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Tre milioni di immigrati regolari (il 5% della
popolazione italiana) e circa mezzo milione di clandestini. E più di
170 mila iscritti alla Cgil. Questa la stima del terzo Rapporto
Ires-Cgil sull'immigrazione, presentato oggi a Roma nell'ambito della
conferenza nazionale che la confederazione dedica al tema. Il Rapporto
mostra tutto il disagio di quest'ampia fetta di popolazione residente
nel nostro paese. Un popolo di "senza pelle", ossia di persone spesso
indifese, prive di tutele ed esposte ai soprusi. A cominciare
dall'obbligo di lavorare in nero.
Si tratta della "più grande indagine degli ultimi trent’anni
sul mondo del lavoro – spiega il presidente dell’Ires Agostino Megale
- con più di 7 mila interviste svolte in nove regioni
italiane. Un’analisi attenta – prosegue Megale – delle trasformazioni
del lavoro in tutti i settori, che ha l’obiettivo di verificare come
stanno i lavoratori immigrati nel nostro paese così da rilanciare una
politica di innovazione e qualità".
Un dato che emerge dall'indagine è che la discriminazione sul lavoro è
ancora molto forte. La denuncia il 60% dei lavoratori intervistati.
Spesso gli immigrati sono destinati ai compiti più duri (come segnala
il 39% dei delegati Cgil stranieri e il 15% di quelli italiani) nonché
agli orari maggiormente disagevoli. Le donne
doppiamente discriminate
Una "doppia discriminazione", come la definisce Megale, è stata
inoltre rilevata nei confronti delle donne: soltanto il 31,4% delle
lavoratrici immigrate lavorava con contratto a tempo indeterminato al
momento dell'intervista (contro il 73,6% degli uomini), e appena
l'11,4% delle immigrate ha dichiarato di avere fatto un salto di
carriera (41,8% degli uomini). La maggior parte delle intervistate
(54%) ha denunciato di essere stata spesso vittima di forme di
discriminazione da parte dei datori di lavoro, cosi' come da parte dei
colleghi (51%).
L'Ires fa notare che la regolarizzazione del 2002 ha messo in moto una
'femminilizzazione' dei flussi migratori: le domande presentate da
donne tra la prima e l'ultima regolarizzazione sono salite, infatti,
dal 20 al 45% del totale. Otto donne straniere su dieci svolgono la
funzione di badanti: una dimostrazione evidente, secondo l'Ires-Cgil,
di segregazione lavorativa.
Più alto il numero d'infortuni
Il fenomeno
era
già noto, ma il rapporto dell'Ires lo conferma: gli immigrati
s'infortunano più degli italiani. Nel 2003 gli infortuni sul lavoro
hanno riguardato 44 italiani e 57 stranieri su mille. Nel 2004 il dato
riguardante gli italiani e' sceso a quota 42, mentre quello sugli
immigrati e' salito a 65. L'Ires ha esaminato i dati Inail del 2001
dai quali si evince che il tasso infortunistico tra i lavoratori nati
all'estero era del 9,1%, quasi il doppio rispetto al 4,2% calcolato
per gli italiani. Ad oggi se il differenziale di rischio per gli
italiani e' di un infortunato ogni 25 lavoratori, tra gli immigrati la
forbice si riduce a uno su 10. Quasi il 30% degli incidenti si
verifica nei settori dell'edilizia e dell'industria dei metalli, dati
comunque sottodimensionati visto l'alto tasso di lavoro nero
soprattutto nelle costruzioni.
Minori
Un quinto degli immigrati residenti è composto da minori, di cui
decine di migliaia senza una famiglia. Più in generale l'Ires informa
che In Italia sono almeno 480-500 mila i minori che lavorano. Circa
410 mila italiani, il resto immigrati. Il dato risente del tasso di
abbandono scolastico, che raggiunge il 20% tra i ragazzi italiani e il
30% tra gli immigrati.
Le proposte della Cgil
Sugli immigrati la Cgil ha annunciato l'apertura di una vertenza
nazionale. Innanzitutto chiedendo al governo di riaprire i termini di
regolarizzazione di fronte all'emergenza rappresentata dai
cinquecentomila irregolari. Inoltre il sindacato propone di sostituire
la legge Bossi-Fini con una nuova normativa sull'immigrazione,
prevedendo, tra le altre cose "un permesso di soggiorno per la ricerca
di occupazione - spiega Fulvio Fammoni, segretario nazionale della
confederazione - l'istituzione della cittadinanza di residenza, un
unico punto di coordinamento nel governo per l'immigrazione, la
chiusura dei centri di accoglienza temporanei e la nascita di
osservatori sulle discriminazioni", nonché politiche per la formazione
e la sicurezza.
La Cgil ha precisato che le domande relative al decreto flussi di
quest'anno sono state 350 mila a fronte di 159 mila entrate previste.
Si tratta di persone - ha osservato Piero Soldini, responsabile
immigrazione - "che già si trovano qui e che hanno già un lavoro. Il
governo dovrebbe quindi riaprire i termini della regolarizzazione. Si
tratta di un'emergenza. Se non lo fa permette l'utilizzazione di
manodopera in modo illecito". |