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Meno infortuni sul lavoro (-15 mila) e meno morti
(- 87): è questo il bilancio che stila l'Inail nel suo Rapporto
annuale sul 2003 presentato oggi. Un resoconto positivo, quello
dell'Istituto, che stima il calo di infortuni rispetto al 2002 in un
-1,5%. Ma “occorre stare in guardia contro ogni sterile ed
ingiustificato trionfalismo", ha ammonito il presidente dell'Inail
Vincenzo Mungari. Che ha aggiunto: "Evitiamo di usare i maniera
cinica le statistiche: dietro i numeri ci sono altrettante persone che
hanno visto compromessa, talvolta in modo irreversibile, la propria
esistenza”. Difficile dargli torto, visto che ogni giorno, in
Italia, si muore sul lavoro.
Stando ai dati dell'Inail - che in parte erano già stati anticipati
lo scorso marzo - il numero complessivo di infortuni è sceso dai 993 mila
di due anni fa ai 978 mila dell'anno scorso. Nell'industria e nei servizi il calo e' stato dell'1,5%,
nell'agricoltura addirittura del 3,5%. Significativa la contrazione nell'industria manifatturiera (in particolare tessile e
metalmeccanica) e dei trasporti. Stabile il settore delle costruzioni, che nel 2003 ha registrato peraltro una notevole
crescita occupazionale (+3,5%). Mentre si registra un incremento del 2,1% tra i dipendenti dello Stato.
Gli infortuni mortali sono scesi dai 1.481 del 2002 ai 1.394 del 2003:
il che significa che ogni giorno sono morte quasi quattro persone. Sul
piano settoriale, l'istituto registra un calo di 27 casi nell'industria e servizi, di 47 in agricoltura e
di 13 tra i dipendenti dello Stato. Il risparmio di vite umane e' da attribuire in larga parte alla significativa contrazione degli
infortuni mortali 'in itinere' (cioe' durante il tragitto per raggiungere il lavoro o per spostarsi da un posto di lavoro ad
un altro), scesi dai 390 denunciati nel 2002 ai 328 del 2003.
Sul piano territoriale, si registra per l’Industria e Servizi un
calo diffuso ed abbastanza omogeneo nelle varie aree geografiche del
Paese, con maggiori accentuazioni al Sud e nel Nord Ovest (in
particolare Puglia, Basilicata, Calabria, Piemonte). Incrementi di un
certo rilievo in Trentino Alto Adige. In Agricoltura la flessione
interessa tutte le zone geografiche ad eccezione delle Isole dove si
segnalano modesti incrementi.
Per Mungari, il calo degli infortuni nel 2003 ''conferma pienamente le stime previsionali effettuate nei mesi precedenti
su dati provvisori, e risulta ancora piu' significativo se si tiene conto che nello stesso anno l'occupazione e' cresciuta
dell'1%''. Per quanto riguarda quanto accadrà nel 2004, l'Inail stima
che il calo degli infortuni dovrebbe proseguire attestandosi tra l'1 e il 2%.
Più alto il rischio per gli immigrati
Aumenta il contributo degli immigrati all'economia italiana, ma aumenta anche il numero degli
infortuni che li vedono coinvolti, proporzionalmente piu' alto rispetto a quello dei 'colleghi' italiani. E' quanto si legge
nel rapporto Inail presentato oggi, in cui si rileva che gli incidenti sul lavoro che hanno avuto per protagonisti
extracomunitari sono stati nel 2003 quasi 107.000 (157 i casi mortali), pari all'11% del totale nazionale.
Ricordando che l'andamento degli infortuni e' correlato alla progressiva emersione dei lavoratori immigrati e all'ingresso di
nuove forze lavoro, il rapporto spiega che allo stato attuale il lavoro degli extracomunicati esprime un tasso di incidenza
infortunistica (57 casi per 1.000 occupati) sensibilmente piu' elevato rispetto a quello medio nazionale (44 per 1.000).
La spiegazione - si legge nel rapporto - e' da ricercarsi nel tipo di attivita' in cui sono generalmente occupati gli
extracomunitari, relativa principalmente ad attivita' pericolose, legate alla mobilita', di tipo stagionale e svolte
generalmente in aziende di minori dimensioni. Ma anche in un presumibile minor grado di competenza, poiche' gli immigrati in
genere non dispongono ancora dell'esperienza e della preparazione dei colleghi italiani.
A pagare il tributo piu' elevato sono i lavoratori di Marocco, Albania e Romania - afferma ancora il rapporto Inail -
che da soli contano quasi la meta' degli infortuni a extracomunitari. Da sottolineare
il numero di morti tra i lavoratori albanesi (32 casi), impegnati per lo piu' nelle attivita' delle costruzioni e manifatturiere,
mentre sono di scarso rilievo numerico gli infortuni denunciati da filippini e cinesi, che pure sono tra le comunita' piu'
presenti nel nostro Paese.
Quanto ai settori nei quali si concentrano gli infortuni degli extracomunitari, al primo posto e' l'industria
manifatturiera (28,1%), le costruzioni (14,6%) sono quello in cui piu' alti sono i casi mortali, e poi il commercio (7,6%), i
trasporti (6,6%) e l'agricoltura (4,6%). Mentre a livello territoriale gli infortuni sono distribuiti soprattutto nel
nord, con quali il 60% del totale tra Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna.
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