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L’esistenza di una connessione tra
organizzazione d’impresa e salute e sicurezza è largamente
sottovalutata in Italia. Particolarmente ostili a tale approccio ai
fini della prevenzione sono gli imprenditori, profondamente contrari
all’idea di essere sottoposti – oltreché all’obbligo di
rispettare le prescrizioni di natura tecnica e procedurale – anche
al controllo sull’organizzazione del lavoro. È stata invece proprio
questa la visione che ha ispirato la ricerca realizzata
dall’Osservatorio sul mercato del lavoro della Provincia di Torino,
con la collaborazione dell’Istituto per il lavoro di Bologna, di cui
è stata presentata di recente un’anticipazione del rapporto
conclusivo (disponibile in http://www.provincia.torino.it/sito_lavoro/Osservatorio/articoli4).
L’obiettivo dello studio è stato quello d’individuare le
correlazioni tra diversità di modelli di business assunti dalle
imprese, differenti modelli organizzativi, tecnologie utilizzate e
comportamenti adottati e il tema salute-sicurezza.
Per la realizzazione della ricerca, accanto a
un’analisi dei dati quantitativi derivanti dalle fonti ufficiali
(come le statistiche Inail), sono stati utilizzati strumenti
eterogenei d’indagine diretta, che hanno consentito di raccogliere
sia la testimonianza dei lavoratori, sia una lettura dei fenomeni
oggetto di studio da parte degli “attori privilegiati”, coloro che
a vario titolo si occupano delle questioni relative alla salute e
sicurezza nei luoghi di lavoro. Sono state così effettuate in primo
luogo una serie di interviste a diversi soggetti che in provincia di
Torino, per incarichi e funzioni di natura istituzionale o
associativa, sono punto di riferimento e interlocutori in materia.
Successivamente, sono stati organizzati tre gruppi di discussione, cui
hanno partecipato rappresentanti sindacali dei lavoratori e delle
associazioni imprenditoriali dei settori indagati, insieme con il
servizio di Epidemiologia regionale. Il nocciolo della ricerca
è rappresentato però dall’indagine diretta presso i
lavoratori, per la quale sono stati utilizzati due strumenti: un
questionario individuale, distribuito in sei settori produttivi e dei
servizi e, quale ulteriore approfondimento, quattro studi di caso in
altrettante realtà pubbliche e private (un grande ospedale,
un’azienda di trasporto passeggeri, un’impresa logistica, un
centro commerciale), presso le quali sono state realizzate interviste
a lavoratori con ruoli diversi all’interno dell’organizzazione.
La ricerca ha coinvolto 3.974 lavoratori: di cui
il 63,3 per cento provenienti dalla filiera di produzione
automobilistica, il 17,4 dal settore trasporto passeggeri, il 6,2
dalla sanità, il 4,9 dalla grande distribuzione commerciale, il 4,4
dal settore trasporto merci e logistica, il 3,9 dal settore edile. Il
questionario utilizzato è lo stesso adottato dalla Fondazione di
Dublino per l’indagine del 2000 sulle condizioni di lavoro in
Europa, il che ha consentito la comparazione di alcuni risultati della
rilevazione torinese con l’esperienza internazionale. Il 48 per
cento degli intervistati ha dichiarato di ritenere che la propria
salute sia stata compromessa a causa delle mansioni lavorative. Tra
coloro che ritengono la loro salute compromessa dal lavoro, il 77 per
cento accusa mal di schiena, il 66 dolori muscolari a spalle e collo,
mentre il 63 per cento si sente molto teso e stanco, il 52 per cento
accusa affaticamento e il 39 ansia. In estrema sintesi, è stato
rilevato che esiste una maggiore tensione nel lavoro dove si
verificano situazioni di ripetitività e ritmi elevati. Il dato
complessivo indica che più è forte l’incidenza manuale, più
determinante è la ricaduta sulla salute. In questo contesto, il
giudizio negativo è superiore fra le lavoratrici.
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