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di Cgil Cisl e Uil

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Finanziaria 2006

Il documento di Cgil-Cisl-Uil

Questo è il documento che Cgil, Cisl e Uil hanno inviato ieri sera alle Commissioni Parlamentari Bilancio di Camera e Senato. Questo stesso documento è inviato anche al Governo, alla Confindustria, con la richiesta di un incontro, alle autonomie locali, al Forum del Terzo settore. Contiene le proposte e le richieste di modifica del sindacato per la manovra 2006.

VALUTAZIONI E PROPOSTE SULLA FINANZIARIA 2006
Premessa
Cgil, Cisl, Uil con questo documento intendono rilevare e puntualizzare le loro valutazioni di metodo, di merito sulla legge Finanziaria 2006 e avanzare proposte di modifica che tengano conto della situazione economica del paese, della necessità di una politica economica di sviluppo e della risposta ad alcune emergenze sociali.
La mancanza di confronto politico di merito sulla manovra, abitudine consolidata di questo Governo, ha raggiunto quest’anno livelli intollerabili. Hanno influito la vaghezza del DPEF, la lunga vicenda dei rapporti tra governo e Banca d’Italia, l’avvicendamento tra ministri e un quadro economico delicato e difficile.

Bene ha fatto il Presidente Ciampi a richiamare il valore della concertazione e delle sinergie tra forze diverse, anche con interessi diversi. Benissimo l’invito ai responsabili delle istituzioni politiche e sociali, nazionali e locali, a “fare sistema”, ad affiancare al vigoroso confronto delle idee la capacità di costruire insieme le condizioni di una vita migliore per tutti.

Tutto ciò dovrebbe partire dalla Finanziaria, non prescindere da essa.


LA FINANZIARIA 2006: giudizi di merito
La Finanziaria 2006, per Cgil, Cisl e Uil, per il paese, è stata sino alla fine fluttuante, indeterminata,priva di coperture certe,dannosa per lavoratori e pensionati, inutile per lo sviluppo.

Di nuovo la procedura del 23 luglio ’93 sulla programmazione finanziaria è stata violata nella sostanza: alle parti sociali non è stata data nemmeno un’illustrazione compiuta della manovra.

Gli elementi che oggi conosciamo non danno sicurezze sulla possibilità di coalizzare forze, suscitare sviluppo, stimolare un migliore clima di fiducia nelle famiglie e negli operatori.
La parte strutturale della copertura è costituita dai proventi della lotta all’evasione fiscale e contributiva e dalle misure di controllo delle erogazioni di cassa, in gran parte interventi precari, di sicura inesigibilità, come già dimostrato dalla Finanziarie degli anni precedenti.

Dei tagli alle spese di 12,7 mld solo quelli relativi alla sanità e agli enti locali sono effettivi.Risultano infatti inesigibili e aleatori i 6,2 mld relativi a ministeri , particolarmente non credibili i tagli alle spese per acquisti di beni e servizi.

Le stesse entrate del decreto fiscale relative alla lotta all’evasione sono prive di contenuto , dovendo esse essere contabilizzate all’interno della manovra solo a cifre realmente incassate.
La parte “straordinaria” di 3,5 mld denominata famiglie e sviluppo prevede un meccanismo ancora da definire, con coperture straordinarie,quali le dismissioni immobiliari .

Inafferrabile il contenuto degli sgravi per le famiglie e per il sociale, che dovrebbero ammontare a 1,1 mld. d’euro. E’ stato istituito un fondo famiglia e solidarietà presso il Ministero dell’Economia; unica certezza la temporaneità delle erogazioni. La destinazione finale della somma complessiva non è stata definita.

Sarebbe molto meglio condizionare tale risorse a due specifici interventi fortemente mirati: il rifinanziamento del Fondo per le politiche sociali finalizzato alla definizione dei Livelli Essenziali delle prestazioni sociali e l’istituzione del Fondo per i non autosufficienti anzichè orientarsi verso provvedimenti frammentari a forte carattere elettoralistico e propagandistico.

L’assenza di coperture non potrà che peggiorare il rapporto deficit/PIL, che nei primi sei mesi del 2005 si attesta sul 5,1%, vale a dire dello 0,8% in più rispetto a quanto testato dal DPEF .
Il rischio è si verifichi un progressivo peggioramento del disavanzo con effetti di trascinamento nel 2006, rischio aggravato dall’impossibilità di raggiungere nel 2006 il tasso di crescita previsto all’1,5%.

Ricerca e innovazione
La possibilità per i cittadini di destinare il cinque per mille della dichiarazione dei redditi a favore del volontariato, della ricerca e delle attività sociali svolte dal Comune di residenza del contribuente è meno di un effetto annuncio. La Relazione Tecnica chiarisce che i benefici deriverebbero non prima del 2007. La manovra, dunque, non stanzia nulla per il 2006 e solamente 200 milioni di euro per il biennio 2007 – 2008, ben altre risorse ci vorrebbero per passare dall’attuale 1,2% sul Pil della spesa italiana per la ricerca al 2% medio europeo. Occorrerebbe una finalizzazione molto più precisa per non disperdere le risorse in mille rivoli, tendenzialmente poco trasparenti. I soggetti beneficiari devono avere un forte accreditamento. In questo senso anche la norma che dispone nuovamente la detassazione totale dei contributi liberali delle imprese per il finanziamento della ricerca (art.49) appare di scarso impatto sia in termini quantitativi, rispetto cioè all’entità delle risorse effettivamente liberate, sia in termini qualitativi, per la eterogeneità dei numerosi potenziali beneficiari (Università, EPR, fondazioni, associazioni ma anche enti parco) in assenza di una preventiva e trasparente individuazione dei requisiti dei soggetti e dei filoni di ricerca prioritariamente finanziabili.
A conferma della pericolosa tendenza alla frammentazione degli interventi in materia di ricerca e innovazione si pone poi la scelta dell’abolizione delle tasse sui brevetti, che appena qualche mese fa invece avevano subito un aumento del 30%.

La misura si presenta come parziale perché non inserita coerentemente in una strategia organica e quindi incapace da sola di rispondere alla sfida della competitività del nostro sistema industriale e di R&S.

Trasferimento enti locali
Drastici, certi, effettivi i tagli agli enti locali, 3 mld di euro per una riduzione di spesa del 6,7% ed altri 2,5 mld per la Sanità. Nei già disastrati bilanci degli enti Locali tali tagli sono insopportabili; raggiungeranno una dimensione più ampia rispetto a quella indicata dal Governo; mettono a rischio i servizi erogati ai cittadini nonché posti di lavoro, determinano spinte alla tassazione locale,che ci vedrebbero contrari. E’ evidente il tentativo del governo di scaricare in periferia le contraddizioni : la necessità di un maggior rigore e selettività di spesa anche da parte degli enti locali non attenua il nostro giudizio negativo sui tagli previsti che si scaricheranno inevitabilmente su lavoratori e pensionati.

FUS
Nella stessa direzione il taglio di 164 milioni di euro (oltre il 40%) al fondo unico spettacolo con preoccupanti ricadute anche occupazionali nel settore , in un quadro di progressivo peggioramento della crescita culturale della società.

Politiche sociali
Nessuna seria risposta si riscontra nei confronti della questione, da anni sollevata da Cgil, Cisl, Uil congiuntamente alle loro federazioni di categoria dei pensionati, della non autosufficienza, che coinvolge oltre 2 milioni e mezzo di persone, anziane per il 75%, e disabili; un problema di rilevanza nazionale, che ha implicazioni d’ordine economico, sociale e sanitario e sulle politiche familiari. Si tratta di un’emergenza “silenziosa” cui la politica deve dare una risposta concreta per il prevedibile e progressivo aumento di tali soggetti e perché tale fascia di popolazione è quella a più basso reddito. Cgil, Cisl, Uil hanno chiesto e richiedono l’istituzione di un Fondo Nazionale per la non autosufficienza, il necessario finanziamento del Fondo, quale espressione di patto solidaristico fra le generazioni, deve essere garantito dalla fiscalità generale. Occorre impegnarsi nella realizzazione di un welfare più vicino alle nuove domande sociali e riformato non in ragione di mere logiche contabili;sostenendo e rafforzando il processo riformatore contenuto nella Legge 328/2000.

Scegliere una strategia coerente per lo sviluppo; più risorse per crescere
Gli obiettivi di Lisbona vanno realizzati con coperture certe, mentre con le proposte contenute essi sono condizionati alla vendita (o svendita) aggiuntiva degli immobili pubblici . A favore dell’innovazione e della formazione viene istituito un Fondo presso la Presidenza del Consiglio che avrà un finanziamento di un massimo di 3 miliardi d’euro, derivanti dai ricavi delle vendite immobiliari: se non ci fossero queste cessioni, non ci sarebbe lo stanziamento.

La partita tra sgravi contributivi e Irap, naturalmente giocata dal governo, senza nessun confronto con le organizzazioni sindacali, sembra risolta con un taglio dei contributi non previdenziali pari all’1% (2 miliardi). La Confindustria si è dichiarata soddisfatta, eppure andrebbe verificato come queste agevolazioni saranno finanziate e su quali istituti incideranno. Per verificare le forme e le modalità applicative, questa partita doveva essere oggetto di un confronto con le parti sociali.

Si continua rinviare la risposta alla domanda di previdenza complementare come strumento per rispondere alle esigenze di equità sociale dei lavoratori, soprattutto dei più giovani, per i quali questa forma di previdenza diventa, sempre più, una necessità oltrechè strumento di dinamizzazione complessiva dell’economia.
Nella manovra mancano punti fermi in termini di politica industriale, la proposta sui distretti è complessa e imprecisa. E’ tutta da valutare e da verificare anche perché non sono chiari gli orientamenti attuativi e le risorse messe a disposizione, mentre sicuramente risulta negativa la misura lì contenuta sul piano fiscale. Anche su questo tema non è previsto nessun confronto con le parti sociali.

Va rilevato, non senza un profonda preoccupazione, che nella Finanziaria si parla poco e troppo poco del Mezzogiorno. Ci aspettavamo molto di più; non vi è nulla di quanto concordato da Cgil, Cisl e Uil con Confindustria; ci attendevamo un primo passo verso la “fiscalità di vantaggio” che favorisse l’attrazione di capitali al sud. Inoltre le risorse destinate al credito d’imposta sono insufficienti e non consentono di recuperare la situazione in bilico già da tre anni.
Particolarmente gravi sono le rimodulazioni relative al fondo da cui si attingono le risorse per i cofinanziamenti degli interventi dei fondi comunitari.Il Fondo viene tagliato per 6 mld il prossimo anno, 4 per il 2007 e 5 per il 2008. Si riduce così in modo drastico la possibilità di utilizzare i fondi europei .

La finanziaria riduce gli stanziamenti previsti per il FAS e per gli incentivi alle imprese, registrando una netta riduzione degli importi programmati nella Finanziaria 2005 da 10,5 mld a 8,1 mld.
La riduzione permane anche considerando la programmazione triennale del bilancio: si passa da 23, 779 mld nel 2005-2007 a 20,993 del 2006-2008, quindi a –2,786. Si ripropone anche quest’anno il solito trucco di finanza virtuale che gonfia i finanziamenti per il 4° anno di programmazione per aggiustare e rendere credibile il saldo complessivo.

Il quadro generale peggiora se si considera il ritardo del CIPE nel definire il riparto dei finanziamenti, lo stallo della riforma degli incentivi alle imprese, la frenata nel mercato degli appalti per opere pubbliche che, nei primi mesi dell’anno, accusa una flessione degli importi del 35,4%.

La Banca del Sud è di fatto una finanziaria della quale non si sentiva la necessità: è previsto, per giunta, che incorpori i finanziamenti nazionali sicuramente ritardandone le erogazioni e ricentralizzando strumenti e procedure.

Scegliere una strategia coerente per la politica fiscale; pagare tutti per pagare meno
La Finanziaria 2006, proprio per la sua genesi, rischia di contenere poco di nuovo e molto di vecchio; linee politiche già sperimentate ed usurate che ritornano assieme ad altre definite nuove ma in palese contraddizione tra di loro con le prime. Il caso più clamoroso è quello della lotta all’evasione fiscale, che dovrebbe fruttare 3 mld. Si tratta di una novità per questo governo, ma che è, tuttavia, inconciliabile con la voglia di nuovi condoni e sanatorie, pericolo presente anche per questa manovra.

Mancherà, invece, nella Manovra 2006 qualsiasi misura di perequazione del trattamento fiscale delle rendite finanziarie e immobiliari. Eppure c’erano le condizioni per un intervento sul risparmio finalizzato ad una maggiore equità del prelievo tra le diverse tipologie di reddito e anche ad un’opportuna armonizzazione rispetto ai trattamenti in vigore negli altri paesi.

In assenza di norme che introducano il federalismo fiscale, riaffermiamo l’urgenza di un confronto sui risultati dei lavori dell’Alta Vigilanza sul Federalismo fiscale.

La cosiddetta “tassa del tubo” per come è stata concepita non potrà che trasformarsi in ulteriori aumenti delle tariffe, per ammissione esplicita della stessa Authority. Occorre anche ricordare che questa sovrattassa si muove in controtendenza rispetto alle reali esigenze energetiche del paese.Non aver voluto affrontare il tema energetico come uno dei temi prioritari dello sviluppo e del calmiere dei prezzi, sarà per le famiglie e per la competitività delle imprese italiane, un problema in più di cui farsi carico.

Bisogna fare chiarezza anche sul taglio del 10% degli stipendi dei politici, misura inconsistente sul piano pratico e di puro contenuto propagandistico.

Scegliere una strategia coerente per le risorse umane nelle Amministrazioni Pubbliche; puntare all’equità ed all’efficienza
Rispetto alle risorse definite nella finanziaria 2005, ed in linea con il protocollo d’intesa sottoscritto il 27 maggio scorso, la manovra prevede un aumento dello 0,7% necessario appena per soddisfare le esigenze del biennio 2004-2005. Nessuno stanziamento è invece previsto per i rinnovi del biennio 2006-2007, mentre ben 9000 euro a testa vengono destinati ai vicedirigenti dei Ministeri. Ciò non solo impedirà l’avvio delle procedure per i rinnovi stessi, ma inciderà sulle stesse relazioni sindacali, aprendo la strada ad una possibile vertenza generale. Vengono congelati al 2004 i fondi di amministrazione; il che non solo rappresenta un grave pericolo alla contrattazione integrativa, ma anche un atto discriminatorio nei confronti delle amministrazioni che hanno già stipulato accordi integrativi.

E’ confermato per le amministrazioni statali l’attuale blocco delle assunzioni a tempo indeterminato; per alcune amministrazioni vengono prorogati i contratti a tempo determinato; quelli di formazione lavoro in essere fino al 31 dicembre 2006 sono prorogati, ma sottoposti a forti limitazioni e vincoli. Le spese delle amministrazioni pubbliche per studi ed incarichi di consulenza, escluse le università e gli enti di ricerca, non potranno superare il 50% di quella sostenuta nel 2004.

Dal 2006 le amministrazioni statali potranno continuare a ricorrere a contratti a tempo determinato, a personale in convenzione e a collaborazioni coordinate e continuative ma solo nel limite del 60% della spesa sostenuta per le stesse finalità nell’anno 2003. Ciò determinerà un grave e generalizzato taglio di posti di lavoro oggi coperti da lavoratori precari e co.co.co., con pesanti ripercussioni sui servizi ai cittadini.

Vengono esclusi dalle misure di stabilizzazione, che prevedono l’assunzione di 7.000 unità di personale a tempo indeterminato, i contratti di formazione lavoro. Devono essere estese le stesse misure anche a questi lavoratori. Niente è detto per i lavoratori precari delle Regioni, Enti Locali e Sanità. Chiediamo analoghi interventi da individuare in un apposito accordo quadro.

Scuola
Nel quadro più generale di forte penalizzazione del settore del pubblico impiego, a fronte della combinazione di tagli e risparmi forzosi tanto sul versante della politica occupazionale quanto su quello delle necessarie risorse per i rinnovi contrattuali, non solo non c’è traccia di investimenti ma non c’è neanche un riferimento alla scuola o alla formazione.

Fatta salva la proroga dell’affidamento di servizi in appalto (ex LSU), rifinanziato nella misura di 370 milioni di euro per ciascuno degli anni 2006-2007 e 2008 (art.34 comma 9), nulla si dice in merito a questioni nodali - ad esempio il Piano pluriennale di investimenti, l’attuazione del diritto dovere, l’edilizia scolastica e la messa in sicurezza degli impianti, la lotta alla dispersione e all’abbandono.

Università
Il quadro delle specifiche misure e degli investimenti per Università e Ricerca conferma il trend negativo delle politiche per lo sviluppo e la crescita competitiva del Paese adottate dal Governo, in aperta contraddizione con la l’Agenda di Lisbona e il ruolo lì riconosciuto alla scuola e alla formazione.

Infatti, a fronte del mancato aumento delle risorse dedicate, la politica di riduzione delle spese e di risparmio adottata per tutta la pubblica amministrazione rischia di avere ripercussioni gravissime su un comparto il cui funzionamento paga ancora il prezzo delle limitazioni imposte – nei fabbisogni finanziari, nelle politiche occupazionali e per le risorse umane – dalle manovre di bilancio dell’ultimo triennio.

Va ricordato infine che la riduzione del 40% dell’occupazione ricade in gran parte su università e ricerca.

Credito
Indeterminata e incerta nell’ammontare costituito dalla destinazione dei conti correnti definiti come dormienti all’interno del sistema bancario e finanziario, appare la creazione di un Fondo, a partire dal 2006, per indennizzare i risparmiatori vittime di frodi finanziarie o dei default dei titoli obbligazionari argentini (ART. 46). Per tale Fondo però il Governo non ha ancora individuato una posta certa e determinata,né i criteri di accesso.

Ambiente. Territorio. Infrastrutture
Viene ridotta l’erogazione dei contributi per l’acquisto dei nuovi bus per 40 ml e un totale di 800 bus in meno. Sono previsti inoltre tagli per 27 ml per la costruzione e l’ammodernamento delle reti metropolitane, tranvie e passanti ferroviari.

Sul piano infrastrutturale, la riduzione delle risorse produce danni incalcolabili in settori strategici quali i sistemi idrici (200 ml l’anno a partire dal 2007), l’alta capacità ferroviaria per le tratte MI-GE e MI-VR (100 ml sempre dal 2007), l’ANAS (meno 300 ml).

Non è previsto nulla per i piani di edilizia residenziale pubblica mentre subisce un drastico taglio il fondo sociale per la casa.
Scegliere una strategia coerente per la cooperazione internazionale; più aiuti allo sviluppo

Nella finanziaria si propone per il 2006 un drastico taglio dei fondi destinati agli aiuti per i Paesi in via di sviluppo, 152 milioni d’euro in meno rispetto ai 552 stanziati per gli aiuti ai Paesi poveri nel 2005; i fondi si ridurranno ulteriormente nel 2007 e nel 2008. Nei fatti siamo intorno allo 0,1% del prodotto interno lordo rispetto ad un obiettivo dell’1%! Nonostante le dichiarazioni del Governo italiano nei grandi consessi internazionali a favore di un aumento dei fondi destinati alla cooperazione, al dunque si taglia. Sosteniamo che bisogna invece ridurre le spese degli armamenti a favore degli aiuti allo sviluppo; che bisogna fare la lotta al terrorismo internazionale non solo sul piano militare, ma soprattutto sul terreno dello sviluppo. Quando le condizioni di vita delle persone migliorano, cresce la democrazia e si riduce lo spazio per il terrorismo e il fondamentalismo.

Coesione sociale e concertazione per tornare a crescere
Siamo, dunque, di fronte ad una finanziaria che non convince, che non risponde di certo alle attese e che non coglie le esigenze reali del Paese. Una finanziaria che non sembra in grado di operare quel mix necessario ed indispensabile tra risanamento finanziario e stimolo allo sviluppo di cui invece si avrebbe tanto bisogno per rispondere adeguatamente ai bisogni sociali.

In pratica non si è voluto rispondere alle richieste avanzate dal sindacato che insisteva su un intreccio calibrato tra esigenze di sviluppo ed esigenze di tutela sociale, individuando in una differente politica delle entrate le necessarie coperture.

Avevamo avanzato richieste precise e puntuali riguardo al settore industriale, al Mezzogiorno, al fondo sulla non autosufficienza, all’impegno contro il caro vita, alla tutela del potere d’acquisto ed alla politica abitativa, ma ad esse non si è data risposta. Nessuno si è espresso sulla restituzione del fiscal drag anche con modulazioni solidaristiche a favore delle persone più svantaggiate; l’apertura di un tavolo per verificare le forme e i modi di una valorizzazione delle pensioni, nei termini e nelle forme previste a suo tempo dalla riforma Dini, non c’è mai stato.

Rispetto ad un dibattito politico che sempre più appare stanco e autocentrato, il sindacato vuole essere un punto di proposta, di rilancio e di cambiamento per rappresentare al meglio le speranze, le attese e i bisogni di milioni di persone e famiglie. Non le rendite, non le plusvalenze degli scalatori di borsa, ma la coesione sociale e la concertazione sono essenziali ad un paese che vuole tornare a crescere.

CGIL, CISL, UIL PROPONGONO AL GOVERNO L’APERTURA DI UN CONFRONTO SUI SEGUENTI TEMI:
EMERGENZA SOCIALE
Nell’ambito delle politiche di sostegno alle famiglie e alla solidarietà sociale, CGIL-CISL-UIL propongono i seguenti interventi:
1.Adeguato rifinanziamento del Fondo Nazionale per le politiche sociali previsto dalla legge 328/2000 per definire i Livelli essenziali delle prestazioni sociali, recuperando il valore e la portata innovativa della legge richiamata e consentendo l’attuazione dell’integrazione socio-sanitaria assistenziale;
2.Introduzione di un Fondo Nazionale per la non-autosufficienza finanziato attraverso cespiti della fiscalità generale;
3.Definire interventi di natura strutturale a sostegno delle famiglie, privilegiando quelle monoreddituali e o a rischio di povertà;
4.Valorizzazione dei redditi da pensione per fare fronte alla perdita del potere d’acquisto attraverso:
-L’attuazione dell’art’11 comma 2 del D.L. n. 503/92;
-Il superamento delle disparità delle no-tax crea fra lavoratori e pensionati.
EMERGENZA SANITARIA
A fronte della problematica del rifinanziamento del Sistema sanitario nazionale Cgil Cisl e Uil sollecitano scelte coerenti quali:
-la determinazione del Fondo Sanitario Nazionale a garanzia della attuazione concreta ed omogenea dei LEA in tutto il territorio nazionale ed in rapporto alla necessità di un crescente investimento nella prevenzione quale strumento di ricomposizione dei bisogni e di riqualificazione della domanda;
-la accentuazione del processo di cambiamento ridefinendo la zonizzazione e governance aziendale, generalizzando i processi di prenotazione unificata (Cup) per garantire gli accessi con la riduzione delle liste di attesa, attuando l’integrazione socio-sanitaria distrettuale, sviluppando l’attenzione verso la rete dei servizi e le situazioni marginali e terminali.
EMERGENZA OCCUPAZIONALE E INDUSTRIALE
A fronte della situazione del crescente numero di crisi aziendali CGIL-CISL-UIL chiedono:
Che vengano notevolmente incrementate le risorse per il finanziamento degli ammortizzatori sociali (CIGS, CIGS in deroga, mobilità lunga);
Il rifinanziamento del Fondo rotativo per gli interventi nel capitale di rischio (Legge 350/2003) e del Fondo per il salvataggio e la ristrutturazione delle imprese in difficoltà (Legge 80/2005), per fronteggiare l’emergenza industriale e delineare le necessarie politiche di settore (tessile/abbigliamento, elettronica/TLC, made in Italy).
MEZZOGIORNO
1.Introdurre una fiscalità di vantaggio per gli investimenti nel mezzogiorno. CGIL-CISL-UIL invitano il Governo ad aprire nel più breve tempo possibile un confronto con la Commissione Europea per valutare questa proposta anche sui termini di compensazione rispetto all’indebolirsi degli interventi F.S.E.
2.I necessari provvedimenti per:
a.La disponibilità di risorse finanziare adeguate anche per la rapida attuazione della riforma degli incentivi.
b.Il completamento e l’adeguamento della dotazione infrastrutturale
c.Un positivo rapporto tra le banche ed imprese
d.Una stretta cooperazione tra università, ricerca e innovazione d’impresa
e.Il consolidamento di normali condizioni d’esercizio dell’attività d’impresa dal punto di vista, del funzionamento della giustizia civile, della semplificazione amministrativa
PUBBLICO IMPIEGO
Vanno previste le risorse necessarie per i rinnovi dei contratti del prossimo biennio economico 2006-2007 per il pubblico impiego; va rimossa la norma che congela al 2004 l’ammontare dei fondi di tutte le amministrazioni pubbliche di cui al Dlgs. 165/2001.
Va aperto un confronto sulle decisioni che riguardano: bilancio delle assunzioni a tempo indeterminato, i contratti a tempo determinato, i contratti di formazione lavoro, il contenimento delle consulenze, dei contratti flessibili.
La stabilizzazione dei lavoratori precari deve essere estesa a tutti i comparti del pubblico impiego.
PREZZI E TARIFFE
Si ripropone una politica di “Governance” sull’andamento dei prezzi di prima necessità per le famiglie dei lavoratori e dei pensionati.
Va rilanciata una concertazione delle politiche tariffarie con incontri a livelli decentrati con le imprese di servizio per contenere eventuali variazioni di tariffe entro il tasso d’inflazione programmata.
Per le tariffe autostradali inserire nel price-cup l’aumento del traffico, oggi considerato un rischio imprenditoriale e quindi non preso in considerazione nella determinazione delle tariffe.
Per quanto riguarda i prezzi occorre prevedere alcuni strumenti deterrenti contro chi realizza aumenti speculativi e ingiustificati prevedendo tempestivi accertamenti fiscali. Altra proposta: estendere l’attuale normativa per il sottocosto (che prevede sanzioni e chiusure temporanee e accertamenti da parte della polizia municipale) anche nei confronti degli aumenti speculativi con le stesse sanzioni e modalità d’accertamento.
•Si avverte la necessità di un monitoraggio più mirato verso i redditi più bassi.
Occorre aprire un confronto sui seguenti specifici punti:
FARMACI
-Gli interventi previsti dalle ultime normative sono parziali e quindi insufficienti.
-I prezzi di fascia C sono la risultante della compressione dei prezzi della fascia A e, attualmente, vengono fissati “unilateralmente e arbitrariamente” dal produttore.
E’ necessario pertanto prevedere meccanismi di regolazione a monte del sistema di fissazione dei prezzi.
-Prevedere l’obbligo per i medici di prescrivere sulla ricetta il “principio attivo” che consente alla farmacia di consegnare al cittadino il prodotto equivalente meno costoso.
-Definire e rendere nota la lista dei farmaci equivalenti anche per i farmaci senza obbligo di ricetta medica.
-Prevedere la riduzione della copertura brevettale dei farmaci che risulta essere nel nostro Paese più estesa di 6/7 anni rispetto all’Europa.
-Prevedere un monitoraggio permanente sull’andamento dei prezzi dei farmaci considerando anche la possibilità di importazione parallela in condizioni di prezzi più alti rispetto alla media dei Paesi europei.
-Il programma informatico per i medici di medicina generale deve essere certificato dal Ministero della salute, per evitare che si utilizzino i programmi delle case farmaceutiche. che i sono predisposti a stampare la ricetta automaticamente solo se contiene due scatole di prodotto.
TARIFFE PROFESSIONALI
Vanno contenute entro il tetto dell’inflazione programmata, le stesse vanno rese evidenti e pubbliche. Il tariffario applicato dal professionista deve essere reso ben visibile esponendolo presso lo studio professionale. Prevedere un Osservatorio Nazionale presso l’Agenzia delle Entrate per segnalare professionisti che non rilasciano la fattura.
CONTENIMENTI DEL PREZZO DEI CARBURANTI
In sostituzione della tassa del tubo, occorre attivare una tassazione straordinaria degli utili delle compagnie petrolifere, così come si possono aumentare le royalty sulla produzione metanifera nazionale, per la concreta riduzione delle tariffe e delle accise.
Favorire una maggiore concorrenza sulla rete di distribuzione del carburante sulla scorta delle esperienze realizzate in altri paesi europei. Contenere gli aspetti speculativi sui carburanti prevedendo criteri relativi alle variazioni tra prezzo del petrolio e prezzo alla pompa, affinché avvengano con le stesse modalità e velocità sia quando il petrolio sale, sia quando scende. Sull’energia elettrica eliminare una parte d’oneri impropri che pesano sull’attuale tariffa, quali la rendita Enel sui contratti d’importazione dell’energia, rivedendo i criteri di riconoscimento del contributo ex cip6 per le cosiddette fonti assimilate.
SERVIZI BANCARI
Negli ultimi 3 anni le commissioni sono aumentate di oltre il 30%. E’ indispensabile che la concorrenza nel settore bancario sia assegnata all’antitrust com’è negli altri paesi europei. Si propone di impegnare le banche a superare gli ostacoli che rendono difficile il passaggio da una banca all’altra, sia per i costi ingiustificati di chiusura del conto, sia quelli per trasferire il risparmio investito.
ASSICURAZIONI
Impegnare le Compagnie d’assicurazione ad una riduzione delle tariffe conseguente ai provvedimenti di riforma (patente a punti, patentino, danno biologico, indennizzo diretto) provvedimenti che hanno ridotto i sinistri, i livelli di contenzioso e quindi i costi delle Compagnie; come ne sono riprova i forti aumenti dei profitti nei bilanci.
CASA / AFFITTI
E’ necessario: rifinanziare il fondo per un contributo sugli affitti per le famiglie meno abbienti; prevedere appositi finanziamenti per il rilancio dell’ERP e interventi sul mercato dell’abitazione riequilibrando il rapporto fra costo dell’abitare e disponibilità di spesa delle famiglie; favorire l’acquisto della prima casa per le coppie con un fondo di garanzia che consenta anche ai contratti precari di poter accedere ad un mutuo. Fondo di garanzia che deve rendere mutuabile il 100% del valore casa.
Adeguati finanziamenti per il Piano di edilizia residenziale pubblica.
RUOLO DELL’AUTORITHY
Salvaguardare il ruolo delle Authority di regolazione evitando il taglio al finanziamento delle stesse. Sopprimere, con effetto immediato, la possibilità d’oblazione rispetto alle sanzioni commisurate dalle stesse Autorità nei confronti delle imprese. L’oblazione rende inutile il ruolo della stessa Autorità.
FISCO
Si chiede la restituzione del Fiscal Drag con modalità da concordare non escludendo elementi distributivi di carattere solidaristico.
COSTO DEL LAVORO
Per quanto riguarda la riduzione del costo del lavoro si chiede un confronto per una valutazione su come sarà attuata la norma contenuta nell’art. 51. Cgil, Cisl e Uil ritengono che questo provvedimento non possa agire in maniera generalizzata ma debba essere finalizzato e selettivo verso le aziende che investo al Sud e nell’innovazione. Occorre, inoltre, prevedere una riduzione del carico fiscale anche sulle buste paga dei lavoratori. Le Organizzazioni sindacali confederali, sia pur in presenza di diverse proposte al riguardo, s’impegnano a pervenire ad una posizione comune per raggiungere l’obiettivo condiviso.
La riduzione del costo del lavoro non può tradursi in una riduzione di entrate per la Previdenza.
DISTRETTI INDUSTRIALI
Cgil, Cisl e Uil manifestano l’esigenza di un confronto sulle proposte dei distretti previsti dall’art. 53, prima che si proceda alla definizione del decreto legge attuativo.
COOPERAZIONE INTERNAZIONALE
Non si devono tagliare i fondi destinati alla cooperazione internazionale ma deve essere indicato un percorso affinché, gradualmente, si possa arrivare all’1% del PIL.
Prevedere per il 2006 che gli attuali fondi destinati agli interventi militari siano progressivamente trasferiti in interventi di solidarietà sulla cooperazione internazionale.
RISORSE
Cgil, Cisl e Uil, consapevoli delle difficoltà economiche e finanziarie del Paese, ritengono che per sostenere una finanziaria attenta alle questioni sociali e dello sviluppo, sia necessario reperire risorse attraverso una lotta all’evasione fiscale, al lavoro sommerso e a tutte le forme d’elusione. Ritengono, inoltre, necessario un intervento sulle plusvalenze finanziarie finalizzato ad una maggiore equità del prelievo tra le diverse tipologie di reddito e anche ad un’opportuna armonizzazione rispetto ai trattamenti in vigore negli altri Paesi.
Si propone:
-Un adeguamento degli studi di settore pari all’aumento dei prezzi o dei tariffari rilevati negli ultimi anni negli stessi settori;
-Tassazione delle rendite finanziarie escludendo il piccolo risparmio (misura già sperimentata in Inghilterra) esentando un risparmio, ad esempio, fino a 15.000 Euro e prevedendo una tassazione progressiva in ragione della durata dell’operazione finanziaria. Tassazione delle rendite immobiliari. Tassazione straordinaria delle rendite delle società petrolifere.
NOTA A MARGINE
Aleatorietà dei provvedimenti a favore della famiglia e dei risparmiatori.
Fondo a favore delle famiglie: questo sembra commisurato alle entrate relative alla lotta all’evasione. Poiché la lotta all’evasione non è un provvedimento di breve periodo, è evidente il ritardo connesso all’avvio di questo fondo di questo Fondo.
Fondo a favore dei risparmiatori: Fondo assolutamente non disponibile nel breve periodo.

(www.rassegna.it, 14 ottobre 2005)

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