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“Portateli nei centri commerciali”: era stata la
generosa proposta dell’allora ministro della Salute Girolamo Sirchia
per difendere gli anziani dalla torrida estate del 2003. In Italia,
fra giugno e settembre di quell’anno, morirono 20mila persone in più
rispetto all’anno precedente e al successivo. I dati sono stati resi
noti di recente dall’Istat, presentando un quadro ancor più negativo
delle prime stime fatte subito dopo l’estate 2003 dall’Istituto
superiore di sanità, che attestavano i decessi intorno agli 8mila.
L’incremento maggiore di mortalità fu a Torino (+108%), a seguire
L’Aquila (105,3%), Genova (79,4%), Perugia (75,4%), Milano (69,3%),
Bologna (54,5%) e Roma (51,5%).
Numeri che non si dimenticano e che quest’anno, ai
primi improvvisi rialzi della temperatura, hanno fatto scattare
l’allarme e indotto il ministro Storace ad alcuni provvedimenti. Con
un’ordinanza, emanata lo scorso 29 giugno e valida fino al 30
settembre, il ministero della Salute impone ai Comuni di trasmettere
alle Asl gli elenchi delle persone dai 65 anni in su, in modo da
prevenire e monitorare “danni gravi ed irreversibili a causa delle
anomale condizioni climatiche”. E in ogni caso le stesse Asl hanno la
facoltà di acquisire e utilizzare dalle anagrafi comunali quegli
elenchi, senza l’obbligo di ricevere il consenso delle persone per la
legge sulla privacy. Da parte loro i Comuni devono adoperarsi
attraverso servizi di assistenza economica o domiciliare, di
telesoccorso, accompagnamento e trasporto.
“Si tratta di una delle tante misure con cui si
disperdono risorse economiche e umane – ci dice Maria Guidotti,
presidente dell’Auser –. Non è detto, infatti, che tutti gli ultra
sessantacinquenni, contenuti negli elenchi, abbiano una salute
precaria. E, in ogni caso, il ministro non ha sentito il parere né
cercato il sostegno dei sindacati e delle associazioni di volontariato
che hanno esperienza e radicamento sul territorio”.
L’ordinanza del ministero prevede anche la
riattivazione del call center per le emergenze (che risponde al 1500);
la sperimentazione del custode sociale in quattro città (Roma, Milano,
Torino e Genova), che sorveglia direttamente gli anziani in casa senza
aspettare la loro chiamata; l’adozione di linee guida per difendersi
dalla calura estiva che, per i tre livelli di rischio individuati
sulla base dell’intensità del caldo, predispongono le nuove attività
da realizzarsi ad opera degli enti locali.
“L’ordinanza del ministro Storace è una
ripetizione pedissequa di quella prodotta da Sirchia lo scorso anno e
noi rispondiamo come allora: questo tipo di intervento non risolve in
alcun modo i problemi della popolazione anziana – osserva Michele
Mangano, segretario nazionale dello Spi-Cgil –. In particolare la
figura del custode sociale è una bella espressione con cui però non si
fa nulla: l’ordinanza ne prevede solo 90, come dire uno ogni 120mila
anziani. Si tratta di una boutade, di un effetto annuncio, come è
tipico di questo governo”.
Punta il dito sull’esiguità delle risorse Enrico
Rossi, assessore alla Sanità della Toscana e coordinatore della
Commissione sanità della Conferenza delle Regioni, dichiarando che “la
sola Toscana ha stanziato per l’emergenza estiva 2 milioni di euro,
rispetto ai 6 che Storace metterebbe in campo per l’intero paese”. Un
po’ pochino: “In questi termini – aggiunge Rossi – si corre il rischio
che si tratti solo di propaganda”. L’assessore ricorda che “nel 2003
il numero di morti maggiore si verificò nelle residenze sanitarie
assistite”. Per questo, dice, “occorrerebbe rivolgere un richiamo alle
aziende sanitarie affinché a loro volta richiamino i gestori di queste
strutture ad un’assistenza adeguata alla situazione”. “Molti reparti
ospedalieri sono privi di aria condizionata – denuncia Guidotti –. E
la cronica carenza di personale che caratterizza le strutture
sanitarie aggrava la situazione: basti pensare che tanti anziani non
sentono il bisogno di bere e se non hanno familiari vicino ad
assisterli, rischiano di non ingerire liquidi per ore, andando
incontro a disidratazione”.
Sul fatto che servano risorse da destinare al
pianeta anziani al di là delle stagioni insiste anche Mangano. “La
logica non deve essere quella dell’emergenza, ma della programmazione:
va studiato un progetto di interventi sul piano socio-sanitario,
mirato agli ultra settantacinquenni che sono la fetta di popolazione
più a rischio. Per fare questo occorrono nuove risorse, e invece il
fondo sociale nazionale è sotto costante decurtazione, come anche le
risorse agli enti locali; quindi né il servizio sanitario nazionale né
gli enti locali riescono a dare risposte. Al ministro Storace lanciamo
una sfida: nel nuovo piano sanitario nazionale si stabilisca un
progetto obiettivo di tutela della salute degli anziani, da discutere
con le organizzazioni sindacali”.
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