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Guido Rossa 
Cgil Cisl e Uil 
lo ricordano 
nella sua Genova

Il rigore morale 
e la coerenza

Il ricordo 
del compagno dell'Italsider

Quella sua bravura nella manutenzione

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Guido Rossa / Cgil Cisl e Uil lo ricordano nella sua Genova

Il rigore morale e la coerenza

di Giovanna Cereseto

In un gennaio come questo di 25 anni fa, Guido Rossa venne barbaramente ucciso dalle Brigate Rosse. Era il 24 gennaio del 1979: come tutti gli altri giorni, Rossa lascia alle 6,30 la sua abitazione di un quartiere genovese per recarsi al lavoro in fabbrica. Non vi farà più ritorno.
Guido Rossa, sposato e padre 

di una ragazza allora sedicenne, operaio all’Italsider, è iscritto al Pci e alla Cgil. Nel 1970 viene eletto, quasi all’unanimità, delegato sindacale. Diventa ben presto il punto di riferimento per i lavoratori, ma anche per i dirigenti aziendali che lo apprezzano per le sue qualità di serietà e rigore morale. 

Gli anni 70 sono anni bui: sono gli anni del terrorismo, Genova paga i suoi tributi: nel 1974 il rapimento di Mario Sossi, nel 1976 l’uccisione del giudice Coco. Guido Rossa non ha dubbi, crede nel valore del lavoro, crede nella democrazia della Repubblica nata dalla Resistenza, sostiene con vigore la lotta al terrorismo. Lo fa concretamente esponendosi in prima persona: al processo contro Francesco Berardi, il “postino” delle Br colto in flagrante in fabbrica con volantini e altro materiale, rappresenta il Consiglio di Fabbrica dell’Italsider. È in questo momento che Rossa viene indicato dalle Br come “spia” e per questo verrà ucciso.

Genova, 23 gennaio 2004, Teatro Stabile: Cgil Cisl e Uil liguri organizzano un’iniziativa pubblica: “1979-2004, Ricordando Guido Rossa - Le battaglie del sindacato contro il terrorismo, per la democrazia, per la dignità del lavoro”. Dopo il saluto delle istituzioni locali, l’iniziativa si concentra sulla tavola rotonda alla quale partecipano Piero Luigi Vigna, procuratore nazionale Antimafia, Carol Beebe Tarantelli, docente universitaria e psicoanalista (il cui marito, l’economista Ezio Tarantelli, venne ucciso a Roma il 27 marzo 1985 sempre dalle Brigate Rosse), e i segretari generali di Cgil Cisl e Uil, Guglielmo Epifani, Savino Pezzotta e Luigi Angeletti. 

Con Anna Giacobbe, segretario generale della Cgil Liguria, approfondiamo il significato dell’iniziativa del 23 gennaio. “Il ricordo della figura di Guido Rossa e di quello che ha rappresentato nella battaglia del sindacato contro il terrorismo – sottolinea Giacobbe – è diventato il simbolo del contrasto tra il sindacato e la scelleratezza del terrorismo, vissuto come minaccia allo sviluppo democratico e all’affermazione dei valori del lavoro. È un contrasto che continua, che non si è attenuato con la fine del periodo più tragico e sanguinoso. Proprio la ripresa del fenomeno terroristico tra la fine degli anni novanta e l’inizio del nuovo secolo, ha colpito figure vicine al sindacato, impegnate sui temi del lavoro con gli omicidi D’Antona e Biagi. Per questo le accuse alla Cgil, a Cofferati di essere mandanti “morali” del terrorismo le ho vissute come l’attacco più vile e odioso che la nostra organizzazione potesse subire, la dimostrazione che si è cercato di usare qualunque mezzo per colpirci”.

Rassegna Che collegamento c’è tra il terrorismo di ieri e quello di oggi?

Giacobbe In passato l’organizzazione terroristica era più capillare, maggiormente strutturata; oggi, pur rappresentando un fenomeno comunque pericoloso, è maggiormente circoscritta e meno solida dal punto di vista organizzativo e militare. C’era un disegno, allora, preciso, freddo, calcolato: non so quanto di tutto ciò sia rimasto.

Rassegna Dal punto di vista della cultura sociale cosa è cambiato da allora a Genova?

Giacobbe Genova, oggi come allora, si presenta con un tessuto sociale buono, che si alimenta del rispetto reciproco tra le persone. Il valore del lavoro, anche del lavoro industriale, è stato messo in discussione, ma ha retto, nella coscienza e nella vita delle nostre comunità. La cultura dell’accoglienza è un tratto prevalente della collettività genovese, e lo vediamo anche di fronte ai fenomeni dell’immigrazione.

Rassegna Cosa resta di Guido Rossa, oggi?

Giacobbe Chi lo ha conosciuto personalmente lo ricorda come un uomo dal forte rigore morale, che, attraverso il suo gesto di denuncia, mise in pratica quanto dichiarava con le parole: per lui, probabilmente, un gesto coerente, per noi molto di più. La nostra iniziativa è tesa anche a far emergere, se ancora ce ne fosse necessità, la figura di Guido Rossa, che al di là dell’appartenenza al mondo sindacale, è per la città un esempio di serietà e coerenza: e ciò lo ha portato ad essere quello che poi è stato. Rossa aveva delle idee, delle speranze che coltivava nella sua militanza politica e sindacale. C’era, nelle sue idee, un desiderio forte di trasformazione della società e una visione di progresso non banale, dove i diritti delle persone e le esigenze dell’uomo come persona dovevano rappresentare il centro di gravità.

Rassegna Questi diritti che oggi vediamo messi a rischio da politiche sbagliate sul piano economico e sociale...

Giacobbe Il problema vero che sento intorno a me è quello dei rischi per la tenuta della coesione sociale. L’aumento delle ingiustizie, il tentativo di ridurre il ruolo del sindacato e delle grandi organizzazioni di massa, le scelte di politica economica che impoveriscono il paese fanno crescere il disagio. Stiamo rischiando la frammentazione sociale e il corporativismo, insieme a disuguaglianze sempre più marcate. Ma credo che ci siano nella società, nel tessuto democratico, nel mondo del lavoro, la capacità e la convinzione per contrastare queste cose.

 

(Rassegna sindacale, n.3, 22-28 gennaio 2004)

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