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Due milioni e 800 mila: questo il numero dei
soggiornanti stranieri, regolari, in Italia (il 4,8% della
popolazione), rilevato dalla Caritas nel suo Dossier statistico per il
2005. Nell'Ue il nostro paese viene solo dopo Germania (7,3 milioni di
immigrati) e Francia (3,5 milioni), ed è alla pari di Spagna e Gran
Bretagna. La 15a edizione del Rapporto è stata presentata questa
mattina è reca il titolo “Immigrazione e globalizzazione”, a suggerire
come l’immigrazione sia "un potente fattore di cambiamento e di
sviluppo nel mondo" e come gli immigrati siano "i promotori di una
globalizzazione più umana”. La stima delle presenze regolari è basata
sui dati del Ministero dell’Interno (ultimo aggiornamento al 31 agosto
2004), dei visti rilasciati dal Ministero degli Affari Esteri, dei
figli nati in Italia da genitori stranieri nel 2004.
E' la provincia di Roma a detenere il record di presenze straniere
(340.000). Segue Milano con 300.000; con 100.000 troviamo Torino e
Brescia e con 50-70 mila seguono Padova, Treviso, Verona, Bergamo,
Modena, Firenze, Napoli. I motivi del soggiorno confermano un netto
desiderio di inserimento stabile (9 immigrati su 10 sono in Italia per
lavoro o per ricongiungimento familiare). L’immigrazione è più
concentrata nel Nord (59% della presenza immigrata), è mediamente
presente nel Centro (27%) e si riduce nel Mezzogiorno (14%).
Il 2004 è stato un anno di afflusso medio con 131 mila ingressi
stabili: 32.000 per lavoro (oltre a 45.000 stagionali extracomunitari
e 32.000 neocomunitari), 87.000 per motivi familiari, 6.000 per motivi
religiosi, 5.000 per studi universitari e meno di 1.000 per residenza
elettiva.
Per motivi di lavoro arrivano soprattutto i rumeni (40% dei
visti) e quindi, molto distanziati, Albania, Marocco e Polonia,
ciascuno con quote tra il 15% e il 10%. I ricongiungimenti familiari
vedono saldamente in testa il Marocco e l’Albania (ciascun paese con
13.000 visti), seguiti da Romania (8.000), Cina (7.000) e, con 3.000
visti, India, Ucraina, Serbia-Montenegro, Bangladesh e Macedonia. Per
gli universitari si è verificata una lieve ripresa, come si rileva dal
numero di visti rilasciati loro nel 2004 (4.747), anche se l’Italia è
ancora in ritardo nella realizzazione del diritto internazionale agli
studi rispetto a quanto avviene in altri paesi.
Nel 2005 la quota ufficiale di nuovi lavoratori è stata di 179.000.
Per quanto riguarda i flussi irregolari, il Dossier Caritas/Migrantes,
evidenzia come il mare abbia fatto da sfondo a molte tragedie. Ad
essere interessate sono ormai quasi esclusivamente le coste siciliane
e non più quelle calabresi e pugliesi. I paesi maggiormente coinvolti
sono quelli africani (Egitto, Corno d’Africa, Sudan, Sierra Leone,
Burkina Faso, Nigeria) e mediorientali, ma sono rappresentati anche
paesi lontani come Bangladesh e Pakistan.
Rispetto allo scorso anno, è pressoché rimasto invariato il numero
delle persone che hanno ricevuto un provvedimento di allontanamento
dall’Italia (circa 105.000); tuttavia è leggermente diminuita la quota
di chi è effettivamente rimpatriato (è il 56,8% contro il 61,6% del
2003). Un freno alla tempestività dell’esecuzione delle misure di
allontanamento può essere stato determinato dalla modifica
legislativa, resa necessaria dall’intervento con cui la Corte
Costituzionale ha dichiarato illegittimi gli allontanamenti
dall’Italia effettuati prima della loro convalida giudiziaria.
“Nella nostra epoca – si legge nel Rapporto - le migrazioni sono
andate aumentando in maniera considerevole perché sono una tra le più
significative espressioni del mondo globalizzato. Per l’Italia gli
immigrati sono una risorsa soprattutto dal punto di vista demografico
e occupazionale: grazie ad essi la popolazione non diminuisce e si
aggiunge una quota di forza lavoro suppletiva indispensabile in
diversi settori. Si tratta, perciò, di una opportunità piuttosto che
di una minaccia al nostro benessere, alla nostra cultura, alle nostre
istituzioni e al nostro senso religioso”.
“In diversi ambiti e a vari livelli – continua - è avvenuto uno
scambio fruttuoso tra immigrati e società italiana, purtroppo non
sempre favorito dalle leggi. Oggi è tempo di arrivare a una politica
matura che, riflettendo meglio su obiettivi e modalità operative,
renda meno complesse e più praticabili le vie legali
dell’immigrazione. Considerato che le disfunzioni costano molto in
termini umani e finanziari, si deve avere il coraggio di intervenire
non solo a livello amministrativo ma anche a livello legislativo, ad
esempio aprendosi a nuove vie come il permesso di soggiorno per la
ricerca del posto di lavoro, così come auspica anche il recente Libro
Verde dell’Ue”. Per Caritas/Migrantes, “la questione di fondo consiste
nel considerare l’immigrato come un nuovo cittadino, parte essenziale
dell’Italia di oggi e soprattutto di quella di domani, sempre più
caratterizzata da una globalizzazione interculturale. |