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Alla Fiat di Melfi (Sata), "fabbrica
modello", stabilimento della produzione just in time toyotista e
della nuova metrica del lavoro, è scoppiata la rivolta dei
lavoratori. Le richieste degli operai e il loro disagio sono riportati
sulle cronache di tutti i giornali e anche sulle pagine di questo
sito. La Fiat di Melfi, però, non è nata ieri, ha undici anni di
vita.
Rassegna ripropone in questo speciale le più importanti
inchieste che ha pubblicato sulla fabbrica potentina negli ultimi
anni.
29 aprile 2004 (aggiornato il 13 maggio 2004) |
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L'accordo della svolta |
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La vittoria dei lavoratori |
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“E digli pure che qui a Melfi fare il delegato
è diventato impossibile. Quando andiamo in giro per la fabbrica i
vigilantes ci seguono, ci controllano”. Questa testimonianza risale
alla settimana scorsa: i giorni dello sciopero a oltranza, delle
trattativa a singhiozzo, della spola tra Roma e Melfi, delle notti
senza sonno. Parlare con un delegato significava parlare con due, tre
persone almeno – rsu, semplici lavoratori – che facevano a gara
per raccontarti quello che in fabbrica proprio non andava. La
chiusura della vertenza Melfi, che per il segretario della Cgil
lucana, Giannino Romaniello, “segna una svolta nelle relazioni
sindacali alla Fiat dopo la sconfitta degli anni ottanta”, premia
innanzitutto loro, i lavoratori, che in questa lotta, va ricordato,
hanno lasciato una bella fetta dello stipendio di aprile.
Lavoratori che, da almeno sei anni (e senza i riflettori dei media
puntati su di loro come in questi giorni), hanno in definitiva
perseguito sempre gli stessi obiettivi: un salario uguale a quello
degli altri addetti della Fiat, turni meno massacranti e un regime di
relazioni industriali non unilaterale e repressivo.
I contenuti dell’accordo di domenica 10 maggio vanno proprio in
quella direzione e sono ormai conosciuti. L’intesa siglata con la
Fiat garantisce un graduale, ma certo, recupero salariale. A partire
dai turni.
(maggio 2004) |
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Articolo integrale
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Fiat / Le fabbriche dopo l'adozione della
nuova metrica del lavoro |
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Tempi duri |
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di Stefano Iucci |
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Il lavoro e i movimenti per farlo sono
praticamente gli stessi, ma i tempi per spostare, tagliare, avvitare,
sollevare la Fiat li ha ridotti drasticamente: anche del 20 per cento.
Prima, a Melfi e Pratola Serra, poi a Cassino (con l’accordo
separato del 15 marzo 2001), Mirafiori e, al ritorno dalle ferie,
anche a Termini Imerese e Pomigliano d’Arco. Questa la cronistoria
del Tmc-2, il sistema di misurazione dei tempi per l’esecuzione del
lavoro elaborato nei pensatoi Fiat a metà degli anni Ottanta,
sperimentato inizialmente nell’indotto (la Magneti Marelli),
contrabbandato insieme al sogno della fabbrica integrata di Melfi e
oggi proposto nel piano Boschetti come unica uscita possibile dalla
crisi. Tmc-2 nel linguaggio della cronotecnica vuol dire “Tempi dei
movimenti collegati-seconda versione”, ma in quello più crudo della
fabbrica significa che se prima per montare un pezzo avevi a
disposizione 60 secondi oggi te ne devi far bastare 48 e che, alla
fine dei conti, fai in cinque giorni quello che prima ti riusciva in
sei.
(settembre 2003) |
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Articolo integrale
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Fiat e imprese lucane |
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C'era una volta un'isola felice |
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di Davide Bubbico
Università di Salerno |
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Il secondo rapporto su “Fiat e indotto auto nel
Mezzogiorno” realizzato dalla Cgil e dalla Fiom di Basilicata,
contiene i risultati dell’indagine di campo condotta sull’indotto
dell’auto in tre regioni del Mezzogiorno che ospitano stabilimenti
del Gruppo Fiat: Sata in Basilicata; Alfa, Fiat-Gm Powertrain Fma e
Irisbus-Iveco in Campania; Fiat-Gm Powertrain in Molise (lo studio,
così come il precedente, è stato pubblicato nella sua interezza da
Meta edizioni). La ricerca aveva l’obiettivo di analizzare le
principali caratteristiche degli stabilimenti Fiat e di descrivere
l’indotto industriale di riferimento. Per la rilevazione riguardante
la Basilicata si è trattato dell’aggiornamento, a un anno di
distanza, dei dati pubblicati nel primo rapporto, incentrato
esclusivamente sull’indotto di primo livello della Fiat Sata di
Melfi e sulla subfornitura regionale. I dati che di seguito saranno
illustrati fanno esclusivo riferimento all’indotto di primo livello
dello stabilimento Fiat di Melfi.
(luglio 2003)
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Articolo integrale
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Un investimento che potrebbe dare di più |
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Dieci anni e un'occasione mancata |
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di Giuseppe Cillis
Segretario
generale Fiom provinciale Potenza
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Il recente ed ennesimo piano di ristrutturazione
presentato dalla Fiat alla fine di giugno conferma quello che la Fiom
sostiene ormai da più di un anno, ovvero che l’azienda sta
progressivamente alleggerendo la sua struttura produttiva per favorire
l’acquisto di Fiat Auto da parte di General Motors. Gli ultimi piani
di ristrutturazione stanno determinando, da un lato, la concentrazione
della produzione automobilistica italiana nel Mezzogiorno e,
dall’altro lato, una sempre più evidente esposizione produttiva al
di fuori dei confini nazionali. Nel primo caso la produzione
dell’auto si sta concentrando tra gli stabilimenti di Cassino,
Pomigliano e Melfi e quella dei motori tra gli stabilimenti di Termoli
e Avellino. Nel secondo la Fiat sta trasferendo sempre di più
produzioni all’estero, come in Polonia. La presenza della Fiat sui
mercati internazionali ha risentito, inoltre, della crisi più
generale che ha interessato il mercato dell’auto nei paesi
cosiddetti emergenti, con qualche buon risultato in Brasile, ma con
risultati deludenti in Turchia, Polonia, Argentina e nei mercati
asiatici. Il problema principale, a nostro avviso, anche perché
interessa più direttamente gli stabilimenti italiani e tra questi lo
stabilimento di Melfi, rimane però il mercato nazionale e quello
europeo. È utile ricordare che la Fiat controlla ormai poco meno del
30 per cento del mercato italiano, la metà della quota del 1990, e
poco meno del 5% di quello europeo contro valori del 12-15% di solo
qualche anno fa. Questo risultato è chiaramente il prodotto di una
scelta tutta giocata sui costi e poco sulla qualità e l’innovazione
(luglio 2003) |
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Articolo integrale
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Indagine su Melfi |
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Un sistema senza qualità |
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di Davide Bubbico
Università di Salerno
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A distanza di otto anni dall’avvio della
produzione dello stabilimento Fiat di Melfi (Sata), nel gennaio 1994,
l’indotto presenta caratteristiche diverse da quelle iniziali. Si è
assistito, infatti, a un incremento del numero delle aziende,
all’acquisizione di alcune di queste da parte di gruppi
multinazionali del settore automotive, all’ampliamento dei rapporti
produttivi con il resto degli stabilimenti italiani di Fiat Auto e
all’aumento complessivo del numero di occupati (dovuto non solo
all’insediamento di nuove aziende). Alla fine del 2001 le aziende
che compongono l’indotto e che aderiscono al Consorzio Acm
(Consorzio Autocomponentistica Mezzogiorno) sono venticinque e
impiegano nell’insieme circa 3.400 addetti.
L’incremento del numero di aziende e dell’occupazione non
rispecchia, tuttavia, le condizioni e i presupposti iniziali che hanno
caratterizzato l’insediamento della Fiat, poiché a distanza di
dieci anni – il contratto di programma risale infatti al 1991 –
sono diversi i fattori intervenuti a modificare il quadro della
produzione automobilistica della Fiat rispetto alle sue previsioni.
(gennaio 2002) |
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Articolo integrale
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(Speciale a cura di Davide Orecchio) |
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