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Previdenza complementare

Documento comune imprese-sindacati

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Previdenza complementare

Documento comune imprese-sindacati

Si svolgerà mercoledì l’incontro tra governo e parti sociali per la modifica del decreto sulla previdenza complementare, varato dal Consiglio dei ministri il 1° luglio scorso. Sindacati e imprese hanno messo a punto un documento con le proprie richieste. Tra queste, più spazio per la contrattazione collettiva, maggiori compensazioni alle imprese che dovranno rinunciare al Tfr per versarlo nei fondi pensione, maggiori garanzie ai lavoratori che hanno bisogno di riscattare la propria liquidazione in caso di cessazione del rapporto di lavoro. Il documento avanzato dalle 21 organizzazioni datoriali e sindacali (Cgil, Cisl, Uil e Ugl) è stato inviato oggi al ministro del Welfare Roberto Maroni.

Al primo punto, il no deciso all’equiparazione tra i fondi negoziali (di natura collettiva) e le polizze (di natura individuale). Secondo sindacati e imprese, mettere queste forme sullo stesso “rende la previdenza complementare non coerente con le caratteristiche proprie del rapporto di lavoro dipendente, e questo si realizza a scapito del ruolo e delle competenze della contrattazione collettiva”. Inoltre, il documento comune definisce “non accettabile” la limitazione dei diritti, per chi aderisce ai fondi, in materia di anticipazioni e di riscatto della posizione individuale in occasione di cessazione del rapporto di lavoro.

Le parti sociali chiedono anche maggiore chiarezza sulla destinazione del Tfr in caso di silenzio assenso. Il decreto del governo prevede una corsia preferenziale in caso di silenzio assenso per i fondi negoziali; l’avviso comune chiede che sia chiarito, in caso di più forme potenzialmente in grado di acquisire i flussi di Tfr, il fatto che a decidere deve essere un accordo tra datore di lavoro e sindacati. In caso di assenza di una forma pensionistica collettiva, promossa da imprese e sindacati, il Tfr deve andare direttamente al fondo residuale presso l'Inps.

Altro punto importante è la questione delle compensazioni per le imprese. Secondo la legge delega, il conferimento del Tfr deve avvenire “senza oneri per le imprese”; le misure previste, replica il documento, “non costituiscono, nel loro complesso, una soluzione soddisfacente”. Infatti, spiega l’avviso comune, il fondo di garanzia per l'accesso al credito ha modalità di funzionamento ancora non definite, mentre la deducibilità dal reddito di impresa (4 per cento, elevata al 6 per le aziende con meno di 50 dipendenti), “oltre a non avere un impatto finanziariamente rilevante per le aziende, ha anche il vistoso limite di non trovare applicazione per le realtà produttive che non conseguano utili o che producano redditi diversi da quelli di impresa”. Per le parti sociali, è opportuno che le compensazioni siano certe e fruibili da tutte le imprese, ed è “essenziale dare corso al principio di delega che prevede compensazioni mediante forme di riduzione del costo del lavoro”.

Tra gli altri punti dell’avviso comune, la richiesta di nuove norme riguardo l’obbligo di versare il contributo per il fondo previsto per il datore di lavoro dai contratti, qualunque sia la forma di adesione scelta dal lavoratore; la revisione del regime di deducibilità dei contributi previdenziali; l'abrogazione dell'imposta sostitutiva sui rendimenti delle forme pensionistiche complementari in ragione della finalità previdenziale.

( 23 luglio 2005)

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