SPECIALE - Lavoro, istruzioni per l'uso

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La legge 30 e il lavoro

Il lavoro a chiamata

Il lavoro intermittente (detto anche lavoro a chiamato o job on call) 
è stato introdotto nel nostro ordinamento con il dlgs. 276/03 (articoli 33-40) in attuazione della legge delega n. 30/03. Sono note le critiche della Cgil a questo particolare tipo di contratto, considerato come l’espressione della massima mercificazione del lavoro e della precarietà. Il sindacato ritiene che i soggetti più deboli nel mercato del lavoro, a cui il nuovo contratto si rivolge, vengano infatti privati di ogni diritto e tutela, incerti sulla reale consistenza di un reddito variabile di giorno in giorno, obbligati ad aspettare una possibile, ma non certa, chiamata al lavoro. La Cgil si impegnerà affinché tale tipologia di lavoro non entri nelle aziende italiane, con tutti gli strumenti contrattuali, vertenziali e giuridici disponibili. In questo articolo descriveremo le caratteristiche salienti del lavoro a chiamato, rinviando ai giudici critici noti, qui brevemente ricordati.

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La legge 30 e il lavoro / 2

Il contratto di inserimento

Con gli articoli 54-59 del decreto legislativo 276/03 sono stati aboliti per il settore privato i contratti di formazione/lavoro («sopravvivono» fino a scadenza solo quelli approvati o iniziati prima della pubblicazione del decreto). I vecchi contratti di formazione sono stati infatti sostituiti dai contratti di inserimento (i contratti di formazione/lavoro potranno essere ancora stipulati per le pubbliche amministrazioni a cui il decreto non si applica) definiti, questi ultimi, come contratti di lavoro diretti a realizzare, mediante un progetto individuale di adattamento delle competenze professionali del lavoratore a un determinato contesto lavorativo, l’inserimento o il reinserimento nel mercato del lavoro di particolari categorie di persone. A regolare le caratteristiche di questa tipologia contrattuale, e i diversi profili dei piani di inserimento (cioè della formazione da offrire al lavoratore) vi sono specifiche norme di legge, che sono state integrate e migliorate da un accordo interconfederale firmato dalle parti sociali l’ 11 febbraio 2004 (si sottolinea comunque che l’efficacia di questo accordo è transitoria, cioè vige fino a quando i contratti collettivi degli specifici settori produttivi non avranno regolato il nuovo contratto).

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Le nuove forme contrattuali «tipiche»

Il part time

E' considerato part-time quel particolare contratto con orario inferiore a quello normale oggi fissato in 40 ore settimanali (o meno se così previsto dai ccnl). Il part-time può essere orizzontale (alcune ore tutti i giorni), verticale (alcune ore solo in determinati giorni, periodi, mesi), misto (ovvero in parte orizzontale e in parte verticale). Il decreto legislativo n. 276, con l'articolo 46, ha profondamente modificato il contratto di lavoro part-time per il settore privato (le nuove norme non si applicano nelle amministrazioni pubbliche). Prima di tutto ha esteso la possibilità di ricorrervi anche nel settore agricolo, per rapporti a tempo determinato, per contratti a contenuto formativo quali l’apprendistato o l’inserimento (purché la peculiare articolazione dell'orario non sia di ostacolo al raggiungimento delle finalità formative).

I contratti collettivi nazionali e territoriali stipulati dalle organizzazioni  comparativamente più rappresentative, nonché i contratti collettivi aziendali, potranno stabilire le condizioni e le modalità della prestazione lavorativa nel rapporto di lavoro a tempo parziale.  

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La legge 30 e il lavoro / 3

Il lavoro ripartito 

Con gli articoli 41-45 del decreto attuativo 276/03 è stato regolamentato nel nostro paese il lavoro ripartito (detto anche a coppia o, in inglese, job sharing). Con questo nome si intende quel particolare contratto di lavoro per cui due persone si assumono l’obbligo di adempiere ad un’unica prestazione di lavoro (per esempio un turno di guardia).

In pratica, a meno che i due lavoratori e il datore non si mettano d’accordo diversamente specificandolo nel contratto, ogni membro della coppia è responsabile direttamente dell’adempimento dell’intero lavoro (del tipo che se uno dei due è impossibilitato a raggiungere il luogo di lavoro, l’obbligo della prestazione si «trasferisce sull’altro lavoratore”). I due lavoratori potranno tra loro accordarsi ripartendosi i tempi e le prestazioni (nonché sostituendosi a vicenda) purché alla fine «il lavoro si faccia».  

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