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Stress
da lavoro

Accordo europeo tra i sindacati
e le associazioni industriali

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Stress da lavoro

Accordo europeo tra i sindacati
e le associazioni industriali

di Diego Alhaique
alhaique@mail.cgil.it

Oltre alle norme di legge, anche la contrattazione può favorire migliori condizioni di lavoro. Ne discuteranno il prossimo 15 ottobre a Modena, in occasione del Salone “Ambiente Lavoro”, i delegati di Cgil, Cisl e Uil in una grande assemblea unitaria. L’iniziativa precede di una settimana esatta l’accordo che le quattro più grandi organizzazioni europee di lavoratori e imprenditori hanno firmato a Bruxelles lo scorso 8 ottobre per combattere assieme lo stress. L’intesa, sottoposta alla Commissione europea, dopo nove mesi di negoziati è stata firmata dalla Ces (Confederazione europea dei sindacati), dell’Unice (l’Unione delle Confindustrie europee), dall’Ueapme (l’Unione europea degli artigiani e delle piccole imprese) e dal Ceep (Centro europeo delle imprese pubbliche e delle imprese d’interesse economico generale). Nel luglio scorso avevamo dato notizia (vedi Rassegna, n. 27 del 2004) che era stato definito fra le stesse organizzazioni un “Progetto di accordo quadro sullo stress”, che ora è stato sancito a conclusione di una fase d’espressione di voto (per iscritto) all’interno delle associazioni affiliate.

L’accordo nasce dal presupposto che lo stress è un problema che interessa sia i datori di lavoro che i lavoratori. Condivisa l’esigenza di un’azione comune specifica e anticipando una consultazione sul problema da parte della Commissione, le parti sociali europee hanno così inserito la questione nel programma di lavoro del Dialogo sociale 2003-2005. Gli scopi dell’accordo sono di migliorare la consapevolezza e la comprensione dello stress e di stimolare una maggiore attenzione sui sintomi che possono indicarne l’insorgenza. L’obiettivo più immediato è quello d’offrire agli imprenditori, ai lavoratori e ai loro rappresentanti un quadro di riferimento che consenta d’individuare e di prevenire o gestire lo stress da lavoro, non certo  quello di colpevolizzare l’individuo che ne è coinvolto. Un importante passaggio dell’intesa precisa che le parti sociali europee, riconoscendo che il mobbing e la violenza sul lavoro sono fattori di stress potenziali, esploreranno congiuntamente  la possibilità di una contrattazione specifica su questi problemi, concordando che l’attuale intesa non riguarda né la violenza sul lavoro, né il mobbing, né lo stress post-traumatico.

L’accordo definisce lo stress come uno stato contrassegnato da disagi fisici, psicologici o sociali derivanti dalla sensazione provata dagli individui di non riuscire a rispondere adeguatamente alle richieste e alle aspettative riposte su di loro. Si afferma che lo stress potenzialmente può riguardare qualunque lavoro e qualunque lavoratore, a prescindere dalle dimensioni aziendali, dal campo d’attività, dal tipo di contratto o di rapporto di lavoro, anche se si specifica che in pratica non tutti i luoghi di lavoro e non tutti i lavoratori ne sono necessariamente coinvolti. Affrontare il problema dello stress, si legge nel testo dell’accordo, può voler dire una maggiore efficienza e un deciso miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza sul lavoro, con conseguenti benefici economici e sociali per le aziende, i lavoratori e la società nel suo insieme. Di rilievo la decisione, presa dalle parti firmatarie, che l’applicazione dell’intesa (da effettuarsi entro i prossimi tre anni) sarà monitorata dalle associazioni promotrici, che ne riferiranno al Comitato sul dialogo sociale, il quale a sua volta preparerà annualmente una sintesi sulla sua evoluzione e nel quarto anno successivo provvederà a un rapporto completo. Si tratta ora di passare all’azione anche nel nostro paese. Quale migliore occasione di quella del Salone di Modena per cominciare?

 

(Rassegna sindacale, n.38, ottobre 2004)

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