione è stata
osservata nella produzione di resine e di materie plastiche. Lo
sviluppo di resine che impiegano meno formaldeide e una migliore
ventilazione hanno fatto scendere il grado d’esposizione in numerose
industrie nel corso degli ultimi decenni. Il gruppo di lavoro della
Iarc ha proceduto anche alla valutazione di due eteri glicolici (il
2-butossietanolo e l’1-tert-butossi-2-propanolo) e ha concluso che
essi, alla luce dei dati attualmente disponibili, non sono
classificabili quanto alla loro cancerogenicità per l’uomo, in
ragione di “insufficiente evidenza” e di “limitata evidenza”
nell’animale da esperimento.
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