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Una rilevazione torinese

Le condizioni di lavoro provocano ansia e mal di schiena

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Una rilevazione torinese

Le condizioni di lavoro provocano ansia e mal di schiena

di Diego Alhaique

L’esistenza di una connessione tra organizzazione d’impresa e salute e sicurezza è largamente sottovalutata in Italia. Particolarmente ostili a tale approccio ai fini della prevenzione sono gli imprenditori, profondamente contrari all’idea di essere sottoposti – oltreché all’obbligo di rispettare le prescrizioni di natura tecnica e procedurale – anche al controllo sull’organizzazione del lavoro. È stata invece proprio questa la visione che ha ispirato la ricerca realizzata dall’Osservatorio sul mercato del lavoro della Provincia di Torino, con la collaborazione dell’Istituto per il lavoro di Bologna, di cui è stata presentata di recente un’anticipazione del rapporto conclusivo (disponibile in http://www.provincia.torino.it/sito_lavoro/Osservatorio/articoli4). L’obiettivo dello studio è stato quello d’individuare le correlazioni tra diversità di modelli di business assunti dalle imprese, differenti modelli organizzativi, tecnologie utilizzate e comportamenti adottati e il tema salute-sicurezza.

Per la realizzazione della ricerca, accanto a un’analisi dei dati quantitativi derivanti dalle fonti ufficiali (come le statistiche Inail), sono stati utilizzati strumenti eterogenei d’indagine diretta, che hanno consentito di raccogliere sia la testimonianza dei lavoratori, sia una lettura dei fenomeni oggetto di studio da parte degli “attori privilegiati”, coloro che a vario titolo si occupano delle questioni relative alla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Sono state così effettuate in primo luogo una serie di interviste a diversi soggetti che in provincia di Torino, per incarichi e funzioni di natura istituzionale o associativa, sono punto di riferimento e interlocutori in materia. Successivamente, sono stati organizzati tre gruppi di discussione, cui hanno partecipato rappresentanti sindacali dei lavoratori e delle associazioni imprenditoriali dei settori indagati, insieme con il servizio di Epidemiologia regionale. Il nocciolo della ricerca è  rappresentato però dall’indagine diretta presso i lavoratori, per la quale sono stati utilizzati due strumenti: un questionario individuale, distribuito in sei settori produttivi e dei servizi e, quale ulteriore approfondimento, quattro studi di caso in altrettante realtà pubbliche e private (un grande ospedale, un’azienda di trasporto passeggeri,  un’impresa logistica, un centro commerciale), presso le quali sono state realizzate interviste a lavoratori con ruoli diversi all’interno dell’organizzazione.

La ricerca ha coinvolto 3.974 lavoratori: di cui il 63,3 per cento provenienti dalla filiera di produzione automobilistica, il 17,4 dal settore trasporto passeggeri, il 6,2 dalla sanità, il 4,9 dalla grande distribuzione commerciale, il 4,4 dal settore trasporto merci e logistica, il 3,9 dal settore edile. Il questionario utilizzato è lo stesso adottato dalla Fondazione di Dublino per l’indagine del 2000 sulle condizioni di lavoro in Europa, il che ha consentito la comparazione di alcuni risultati della rilevazione torinese con l’esperienza internazionale. Il 48 per cento degli intervistati ha dichiarato di ritenere che la propria salute sia stata compromessa a causa delle mansioni lavorative. Tra coloro che ritengono la loro salute compromessa dal lavoro, il 77 per cento accusa mal di schiena, il 66 dolori muscolari a spalle e collo, mentre il 63 per cento si sente molto teso e stanco, il 52 per cento accusa affaticamento e il 39 ansia. In estrema sintesi, è stato rilevato che esiste una maggiore tensione nel lavoro dove si verificano situazioni di ripetitività e ritmi elevati. Il dato complessivo indica che più è forte l’incidenza manuale, più determinante è la ricaduta sulla salute. In questo contesto, il giudizio negativo è superiore fra le lavoratrici.

 

(Rassegna sindacale, n.8, 25 febbraio - 3 marzo 2004)

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