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Il Rapporto 2005 sui diritti umani

Amnesty
boccia l'Italia

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Il Rapporto 2005 sui diritti umani

Amnesty boccia l'Italia

Italia sotto accusa. Deportazioni di stranieri, vendita di armi a paesi in guerra, leggi insufficienti su diritto d’asilo e stato dei rifugiati. A puntare l’indice contro il nostro paese è Amnesty International, che ha oggi presentato a Roma il nuovo Rapporto sullo stato dei diritti umani nel pianeta, relativo al 2004.

"L'Italia - ha dichiarato Gabriele Eminente direttore della Sezione Italiana di Amnesty - non rispetta gli impegni presi sui diritti umani".

Secondo l’organizzazione internazionale, sono due le colpe gravi dell’Italia. La prima è il "quadro legislativo insufficiente sul diritto d'asilo" aggravato dallo stallo del progetto di legge (fermo alla Camera) per l'introduzione di una normativa organica sui rifugiati. Amnesty rinnova "le preoccupazioni condivise con l'Unhcr sulla tutela legale, l'identificazione, il trattenimento e le procedure d'asilo sollevate nel giugno 2004, quando il governo italiano ha rinviato 36 dei 37 cittadini stranieri approdati nel paese dopo essere stati salvati in mare dalla nave Cap Anamur".

Inoltre, rimprovera l’Italia riguardo "i respingimenti collettivi verso la Libia e l'Egitto di centinaia di cittadini stranieri, avvenuti in violazione delle principali convenzioni in materia di diritti umani e dei rifugiati nei mesi di ottobre e dicembre 2004, e marzo e aprile 2005”. Al riguardo il cordone antisbarco in funzione sulle nostre coste dal 2003 rappresenta, per Amnesty, "una deroga grave al principio di non respingimento previsto dalla Convenzione di Ginevra.

Amnesty sottolinea, infine, che “il governo italiano non ha illustrato il testo né fornito maggiori dettagli sulla natura giuridica e sul contenuto degli accordi di cooperazione con la Libia avviati dal 2000". Accordi che prevedono anche controlli incrociati di polizia e "rischiano di incidere gravemente sui diritti umani".

Altro punto dolente sono i centri di accoglienza per stranieri. Al riguardo Amnesty ha inviato una lettera, lo scorso 15 marzo, al ministro Pisanu, chiedendo di poter accedere ai centri coi propri ricercatori così da documentarne il rispetto (o no) dei diritti umani. Ma il ministro non ha mai risposto.

La seconda colpa grave riguarda la vendita di armamenti. Secondo la Relazione annuale della presidenza del Consiglio sul commercio di armi (il cui esame è iniziato n Parlamento questo mese, in applicazione della legge 185 del 1990), l’Italia nel 2004 “ha aumentato del 16 per cento (1,5 miliardi di euro) le autorizzazioni alle esportazioni di armi da guerra. Nella lista dei beneficiari permangono paesi in cui le violazioni dei diritti umani sono ancora diffuse (come Malesia, Turchia, Cina) e che sono in conflitto tra loro (come India e Pakistan)”. Dalla lettura della Relazione e dal dibattito politico, nota Amnesty, “emergerebbe la volontà del governo di modificare la legge 185 del 1990, non è chiaro con quali obiettivi, e di rendere meno trasparenti le informazioni comunicate al Parlamento, ad esempio quelle sulle transazioni bancarie. Permane, però, il problema della mancanza di analoga relazione sul commerci di armi leggere”.

A preoccupare Amnesty sono anche gli accordi bilaterali per la cooperazione nel settore della difesa, che "sembrano rientrare in una strategia di svuotamento della legge 185 del 1990 e di non applicazione del Codice di condotta europeo, creando regimi privilegiati e poco trasparenti con paesi verso i quali la politica estera italiana dovrebbe essere invece particolarmente cauta".

L’organizzazione internazionale ricorda che "il 3 maggio 2005 il Parlamento ha approvato gli accordi con Algeria, Israele e Kuwait, mentre sono in discussione quelli con India, Serbia e Cina. Mentre nel dicembre 2004 il ministro degli Esteri e il presidente della Repubblica avevano sostenuto la necessità di rimuovere l'embargo dell'Unione Europea alle esportazioni di armi verso la Cina. A fine marzo 2005, deputati di diversi gruppi parlamentari hanno sollecitato una risposta del governo su come intenda conciliare la tutela dei diritti umani con la revoca dell'embargo". Riguardo alla proposta di un trattato internazionale sulle armi, finora “il governo italiano non ha manifestato alcun sostegno”.

Amnesty International punta l’indice, infine, anche su altri importanti provvedimenti legislativi. Come la tortura, su cui l'Italia è inadempiente da 17 anni e “nel corso del 2004 e nei primi cinque mesi del 2005, il governo e il Parlamento italiani non hanno fatto alcun passo in avanti nella lotta contro la tortura". O la mancata presentazione da parte del governo di un disegno di legge per l'attuazione della Corte Penale Internazionale ratificato nel 1999, "nonostante la Commissione Conforti, istituita nel 2002 dal ministro della Giustizia per affrontare il problema dell'attuazione, abbia finito i suoi lavori". Amnesty mette il dito anche in un vecchia piaga: “Il Parlamento italiano non ha ancora approvato i progetti di legge di modifica dell'articolo 27 della Costituzione, che lascia ipoteticamente lo spazio per una reintroduzione della pena capitale mediante legge ordinaria, seppure limitatamente alle leggi militari di guerra. Il testo unificato è fermo al Senato e non viene discusso dal luglio 2003".

 

(www.rassegna.it, 25 maggio 2005)

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La Dichiarazione universale dei diritti umani