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I Comuni spendono sempre meno per gli interventi
sociali, soprattutto nel sud. Una contrazione di risorse che arriva
fino al 20 per cento, mentre nel 2004 i bilanci di previsione, che in
genere risultano sempre più 'gonfi' rispetto ai rendiconti, descrivono
un calo delle risorse per gli interventi culturali e lo sport. E
quanto si evince dal monitoraggio realizzato dall'Osservatorio
nazionale del Sindacato pensionati (Spi) della Cgil, nell'ambito del
Quinto Rapporto sul welfare locale che è stato presentato oggi a Roma.
Stretti tra il taglio ai trasferimenti e le aumentate responsabilità
di governo, i Comuni hanno ridotto a partire dal 2003 la spesa
corrente e, in particolare, le risorse destinate al welfare e agli
interventi per la gestione dell'ambiente e del territorio.
A determinare il ridimensionamento dell'intervento di spesa, sono,
secondo lo Spi Cgil, gli effetti del patto di stabilità sui vincoli
della spesa e anche la contrazione delle entrate, determinate da un
progressivo taglio ai trasferimenti erariali. In assenza di un
efficace sistema di perequazione, che doveva essere garantito in base
all'articolo 119 della nuova Costituzione, osserva lo Spi-Cigl, si
allarga lo spartiacque tra nord e sud del paese. L'indagine presentata
oggi ha anche approfondito l'esame della spesa, per il triennio
2001-2003, dei Comuni di grandi dimensioni, con popolazione superiore
ai 200mila abitanti ed ha evidenziato come questi abbiano ridotto di
circa il 2 per cento le spese correnti. A mettere il freno sulle spese
correnti sono state soprattutto Roma (-7,67 per cento), Bari (-5,55%),
Padova (-4,97) e Napoli (-4,68), mentre a Firenze (+7,37) e Palermo
(+13,32) si è registrato un incremento di risorse. Al contrario,
proprio nella capitale (+281,71 per cento), a Napoli (+118,43) e a
Venezia (130,45), si sono registrati gli incrementi più elevati delle
spese in conto capitale; in controtendenza, invece, Bari, Milano,
Trieste e Verona, dove la quota di risorse destinata agli investimenti
si è ridotta notevolmente, con punte del 62 per cento nel capoluogo
giuliano.
L'accelerazione della spesa in conto capitale deriva - osserva il
Rapporto - in parte dai cospicui finanziamenti straordinari messi in
campo dai fondi strutturali, dalle risorse Cipe e dall'avvio dei
cantieri della legge 'Obiettivo' sulle grandi opere. Gli indirizzi
delle nuove finanziarie, la necessità di porre in atto una serie di
interventi di razionalizzazione delle spese ma anche la volontà di
rilanciare gli investimenti per le grandi opere e per far fronte alle
emergenze del territorio (il sistema dei trasporti e viario, la rete
fognaria, la manutenzione diffusa e la qualità urbana), hanno spinto
gli amministratori locali a modificare la composizione della spesa
comunale a vantaggio degli investimenti. Questa tendenza, prosegue lo
Spi-Cgil, sembra destinata ad irrobustirsi con l'approvazione
ufficiale dei consuntivi 2004 e delle previsioni di bilancio del 2005,
anche a causa dei consistenti tagli ai trasferimenti erariali inferti
agli enti locali. In generale, i consuntivi 2003 dei Comuni più grandi
mostrano un aumento delle spese per il personale, la cui incidenza sul
totale delle entrate correnti è passata dal 30,76 per cento al 31,30
del 2003, anche a causa dell'applicazione dei contratti di lavoro
aziendali, che sono interamente a carico degli enti locali. Tuttavia,
in alcuni casi, come a Palermo (37,30 per cento), l'elevata quota
delle risorse destinate al personale sta a indicare che ancora devono
essere realizzati i processi di riorganizzazione della macchina
amministrativa. Dietro i numeri di bilancio agiscono, però, conclude
il rapporto, strategie di sviluppo diverse, che producono l'effetto di
rendere più sensibili le amministrazioni a un determinato parametro
piuttosto che ad altri. A Trieste, ad esempio, dove il costo del
lavoro supera il 35 per cento delle entrate correnti,
l'amministrazione ha puntato sul potenziamento dei servizi alla
persona, gestendoli praticamente tutti in economia. Più di 1.300
dipendenti - circa la metà dell'organico - sono impegnati nelle
attività sociali ed educative, anche ricoprendo ruoli atipici,
rispetto alle altre amministrazioni comunali.
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