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Abolito l'obbligo scolastico

La seconda bozza
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Scuola / Legge Moratti, approvati due decreti attuativi

Abolito l'obbligo scolastico

 

Sul prossimo numero di Rassegna Sindacale (n. 21) un servizio dettagliato sui due decreti attuativi della riforma Moratti riguardanti l'obbligo formativo e l'alternanza scuola-lavoro. Le istruzioni per l'uso e la posizione della Cgil. Per informazioni

Il Consiglio dei ministri ha approvato oggi in via preliminare altri due decreti legislativi in attuazione della legge 53/03 sull’istruzione: quello riguardante il diritto-dovere all'istruzione e il provvedimento sull'alternanza scuola-lavoro. Per quanto riguarda il primo decreto, Letizia Moratti, ministro dell'Istruzione, si è affannata in conferenza stampa a spiegare che l'obbligo scolastico "permane in tutta la sua perentorietà". Non è esattamente così. Il "diritto-dovere", infatti, sostituisce l’obbligo scolastico; un'espressione giuridicamente piuttosto ambigua di cui nel decreto il Governo chiarisce il significato. Si afferma, infatti, che:

"il diritto all’istruzione è un diritto soggettivo, garantito dalla Repubblica per 12 anni;
il dovere è dovere sociale , così come definito dall’art.4 comma 2 della Costituzione".


"Con questi riferimenti legislativi, esplicitati nel decreto, - sostiene Maria Brigida, segretaria nazionale della Flc Cgil, la Federazione dei lavoratori della conoscenza - diventa chiaro e inequivocabile che il morattiano diritto–dovere non ha nessun elemento comune con l’obbligo scolastico, previsto dalla Costituzione, che verrebbe in tal modo sostituito. Ma questa operazione è possibile solo con una modifica costituzionale e non con un provvedimento legislativo di rango inferiore. Inoltre - prosegue Brigida -, mentre l’Europa afferma la necessità di garantire il diritto all’istruzione per tutto l’arco della vita, mentre a parole il Governo dice di condividere questo obiettivo, nel decreto si dice che la Repubblica garantirà questo diritto per soli 12 anni. Ne consegue una grave limitazione al diritto all’istruzione, che in Italia diventa un affare individuale, che eserciterà chi è in grado da solo di farlo".


Cosa prevede il decreto
Il diritto-dovere inizia al primo anno della scuola primaria, con un percorso che si divide in due rami nella secondaria superiore e che termina a 12 anni di istruzione o formazione, a meno di una qualifica professionale ottenuta prima. Il percorso quadriennale di istruzione e formazione, previsto dalla legge 53/03 per il conseguimento di una qualifica, sparisce dal testo del decreto a favore di una “qualifica professionale di durata almeno triennale”. Siamo, quindi, alla riduzione per decreto della stessa durata minima prevista dalla legge. Inoltre i 12 anni del diritto-dovere non coincidono né con la durata quinquennale degli studi liceali né con quella almeno triennale dei percorsi per ottenere una qualifica. Si ferma prima del completamento del liceo e dura un anno in più per gli altri. 

Per i primi otto anni (durata del primo ciclo) l’unica offerta disponibile sarà quella scolastica. Dopo ci si può indifferentemente iscrivere sia al sistema di istruzione che alla formazione professionale regionale. A 13 anni e mezzo o prima, se, come prevede la legge, si comincia a 5 anni e mezzo, si sceglierà, quindi, tra due sistemi, che sono falsamente posti sullo stesso piano, perché la loro finalità, durata, contenuti sono profondamente diversi, gerarchicamente ordinati (il Sapere ai licei, la formazione al lavoro agli altri). Le stesse istituzioni di riferimento cambiano: allo Stato i licei, alle Regioni il resto.

Si prevede poi l’istituzione, presso il Miur, di un’anagrafe nazionale degli studenti. Ma non solo: si conferma che è possibile conseguire una qualifica anche attraverso l’apprendistato, così come delineato dal decreto 276/03 sul mercato del lavoro. Ma in quel decreto sono spariti il vincolo alla formazione esterna degli apprendisti e la quantificazione delle ore da destinare alla formazione. "In sostanza - spiega ancora Brigida - si equipara il valore formativo di percorsi con un numero considerevole di ore dedicate alla formazione con quello del lavoro tout court

La Cgil segnala inoltre che permane il problema di un anno “vuoto”: infatti l’accesso all’apprendistato è previsto dalla stessa legge 30/03 sul mercato del lavoro a 15 anni, mentre la scuola secondaria di primo grado termina a 14. Infine "sulla certificazione dei crediti, evocata dal testo, si continua a non specificare chi, come e cosa si certifica. Sembra chiara un’unica cosa: anche l’azienda diventa soggetto che certifica crediti formativi! Infine, occorre attendere ancora per sapere in cosa consisterà il sistema di istruzione e formazione professionale, in cui dovrebbero realizzare il diritto-dovere quelli che non si iscrivono al liceo. Anche sul versante delle pari opportunità, quindi, questo decreto fa acqua da tutte le parti: una parte sa cosa sceglie, gli altri per ora si dovranno accontentare di fare una scelta al buio. Qualcuno, dopo - conclude la dirigente sindacale - dirà loro cosa avevano “scelto” qualche anno prima". 

(21 maggio 2004)

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