SPECIALE / Primo maggio 2004 - dove va il lavoro

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Cgil Cisl e Uil a Gorizia

I diritti dei lavoratori al centro 
della nuova Europa

Il disagio degli operai di Melfi, l'allarme di chi lavora in Alitalia. La preoccupazione per l'entrata in vigore della legge 30, che rende tutti i lavoratori più flessibili, precari e soli. La stagnazione economica generale che si traduce in tante piccole e grandi crisi aziendali in ogni parte del Paese. Per non parlare della diretta Rai negata al tradizionale concerto romano. Ammettiamolo: la Festa dei lavoratori arriva in un gran brutto momento. Ma la festa, come ogni anno, si celebra. Magari guardando al futuro e adoperandosi perché sia migliore. 

E' questa la scelta fatta da Cgil, Cisl e Uil. Le confederazioni sindacali mettono al centro del Primo maggio 2004 il tema dell'allargamento dell'Unione Europea, che, con l'ingresso di dieci paesi, porterà nell’Europa unita 75 milioni di nuovi cittadini.

La scelta riflette la volontà di porre al centro dell'attenzione dell’Europa non solo i temi dell'integrazione economica e monetaria, ma anche la tutela dei diritti dei lavoratori, la difesa dello stato sociale, la pacifica convivenza tra i popoli. Nuovi problemi di tutela individuale e collettiva dei lavoratori si sommeranno ai vecchi problemi di un’Europa ancora poco attenta alla dimensione sociale e alle condizioni concrete di vita e lavoro dei lavoratori e dei pensionati. Oltre a rilanciare i grandi temi dei diritti dei lavoratori, da sempre al centro della loro iniziativa, i sindacati chiedono con forza all’Europa anche di assumere un ruolo da protagonista nella costruzione di un futuro di pace per il mondo, a partire dall’Iraq e da tutto il Medio Oriente. 

Decine di migliaia di persone nel piazzale della Transalpina, sul palco i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil Guglielmo Epifani, Savino Pezzotta e Luigi Angeletti: sarà Gorizia, per un giorno capitale del lavoro, la sede della manifestazione nazionale dei sindacati confederali per il 1° Maggio 2004.

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Intervista a John Monks (Ces)

L'Europa dei popoli, non delle imprese

di Vittorio Longhi

“Le nostre maggiori preoccupazioni in Europa occidentale – sostiene Monks – sono rivolte a due aspetti: “i lavori che escono e le persone che entrano” e l’allargamento non farà che accelerare il processo. Queste paure, però, sono oggetto di facili esagerazioni perché i principali flussi migratori non vengono dai paesi dell’Est, quanto dal Sud, come nel caso dell’Italia che riceve molti immigrati dall’altra sponda del mare Adriatico. Il fatto è che l’Europa si è trasformata da continente di emigranti, soprattutto verso l’America latina, gli Stati Uniti e l’Australia, in un continente che richiama immigrati da tutto il mondo. Tuttavia non vedo la possibilità di un aumento massiccio e di forti squilibri in questo senso. L’ingresso di lavoratori dell’Est c’è già stato negli anni scorsi ed è tuttora in corso, soprattutto nel settore delle costruzioni, e in particolare nelle grandi capitali: Roma, Parigi, Londra. Credo che dovremmo mantenere un approccio sereno e non farci coinvolgere nelle fobie dei nazionalisti che vedono una minaccia nella libertà di movimento dei lavoratori. Preoccupiamoci invece di accogliere queste persone nel migliore dei modi, e intanto lavoriamo per assistere lo sviluppo economico dei loro paesi”.

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Intervista a Luciano Gallino

I danni del workfare

di Davide Orecchio

Sta nascendo un nuovo lavoratore. I suoi connotati? Flessibile, naturalmente, e solitario. Munito di un unicum contrattuale che difficilmente potrà condividere con colleghi e compagni. Titolare di lavoro individuale in affitto, somministrato, a chiamata o intermittente – sfilza d’aggettivazioni poco rassicuranti. E nullatenente, o quasi, in quanto a tutele. La sala parto in cui si consuma l’avvento è la legge 30 sul mercato del lavoro, un provvedimento sul quale il giudizio del sociologo Luciano Gallino è “decisamente negativo” e – aggiungiamo noi -  notevolmente pessimistico.

“La prima considerazione da fare – spiega Gallino - è che si tratta di una legge piuttosto complicata, soprattutto se guardiamo al suo decreto attuativo, che consta di ben 86 articoli. A parte questa premessa, il giudizio è negativo per almeno due ragioni. In primo luogo perché è stata abolita la norma che vietava la somministrazione e intermediazione di manodopera. Con l’introduzione delle agenzie di somministrazione, che assumono direttamente il lavoratore e poi l’affittano, la persona stessa del lavoratore viene a scomparire. Si realizza uno scambio commerciale tra soggetti diversi, il somministratore e l’acquirente, dove l’identità del lavoratore non ha la minima rilevanza. Il che comporterà anche problemi di rappresentanza sindacale gravissimi. Se infatti è vero che la legge 30 consente al lavoratore in affitto o intermittente di svolgere attività sindacale, resta però il fatto che egli andrà a svolgerla nei confronti di un soggetto che non è il suo datore di lavoro.

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(a cura di Patrizia Ferrante e Davide Orecchio)

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a Roma

Il primo maggio 
nel mondo

Germania. "Per un'Europa libera, eguale e giusta"

Spagna. "Pace, occupazione, benessere"

Regno Unito. "Un lavoro sicuro e sano per tutti"

Francia. "Per il progresso sociale"

Sudafrica. "Festa dei lavoratori al ritmo del jazz"

Brasile. "I 7 punti della Cut"

La net parade dei precari

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