Dopo 
lo sciopero 
del credito

Moccia (Fisac): "adesso l'Abi riapra la trattativa"

I motivi 
della vertenza

Tra banche 
e sindacati lo scoglio del salario

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Dopo lo sciopero del credito

Moccia (Fisac): "adesso l'Abi 
riapra la trattativa"

 

di Stefano Iucci

 

E ora? Cosa succederà dopo uno sciopero, quello del credito, cui ha partecipato il 10 settembre l’85 per cento dei lavoratori? Per Mimmo Moccia, segretario generale della Fisac Cgil, non ci sono dubbi. “Si è trattato di un grande successo. Chiediamo alla controparte di riconvocarci e riprendere la trattativa dal punto in cui si è interrotta. In caso contrario, l’Abi dovrà aspettarsi una lotta lunga, dura e dolorosa a tutto campo. È chiaro che noi rispetteremo le regole, ma è altrettanto evidente che i processi di riorganizzazione in atto nel settore, se le cose non cambieranno, vedranno il sindacato su posizioni fortemente critiche”.

Falcri, Fiba Cisl, Fisac Cgil e Uilca escono rafforzate da un’agitazione che ha toccato punte di adesione, nelle città e nelle grandi aziende, superiori al 90 per cento, con almeno l’80 per cento degli sportelli chiusi su tutto il territorio nazionale; insieme alle banche sono rimaste chiuse anche molte esattorie. E non è finita qui, perché i sindacati hanno già proclamato, per il 1° e 4 ottobre prossimo, un’ulteriore giornata di sciopero articolata questa volta a livello regionale.

Come è noto la rottura della trattativa è arrivata sul salario nella notte del 13 luglio sorprendendo molti. Sia perché il 16 giugno era stato raggiunto con Abi un importante accordo sulla responsabilità sociale d’impresa; sia perché nel settore le relazioni industriali sono tradizionalmente buone e conciliative. La piattaforma presentata da Falcri più confederali (approvata a tra giugno e novembre del 2003 da oltre il 90 per cento dei circa 300.000 lavoratori del credito) chiede aumenti in busta paga pari al 7,3 per cento. A questa cifra si arriva sommando un 6,1 per cento dato dal recupero inflattivo sul biennio 2002-03 (2 per cento) e un’inflazione attesa per il 2004 e 2005 del 2,2 e 1,9 per cento. In più, i sindacati hanno inserito un 1 per cento di aumento riparametrato destinato alle fasce professionali più “trascurate” dal vecchio contratto e un’integrazione dell’1 per cento dei trattamenti previdenziali aziendali per i lavoratori assunti dopo il 19 dicembre del 1994 (quelli penalizzati dalle riforma pensionistiche) e che, spalmata su tutti i dipendenti da un costo contrattuale dello 0,2 per cento. L’Abi ha risposto con una proposta del 5,3 per cento: prende in considerazione per il 2004-05 i tassi d’inflazione programmata fissati dal governo e rigetta le due voci aggiuntive inserite in piattaforma.

Si tratta di un’offerta che i sindacati hanno giudicato mortificante per le aspettative dei lavoratori. Il perché ce lo spiega Moccia, mostrandoci due tabelle costruite su dati elaborati da Prometeia. Secondo le previsioni dell’istituto di ricerca, negli istituti di credito il rapporto tra costo del lavoro e margine d’intermediazione (in poche parole, il ricavo complessivo delle banche) è sceso dal 43 per cento del ‘97, al 32,4 del 2003. E scenderà ancora, prevede Prometeia, al 30,2 per cento nel 2005 e al 28,9 nel 2006. Non solo: il Roe (il Return on equity, vale a dire il rendimento del capitale “libero” delle banche) cresce dal 6,7 per del 2003 al 7,4 del 2004 e arriverà al 9,5 per cento del 2006, quando l’utile netto degli istituti di credito salirà al +20 per cento. In queste previsioni, va sottolineato, Prometeia ingloba già il possibile effetto della crisi industriale in atto, che tradizionalmente tocca il credito con un po’ di ritardo.

“Tutti questi numeri – commenta Moccia – ci dimostrano una cosa: che le banche stanno bene, macinano utili e il costo del lavoro cala nettamente”. I lavoratori lo sanno, perché hanno contributo in prima persona al risanamento del settore. Secondo un calcolo di Cgil, Cisl e Uil in quattro anni di “concentrazione gli addetti sono scesi di 33.000 unità mentre, contemporaneamente, gli sportelli sono passati da 14 a 28.000: per questo, continua il sindacalista, “sono particolarmente arrabbiati e, come prevedevamo, hanno partecipato massicciamente allo sciopero”.

Ma non si tratta solo di soldi. Nelle banche sta prevalendo un modello autoritativo nella gestione del personale nel settore vendite dei prodotti. Recentemente la Fisac ha realizzato uno studio in Campania dove i dati statistici dimostrano come tra i bancari stia maturando sempre più un vero e proprio “stress” da raggiungimento del budget. Per questo motivo nella piattaforma contrattuale, oltre al recupero sul salario, occupa un posto importante l’obiettivo di allentare la pressione sui processi lavorativi. “Le banche – aggiunge il leader della Fisac – devono capire che per essere davvero competitive devono investire sul capitale umano, non stressarlo. È la qualità della relazione con i clienti che fa la differenza, come hanno capito bene in Europa e negli Usa”.

Rispetto alla rottura di luglio l’estate ha portato qualche novità sui tavoli contrattuali. Dircredito (il sindacato più rappresentativo dei quadri e dirigenti, con 20.000 iscritti) ha rotto con il secondo tavolo, quello composto da Fabi e Sinfub, chiedendo di trattare insieme a confederali e Falcri. “Ci saranno presto incontri per verificare le compatibilità politiche – osserva Moccia –, ed è prevedibile che le risposte saranno positive”. Diverso il discorso con Fabi: “Non ci sono condizioni per una riunione – conclude il sindacalista –. Noi puntiamo molto sulla responsabilità sociale mentre la loro è una piattaforma tutta salariale (Fabi chiede il 10 per cento di aumenti, ndr) e per di più tutta spostata sulle qualifiche alte”. Il primo tavolo, in ogni modo, è di gran lunga il più consistente, rappresentando il 75 per cento di una categoria che vanta un tasso di sindacalizzazione molto alto, con 250.000 addetti iscritti alle organizzazione dei lavoratori.

 

(13 settembre 2004)

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