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E’ fuorilegge da dodici anni, l’amianto. Da
quando, con la 257 del marzo ’92, il suo uso venne vietato. Una
micidiale sostanza che la normativa non si limitava a proibire,
prevedendo un complesso di azioni che andavano dall’emanazione dei
piani regionali di bonifica dei siti al censimento delle imprese che
usavano asbesto, dall’individuazione delle discariche per lo
stoccaggio all’assegnazione delle risorse finanziarie alle unità
sanitarie locali. Ma da allora poco è stato fatto, pochissimo. A
ricordare al governo e agli enti locali i propri impegni ci penserà la
Conferenza nazionale sull’amianto, che si terrà a Monfalcone (Gorizia)
il 12 e 13 novembre prossimi. “Ci lavoriamo da un anno – spiega il
senatore Ds Antonio Pizzinato, promotore dell’iniziativa –, da quando
ci fu la manifestazione a Roma contro l’articolo 47 del decreto 269
del 2003, che introduceva restrizioni nei benefici previdenziali ai
lavoratori esposti. Un provvedimento che, grazie alla mobilitazione,
nella legge finanziaria venne poi modificato. Da allora abbiamo deciso
di riaprire con forza questo fronte, anche riprendendo le conclusioni
della Conferenza governativa sull’amianto del ’99, convocata dal
governo D’Alema, rimaste anch’esse per lo più inattuate”.
A organizzare la due giorni di Monfalcone sono le
associazioni Al Sole (Associazione lavoro società & legislazione) e
Aea (Associazione esposti amianto), in collaborazione con la Snop
(Società nazionale operatori della prevenzione), la Regione
Friuli-Venezia Giulia, il Comune di Monfalcone, altri municipi
italiani (Roma, Casale Monferrato, Sesto San Giovanni), i sindacati
Cgil, Cisl e Uil, diversi gruppi parlamentari d’opposizione, numerose
altre associazioni e organizzazioni scientifiche. “Un grande lavoro
unitario – continua Pizzinato – partito dal basso, direttamente dai
territori, costruito attraverso convegni e seminari, culminato il 20
luglio 2004 con la costituzione, presso il Senato, del Comitato
promotore della Conferenza. A Monfalcone presenteremo la sintesi di
tutto questo lavoro, orientato a dare piena attuazione alla legge 257,
ma anche ad aprire una fase nuova, soprattutto sulle questioni
relative alle bonifiche, alla previdenza, al fondo nazionale per le
vittime, alle normative internazionali e agli aspetti sanitari”.
La Conferenza è organizzata in quattro gruppi di
lavoro, il cui scopo è elaborare relazioni su temi su cui l’assemblea
sarà chiamata a discutere. Il primo (guidato da Claudio Bianchi, della
Lega tumori di Monfalcone, con il supporto da Vito Totire, presidente
dall’Associazione esposti amianto) si occupa di “Epidemiologia e
clinica”. Una questione di grande rilevanza, poiché gli effetti
drammatici dell’esposizione si fanno sentire per lungo tempo: “Nel
corso della Conferenza – spiega Totire – affronteremo le diverse
ipotesi, fatte da studiosi di tutto il mondo, su cosa aspettarci
riguardo ai trend d’incidenza nei prossimi decenni delle patologie
provocate dall’amianto. Intanto, c’è un punto su cui tutti concordano:
l’aumento più o meno sostenuto del mesotelioma alla pleura, che è la
malattia principale, dipenderà anche dalla capacità di gestire gli
interventi di bonifica in modo rigoroso”. Sono numerosi i temi
affrontati da questo gruppo di lavoro. A cominciare da quello del
Registro (presso l’Ispesl) dei casi accertati di asbestosi e di
mesotelioma, istituito con il decreto 277 del marzo ’91 sulla
protezione dei lavoratori. “Le asbestosi – spiega ancora Totire – sono
state del tutto dimenticate, mentre per i tumori le segnalazioni sono
state fatte solo in alcune regioni e in periodi di tempo non
continuativi. Di fatto, questo Registro è largamente carente. Noi
chiediamo che venga realizzato compiutamente e allargato a tutte le
patologie asbesto-correlate, come hanno cominciato a fare il
Friuli-Venezia Giulia e, anche se in maniera più incerta, la Puglia”.
Un altro importante capitolo di cui si occuperà il
primo gruppo di lavoro è relativo al tema della diagnosi precoce: “C’è
una corposa discussione nella comunità scientifica sulla sua efficacia
– prosegue il presidente dall’Associazione esposti amianto –, che al
momento appare quasi nulla per il mesotelioma, mentre risultati
migliori si riscontrano per il tumore al polmone. Cercheremo di
mostrare tutte le ultime risultanze in materia, sottolineando come la
persona che è stata esposta all’amianto richieda una presa in carico
totale, anche di tipo psicologico, non limitata soltanto all’arido
calendario degli accertamenti medici”. Nell’agenda del gruppo
presieduto da Claudio Bianchi, pure la questione dell’impatto
sanitario dei sostituti dell’amianto: “Oggi si usano altre sostanze –
afferma Totire –, ma occorre fare attenzione, perché alcune di esse
sono pericolose. Le fibre ceramiche, che garantiscono le stesse
performance dell’amianto, sono anch’esse cancerogene e già cominciano
ad apparire dati epidemiologici negativi sul loro utilizzo. Le fibre
sostitutive non sono materiali inerti: su questo occorre la massima
chiarezza”.
Il tema del secondo gruppo di lavoro (responsabile
è Bruno Pesce, dell’Associazione familiari vittime amianto, coadiuvato
da Stefano Rijoff, del Comune di Sesto San Giovanni) sono le
“Bonifiche ambientali”. Su questo versante, a dodici anni
dall’approvazione delle “Norme relative alla cessazione dell’impiego
dell’amianto”, i ritardi sugli adempimenti definiti allora sono ancora
enormi: “Di ciò che è scritto nella legge 257 – spiega Pesce – ben
poco è stato realizzato. Il governo e gli enti locali, salvo qualche
lodevole eccezione, o non si sono proprio occupati della questione o
l’hanno fatto in modo superficiale, con scarsa concretezza. È arrivato
il momento di chiederne la piena applicazione”. Anche perché i rischi
per la salute, pur essendo l’amianto non più utilizzato, sono ancora
altissimi. Il materiale è tuttora largamente presente negli edifici
pubblici e privati, sotto varie forme: tubi, coperture edilizie,
pareti isolanti. “In tutt’Italia – continua Pesce – ci sono miliardi
di metri quadri di eternit: con il passare degli anni, con
l’esposizione alle intemperie, il cemento che lega le fibre di amianto
tra loro comincia a sfarinarsi, causando il rilascio della sostanza
nell’ambiente. E basta l’inalazione di poche fibre per provocare,
magari anche a quarant’anni di distanza, un mesotelioma”.
Per non correre più pericoli, dunque, l’amianto va
definitivamente tolto di mezzo. E qui va segnalato un altro problema:
“I siti di stoccaggio – riprende Pesce – sono pochi, il trasporto e i
servizi connessi allo smaltimento hanno costi alti. Il cittadino che
intende bonificare la casa, il cortile, la stradina privata, per
eliminare la propria piccola quantità va nelle discariche abusive,
sotterra il materiale dove può, determinando un inquinamento ancora
peggiore”. Per risolvere la questione, è necessario intervenire su più
livelli. “Occorre verificare – spiega Pesce – a che punto sono i
censimenti dei siti contaminati, le redazioni dei piani di bonifica
territoriali, l’individuazione delle discariche, sollecitando governo
e Regioni ad attuare questi impegni, anche investendo nuove risorse.
Bisogna poi coinvolgere la cittadinanza allo scopo d’evitare il “fai
da te”, realizzando servizi territoriali di trasporto e smaltimento a
costo zero o comunque minimo, incrementando il semplice incentivo
fiscale del 33 per cento. Occorre, infine, che la Conferenza
Stato-Regioni e la Commissione nazionale amianto, che va ripristinata
pienamente, verifichino annualmente l’attuazione degli impegni assunti
da governo, Regioni ed enti locali, e che ogni tre anni venga
convocata la Conferenza nazionale governativa sull’amianto con tutti i
soggetti interessati”.
Il terzo gruppo di lavoro (guidato da Giuseppe
D’Ercole, della Cisl nazionale, con il supporto del senatore Antonio
Pizzinato) si occupa di “Legislazione e benefici previdenziali”. Tra i
tanti temi di cui si occuperà la Conferenza, Pizzinato ne sottolinea
due. Il primo è quello relativo alla rivisitazione delle norme fin qui
prodotte, a partire dal superamento del limite dei dieci anni: “A
fronte di 80.000 lavoratori che hanno avuto il riconoscimento
d’anticipazione della pensione per essere stati esposti all’amianto
per più di dieci anni – spiega l’ex segretario generale della Cgil –,
ve ne sono 26.000 che, magari solo per pochi mesi, non sono riusciti a
rientrare nei benefici. Una situazione che produce un’assurda
discriminazione, da sanare al più presto. Contestualmente, occorre
istituire il fondo per le vittime dell’amianto, comprendente anche le
mogli e i figli dei lavoratori esposti, oppure i tanti cittadini
colpiti dal cosiddetto inquinamento ambientale: un fondo che va creato
con il concorso fondamentale di chi ha fatto profitti con l’asbesto”.
Un altro tema che porrà questo gruppo di studio è quello del
superamento, ai fini dei benefici previdenziali, delle distinzioni fra
categorie di lavoratori esposti: “Nei Registri dei mesoteliomi tenuti
dagli enti regionali – commenta Pizzinato –, al terzo posto delle
categorie più colpite ci sono coloro che si sono contaminati lavorando
all’estero e poi sono tornati ammalati, oppure si sono ammalati al
loro ritorno in Italia. Per loro, attualmente, non ci sono né
riconoscimenti, né risarcimenti”.
La conferenza, infine, si occuperà della questione
amianto anche dal punto di vista internazionale. A parlare di “Amianto
in Europa e nel mondo” è il quarto gruppo di lavoro (responsabile
Fulvio Aurora, dell’Associazione esposti amianto, con la
collaborazione di Diego Alhaique, del dipartimento Salute e sicurezza
della Cgil nazionale). “L’asbesto – spiega Alhaique – è un grande
problema mondiale, che viene affrontato in modi diversi. In Europa è
fuorilegge, non può più essere impiegato se non nell’ambito della
ricerca e delle attività a essa collegate. Il Canada ne è ancora un
produttore, con circa 30.000 lavoratori impiegati nel settore, con un
alto volume di esportazioni e un uso minimo all’interno del paese. Nel
cosiddetto terzo mondo lo si usa senz’alcuna precauzione, con rischi
enormi per gli addetti e per le popolazioni. Senza dimenticare che
abbiamo paesi dove lo si estrae senza misure di protezione, come nella
miniera a cielo aperto di Ak-Dovurak, nella repubblica russa di Tuva.
È evidente che bisogna puntare all’eliminazione dell’amianto in tutto
il mondo”. Un obiettivo per cui si batte da anni la Confederazione
internazionale dei sindacati liberi e che sarà al centro del suo
diciottesimo congresso, che si terrà dal 5 al 10 dicembre in Giappone.
“Le richieste che in occasione delle assise saranno poste ai governi
mondiali – conclude Alhaique – consistono nella messa al bando
dell’uso e della commercializzazione dell’asbesto, nella ratifica
delle convenzioni dell’Ufficio internazionale del lavoro a protezione
degli addetti e delle comunità locali, nell’istituzione sia di
programmi di transizione per i lavoratori che perderanno il proprio
posto a causa del bando mondiale, sia di misure di sostegno economico
per quelle regioni la cui economia è fondata su questo tipo di
produzione”.
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