Fiat Melfi

 

Una trattativa vera, risposte vere

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MELFI FABBRICA MODELLO?
Inchieste, dati, materiali su dieci anni di Fiat Sata

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Fiat Melfi

Una trattativa vera, risposte vere

 

di Carla Cantone
Segretaria confederale Cgil

 

Nella vicenda del sito produttivo di Melfi c’è un punto fermo dal quale bisogna comunque partire. Dalla situazione attuale si esce solo con una trattativa vera, seria e serrata, tra sindacati e Rsu, da una parte, e azienda dall’altra. Una trattativa che affronti tutti i punti della piattaforma unitaria presentata due anni fa dalle Rsu, e che sappia dare risposte concrete al malessere dei lavoratori dello stabilimento Sata e a quelli dell’indotto. Alla fine della vicenda occorrerà poi che i lavoratori possano esprimersi: una prova di democrazia necessaria per validare l’auspicabile intesa e mettere fine alle tensioni di questi giorni.

L’unica strada
È questa l’unica strada per riportare alla normalità una situazione che normale oggi non è, non foss’altro perché nello stabilimento che è il cuore del mondo Fiat in Italia, come hanno testimoniato le conseguenze degli scioperi di queste settimane, vigono condizioni che penalizzano i lavoratori della Sata rispetto alle altre realtà del gruppo. Dal punto di vista salariale (1.500-2.000 euro in meno l’anno, nonostante una produttività tra le più alte) e dell’organizzazione del lavoro (basterà ricordare qui l’ormai famoso problema della “doppia battuta”, le due settimane consecutive di lavoro notturno, ma non c’è solo questo). E anche dal punto di vista delle relazioni sindacali, con un gruppo dirigente dello stabilimento autoritario, incapace di un rapporto corretto e costruttivo con le rappresentanze sindacali unitarie e decisamente troppo “prodigo” di richiami e provvedimenti disciplinari. Non è certo “chiedere la luna” ma la Fiat ha sempre negato alle Rsu la possibilità di trattare.

E così, alla fine, la “pentola” è scoppiata. Nel “prato verde” dello stabilimento di Melfi d’altro canto, si è andata via via formando, negli undici anni della sua storia, una coscienza sempre più strutturata da parte di lavoratori e lavoratrici dei propri diritti e, accanto ad essa, una generazione di delegati giovani e preparati. Ed è stata la reiterata incapacità di Fiat di rispondere positivamente alle richieste più che ragionevoli avanzate dalle Rsu – ho ricordato prima che la piattaforma è stata presentata ben due anni fa – a far sì che succedesse quello che tutti i media hanno raccontato in questi giorni con dovizia di particolari, con un’attenzione che da tempo non si vedeva per lotte sindacali.

Una prova di maturità
Ci sono stati i presìdi nell’area industriale, che hanno costretto la Fiat, peraltro recalcitrante come sempre, al tavolo del negoziato. Ci sono state situazioni difficili, come la carica da parte della polizia. C’è stata la prova di maturità data dai lavoratori ai presìdi, e soprattutto dai delegati , dai nostri dirigenti locali nonché dal gruppo dirigente della Fiom, che hanno governato con coraggio e intelligenza una situazione oggettivamente delicata, per evitare atteggiamenti di intolleranza e di prevaricazione. Ci sono stati momenti anche appassionanti di democrazia, come l’assemblea nella quale, dopo una discussione vera e “senza rete”, i lavoratori hanno accettato, con grande senso di responsabilità, la proposta della Fiom e della Cgil di rimuovere i presìdi dopo l’impegno formale assunto dall’amministratore delegato del Lingotto con i segretari generali di Cgil Cisl e Uil di far partire una vera trattativa.

Purtroppo il confronto tra sindacati e azienda ha subito un nuovo stop subito dopo essere stato ripreso. Aver chiesto la sospensione è stato decisamente un errore. Ma dalle riunioni dei metalmeccanici Cisl e Uil che si sono tenute lunedì 3 maggio a Melfi sono giunti segnali di una volontà di riprendere a trattare che va colta. La stessa volontà, del resto, espressa a Roma il giorno dopo nella manifestazione dei lavoratori davanti alla sede del gruppo in via Bissolati.

La Fiat, che si è assunta la responsabilità di sospendere il negoziato, adesso si deve assumere quella  di farlo ripartire, garantendo però che la trattativa sia vera, che si discuta di merito e con  la volontà e la disponibilità a trovare soluzioni che siano accettabili da parte dei lavoratori. Sarebbe un segnale significativo se il negoziato, come avviene normalmente in tutte le vertenze, avvenisse presso l’associazione degli industriali del luogo, e cioè a Potenza. Perché è importante che si discuta con la Fiat ma è importante  che contemporaneamente si avvii il negoziato anche per le aziende dell’indotto, visto che le due situazioni sono strettamente legate. Solo una trattativa vera e con un esito condiviso dai lavoratori, infatti, può permettere di rasserenare l’ambiente e instaurare nuove e proficue relazioni industriali a Melfi.

Il caso Melfi, comunque, rappresenta la punta di un iceberg che riguarda tutto il gruppo. La Fiat si è dichiarata disponibile a fare una verifica a livello nazionale sull’accordo di programma firmato a suo tempo con il governo. Noi abbiamo tutto l’interesse  a fare questo passo perché ci sta a cuore il risanamento e il rilancio del gruppo automobilistico. Ma la soluzione dei problemi dello stabilimento di Melfi e dell’indotto è la cartina di tornasole delle reali volontà del gruppo.

 

(Rassegna sindacale, n.18, 6-12 maggio 2004)

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