AFFARI SOCIALI

WWW.RASSEGNA.IT

Il Rapporto 2005 sui diritti umani

Amnesty: accusa al potere

L'Italia bocciata

I crimini paese per paese

L'atlante
del terrore

Indice 

Indietro

Il Rapporto 2005 sui diritti umani

Amnesty: accusa al potere

di Davide Orecchio

 

Tutti i governi colpevoli. Senz'appello. A scorrere le pagine del Rapporto 2005 di Amnesty International, sembra
d'ascoltare la voce di una

Antigone da nuovo millennio. Pronta a denunciare la ragione di stato e i suoi crimini su scala globale. In ogni nazione e continente. E a difendere se non altro la memoria delle vittime. L'Organizzazione per
i diritti umani accusa le amministrazioni di tutto il mondo, i luoghi di potere, di aver "tradito la promessa di un ordine mondiale basato sui diritti umani". Di avere promosso o di non essersi opposte a torture, abusi, violazioni ai danni di essere umani. Non deve sfuggire, al di là del contenuto etico, la portata politica del "grido" di Amnesty. Per l'organizzazione, infatti, è venuto il momento dei bilanci storici, e quindi il tempo di dire che il sistema di valori - i princìpi - fruttato all'indomani della Seconda guerra mondiale è stato tradito. Equivale ad affermare che la "Dichiarazione universale dei diritti umani" sancita dalle Nazioni Unite nel 1948 è ormai carta straccia: che non la rispetta più nessuno.

«Sessant'anni dopo la fine della seconda guerra mondiale», si legge nel Rapporto, dedicato quest'anno alla memoria di Enzo Baldoni, il giornalista e attivista morto in Iraq, «i governi perseguono gli obiettivi di una nuova, pericolosa agenda. Il linguaggio della liberta' e della giustizia e' finalizzato ad adottare politiche che sfruttano la paura e l'insicurezza, come i cinici tentativi di ridefinire e condonare la tortura. La nuova agenda, insieme all'indifferenza e alla paralisi della comunita' internazionale, e' stata fallimentare per le svariate migliaia di vittime delle crisi umanitarie e dei conflitti dimenticati nel corso del 2004».

Amnesty ha analizzato lo stato di salute dei diritti umani in 149 paesi. Crimini e barbarie locali a non finire, i cui fili, però - secondo l'organizzazione - si dipanano dal centro del potere mondiale. Gli Stati Uniti. Il paese della crociata per la democrazia mondiale inaugurata da George W. Bush. Che però, secondo Amnesty, dà il cattivo esempio e fa il pieno di imitatori. Sostiene Amnesty, infatti, che i governi, nel tradire il rispetto dei diritti umani, hanno seguito «la linea di comportamento stabilita dalla superpotenza americana»; e così «quattro anni dopo l'11 settembre, non hanno mantenuto l'impegno di rendere il mondo un luogo più sicuro».

«Quando il paese più potente del mondo - si legge nel Rapporto - si fa beffe del primato della legge e dei diritti umani, concede agli altri
paesi la licenza per compiere abusi con impunità».

Nel presentare il Rapporto a Roma, Paolo Pobbiati, presidente della Sezione Italiana di Amnesty International, ha criticato «il tentativo dell’amministrazione Usa di annacquare il divieto assoluto di tortura attraverso nuove politiche e il ricorso a un linguaggio quasi manageriale fatto di espressioni quali “manipolazione ambientale”, “posizioni stressanti”, “manipolazione sensoriale”». «Nonostante gli Usa abbiano continuato a usare il linguaggio della giustizia e della libertà - ha detto Pobbiati -, lo scarto tra retorica e realtà è rimasto profondo. Ciò è acutamente illustrato dalla mancanza di indagini esaurienti e indipendenti sull’agghiacciante fenomeno dei maltrattamenti e delle torture nel carcere iracheno di Abu Ghraib e dall’assenza di provvedimenti nei confronti delle più alte cariche dell’amministrazione statunitense».

Ma il 2004 non passerà alla storia solo per le violazioni americane. Sono pochi i paesi dove non sia avvenuto un crimine contro l'umanità. Come se avesse guardato il nostro pianeta dall'alto di un satellite, individuandone i molteplici focolai rosso sangue, Amnesty tira le somme e mette in fila una brutalità dietro all'altra. A cominciare dagli atti di terrorismo, «sempre più orribili»: le immagini delle decapitazioni di ostaggi in Iraq, il sequestro di migliaia di persone - tra cui centinaia di bambini - nella scuola di Beslan in Ossezia, il massacro di centinaia di persone nella stazione Atocha di Madrid. «Cio' nonostante - rileva Amnesty - i governi non hanno voluto ammettere la mancanza di successo nella lotta al terrorismo, portando avanti strategie fallimentari ma politicamente convenienti».

E poi l'elenco delle vittime prosegue. Nel Darfur, il governo sudanese ha dato vita a una catastrofe dei diritti umani e la comunita' internazionale ha fatto troppo poco e si e' mossa troppo tardi per reagire alla crisi, tradendo centinaia di migliaia di persone. Ad Haiti, i responsabili di gravi violazioni dei diritti umani hanno potuto riconquistare posizioni di potere. Nella Repubblica Democratica del Congo orientale, non c'e' stata alcuna risposta efficace allo stupro sistematico di migliaia di donne, bambine e persino neonate. Nonostante lo svolgimento delle elezioni, l'Afghanistan e' precipitato in una spirale di assenza di legge e instabilita'. La violenza in Iraq e' stata endemica. «I soldati russi - accusa sempre Amnesty - hanno impunemente torturato, stuprato e sottoposti ad altri abusi sessuali le donne in Cecenia e il governo dello Zimbabwe ha strumentalizzato politicamente la penuria di cibo».

L'organizzazione ha poi distribuito un dossier sulle violazioni dei diritti umani in Cina per ricordare il sedicesimo anniversario della strage di Tian An Men. Come ha spiegato Paola De Pirro - coordinatrice per la Cina della Sezione Italiana di Amnesty - «la situazione dei diritti in Cina è peggiorata». Il paese ha fatto passi da gigante sotto il profilo economico e industriale, ma i lavoratori sono sfruttati in modo disumano, il welfare è inesistente e la divaricazione tra città e campagna si allarga. Per non parlare dei capitoli "tradizionali" della repressione. Amnesty, al riguardo, ha contato circa 3 mila esecuzioni capitali nel 2004. Ma un esponente politico cinese ne ha denunciate almeno dieci mila. E in Cina - ricorda De Pirro - si può essere condannati a morte per ben 64 reati: dall'omicidio al traffico di droga, fino all'hooliganismo. «E' un paese del tutto disinteressato a cambiare qualcosa - ha concluso l'attivista di Amnesty -. Basti pensare che a Capodanno i bambini vengono portati negli stadi per assistere alle esecuzioni».

Un quadro desolante, quello tratteggiato da Amnesty. L'immagine di un imbarbarimento globale. «L'unica speranza che abbiamo - ha chiosato Pobbiati - è di riportare i diritti umani nell'agenda dei governi.
Sempre di più, la doppiezza dei governi e la brutalità dei gruppi armati vengono contrastati dalle sentenze giudiziarie, dalla resistenza popolare, dalla pressione pubblica e dalle iniziative di riforma delle Nazioni Unite. La sfida per il movimento dei diritti umani è di accrescere il potere della società civile e spingere i governi a mantenere le loro promesse sui diritti umani».

(www.rassegna.it, 25 maggio 2005)

LINK

Amnesty International

Il Rapporto 2005

La Dichiarazione universale dei diritti umani