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Amianto / La Conferenza nazionale di Monfalcone

Un fuorilegge ancora a piede libero

di Marco Togna

Sull'ultimo numero di Rassegna sindacale (n. 42) una pagina speciale sulla Conferenza di Monfalcone. Per informazioni: vendite@rassegna.it

 

E’ fuorilegge da dodici anni, l’amianto. Da quando, con la 257 del marzo ’92, il suo uso venne vietato. Una micidiale sostanza che la normativa non si limitava a proibire, prevedendo un complesso di azioni che andavano dall’emanazione dei piani regionali di bonifica dei siti al censimento delle imprese che usavano asbesto, dall’individuazione delle discariche per lo stoccaggio all’assegnazione delle risorse finanziarie alle unità sanitarie locali. Ma da allora poco è stato fatto, pochissimo. A ricordare al governo e agli enti locali i propri impegni ci penserà la Conferenza nazionale sull’amianto, che si terrà a Monfalcone (Gorizia) il 12 e 13 novembre prossimi. “Ci lavoriamo da un anno – spiega il senatore Ds Antonio Pizzinato, promotore dell’iniziativa –, da quando ci fu la manifestazione a Roma contro l’articolo 47 del decreto 269 del 2003, che introduceva restrizioni nei benefici previdenziali ai lavoratori esposti. Un provvedimento che, grazie alla mobilitazione, nella legge finanziaria venne poi modificato. Da allora abbiamo deciso di riaprire con forza questo fronte, anche riprendendo le conclusioni della Conferenza governativa sull’amianto del ’99, convocata dal governo D’Alema, rimaste anch’esse per lo più inattuate”.

A organizzare la due giorni di Monfalcone sono le associazioni Al Sole (Associazione lavoro società & legislazione) e Aea (Associazione esposti amianto), in collaborazione con la Snop (Società nazionale operatori della prevenzione), la Regione Friuli-Venezia Giulia, il Comune di Monfalcone, altri municipi italiani (Roma, Casale Monferrato, Sesto San Giovanni), i sindacati Cgil, Cisl e Uil, diversi gruppi parlamentari d’opposizione, numerose altre associazioni e organizzazioni scientifiche. “Un grande lavoro unitario – continua Pizzinato – partito dal basso, direttamente dai territori, costruito attraverso convegni e seminari, culminato il 20 luglio 2004 con la costituzione, presso il Senato, del Comitato promotore della Conferenza. A Monfalcone presenteremo la sintesi di tutto questo lavoro, orientato a dare piena attuazione alla legge 257, ma anche ad aprire una fase nuova, soprattutto sulle questioni relative alle bonifiche, alla previdenza, al fondo nazionale per le vittime, alle normative internazionali e agli aspetti sanitari”.

La Conferenza è organizzata in quattro gruppi di lavoro, il cui scopo è elaborare relazioni su temi su cui l’assemblea sarà chiamata a discutere. Il primo (guidato da Claudio Bianchi, della Lega tumori di Monfalcone, con il supporto da Vito Totire, presidente dall’Associazione esposti amianto) si occupa di “Epidemiologia e clinica”. Una questione di grande rilevanza, poiché gli effetti drammatici dell’esposizione si fanno sentire per lungo tempo: “Nel corso della Conferenza – spiega Totire – affronteremo le diverse ipotesi, fatte da studiosi di tutto il mondo, su cosa aspettarci riguardo ai trend d’incidenza nei prossimi decenni delle patologie provocate dall’amianto. Intanto, c’è un punto su cui tutti concordano: l’aumento più o meno sostenuto del mesotelioma alla pleura, che è la malattia principale, dipenderà anche dalla capacità di gestire gli interventi di bonifica in modo rigoroso”. Sono numerosi i temi affrontati da questo gruppo di lavoro. A cominciare da quello del Registro (presso l’Ispesl) dei casi accertati di asbestosi e di mesotelioma, istituito con il decreto 277 del marzo ’91 sulla protezione dei lavoratori. “Le asbestosi – spiega ancora Totire – sono state del tutto dimenticate, mentre per i tumori le segnalazioni sono state fatte solo in alcune regioni e in periodi di tempo non continuativi. Di fatto, questo Registro è largamente carente. Noi chiediamo che venga realizzato compiutamente e allargato a tutte le patologie asbesto-correlate, come hanno cominciato a fare il Friuli-Venezia Giulia e, anche se in maniera più incerta, la Puglia”.

Un altro importante capitolo di cui si occuperà il primo gruppo di lavoro è relativo al tema della diagnosi precoce: “C’è una corposa discussione nella comunità scientifica sulla sua efficacia – prosegue il presidente dall’Associazione esposti amianto –, che al momento appare quasi nulla per il mesotelioma, mentre risultati migliori si riscontrano per il tumore al polmone. Cercheremo di mostrare tutte le ultime risultanze in materia, sottolineando come la persona che è stata esposta all’amianto richieda una presa in carico totale, anche di tipo psicologico, non limitata soltanto all’arido calendario degli accertamenti medici”. Nell’agenda del gruppo presieduto da Claudio Bianchi, pure la questione dell’impatto sanitario dei sostituti dell’amianto: “Oggi si usano altre sostanze – afferma Totire –, ma occorre fare attenzione, perché alcune di esse sono pericolose. Le fibre ceramiche, che garantiscono le stesse performance dell’amianto, sono anch’esse cancerogene e già cominciano ad apparire dati epidemiologici negativi sul loro utilizzo. Le fibre sostitutive non sono materiali inerti: su questo occorre la massima chiarezza”.

Il tema del secondo gruppo di lavoro (responsabile è Bruno Pesce, dell’Associazione familiari vittime amianto, coadiuvato da Stefano Rijoff, del Comune di Sesto San Giovanni) sono le “Bonifiche ambientali”. Su questo versante, a dodici anni dall’approvazione delle “Norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto”, i ritardi sugli adempimenti definiti allora sono ancora enormi: “Di ciò che è scritto nella legge 257 – spiega Pesce – ben poco è stato realizzato. Il governo e gli enti locali, salvo qualche lodevole eccezione, o non si sono proprio occupati della questione o l’hanno fatto in modo superficiale, con scarsa concretezza. È arrivato il momento di chiederne la piena applicazione”. Anche perché i rischi per la salute, pur essendo l’amianto non più utilizzato, sono ancora altissimi. Il materiale è tuttora largamente presente negli edifici pubblici e privati, sotto varie forme: tubi, coperture edilizie, pareti isolanti. “In tutt’Italia – continua Pesce – ci sono miliardi di metri quadri di eternit: con il passare degli anni, con l’esposizione alle intemperie, il cemento che lega le fibre di amianto tra loro comincia a sfarinarsi, causando il rilascio della sostanza nell’ambiente. E basta l’inalazione di poche fibre per provocare, magari anche a quarant’anni di distanza, un mesotelioma”.

Per non correre più pericoli, dunque, l’amianto va definitivamente tolto di mezzo. E qui va segnalato un altro problema: “I siti di stoccaggio – riprende Pesce – sono pochi, il trasporto e  i servizi connessi allo smaltimento hanno costi alti. Il cittadino che intende bonificare la casa, il cortile, la stradina privata, per eliminare la propria piccola quantità va nelle discariche abusive, sotterra il materiale dove può, determinando un inquinamento ancora peggiore”. Per risolvere la questione, è necessario intervenire su più livelli. “Occorre verificare – spiega Pesce – a che punto sono i censimenti dei siti contaminati, le redazioni dei piani di bonifica territoriali, l’individuazione delle discariche, sollecitando governo e Regioni ad attuare questi impegni, anche investendo nuove risorse. Bisogna poi coinvolgere la cittadinanza allo scopo d’evitare il “fai da te”, realizzando servizi territoriali di trasporto e smaltimento a costo zero o comunque minimo, incrementando il semplice incentivo fiscale del 33 per cento. Occorre, infine, che la Conferenza Stato-Regioni e la Commissione nazionale amianto, che va ripristinata pienamente, verifichino annualmente l’attuazione degli impegni assunti da governo, Regioni ed enti locali, e che ogni tre anni venga convocata la Conferenza nazionale governativa sull’amianto con tutti i soggetti interessati”.

Il terzo gruppo di lavoro (guidato da Giuseppe D’Ercole, della Cisl nazionale, con il supporto del senatore Antonio Pizzinato) si occupa di “Legislazione e benefici previdenziali”. Tra i tanti temi di cui si occuperà la Conferenza, Pizzinato ne sottolinea due. Il primo è quello relativo alla rivisitazione delle norme fin qui prodotte, a partire dal superamento del limite dei dieci anni: “A fronte di 80.000 lavoratori che hanno avuto il riconoscimento d’anticipazione della pensione per essere stati esposti all’amianto per più di dieci anni – spiega l’ex segretario generale della Cgil –, ve ne sono 26.000 che, magari solo per pochi mesi, non sono riusciti a rientrare nei benefici. Una situazione che produce un’assurda discriminazione, da sanare al più presto. Contestualmente, occorre istituire il fondo per le vittime dell’amianto, comprendente anche le mogli e i figli dei lavoratori esposti, oppure i tanti cittadini colpiti dal cosiddetto inquinamento ambientale: un fondo che va creato con il concorso fondamentale di chi ha fatto profitti con l’asbesto”. Un altro tema che porrà questo gruppo di studio è quello del superamento, ai fini dei benefici previdenziali, delle distinzioni fra categorie di lavoratori esposti: “Nei Registri dei mesoteliomi tenuti dagli enti regionali – commenta Pizzinato –, al terzo posto delle categorie più colpite ci sono coloro che si sono contaminati lavorando all’estero e poi sono tornati ammalati, oppure si sono ammalati al loro ritorno in Italia. Per loro, attualmente, non ci sono né riconoscimenti, né risarcimenti”.

La conferenza, infine, si occuperà della questione amianto anche dal punto di vista internazionale. A parlare di “Amianto in Europa e nel mondo” è il quarto gruppo di lavoro (responsabile Fulvio Aurora, dell’Associazione esposti amianto, con la collaborazione di Diego Alhaique, del dipartimento Salute e sicurezza della Cgil nazionale). “L’asbesto – spiega Alhaique – è un grande problema mondiale, che viene affrontato in modi diversi. In Europa è fuorilegge, non può più essere impiegato se non nell’ambito della ricerca e delle attività a essa collegate. Il Canada ne è ancora un produttore, con circa 30.000 lavoratori impiegati nel settore, con un alto volume di esportazioni e un uso minimo all’interno del paese. Nel cosiddetto terzo mondo lo si usa senz’alcuna precauzione, con rischi enormi per gli addetti e per le popolazioni. Senza dimenticare che abbiamo paesi dove lo si estrae senza misure di protezione, come nella miniera a cielo aperto di Ak-Dovurak, nella repubblica russa di Tuva. È evidente che bisogna puntare all’eliminazione dell’amianto in tutto il mondo”. Un obiettivo per cui si batte da anni la Confederazione internazionale dei sindacati liberi e che sarà al centro del suo diciottesimo congresso, che si terrà dal 5 al 10 dicembre in Giappone. “Le richieste che in occasione delle assise saranno poste ai governi mondiali – conclude Alhaique – consistono nella messa al bando dell’uso e della commercializzazione dell’asbesto, nella ratifica delle convenzioni dell’Ufficio internazionale del lavoro a protezione degli addetti e delle comunità locali, nell’istituzione sia di programmi di transizione per i lavoratori che perderanno il proprio posto a causa del bando mondiale, sia di misure di sostegno economico per quelle regioni la cui economia è fondata su questo tipo di produzione”.

 

(Rassegna sindacale, n.42, novembre 2004)

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Il sito della Conferenza