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Adrian ha perso due dita facendo il proprio mestiere. E' un
sarto. Al suo paese lavorava in modo tradizionale, come molti
artigiani. Poi è arrivato in Italia e l'hanno messo a cucire con una
macchina moderna. Solo che non gli hanno spiegato come funzionava la
macchina e adesso Adrian si ritrova senza l'indice e il medio della
mano destra. Non è un fatto episodico. Stando a una ricerca sul
rischio infortunistico tra i lavoratori immigrati, presentata oggi
dall'Istituto italiano di medicina sociale e dalla Caritas, nel nostro
Paese uno straniero su 10 incorre in un incidente di lavoro.
Proporzione più che doppia rispetto agli infortuni tra i lavoratori
italiani, che colpiscono una persona su 25. L'indagine è stata
realizzata sui dati Istat e Inail del 2001 ed è il frutto di un
lavoro approfondito svolto da un'equipe di ricercatori. Un dossier di
più di 200 pagine che dimostra come gli immigrati, delegati alle
mansioni più pericolose o, come nel caso di Adrian, non adeguatamente
formati, siano esposti a un rischio infortunistico molto più alto
rispetto agli italiani. E questo in tutti i settori e in tutte le
regioni.
Nel 2001 - informa la ricerca - in Italia sono stati indennizzati nel
totale 641.106 infortuni. Di essi 58.494 hanno riguardato lavoratori
nati all'estero con questa ripartizione: agricoltura 5,5%, industria
57,3%, servizi 28%, altri settori 9,2%. La ricerca stima che gli
immigrati occupati regolarmente (assunti, interinali, collaboratori)
siano stati, sempre nel 2001, 677.304. Il rapporto tra le due entità
numeriche restituisce un'incidenza infortunistica tra gli stranieri
superiore al 9%. Di molto superiore, come detto, rispetto al 4,2%
degli italiani. E non bisogna dimenticare che si tratta di dati
sottostimati, visto che, data l'incidenza del lavoro nero tra gli
immigrati, molti infortuni, specie nelle piccole imprese e nel settore
agricolo, non vengono denunciati.
Gli immigrati - sostengono i ricercatori - "non solo vivono sulla
loro pelle poco meno di un decimo del totale degli infortuni
indennizzati (a fronte pero' di una forza lavoro complessiva di appena
il 3%) ma, al loro interno, sanno che in un caso su 10 sono destinati
ad infortunarsi". I casi mortali (111) sono stati uno ogni 500
infortuni indennizzati e ''cio' attesta un'incidenza altamente
drammatica''.
I settori più a rischio per i lavoratori stranieri sono l'edilizia
(dove si è verificato il 14,5% degli infortuni), l'industria dei
metalli (14,3%), le attività immobiliari (6,8%), i trasporti (6,1%),
l'agricoltura (5,5%) e l'industria meccanica (5,3%). Ma, avvertono i
ricercatori, il dato sull'agricoltura è ampiamente sottostimato, a
causa appunto dell'alto livello di irregolarità del lavoro straniero
nelle campagne: non a caso è l'unico settore in cui il dato generale
sugli infortuni, comprendente quindi anche i lavoratori italiani, è
superiore a quello specifico degli immigrati (8,5% contro, appunto, il
5,5%).
La regione col più alto numero di incidenti di lavoro tra gli
stranieri è la Lombardia (13.063), seguita dal Veneto (11.010) e
dall'Emilia Romagna (10.823). A distanza le altre regioni: Piemonte
con 3.658 incidenti, Toscana con 3.379, Marche con 3.130, Friuli
Venezia Giulia con 2.979, Trentino Alto Adige con 2.259, Lazio con
1.650, Umbria con 1.602 e Abruzzo con 1.162. Tra le province la prima
è Milano con oltre 3500 infortuni. Seguono Treviso, Vicenza, Brescia,
Bologna, Modena e Bergamo con un numero di infortuni compreso tra
mille e 2 mila.
Tra le aree territoriali la più a rischio è il Nord Est, con
un'incidenza degli infortuni pari al 13,6% (ricordiamo che il dato, a
livello nazionale, è del 9,1%). Seguono il Nord Ovest col 9,2%, il
Centro col 7,7%, il Sud col 3,4% e le Isole col 2,6%. Le regioni sopra
la media sono il Friuli Venezia Giulia (15%), il Trentino Alto Adige
(13,3%), le Marche (11,4%) e la Lombardia (11,3%). La ricerca ha
invece riscontrato valori più contenuti in regioni di grande
immigrazione come la Toscana (6,5%) e il Lazio (5,1%).
Un sesto degli incidenti denunciati ha riguardato lavoratrici donne (tre quarti delle straniere sono
occupate nel settore della collaborazione domestica, notoriamente a piu' basso rischio). In relazione ai paesi di
origine, risultano piu' a rischio i lavoratori provenienti da Senegal, Jugoslavia, Tunisia, Marocco. Piu' bassa invece la
percentuale di rischio per i romeni e gli egiziani.
"Si tratta di dati molto gravi e dalle conseguenze sociali ed
economiche altissime", ha spiegato Franco Bentivogli,
sindacalista di lungo corso e redattore del "Dossier statistico
immigrazione" della Caritas. "E' come se ogni anno
scoppiassero due o tre guerre all'Iraq. Dati che in futuro dovranno
diminuire - sostiene Bentivogli - tramite una adeguato sforzo di
prevenzione, non solo perché è un "dovere morale"
impegnarsi perché ciò avvenga, ma anche perché "nessun paese
con un tasso di infortuni alto come quello dell'Italia è competitivo
a livello internazionale".
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