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Ormai non fanno quasi più notizia. Lo stillicidio quotidiano di
morti e infortuni sul lavoro in edilizia è diventata prassi comune,
parte integrante del mondo delle costruzioni. 153 le "morti
bianche" dall'inizio dell'anno, (la media mensile è di 18
incidenti mortali, con punte di 25 a luglio e 24 a giugno), registrate
dall'Osservatorio della Fillea Cgil nazionale, contro le 215 del 2003
(cui si aggiungono oltre 100.000 infortuni, secondo i dati dell'Inail).
Altro dato significativo, il numero di lavoratori extracomunitari
morti nei cantieri: 27 (10 in Piemonte), contro i 19 registrati nello
stesso periodo del 2003 (la percentuale è salita dal 15 al 18%).
Oltre metà delle vittime, venute a lavorare in Italia, aveva un'età
compresa fra 26 e 35 anni, per la maggior parte proveniente dai paesi
dell'Est Europa (Romania e Albania su tutti).
Il dato è aggiornato a metà settembre, ma facendo una rapida proiezione, si scopre che se rimarrà inalterato l'attuale trend, a
fine dicembre verrà quantomeno raggiunta la stessa quota dell'anno
scorso. Una recrudescenza che si estende a macchia d'olio su tutto il
territorio: capeggiano Lombardia (24 morti), Piemonte (18) ed Emilia
Romagna (14), senza dimenticare gli undici morti in Sicilia, cifra che
si avvicina al totale del 2003 (16). "Un numero spropositato -
afferma Enzo Campo, segretario generale della Fillea regionale -,
anche rispetto al trend nazionale, che la dice lunga
sull'irresponsabilità delle imprese, al di là degli incidenti dovuti
a fatalità, e sulle carenze degli organi di vigilanza e controllo. Le
aziende che lavorano con appalti pubblici non possono mettere a
profitto le somme destinate agli adempimenti per la sicurezza che non
sono suscettibili di ribassi. Invece è quello che regolarmente fanno.
A questo punto, sarebbe compito degli organi ispettivi verificare la
situazione, ma, purtroppo, questi sono sottodimensionati e
inefficienti".
Gli ispettori del lavoro addetti alle verifiche, denuncia ancora la
Fillea isolana, sono solo 100, mentre, secondo le piante organiche
dovrebbero essere almeno il triplo. Nella medicina preventiva la
situazione è ancora più grave: 200 gli addetti nelle Asl, contro le
650 unità indicate come necessarie dall'Ispettorato regionale alla
sanità.
Tornando ai dati enumerati dall'osservatorio nazionale della Fillea
(aggiornati al 16 settembre), si scopre che a livello provinciale è
in testa Torino con 9 morti bianche, seguita da Roma (7; nel 2003
furono 10 in totale) e Milano (6), ma a colpire è in particolare
l'alta percentuale di Modena (5), morti per la quasi totalità
verificatesi lungo la linea Tav (l'alta velocità ferroviaria) in
costruzione, Bergamo (4) e Trento (4). L'ultimo episodio, in ordine di
tempo, il crollo del solaio al Palazzo delle Esposizioni di Roma, che
ha provocato l'infortunio di cinque operai (due gravi), accompagnato
nella stessa giornata da due infortuni mortali a Trapani e Cagliari,
ripropone in tutta la sua drammaticità l'emergenza sicurezza nei
cantieri edili.
A tal fine, i sindacati delle costruzioni di Roma e Lazio hanno
chiesto un incontro urgente al sindaco Veltroni. "Gli incidenti
in edilizia non avvengono mai per caso - concordano Sandro Grugnetti,
Stefano Macale e Francesco Sannino, i tre segretari regionali di
Fillea, Filca e Feneal -. E i lavoratori non commettono mai imprudenze
di loro volontà: c'è sempre qualcuno che li dirige e li mette in
pericolo, li spinge a fare in fretta. Gli appalti pubblici non
sfuggono alla logica di quelli privati. Una corsa frenetica a tagliare
le spese che si ripercuote sulla sicurezza degli operai. Quando si
avvicina il tempo delle consegna dei lavori, le imprese cominciano a
fare pressioni sul personale e così si risparmia sul tempo, ma anche
sulla sicurezza. Forse il solaio caduto al Palazzo delle Esposizioni
aveva bisogno di opportuni sostegni, ma per montarli occorreva altro
tempo. Per questo, la sicurezza deve essere un argomento primario
nell'agenda di comune, provincia e regione, non soltanto un momento di
riflessione in concomitanza con gli infortuni. Un tema di discussioni
e decisioni condivise e costruttive, allo scopo di trovare soluzioni
adeguate per porre fine a questa piaga".
In concomitanza dell'incontro Veltroni-sindacati, si è svolto a
Villalba di Guidonia, in provincia di Roma, lo sciopero dei lavoratori
delle cave della zona contro gli incidenti sul lavoro, dopo la morte
di un operaio di 40 anni avvenuta il 15 settembre. "Basta è una
mattanza!" hanno urlato i cavatori, bloccando la circolazione
stradale, durante il presidio organizzato dai sindacati degli edili.
"Tra Guidonia e Tivoli è uno stillicidio afferma Walter Fadda,
segretario della Fillea territoriale -: in tre anni sono morti sei
addetti delle cave, due negli ultimi due mesi. C'è tanta rabbia e
dolore tra i lavoratori. E' ora di passare ai fatti. Perciò, abbiamo
sollecitato un tavolo di lavoro con il prefetto. Gli ispettori della
polizia mineraria hanno 28 cave nell'area da controllare, ma gli
operai non li vedono mai. I controlli, per caso, li fanno sulla carta?
Ci aspettiamo delle verifiche ancora più serrate anche da parte degli
ispettorati delle Asl, che, invece, hanno competenza solo sui
laboratori. Due mesi fa, a Bagni di Tivoli, in uno di questi,
considerato all'avanguardia, è morto schiacciato un operaio
romeno". La protesta dei cavatori ha avuto un'ottima adesione:
tutte le cave e le segherie di Tivoli e Guidonia sono rimaste chiuse e
si calcola abbiano aderito all'iniziativa sindacale oltre un migliaio
di lavoratori.
Proprio la giunta capitolina aveva firmato nel giugno scorso un
protocollo con gli stessi sindacati per i controlli nei cantieri, ed
è tuttora l'unica, a livello nazionale, ad avere costituito, sei mesi
fa, un osservatorio ad hoc sulla sicurezza sul lavoro, con il compito
di monitorare tutti i cantieri aperti a Roma e provincia. In seguito
alle ispezioni avviate fino a oggi, fra le quali anche una al cantiere
del Palaexpò, effettuata lo scorso febbraio, senza riscontrare alcuna
irregolarità fra i 24 lavoratori interpellati, l'osservatorio, che,
così come la Procura, ha aperto un'inchiesta sull'ultimo crollo, ha
confermato che la prima causa degli incidenti è proprio l'illegalità
diffusa in edilizia. Stando alle indagini condotte da 90 vigili urbani
con poteri di polizia giudiziaria sui lavori affidati in appalto dal
Campidoglio, è risultato che su 240 imprese edili (appaltatrici e
subappaltatrici) e 160 cantieri visitati fino a oggi, una su tre
non è in regola in materia di norme su salute e sicurezza. Di
conseguenza, ha spiegato l'assessore comunale al Lavoro, Luigi Nieri,
sono state fatte 80 segnalazioni agli ordini competenti, e le
direzioni dei lavori hanno comminato sanzioni pecuniarie per circa
30.000 euro. Inoltre, è stato accertato che 110 lavoratori sui 780
interpellati nel corso delle ispezioni non avevano un regolare
contratto di lavoro, e sono stati regolarizzati solo in seguito a
controlli effettuati. Un'insicurezza sul lavoro assai accentuata, cui
la Giunta capitolina cerca di porre rimedio. Siamo nel pieno di
un'emergenza, ha scritto Nieri al prefetto Serra, per chiedere
l'operatività di una task force sull'edilizia che coinvolga tutti gli
organi competenti: oltre al comune, le direzioni provinciali del
Lavoro, le Asl e le Regione. Un nuovo organismo che dovrebbe
affiancarsi alla task force che vede da tempo impegnati carabinieri,
polizia e guardia di finanza sul fronte della lotta al lavoro nero.
Che non ci sia più tempo da perdere sul fronte della prevenzione e
sicurezza in edilizia, lo ribadisce il leader della Cisl, Savino
Pezzotta. "Non è un problema di leggi, anche se si possono
migliorare. Il punto è l'applicazione delle norme esistenti. In
questo senso, penso che Confindustria e le altre associazioni
imprenditoriali possano giocare un ruolo importante assieme ai
sindacati: serve un patto comune per la sicurezza nei posti di lavoro.
Nel caso dell'edilizia, poi, credo che da un lato si sia fortemente
accentuata la velocità nell'esecuzione del lavoro. Aumenta lo stress
dei lavoratori e si riducono i tempi di consegna. Ma a tale crescita
non si è accompagnato un incremento delle condizioni di sicurezza.
Dall'altro lato, penso che si debbano accertare con determinazione le
responsabilità di chi dirige i lavori e delle imprese
appaltatrici". Secondo la Cgil, la causa principale
dell'insicurezza nei cantieri è dovuta essenzialmente all'attuale
profilo del sistema delle imprese di costruzioni. "In edilizia -
sostiene Mauro Macchiesi, della segreteria nazionale della Fillea - il
dato di crisi del sistema delle imprese è arrivato a tal punto che
l'impresa in quanto tale si ferma ai cancelli del cantiere. Dentro di
esso, tutta l'organizzazione dei lavori avviene di fatto senza regole.
La questione centrale che va posta al più presto all'attenzione del
governo e del Parlamento è quella di mettere a punto una legislazione
di sostegno per la ricostruzione di un profilo dell'impresa di
costruzioni. Senza il quale è praticamente impossibile difendere i
diritti dei lavoratori, dalla piaga del lavoro nero ai problemi
relativi alla prevenzione e sicurezza".
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