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Il Rapporto 2005 sui diritti umani

L'atlante dei crimini

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Amnesty International / Il Rapporto 2005 sui diritti umani

L'atlante dei crimini

95 paesi in cui la tortura è ancora all'ordine del giorno. Oltre settanta quelli in cui la libertà di espressione o di informazione è negata. Venticinque i paesi in cui sono state eseguite condanne a morte nel 2004 (nel 2003 furono 28). 12 governi che hanno violato i diritti umani mediante legislazioni antiterrore. 9 i paesi in cui i gruppi armati hanno compiuto torture o maltrattamenti nei confronti di prigionieri. 51 i paesi con prigionieri nei bracci della morte.

Lo denuncia il Rapporto annuale 2005 di Amnesty International, che traccia una mappa dei diritti lesi nel mondo, attraverso un monitoraggio relativo a tutto il 2004 in 149 paesi.

Le donne sono state vittime in 13 conflitti armati di stupri e abusi sessuali da parte di forze governative. Per quanto riguarda la situazione delle carceri, in 37 paesi sono state registrate detenzioni senza accusa né processi, in 10 detenzioni in centri segreti e in altre 32 nazioni ci sono i cosiddetti prigionieri di coscienza.

I governi che hanno fortemente limitato o violato i diritti dei profughi interni e dei rifugiati sono 36. Anche i difensori dei diritti umani figurano come parte lesa: in 26 paesi hanno subito limitazioni legali, minacce e intimidazioni; in 17 sono stati arrestati o imprigionati; in 16 sono stati oggetto di violenza da parte di governi o gruppi armati.

La mappa delle violazioni calza perfettamente quella del nostro pianeta. Amnesty ha però scandito tre universi persecutori: il primo, quello delle zone coinvolte nel terrorismo e nella guerra americana al terrore; il secondo, quello delle crisi dimenticate; il terzo, quello delle violazioni ordinarie. Tre macrocategorie che attraversano tutti i continenti. Vediamo come.

Africa
Sudan. Paese martoriato da decenni di guerra civile, nonostante la presenza massiccia di forze dell'Onu e dell'Unione africana (Ua) sul campo e il continuo invio di aiuti umanitari, vive in particolare nel Darfur una catastrofe umanitaria.

Repubblica democratica del Congo e Uganda
. I governi hanno deferito alla Corte penale internazionale (Icc) i crimini di guerra e contro l'umanità commessi nei conflitti armati. Tuttavia, l'Icc può indagare e perseguire solo un numero limitato di casi.

Nigeria. Le donne continuano a essere vittime di violenze e discriminazioni anche in seno alla famiglia e alla comunità per via di una serie di leggi discriminatorie. Si moltiplicano stupri e altre violenze a sfondo sessuale, aggravati dalla totale mancanza di assistenza medica.

Americhe
Stati Uniti. In nome della "guerra al terrorismo" sono state commesse torture, detenzioni arbitrarie e uccisioni illegali come nella base americana di Guantanamo a Cuba. Additata come principale responsabile l'amministrazione Bush, accusata di ambivalenza nei confronti di numerose istituzioni e di aver spinto i governi a schierare forze militari nella lotta al crimine e ai disordini sociali, minacciando di tagliare gli aiuti allo sviluppo. Prosegue, contro gli standard internazionali, la pratica della pena di morte applicata anche a minorenni al momento del reato.

Colombia. Le donne restano il principale obiettivo nei conflitti, e le violenze su di loro sono usate per spargere il terrore, per vendicarsi di nemici e per accumulare "trofei di guerra". Secondo un rapporto dell'Onu le violenze hanno raggiunto livelli altissimi, piazzando l'America Latina al primo posto col 70 per cento dei crimini a sfondo sessuale.

Messico e Brasile. Il disagio sociale e la facile disponibilità di armi hanno contribuito ad aumentare il tasso di criminalità, per combattere il quale i governi hanno emanato leggi che in alcuni casi hanno violato le garanzie costituzionali e i diritti umani.

Asia
Cina. Resta il paese asiatico col più alto numero di esecuzioni capitali. La legislazione di sicurezza in vigore ha soffocato la libertà d'espressione tramite manipolazione dei mezzi di comunicazione, detenzioni arbitrarie e processi iniqui nei confronti di pacifisti, giornalisti, avvocati accusati di sovversione. -

India. Violazioni dei diritti umani accresciute dalla povertà permangono nelle zone interessate dal conflitto col Pakistan.

In Afghanistan e in Pakistan centinaia di presunti simpatizzanti di al Qaida sono stati trattenuti arbitrariamente.

Indonesia, Thailandia, Sri lanka, Nepal. I conflitti armati hanno fornito il pretesto per abusi di diritti politici e civili da parte delle forze armate, uccisioni indiscriminate e sparizioni. §

Europa e Asia Centrale
Razzismo e discriminazione si sono manifestati in molte forme in tutta l'Europa sia nei confronti dei rom che delle popolazioni musulmane. Casi di intolleranza e mancata assistenza verso i primi sono emersi in Bulgaria, Romania, Slovacchia e Repubblica Ceca. In Uzbekistan, cittadini musulmani hanno subito detenzioni arbitrarie per terrorismo dopo processi iniqui.

Russia-Cecenia: mentre è ancora forte l'eco della tragedia nella scuola di Beslan compiuta dai ribelli ceceni, le forze russe sono accusate di gravi lesioni ai diritti dei ceceni nella "pressocché totale impunità".

Medio Oriente
Iraq. Dall'inizio del conflitto centinaia di migliaia di civili sono stati uccisi dalle forze guidate dagli Usa e da gruppi armati. Questi ultimi spesso li hanno presi in ostaggio a scopo politico o di estorsione. -

Israele e Territori Occupati. Nell'ultimo anno del lungo conflitto le vittime palestinesi sono state 700 - di cui 150 bambini - e 109 quelle israeliane. Nonostante la sentenza contraria della Corte Internazionale di Giustizia, Israele ha continuato la costruzione di un muro lungo 600 km che accerchia e isola città e villaggi palestinesi. -

Iran, Libia, Siria. Scarso rispetto per le norme internazionali sui diritti umani (come anche in Tunisia, Algeria, Yemen) con arresti, torture e maltrattamenti. La Lega Araba, inoltre, ha adottato una revisione della Carta Araba dei diritti umani, che prevede esecuzioni capitali anche per i minorenni.

 

(www.rassegna.it, 25 maggio 2005)

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Amnesty International

La Dichiarazione universale dei diritti umani