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Il Dossier stima che i lavoratori stranieri
(2.160.000) siano circa il 9% delle forze lavoro e che il tasso medio
di disoccupazione sia vicino all’8% registrato per gli italiani,
sebbene diversificato per territorio: molto al di sopra nel Nord, poco
al di sopra nel Centro e al di sotto nel Sud, secondo i primi
risultati della nuova indagine sulle forze lavoro promossa dall’Istat
nel 2004.
Prevalgono i contratti di lavoro a termine e quelli a tempo parziale,
mentre sono ridotti gli impieghi ad alta qualifica (solo 1 su 10, tre
volte meno degli italiani), con evidente sottoutilizzo delle loro
risorse professionali, a fronte dell’aumentato fabbisogno di figure
professionali qualificate (non solo di laureati, ma anche di altri
lavoratori specializzati) segnalato da Unioncamere.
La ripartizione per settori d’impiego emersa dal Censimento
(agricoltura 5,9%, industria 44,8% e servizi 49,1%) è andata
modificandosi e qualche punto per centuale in più è andato ai servizi
a scapito dell’industria.
I reparti che spiccano maggiormente sono le costruzioni, il settore
alberghiero e della ristorazione, l’agricoltura, il servizio operativo
alle imprese, il commercio e il lavoro domestico e di assistenza alle
persone, con un grande protagonismo delle piccole aziende.
Per il 2004 sono state autorizzate le quote di 70.000 stagionali e
29.500 lavoratori non stagionali a fronte di un bisogno annuale,
stimato dall’indagine Excelsior, di 200.000 unità, salito peraltro a
300.000 nell’anno successivo, come evidenziato dalle richieste dei
datori di lavoro e delle famiglie. Circa un terzo dell’intera forza
lavoro immigrata in Italia è stato assoggettato a mobilità
occupazionale: si tratta di 783.303 nuovi contratti, inclusi i
lavoratori arrivati dall’estero e quelli già presenti in Italia. I
rapporti a saldo, al netto delle assunzioni, sono stati 187.548.
“Questi dati – precisa il Dossier - sono un segno della estrema
precarietà del posto di lavoro”. L’incidenza delle donne sui nuovi
contratti oscilla tra il 41% delle assunzioni a tempo indeterminato e
il 36% di quelle a tempo determinato. Le aree occupazionali più forti
sono il Nord Est per il numero delle assunzioni e il Nord Ovest per il
numero dei saldi. In questo contesto spicca quello che il Dossier
definisce il “triangolo occupazionale”, costituito da Lombardia,
Veneto ed Emilia Romagna, seguite da Toscana, Trentino Alto Adige,
Piemonte e Lazio. Tra le province, per capacità di assorbimento
occupazionale, viene al primo posto assoluto Milano (63.863
assunzioni), segue Roma (35.758), mentre Bolzano, Brescia e Trento
registrano ciascuna più di 20.000 assunzioni.
La ripartizione degli assunti per settore è la seguente: agricoltura
13,0%, industria 39,5% e servizi 47,5%. Una ogni 10 assunzioni avviene
nelle costruzioni, nel settore alberghi e ristoranti e in agricoltura;
parimenti, una ogni 10 assunzioni è interinale (ma nei contesti
industriali il rapporto è di 1 ogni 4).
Il maggiore protagonismo nelle assunzioni a tempo indeterminato spetta
ai lavoratori dell’Est Europa, che incidono per il 47,4% (africani
25%, asiatici 14,5%, americani 12,1%), mentre per i contratti a tempo
determinato l’Est Europa ha quote percentuali più basse. Ai primi
posti si trovano in ogni caso romeni, albanesi, marocchini; al quarto
e al quinto posto si collocano rispettivamente ucraini e cinesi per il
tempo indeterminato, polacchi e tunisini per quello determinato.
L’incidenza dei saldi è differenziata per gruppi nazionali ed è molto
alta, ad esempio, per i filippini (43,0%) e per i cingalesi (37,7%).
Anche la ripartizione per settori è piuttosto diversificata per aree
continentali: gli immigrati dell’Est Europa prevalgono nei contratti
del settore agricolo e detengono circa la metà dei contratti
nell’industria e nei servizi; gli asiatici, però, si affermano nei
contratti riguardanti in particolare l’industria conciaria e tessile,
gli africani in alcuni altri rami dell’industria e gli americani in
alcune branche dei servizi. |