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Oltre alle norme di legge, anche la contrattazione
può favorire migliori condizioni di lavoro. Ne discuteranno il
prossimo 15 ottobre a Modena, in occasione del Salone “Ambiente
Lavoro”, i delegati di Cgil, Cisl e Uil in una grande assemblea
unitaria. L’iniziativa precede di una settimana esatta l’accordo che
le quattro più grandi organizzazioni europee di lavoratori e
imprenditori hanno firmato a Bruxelles lo scorso 8 ottobre per
combattere assieme lo stress. L’intesa, sottoposta alla Commissione
europea, dopo nove mesi di negoziati è stata firmata dalla Ces
(Confederazione europea dei sindacati), dell’Unice (l’Unione delle
Confindustrie europee), dall’Ueapme (l’Unione europea degli artigiani
e delle piccole imprese) e dal Ceep (Centro europeo delle imprese
pubbliche e delle imprese d’interesse economico generale). Nel luglio
scorso avevamo dato notizia (vedi Rassegna, n. 27 del 2004) che
era stato definito fra le stesse organizzazioni un “Progetto di
accordo quadro sullo stress”, che ora è stato sancito a conclusione di
una fase d’espressione di voto (per iscritto) all’interno delle
associazioni affiliate.
L’accordo nasce dal presupposto che lo stress è un problema che
interessa sia i datori di lavoro che i lavoratori. Condivisa
l’esigenza di un’azione comune specifica e anticipando una
consultazione sul problema da parte della Commissione, le parti
sociali europee hanno così inserito la questione nel programma di
lavoro del Dialogo sociale 2003-2005. Gli scopi dell’accordo sono di
migliorare la consapevolezza e la comprensione dello stress e di
stimolare una maggiore attenzione sui sintomi che possono indicarne
l’insorgenza. L’obiettivo più immediato è quello d’offrire agli
imprenditori, ai lavoratori e ai loro rappresentanti un quadro di
riferimento che consenta d’individuare e di prevenire o gestire lo
stress da lavoro, non certo quello di colpevolizzare l’individuo che
ne è coinvolto. Un importante passaggio dell’intesa precisa che le
parti sociali europee, riconoscendo che il mobbing e la violenza sul
lavoro sono fattori di stress potenziali, esploreranno congiuntamente
la possibilità di una contrattazione specifica su questi problemi,
concordando che l’attuale intesa non riguarda né la violenza sul
lavoro, né il mobbing, né lo stress post-traumatico.
L’accordo definisce lo stress come uno stato contrassegnato da disagi
fisici, psicologici o sociali derivanti dalla sensazione provata dagli
individui di non riuscire a rispondere adeguatamente alle richieste e
alle aspettative riposte su di loro. Si afferma che lo stress
potenzialmente può riguardare qualunque lavoro e qualunque lavoratore,
a prescindere dalle dimensioni aziendali, dal campo d’attività, dal
tipo di contratto o di rapporto di lavoro, anche se si specifica che
in pratica non tutti i luoghi di lavoro e non tutti i lavoratori ne
sono necessariamente coinvolti. Affrontare il problema dello stress,
si legge nel testo dell’accordo, può voler dire una maggiore
efficienza e un deciso miglioramento delle condizioni di salute e
sicurezza sul lavoro, con conseguenti benefici economici e sociali per
le aziende, i lavoratori e la società nel suo insieme. Di rilievo la
decisione, presa dalle parti firmatarie, che l’applicazione
dell’intesa (da effettuarsi entro i prossimi tre anni) sarà monitorata
dalle associazioni promotrici, che ne riferiranno al Comitato sul
dialogo sociale, il quale a sua volta preparerà annualmente una
sintesi sulla sua evoluzione e nel quarto anno successivo provvederà a
un rapporto completo. Si tratta ora di passare all’azione anche nel
nostro paese. Quale migliore occasione di quella del Salone di Modena
per cominciare?
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