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Aumentano gli immigrati in Italia. Secondo il
rapporto annuale sull'immigrazione di Caritas e Migrantes, giunto alla sua
14ma edizione, i regolari hanno raggiunto quota 2 milioni e
seicentomila, uno ogni 22 residenti del nostro Paese. In quattro anni,
dal 2000 al 2004, gli immigrati sono addirittura raddoppiati. La
stima del rapporto, presentato questa mattina a Roma, si basa "su criteri
prudenziali" ed è composta dal numero delle
persone registrate dal ministero dell'Interno (circa 2,2 milioni) più
400 mila minori, che aumentano al ritmo di 65 mila l'anno (35mila nuovi
nati e 25mila come nuovi ingressi).
Per la Caritas, se continuerà questa tendenza, fra dieci anni la
popolazione immigrata sarà nuovamente raddoppiata. Su 2 milioni e
600mila presenze regolari (cifra che comprende 400mila minori, in
aumento al ritmo di 65mila l’anno: 35mila nuovi nati e 25mila
ingressi), hanno rafforzato la loro consistenza i primi tre gruppi
nazionali (Romania, Marocco, Albania), ciascuno con circa 230/240mila
soggiornanti registrati. Al quarto posto balza l’Ucraina (113.000) e
quinta è la Cina (100.000). Tra le 70mila e 60mila presenze oscillano
Filippine, Polonia e Tunisia, mentre è folto il gruppo di paesi con
40mila presenze (Stati Uniti, Senegal, India, Perù, Ecuador, Serbia,
Egitto, Sri Lanka).
Gli irregolari
Difficile, invece, accertare la quantità degli irregolari: le stime
vanno dai 200.000 dell’Ismu ai 600.000 dei sindacati e agli 800.000
dell’Eurispes. “Nel 2004, tra respingimenti ed espulsioni, sono state
coinvolte 105.739 persone. Si era trattato di quasi 150.000 nel 2003 e
di 130.000 in ciascuno dei due anni precedenti, ma non si può
concludere che le sacche di irregolarità siano andate diminuendo”,
commenta il Dossier.
Sul territorio
Il 60% degli
immigrati si trova al Nord (1 milione 500mila, la Lombardia ne conta
606mila), il 30% al Centro (710mila; prevale il Lazio con 369mila
presenze) e il resto nel Meridione (357mila, la prima regione è la
Campania con 121mila). Gli immigrati rappresentano il 4,5% della
popolazione complessiva: al Centro sono il 6,5%, al Nord il 6%, al Sud
il 2%, nelle isole l'1,5%. Al di sopra della media, con il 7%, il
Lazio, la Lombardia, l'Emilia Romagna. Prato è la provincia con
maggiore incidenza (11%), seguita da Roma e Brescia (9%). Nel meridione
l'incidenza più alta si ha in Abruzzo (3%) e nelle province de
L'Aquila, Crotone, Teramo e Ragusa (4%). I due terzi degli immigrati
(66,1%) sono venuti in Italia per lavoro e circa un quarto (24,3%) per
motivi di famiglia.
L'inserimento
In ogni caso, è in atto un processo di radicamento degli immigrati, 2/3
dei quali sono arrivati in Italia I due terzi (66,1%) degli immigrati
sono venuti per lavoro e circa 1/4 (24,3%) per motivi di famiglia.
Sommate, le due motivazioni riuniscono il 90% delle presenze, mostrando
“la fortissima tendenza all’inserimento stabile”. Dopo la
regolarizzazione la quota dei soggiorni per lavoro è cresciuta del 10%:
da 834.000 sono passati a 1.450.000. Il 7% di permessi, inoltre, è
rilasciato per inserimento medio-stabile (studio, residenza elettiva,
motivi religiosi).
Il lavoro
In Italia nel 2003 sono state effettuate 6.037.000 assunzioni,
delle quali un terzo a tempo determinato. Gli immigrati - si rileva nel
Dossier - hanno avuto un grande impatto sui flussi occupazionali con
771.813 casi di assunzioni a tempo indeterminato (18,9% del totale) e
con 214.888 assunzioni a tempo determinato (10,1% del totale).
Complessivamente, spetta ad un immigrato una ogni 6 assunzioni
(nel 2000 si trattava di una ogni 10). Le potenzialità sono
diversificate per aree territoriali: al Nord si concentra il 70% di
tutte le assunzioni degli immigrati, al Centro il 20% e al Meridione
solo il 10%. L’incidenza degli immigrati sulle assunzioni a tempo
determinato è più bassa: sono 1 ogni 5. Le statistiche degli ultimi
anni indicano che per gli immigrati è più agevole mantenere in essere a
fine anno i rapporti instaurati: ciò avviene nel 26,3% dei casi, mentre
per la generalità dei lavoratori solo nell’11,3%. Nel 2003, anno in cui
sono stati registrati i contratti stipulati a seguito della
regolarizzazione, l’incidenza delle donne sulle assunzioni è salita al
49,6%; gli uomini hanno continuato a prevalere nettamente nei contratti
a tempo determinato (60%).
I settori
Ripartendo le assunzioni per settori, il 7,4% spetta all’agricoltura,
il 21,7% all’industria e il 27,2% ai servizi: resta un altro 43,7%,
costituito prevalentemente da rapporti nel settore domestico, che
rientra anch’esso nel ramo generale dei servizi, che così arriva a
riguardare 8 assunzioni su 10. I rami produttivi da segnalare per il
maggior numero di assunzioni sono 12, che riportiamo in ordine di
importanza: lavoro domestico, costruzioni, alberghi e ristoranti,
agricoltura, attività immobiliari/pulizia, industria metalli,
trasporti, commercio al dettaglio, commercio all’ingrosso, industria
alimentare, industria tessile e servizi pubblici. Sono le imprese di
piccole dimensioni (fino a 10 dipendenti) ad occupare il maggior numero
di lavoratori immigrati, che nel 60% dei casi hanno un’età tra i 18 e i
35 anni: i minori occupati regolarmente nel corso del 2003 sono stati
all’incirca 7.000.
Gli infortuni
Mentre per gli italiani diminuisce il numero degli infortuni
denunciati, per gli immigrati aumenta il rischio infortunistico, come
viene evidenziato nel capitolo curato insieme all’Istituto Italiano di
Medicina Sociale con il supporto dell’INAIL: da 73.778 infortuni nel
2001 si è passati a 92.014 nel 2002 e a 106.930 nel 2003, anno in cui i
casi mortali sono stati 129. Un quinto delle denunce di infortunio è
concentrato nelle costruzioni. Seguono l’industria dei metalli, le
attività immobiliari e professionali e quindi i trasporti e le
comunicazioni. A livello territoriale è molto alta la concentrazione
dei casi al Nord.
Il sindacato
I rischi lavorativi sottolineano l’esigenza di una rete efficace di
tutela contrattuale e previdenziale perché anche all’interno di una
cornice che di per sé non ammette discriminazioni è necessaria
un’attenta vigilanza. Nel 2003 risultano iscritti al sindacato 333.883
immigrati con un aumento del 49% rispetto al 2000: un numero sempre più
alto di immigrati è, inoltre, presente negli organismi direttivi e tra
gli operatori a tempo pieno. I contratti che contengono riferimenti
specifici agli immigrati sono 48, mentre nel 2001 erano solo 30; ma
questo è solo in parte soddisfacente perché non sempre viene superata
una certa genericità nei riferimenti tematici alle loro esigenze.
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