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Questo è il documento che Cgil, Cisl e Uil hanno
inviato ieri sera alle Commissioni Parlamentari Bilancio di Camera e
Senato. Questo stesso documento è inviato anche al Governo, alla
Confindustria, con la richiesta di un incontro, alle autonomie locali,
al Forum del Terzo settore. Contiene le proposte e le richieste di
modifica del sindacato per la manovra 2006.
VALUTAZIONI E PROPOSTE SULLA FINANZIARIA 2006
Premessa
Cgil, Cisl, Uil con questo documento intendono rilevare e
puntualizzare le loro valutazioni di metodo, di merito sulla legge
Finanziaria 2006 e avanzare proposte di modifica che tengano conto
della situazione economica del paese, della necessità di una politica
economica di sviluppo e della risposta ad alcune emergenze sociali.
La mancanza di confronto politico di merito sulla manovra, abitudine
consolidata di questo Governo, ha raggiunto quest’anno livelli
intollerabili. Hanno influito la vaghezza del DPEF, la lunga vicenda
dei rapporti tra governo e Banca d’Italia, l’avvicendamento tra
ministri e un quadro economico delicato e difficile.
Bene ha fatto il Presidente Ciampi a richiamare il valore della
concertazione e delle sinergie tra forze diverse, anche con interessi
diversi. Benissimo l’invito ai responsabili delle istituzioni
politiche e sociali, nazionali e locali, a “fare sistema”, ad
affiancare al vigoroso confronto delle idee la capacità di costruire
insieme le condizioni di una vita migliore per tutti.
Tutto ciò dovrebbe partire dalla Finanziaria, non prescindere da essa.
LA FINANZIARIA 2006: giudizi di merito
La Finanziaria 2006, per Cgil, Cisl e Uil, per il paese, è stata sino
alla fine fluttuante, indeterminata,priva di coperture certe,dannosa
per lavoratori e pensionati, inutile per lo sviluppo.
Di nuovo la procedura del 23 luglio ’93 sulla programmazione
finanziaria è stata violata nella sostanza: alle parti sociali non è
stata data nemmeno un’illustrazione compiuta della manovra.
Gli elementi che oggi conosciamo non danno sicurezze sulla possibilità
di coalizzare forze, suscitare sviluppo, stimolare un migliore clima
di fiducia nelle famiglie e negli operatori.
La parte strutturale della copertura è costituita dai proventi della
lotta all’evasione fiscale e contributiva e dalle misure di controllo
delle erogazioni di cassa, in gran parte interventi precari, di sicura
inesigibilità, come già dimostrato dalla Finanziarie degli anni
precedenti.
Dei tagli alle spese di 12,7 mld solo quelli relativi alla sanità e
agli enti locali sono effettivi.Risultano infatti inesigibili e
aleatori i 6,2 mld relativi a ministeri , particolarmente non
credibili i tagli alle spese per acquisti di beni e servizi.
Le stesse entrate del decreto fiscale relative alla lotta all’evasione
sono prive di contenuto , dovendo esse essere contabilizzate
all’interno della manovra solo a cifre realmente incassate.
La parte “straordinaria” di 3,5 mld denominata famiglie e sviluppo
prevede un meccanismo ancora da definire, con coperture
straordinarie,quali le dismissioni immobiliari .
Inafferrabile il contenuto degli sgravi per le famiglie e per il
sociale, che dovrebbero ammontare a 1,1 mld. d’euro. E’ stato
istituito un fondo famiglia e solidarietà presso il Ministero
dell’Economia; unica certezza la temporaneità delle erogazioni. La
destinazione finale della somma complessiva non è stata definita.
Sarebbe molto meglio condizionare tale risorse a due specifici
interventi fortemente mirati: il rifinanziamento del Fondo per le
politiche sociali finalizzato alla definizione dei Livelli Essenziali
delle prestazioni sociali e l’istituzione del Fondo per i non
autosufficienti anzichè orientarsi verso provvedimenti frammentari a
forte carattere elettoralistico e propagandistico.
L’assenza di coperture non potrà che peggiorare il rapporto
deficit/PIL, che nei primi sei mesi del 2005 si attesta sul 5,1%, vale
a dire dello 0,8% in più rispetto a quanto testato dal DPEF .
Il rischio è si verifichi un progressivo peggioramento del disavanzo
con effetti di trascinamento nel 2006, rischio aggravato
dall’impossibilità di raggiungere nel 2006 il tasso di crescita
previsto all’1,5%.
Ricerca e innovazione
La possibilità per i cittadini di destinare il cinque per mille della
dichiarazione dei redditi a favore del volontariato, della ricerca e
delle attività sociali svolte dal Comune di residenza del contribuente
è meno di un effetto annuncio. La Relazione Tecnica chiarisce che i
benefici deriverebbero non prima del 2007. La manovra, dunque, non
stanzia nulla per il 2006 e solamente 200 milioni di euro per il
biennio 2007 – 2008, ben altre risorse ci vorrebbero per passare
dall’attuale 1,2% sul Pil della spesa italiana per la ricerca al 2%
medio europeo. Occorrerebbe una finalizzazione molto più precisa per
non disperdere le risorse in mille rivoli, tendenzialmente poco
trasparenti. I soggetti beneficiari devono avere un forte
accreditamento. In questo senso anche la norma che dispone nuovamente
la detassazione totale dei contributi liberali delle imprese per il
finanziamento della ricerca (art.49) appare di scarso impatto sia in
termini quantitativi, rispetto cioè all’entità delle risorse
effettivamente liberate, sia in termini qualitativi, per la
eterogeneità dei numerosi potenziali beneficiari (Università, EPR,
fondazioni, associazioni ma anche enti parco) in assenza di una
preventiva e trasparente individuazione dei requisiti dei soggetti e
dei filoni di ricerca prioritariamente finanziabili.
A conferma della pericolosa tendenza alla frammentazione degli
interventi in materia di ricerca e innovazione si pone poi la scelta
dell’abolizione delle tasse sui brevetti, che appena qualche mese fa
invece avevano subito un aumento del 30%.
La misura si presenta come parziale perché non inserita coerentemente
in una strategia organica e quindi incapace da sola di rispondere alla
sfida della competitività del nostro sistema industriale e di R&S.
Trasferimento enti locali
Drastici, certi, effettivi i tagli agli enti locali, 3 mld di euro per
una riduzione di spesa del 6,7% ed altri 2,5 mld per la Sanità. Nei
già disastrati bilanci degli enti Locali tali tagli sono
insopportabili; raggiungeranno una dimensione più ampia rispetto a
quella indicata dal Governo; mettono a rischio i servizi erogati ai
cittadini nonché posti di lavoro, determinano spinte alla tassazione
locale,che ci vedrebbero contrari. E’ evidente il tentativo del
governo di scaricare in periferia le contraddizioni : la necessità di
un maggior rigore e selettività di spesa anche da parte degli enti
locali non attenua il nostro giudizio negativo sui tagli previsti che
si scaricheranno inevitabilmente su lavoratori e pensionati.
FUS
Nella stessa direzione il taglio di 164 milioni di euro (oltre il 40%)
al fondo unico spettacolo con preoccupanti ricadute anche
occupazionali nel settore , in un quadro di progressivo peggioramento
della crescita culturale della società.
Politiche sociali
Nessuna seria risposta si riscontra nei confronti della questione, da
anni sollevata da Cgil, Cisl, Uil congiuntamente alle loro federazioni
di categoria dei pensionati, della non autosufficienza, che coinvolge
oltre 2 milioni e mezzo di persone, anziane per il 75%, e disabili; un
problema di rilevanza nazionale, che ha implicazioni d’ordine
economico, sociale e sanitario e sulle politiche familiari. Si tratta
di un’emergenza “silenziosa” cui la politica deve dare una risposta
concreta per il prevedibile e progressivo aumento di tali soggetti e
perché tale fascia di popolazione è quella a più basso reddito. Cgil,
Cisl, Uil hanno chiesto e richiedono l’istituzione di un Fondo
Nazionale per la non autosufficienza, il necessario finanziamento del
Fondo, quale espressione di patto solidaristico fra le generazioni,
deve essere garantito dalla fiscalità generale. Occorre impegnarsi
nella realizzazione di un welfare più vicino alle nuove domande
sociali e riformato non in ragione di mere logiche
contabili;sostenendo e rafforzando il processo riformatore contenuto
nella Legge 328/2000.
Scegliere una strategia coerente per lo sviluppo; più risorse per
crescere
Gli obiettivi di Lisbona vanno realizzati con coperture certe, mentre
con le proposte contenute essi sono condizionati alla vendita (o
svendita) aggiuntiva degli immobili pubblici . A favore
dell’innovazione e della formazione viene istituito un Fondo presso la
Presidenza del Consiglio che avrà un finanziamento di un massimo di 3
miliardi d’euro, derivanti dai ricavi delle vendite immobiliari: se
non ci fossero queste cessioni, non ci sarebbe lo stanziamento.
La partita tra sgravi contributivi e Irap, naturalmente giocata dal
governo, senza nessun confronto con le organizzazioni sindacali,
sembra risolta con un taglio dei contributi non previdenziali pari
all’1% (2 miliardi). La Confindustria si è dichiarata soddisfatta,
eppure andrebbe verificato come queste agevolazioni saranno finanziate
e su quali istituti incideranno. Per verificare le forme e le modalità
applicative, questa partita doveva essere oggetto di un confronto con
le parti sociali.
Si continua rinviare la risposta alla domanda di previdenza
complementare come strumento per rispondere alle esigenze di equità
sociale dei lavoratori, soprattutto dei più giovani, per i quali
questa forma di previdenza diventa, sempre più, una necessità oltrechè
strumento di dinamizzazione complessiva dell’economia.
Nella manovra mancano punti fermi in termini di politica industriale,
la proposta sui distretti è complessa e imprecisa. E’ tutta da
valutare e da verificare anche perché non sono chiari gli orientamenti
attuativi e le risorse messe a disposizione, mentre sicuramente
risulta negativa la misura lì contenuta sul piano fiscale. Anche su
questo tema non è previsto nessun confronto con le parti sociali.
Va rilevato, non senza un profonda preoccupazione, che nella
Finanziaria si parla poco e troppo poco del Mezzogiorno. Ci
aspettavamo molto di più; non vi è nulla di quanto concordato da Cgil,
Cisl e Uil con Confindustria; ci attendevamo un primo passo verso la
“fiscalità di vantaggio” che favorisse l’attrazione di capitali al
sud. Inoltre le risorse destinate al credito d’imposta sono
insufficienti e non consentono di recuperare la situazione in bilico
già da tre anni.
Particolarmente gravi sono le rimodulazioni relative al fondo da cui
si attingono le risorse per i cofinanziamenti degli interventi dei
fondi comunitari.Il Fondo viene tagliato per 6 mld il prossimo anno, 4
per il 2007 e 5 per il 2008. Si riduce così in modo drastico la
possibilità di utilizzare i fondi europei .
La finanziaria riduce gli stanziamenti previsti per il FAS e per gli
incentivi alle imprese, registrando una netta riduzione degli importi
programmati nella Finanziaria 2005 da 10,5 mld a 8,1 mld.
La riduzione permane anche considerando la programmazione triennale
del bilancio: si passa da 23, 779 mld nel 2005-2007 a 20,993 del
2006-2008, quindi a –2,786. Si ripropone anche quest’anno il solito
trucco di finanza virtuale che gonfia i finanziamenti per il 4° anno
di programmazione per aggiustare e rendere credibile il saldo
complessivo.
Il quadro generale peggiora se si considera il ritardo del CIPE nel
definire il riparto dei finanziamenti, lo stallo della riforma degli
incentivi alle imprese, la frenata nel mercato degli appalti per opere
pubbliche che, nei primi mesi dell’anno, accusa una flessione degli
importi del 35,4%.
La Banca del Sud è di fatto una finanziaria della quale non si sentiva
la necessità: è previsto, per giunta, che incorpori i finanziamenti
nazionali sicuramente ritardandone le erogazioni e ricentralizzando
strumenti e procedure.
Scegliere una strategia coerente per la politica fiscale; pagare
tutti per pagare meno
La Finanziaria 2006, proprio per la sua genesi, rischia di
contenere poco di nuovo e molto di vecchio; linee politiche già
sperimentate ed usurate che ritornano assieme ad altre definite nuove
ma in palese contraddizione tra di loro con le prime. Il caso più
clamoroso è quello della lotta all’evasione fiscale, che dovrebbe
fruttare 3 mld. Si tratta di una novità per questo governo, ma che è,
tuttavia, inconciliabile con la voglia di nuovi condoni e sanatorie,
pericolo presente anche per questa manovra.
Mancherà, invece, nella Manovra 2006 qualsiasi misura di perequazione
del trattamento fiscale delle rendite finanziarie e immobiliari.
Eppure c’erano le condizioni per un intervento sul risparmio
finalizzato ad una maggiore equità del prelievo tra le diverse
tipologie di reddito e anche ad un’opportuna armonizzazione rispetto
ai trattamenti in vigore negli altri paesi.
In assenza di norme che introducano il federalismo fiscale,
riaffermiamo l’urgenza di un confronto sui risultati dei lavori
dell’Alta Vigilanza sul Federalismo fiscale.
La cosiddetta “tassa del tubo” per come è stata concepita non potrà
che trasformarsi in ulteriori aumenti delle tariffe, per ammissione
esplicita della stessa Authority. Occorre anche ricordare che questa
sovrattassa si muove in controtendenza rispetto alle reali esigenze
energetiche del paese.Non aver voluto affrontare il tema energetico
come uno dei temi prioritari dello sviluppo e del calmiere dei prezzi,
sarà per le famiglie e per la competitività delle imprese italiane, un
problema in più di cui farsi carico.
Bisogna fare chiarezza anche sul taglio del 10% degli stipendi dei
politici, misura inconsistente sul piano pratico e di puro contenuto
propagandistico.
Scegliere una strategia coerente per le risorse umane nelle
Amministrazioni Pubbliche; puntare all’equità ed all’efficienza
Rispetto alle risorse definite nella finanziaria 2005, ed in linea con
il protocollo d’intesa sottoscritto il 27 maggio scorso, la manovra
prevede un aumento dello 0,7% necessario appena per soddisfare le
esigenze del biennio 2004-2005. Nessuno stanziamento è invece previsto
per i rinnovi del biennio 2006-2007, mentre ben 9000 euro a testa
vengono destinati ai vicedirigenti dei Ministeri. Ciò non solo
impedirà l’avvio delle procedure per i rinnovi stessi, ma inciderà
sulle stesse relazioni sindacali, aprendo la strada ad una possibile
vertenza generale. Vengono congelati al 2004 i fondi di
amministrazione; il che non solo rappresenta un grave pericolo alla
contrattazione integrativa, ma anche un atto discriminatorio nei
confronti delle amministrazioni che hanno già stipulato accordi
integrativi.
E’ confermato per le amministrazioni statali l’attuale blocco delle
assunzioni a tempo indeterminato; per alcune amministrazioni vengono
prorogati i contratti a tempo determinato; quelli di formazione lavoro
in essere fino al 31 dicembre 2006 sono prorogati, ma sottoposti a
forti limitazioni e vincoli. Le spese delle amministrazioni pubbliche
per studi ed incarichi di consulenza, escluse le università e gli enti
di ricerca, non potranno superare il 50% di quella sostenuta nel 2004.
Dal 2006 le amministrazioni statali potranno continuare a ricorrere a
contratti a tempo determinato, a personale in convenzione e a
collaborazioni coordinate e continuative ma solo nel limite del 60%
della spesa sostenuta per le stesse finalità nell’anno 2003. Ciò
determinerà un grave e generalizzato taglio di posti di lavoro oggi
coperti da lavoratori precari e co.co.co., con pesanti ripercussioni
sui servizi ai cittadini.
Vengono esclusi dalle misure di stabilizzazione, che prevedono
l’assunzione di 7.000 unità di personale a tempo indeterminato, i
contratti di formazione lavoro. Devono essere estese le stesse misure
anche a questi lavoratori. Niente è detto per i lavoratori precari
delle Regioni, Enti Locali e Sanità. Chiediamo analoghi interventi da
individuare in un apposito accordo quadro.
Scuola
Nel quadro più generale di forte penalizzazione del settore del
pubblico impiego, a fronte della combinazione di tagli e risparmi
forzosi tanto sul versante della politica occupazionale quanto su
quello delle necessarie risorse per i rinnovi contrattuali, non solo
non c’è traccia di investimenti ma non c’è neanche un riferimento alla
scuola o alla formazione.
Fatta salva la proroga dell’affidamento di servizi in appalto (ex LSU),
rifinanziato nella misura di 370 milioni di euro per ciascuno degli
anni 2006-2007 e 2008 (art.34 comma 9), nulla si dice in merito a
questioni nodali - ad esempio il Piano pluriennale di investimenti,
l’attuazione del diritto dovere, l’edilizia scolastica e la messa in
sicurezza degli impianti, la lotta alla dispersione e all’abbandono.
Università
Il quadro delle specifiche misure e degli investimenti per Università
e Ricerca conferma il trend negativo delle politiche per lo sviluppo e
la crescita competitiva del Paese adottate dal Governo, in aperta
contraddizione con la l’Agenda di Lisbona e il ruolo lì riconosciuto
alla scuola e alla formazione.
Infatti, a fronte del mancato aumento delle risorse dedicate, la
politica di riduzione delle spese e di risparmio adottata per tutta la
pubblica amministrazione rischia di avere ripercussioni gravissime su
un comparto il cui funzionamento paga ancora il prezzo delle
limitazioni imposte – nei fabbisogni finanziari, nelle politiche
occupazionali e per le risorse umane – dalle manovre di bilancio
dell’ultimo triennio.
Va ricordato infine che la riduzione del 40% dell’occupazione ricade
in gran parte su università e ricerca.
Credito
Indeterminata e incerta nell’ammontare costituito dalla destinazione
dei conti correnti definiti come dormienti all’interno del sistema
bancario e finanziario, appare la creazione di un Fondo, a partire dal
2006, per indennizzare i risparmiatori vittime di frodi finanziarie o
dei default dei titoli obbligazionari argentini (ART. 46). Per tale
Fondo però il Governo non ha ancora individuato una posta certa e
determinata,né i criteri di accesso.
Ambiente. Territorio. Infrastrutture
Viene ridotta l’erogazione dei contributi per l’acquisto dei nuovi bus
per 40 ml e un totale di 800 bus in meno. Sono previsti inoltre tagli
per 27 ml per la costruzione e l’ammodernamento delle reti
metropolitane, tranvie e passanti ferroviari.
Sul piano infrastrutturale, la riduzione delle risorse produce danni
incalcolabili in settori strategici quali i sistemi idrici (200 ml
l’anno a partire dal 2007), l’alta capacità ferroviaria per le tratte
MI-GE e MI-VR (100 ml sempre dal 2007), l’ANAS (meno 300 ml).
Non è previsto nulla per i piani di edilizia residenziale pubblica
mentre subisce un drastico taglio il fondo sociale per la casa.
Scegliere una strategia coerente per la cooperazione internazionale;
più aiuti allo sviluppo
Nella finanziaria si propone per il 2006 un drastico taglio dei fondi
destinati agli aiuti per i Paesi in via di sviluppo, 152 milioni
d’euro in meno rispetto ai 552 stanziati per gli aiuti ai Paesi poveri
nel 2005; i fondi si ridurranno ulteriormente nel 2007 e nel 2008. Nei
fatti siamo intorno allo 0,1% del prodotto interno lordo rispetto ad
un obiettivo dell’1%! Nonostante le dichiarazioni del Governo italiano
nei grandi consessi internazionali a favore di un aumento dei fondi
destinati alla cooperazione, al dunque si taglia. Sosteniamo che
bisogna invece ridurre le spese degli armamenti a favore degli aiuti
allo sviluppo; che bisogna fare la lotta al terrorismo internazionale
non solo sul piano militare, ma soprattutto sul terreno dello
sviluppo. Quando le condizioni di vita delle persone migliorano,
cresce la democrazia e si riduce lo spazio per il terrorismo e il
fondamentalismo.
Coesione sociale e concertazione per tornare a crescere
Siamo, dunque, di fronte ad una finanziaria che non convince, che non
risponde di certo alle attese e che non coglie le esigenze reali del
Paese. Una finanziaria che non sembra in grado di operare quel mix
necessario ed indispensabile tra risanamento finanziario e stimolo
allo sviluppo di cui invece si avrebbe tanto bisogno per rispondere
adeguatamente ai bisogni sociali.
In pratica non si è voluto rispondere alle richieste avanzate dal
sindacato che insisteva su un intreccio calibrato tra esigenze di
sviluppo ed esigenze di tutela sociale, individuando in una differente
politica delle entrate le necessarie coperture.
Avevamo avanzato richieste precise e puntuali riguardo al settore
industriale, al Mezzogiorno, al fondo sulla non autosufficienza,
all’impegno contro il caro vita, alla tutela del potere d’acquisto ed
alla politica abitativa, ma ad esse non si è data risposta. Nessuno si
è espresso sulla restituzione del fiscal drag anche con modulazioni
solidaristiche a favore delle persone più svantaggiate; l’apertura di
un tavolo per verificare le forme e i modi di una valorizzazione delle
pensioni, nei termini e nelle forme previste a suo tempo dalla riforma
Dini, non c’è mai stato.
Rispetto ad un dibattito politico che sempre più appare stanco e
autocentrato, il sindacato vuole essere un punto di proposta, di
rilancio e di cambiamento per rappresentare al meglio le speranze, le
attese e i bisogni di milioni di persone e famiglie. Non le rendite,
non le plusvalenze degli scalatori di borsa, ma la coesione sociale e
la concertazione sono essenziali ad un paese che vuole tornare a
crescere.
CGIL, CISL, UIL PROPONGONO AL GOVERNO L’APERTURA DI UN CONFRONTO SUI
SEGUENTI TEMI:
EMERGENZA SOCIALE
Nell’ambito delle politiche di sostegno alle famiglie e alla
solidarietà sociale, CGIL-CISL-UIL propongono i seguenti interventi:
1.Adeguato rifinanziamento del Fondo Nazionale per le politiche
sociali previsto dalla legge 328/2000 per definire i Livelli
essenziali delle prestazioni sociali, recuperando il valore e la
portata innovativa della legge richiamata e consentendo l’attuazione
dell’integrazione socio-sanitaria assistenziale;
2.Introduzione di un Fondo Nazionale per la non-autosufficienza
finanziato attraverso cespiti della fiscalità generale;
3.Definire interventi di natura strutturale a sostegno delle famiglie,
privilegiando quelle monoreddituali e o a rischio di povertà;
4.Valorizzazione dei redditi da pensione per fare fronte alla perdita
del potere d’acquisto attraverso:
-L’attuazione dell’art’11 comma 2 del D.L. n. 503/92;
-Il superamento delle disparità delle no-tax crea fra lavoratori e
pensionati.
EMERGENZA SANITARIA
A fronte della problematica del rifinanziamento del Sistema sanitario
nazionale Cgil Cisl e Uil sollecitano scelte coerenti quali:
-la determinazione del Fondo Sanitario Nazionale a garanzia della
attuazione concreta ed omogenea dei LEA in tutto il territorio
nazionale ed in rapporto alla necessità di un crescente investimento
nella prevenzione quale strumento di ricomposizione dei bisogni e di
riqualificazione della domanda;
-la accentuazione del processo di cambiamento ridefinendo la
zonizzazione e governance aziendale, generalizzando i processi di
prenotazione unificata (Cup) per garantire gli accessi con la
riduzione delle liste di attesa, attuando l’integrazione
socio-sanitaria distrettuale, sviluppando l’attenzione verso la rete
dei servizi e le situazioni marginali e terminali.
EMERGENZA OCCUPAZIONALE E INDUSTRIALE
A fronte della situazione del crescente numero di crisi aziendali
CGIL-CISL-UIL chiedono:
Che vengano notevolmente incrementate le risorse per il finanziamento
degli ammortizzatori sociali (CIGS, CIGS in deroga, mobilità lunga);
Il rifinanziamento del Fondo rotativo per gli interventi nel capitale
di rischio (Legge 350/2003) e del Fondo per il salvataggio e la
ristrutturazione delle imprese in difficoltà (Legge 80/2005), per
fronteggiare l’emergenza industriale e delineare le necessarie
politiche di settore (tessile/abbigliamento, elettronica/TLC, made in
Italy).
MEZZOGIORNO
1.Introdurre una fiscalità di vantaggio per gli investimenti nel
mezzogiorno. CGIL-CISL-UIL invitano il Governo ad aprire nel più breve
tempo possibile un confronto con la Commissione Europea per valutare
questa proposta anche sui termini di compensazione rispetto
all’indebolirsi degli interventi F.S.E.
2.I necessari provvedimenti per:
a.La disponibilità di risorse finanziare adeguate anche per la rapida
attuazione della riforma degli incentivi.
b.Il completamento e l’adeguamento della dotazione infrastrutturale
c.Un positivo rapporto tra le banche ed imprese
d.Una stretta cooperazione tra università, ricerca e innovazione
d’impresa
e.Il consolidamento di normali condizioni d’esercizio dell’attività
d’impresa dal punto di vista, del funzionamento della giustizia
civile, della semplificazione amministrativa
PUBBLICO IMPIEGO
Vanno previste le risorse necessarie per i rinnovi dei contratti del
prossimo biennio economico 2006-2007 per il pubblico impiego; va
rimossa la norma che congela al 2004 l’ammontare dei fondi di tutte le
amministrazioni pubbliche di cui al Dlgs. 165/2001.
Va aperto un confronto sulle decisioni che riguardano: bilancio delle
assunzioni a tempo indeterminato, i contratti a tempo determinato, i
contratti di formazione lavoro, il contenimento delle consulenze, dei
contratti flessibili.
La stabilizzazione dei lavoratori precari deve essere estesa a tutti i
comparti del pubblico impiego.
PREZZI E TARIFFE
Si ripropone una politica di “Governance” sull’andamento dei prezzi di
prima necessità per le famiglie dei lavoratori e dei pensionati.
Va rilanciata una concertazione delle politiche tariffarie con
incontri a livelli decentrati con le imprese di servizio per contenere
eventuali variazioni di tariffe entro il tasso d’inflazione
programmata.
Per le tariffe autostradali inserire nel price-cup l’aumento del
traffico, oggi considerato un rischio imprenditoriale e quindi non
preso in considerazione nella determinazione delle tariffe.
Per quanto riguarda i prezzi occorre prevedere alcuni strumenti
deterrenti contro chi realizza aumenti speculativi e ingiustificati
prevedendo tempestivi accertamenti fiscali. Altra proposta: estendere
l’attuale normativa per il sottocosto (che prevede sanzioni e chiusure
temporanee e accertamenti da parte della polizia municipale) anche nei
confronti degli aumenti speculativi con le stesse sanzioni e modalità
d’accertamento.
•Si avverte la necessità di un monitoraggio più mirato verso i redditi
più bassi.
Occorre aprire un confronto sui seguenti specifici punti:
FARMACI
-Gli interventi previsti dalle ultime normative sono parziali e quindi
insufficienti.
-I prezzi di fascia C sono la risultante della compressione dei prezzi
della fascia A e, attualmente, vengono fissati “unilateralmente e
arbitrariamente” dal produttore.
E’ necessario pertanto prevedere meccanismi di regolazione a monte del
sistema di fissazione dei prezzi.
-Prevedere l’obbligo per i medici di prescrivere sulla ricetta il
“principio attivo” che consente alla farmacia di consegnare al
cittadino il prodotto equivalente meno costoso.
-Definire e rendere nota la lista dei farmaci equivalenti anche per i
farmaci senza obbligo di ricetta medica.
-Prevedere la riduzione della copertura brevettale dei farmaci che
risulta essere nel nostro Paese più estesa di 6/7 anni rispetto
all’Europa.
-Prevedere un monitoraggio permanente sull’andamento dei prezzi dei
farmaci considerando anche la possibilità di importazione parallela in
condizioni di prezzi più alti rispetto alla media dei Paesi europei.
-Il programma informatico per i medici di medicina generale deve
essere certificato dal Ministero della salute, per evitare che si
utilizzino i programmi delle case farmaceutiche. che i sono
predisposti a stampare la ricetta automaticamente solo se contiene due
scatole di prodotto.
TARIFFE PROFESSIONALI
Vanno contenute entro il tetto dell’inflazione programmata, le stesse
vanno rese evidenti e pubbliche. Il tariffario applicato dal
professionista deve essere reso ben visibile esponendolo presso lo
studio professionale. Prevedere un Osservatorio Nazionale presso
l’Agenzia delle Entrate per segnalare professionisti che non
rilasciano la fattura.
CONTENIMENTI DEL PREZZO DEI CARBURANTI
In sostituzione della tassa del tubo, occorre attivare una tassazione
straordinaria degli utili delle compagnie petrolifere, così come si
possono aumentare le royalty sulla produzione metanifera nazionale,
per la concreta riduzione delle tariffe e delle accise.
Favorire una maggiore concorrenza sulla rete di distribuzione del
carburante sulla scorta delle esperienze realizzate in altri paesi
europei. Contenere gli aspetti speculativi sui carburanti prevedendo
criteri relativi alle variazioni tra prezzo del petrolio e prezzo alla
pompa, affinché avvengano con le stesse modalità e velocità sia quando
il petrolio sale, sia quando scende. Sull’energia elettrica eliminare
una parte d’oneri impropri che pesano sull’attuale tariffa, quali la
rendita Enel sui contratti d’importazione dell’energia, rivedendo i
criteri di riconoscimento del contributo ex cip6 per le cosiddette
fonti assimilate.
SERVIZI BANCARI
Negli ultimi 3 anni le commissioni sono aumentate di oltre il 30%. E’
indispensabile che la concorrenza nel settore bancario sia assegnata
all’antitrust com’è negli altri paesi europei. Si propone di impegnare
le banche a superare gli ostacoli che rendono difficile il passaggio
da una banca all’altra, sia per i costi ingiustificati di chiusura del
conto, sia quelli per trasferire il risparmio investito.
ASSICURAZIONI
Impegnare le Compagnie d’assicurazione ad una riduzione delle tariffe
conseguente ai provvedimenti di riforma (patente a punti, patentino,
danno biologico, indennizzo diretto) provvedimenti che hanno ridotto i
sinistri, i livelli di contenzioso e quindi i costi delle Compagnie;
come ne sono riprova i forti aumenti dei profitti nei bilanci.
CASA / AFFITTI
E’ necessario: rifinanziare il fondo per un contributo sugli affitti
per le famiglie meno abbienti; prevedere appositi finanziamenti per il
rilancio dell’ERP e interventi sul mercato dell’abitazione
riequilibrando il rapporto fra costo dell’abitare e disponibilità di
spesa delle famiglie; favorire l’acquisto della prima casa per le
coppie con un fondo di garanzia che consenta anche ai contratti
precari di poter accedere ad un mutuo. Fondo di garanzia che deve
rendere mutuabile il 100% del valore casa.
Adeguati finanziamenti per il Piano di edilizia residenziale pubblica.
RUOLO DELL’AUTORITHY
Salvaguardare il ruolo delle Authority di regolazione evitando il
taglio al finanziamento delle stesse. Sopprimere, con effetto
immediato, la possibilità d’oblazione rispetto alle sanzioni
commisurate dalle stesse Autorità nei confronti delle imprese.
L’oblazione rende inutile il ruolo della stessa Autorità.
FISCO
Si chiede la restituzione del Fiscal Drag con modalità da concordare
non escludendo elementi distributivi di carattere solidaristico.
COSTO DEL LAVORO
Per quanto riguarda la riduzione del costo del lavoro si chiede un
confronto per una valutazione su come sarà attuata la norma contenuta
nell’art. 51. Cgil, Cisl e Uil ritengono che questo provvedimento non
possa agire in maniera generalizzata ma debba essere finalizzato e
selettivo verso le aziende che investo al Sud e nell’innovazione.
Occorre, inoltre, prevedere una riduzione del carico fiscale anche
sulle buste paga dei lavoratori. Le Organizzazioni sindacali
confederali, sia pur in presenza di diverse proposte al riguardo,
s’impegnano a pervenire ad una posizione comune per raggiungere
l’obiettivo condiviso.
La riduzione del costo del lavoro non può tradursi in una riduzione di
entrate per la Previdenza.
DISTRETTI INDUSTRIALI
Cgil, Cisl e Uil manifestano l’esigenza di un confronto sulle proposte
dei distretti previsti dall’art. 53, prima che si proceda alla
definizione del decreto legge attuativo.
COOPERAZIONE INTERNAZIONALE
Non si devono tagliare i fondi destinati alla cooperazione
internazionale ma deve essere indicato un percorso affinché,
gradualmente, si possa arrivare all’1% del PIL.
Prevedere per il 2006 che gli attuali fondi destinati agli interventi
militari siano progressivamente trasferiti in interventi di
solidarietà sulla cooperazione internazionale.
RISORSE
Cgil, Cisl e Uil, consapevoli delle difficoltà economiche e
finanziarie del Paese, ritengono che per sostenere una finanziaria
attenta alle questioni sociali e dello sviluppo, sia necessario
reperire risorse attraverso una lotta all’evasione fiscale, al lavoro
sommerso e a tutte le forme d’elusione. Ritengono, inoltre, necessario
un intervento sulle plusvalenze finanziarie finalizzato ad una
maggiore equità del prelievo tra le diverse tipologie di reddito e
anche ad un’opportuna armonizzazione rispetto ai trattamenti in vigore
negli altri Paesi.
Si propone:
-Un adeguamento degli studi di settore pari all’aumento dei prezzi o
dei tariffari rilevati negli ultimi anni negli stessi settori;
-Tassazione delle rendite finanziarie escludendo il piccolo risparmio
(misura già sperimentata in Inghilterra) esentando un risparmio, ad
esempio, fino a 15.000 Euro e prevedendo una tassazione progressiva in
ragione della durata dell’operazione finanziaria. Tassazione delle
rendite immobiliari. Tassazione straordinaria delle rendite delle
società petrolifere.
NOTA A MARGINE
Aleatorietà dei provvedimenti a favore della famiglia e dei
risparmiatori.
Fondo a favore delle famiglie: questo sembra commisurato alle entrate
relative alla lotta all’evasione. Poiché la lotta all’evasione non è
un provvedimento di breve periodo, è evidente il ritardo connesso
all’avvio di questo fondo di questo Fondo.
Fondo a favore dei risparmiatori: Fondo assolutamente non disponibile
nel breve periodo. |