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Scontro tra governo e sindacato alla vigilia delle elezioni

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Scontro tra governo e sindacato 
alla vigilia delle elezioni

di Ornella Cilona

Il sindacato è sotto tiro in Australia, nel bel mezzo di una campagna elettorale anomala. Il governo conservatore, guidato da John Howard, in carica da otto anni, è sempre più ostile alle organizzazioni dei lavoratori, e strizza invece l’occhio ai cittadini nel tentativo di accaparrarsi voti preziosi. Nei giorni scorsi Howard ha annunciato  la convocazione di elezioni legislative anticipate per il prossimo 9 ottobre, che procederanno al rinnovo di tutti i 159 deputati e di metà dei senatori in carica. Per la verità lo ha fatto con molto ritardo, quando la campagna elettorale era di fatto già cominciata, dato che in Australia la legge prevede che il primo ministro possa decidere la data delle elezioni con soli 33 giorni di preavviso. Al centro della campagna elettorale vi è la permanenza del contingente australiano inviato in Iraq: da una parte si affronteranno i conservatori, alleati degli Usa in Iraq, dall'altra l'opposizione laburista che ha promesso, in caso di vittoria, il ritiro dei reparti australiani.

Le ostilità contro il sindacato sono iniziate quando il ministero del Lavoro ha presentato a fine maggio un progetto di legge che abolisce l’indennità di licenziamento che i datori di lavoro sono obbligati a pagare ai dipendenti delle piccole imprese. L’intento è di tagliare gli oneri a carico delle aziende con meno di 15 dipendenti per rilanciare lo sviluppo, a scapito dei diritti dei lavoratori.

“Questa indennità rappresenta un peso eccessivo per ogni piccola impresa e, di conseguenza, un disincentivo alla creazione di nuovi posti”, ha affermato il ministro del Lavoro Kevin Andrews. L’Actu (Australian Council of Trade Unions), il sindacato australiano, ha reagito aspramente contro la proposta del governo: “È un attacco nei confronti delle persone più vulnerabili della nostra comunità – ha dichiarato senza mezzi termini il presidente dell’Actu, Sharan Burrow –. Gran parte dei lavoratori più anziani che sono licenziati da piccole imprese non trovano più un impiego. Inoltre i dati dell’ufficio nazionale di statistica mostrano che il 70 per cento delle aziende di minori dimensioni che licenziano i propri dipendenti sono in profitto”.

La posizione del governo è stata criticata anche dalla Commissione nazionale per le relazioni industriali, che si è espressa a favore di  una riduzione dell’indennità, non della sua abolizione.

L’offensiva dei conservatori contro il sindacato non si limita a questo. Nel mirino di Howard ci sono anche i congedi per i lavoratori che donano il sangue o che partecipano a giurie popolari, e il comitato nazionale per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro, che punta ad abolire.

La replica dell’Actu non si è fatta attendere: “Il primo ministro ha dichiarato che il governo lavora per raggiungere l’obiettivo di una ‘società equa e decente’”, si legge in un comunicato della confederazione. Ma il governo ha un concetto buffo di quella che è la decenza. Ogni anno in Australia ben 4.500 persone muoiono a causa di incidenti sul lavoro, un numero più alto di quelli che muoiono sulle strade. Eppure si pensa a cancellare il Comitato per la sicurezza”.

Questi provvedimenti mirano a indebolire prima del voto l’Actu, tradizionale alleato dei laburisti. Ma la nuova strategia del governo in vista delle elezioni ruota soprattutto su un programma di consistenti tagli fiscali per i cittadini, oltre che su massicci investimenti pubblici nel campo dell’istruzione.

Il documento di bilancio 2004, appena presentato in Parlamento dal ministro del Tesoro Peter Costello, prevede infatti 14,7 miliardi di dollari australiani (pari a circa 8,6 miliardi di euro) di sconti nella tassazione che andranno quasi tutti a vantaggio dei contribuenti individuali. Il documento, in particolare, istituisce un assegno di 3 mila dollari australiani (pari a poco meno di 1.771 euro) per i nuovi nati, e speciali detrazioni fiscali per le famiglie con reddito medio basso.

Secondo Costello le famiglie australiane dovrebbero risparmiare, grazie alla riforma, 50 dollari australiani (pari a poco meno di 30 euro) la settimana.

Duro il commento del sindacato, che contesta al governo il fatto di avere privilegiato i cittadini più abbienti durante i suoi otto anni di permanenza al potere. “I redditi del 20 per cento della popolazione più ricca – argomenta Burrow – sono aumentati otto volte di più rispetto a quelli del 20 per cento delle persone più povere. Questo significa che metà delle entrate generate dalla crescita economica non ha toccato i quattro quinti dei cittadini australiani”. Secondo i calcoli dell’Actu, inoltre, un settimo delle persone meno abbienti pagano ora più tasse di quanto avveniva nel 1996, mentre i più ricchi ne pagano di meno.

Numerose perplessità – non solo nel sindacato – ha suscitato anche la decisione del governo di finanziare solo le scuole pubbliche che esporranno all’ingresso la bandiera nazionale. Lo stato di salute buono dell’economia (quest’anno il prodotto interno lordo dovrebbe crescere del 3,5 per cento) e il forte avanzo di bilancio giustificano, a detta del governo, i tagli alle tasse, che potrebbero rivelarsi l’arma vincente contro l’opposizione.

Fino a poco tempo fa, infatti, i sondaggi davano in forte ascesa i laburisti, guidati da Mark Latham, che avevano guidato numerose dimostrazioni popolari contro la decisione di Howard di mandare le truppe australiane in Iraq al fianco di quelle inglesi e americane.

A dare man forte al governo australiano è sceso in campo perfino il presidente Usa George Bush – a sua volta impegnato in una campagna elettorale dall’esito tutt’altro che scontato – che ha deciso di dare una mano al suo alleato nella lotta a Saddam.

Il Senato Usa ha infatti approvato un accordo di libero scambio fra gli Stati Uniti e l’Australia, sul modello di quello che regola fin dal 1989 le transazioni commerciali con il Canada. L’accordo è stato accolto con molto favore dalle imprese di Canberra.

 

(Rassegna sindacale, n.32, settembre 2004)

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