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Il lavoro non va in tv

di Carlo Ruggiero

Il primo maggio scorso, la manifestazione di Cgil, Cisl e Uil a Scampia (in diretta di mattina su RaiTre) e la maratona del concerto di San Giovanni (sulla stessa rete dal pomeriggio a sera inoltrata) devono aver sollevato qualche dubbio anche ai telespettatori meno attenti. Di fronte alla grande abbuffata mediatica di cui hanno goduto i tre sindacati confederali, infatti, più di qualcuno deve essersi chiesto quanto sia realmente distante l’Italia reale, che ha fatto capolino per un giorno sul piccolo schermo, dalla sua quotidiana rappresentazione televisiva. Una delle possibili risposte a questa annosa questione ce la fornisce GECA Italia, società di analisi televisive, che ha svolto uno studio sulla visibilità mediatica del mondo del lavoro e dei sindacati in questo primo scorcio di 2005.

Ebbene, l’Italia che viviamo ogni giorno, l’Italia del precariato, dei salari insufficienti e della perdita del potere d’acquisto, nei telegiornali nazionali di maggiore ascolto non esiste più. Secondo la GECA Italia, nel periodo che va dal 1° gennaio al 5 maggio 2005, sono state complessivamente 307 le notizie trasmesse dalle edizioni meridiane e serali dei Tg sul lavoro. Circa un terzo di queste notizie, però, sono state trasmesse dal solo Tg3, mentre il Tg1, il notiziario più seguito, in oltre quattro mesi non è andato oltre i 53 servizi. Si tratta, con ogni evidenza, di dati piuttosto allarmanti, soprattutto se si considera che ogni singola edizione di un telegiornale comprende circa 25-30 differenti notizie.

Ma, se su questo fronte il servizio pubblico risulta del tutto inadeguato, è sulle reti private che la situazione si fa pienamente drammatica. Il mondo del lavoro sui canali Mediaset è latitante: Tg5, Tg4 e Studio aperto, insieme, non arrivano alle 80 notizie dal 1° gennaio ad oggi. Il più delle volte, inoltre, le telecamere si sono concentrate esclusivamente sui disagi provocati alla “cittadinanza” dagli scioperi e dalle agitazioni dei lavoratori. E’ infatti febbraio, il mese più caldo sul fronte degli scioperi, quello in cui la visibilità del mondo del lavoro conquista il suo picco massimo: in tutto 131 notizie.

Come già accennato, però, nell’oblio mediatico riservato ai sindacati, la festa dei lavoratori ha rappresentato una vera e propria boccata d’ossigeno. Nei primi cinque giorni di maggio le notizie sul lavoro sono state complessivamente 28, tante quante erano state trasmesse dai sette notiziari nazionali italiani nell’intero mese di aprile.

Un altro elemento utile per comprendere quanto la visibilità mediatica del lavoro e dei sindacati viva un periodo di assoluta crisi è il “tempo di parola” dei segretari generali. Vale a dire, il dato che quantifica il tempo concesso dai Tg ai leader di Cgil, Cisl e Uil per parlare direttamente in video. Su questo fronte, la congiuntura mediatica si fa, se possibile, ancor più critica. Nei primi quattro mesi dell’anno, infatti, la presenza di Epifani, Pezzotta e Angeletti risulta di fatto inconsistente. Il più “loquace” dei tre è Guglielmo Epifani, ma raccoglie poco più di 11 minuti. Nulla in confronto alle oltre 4 ore accumulate nello stesso periodo dall’onnipresente Silvio Berlusconi. Ma non se la passano certo meglio Savino Pezzotta e Luigi Angeletti, il primo si ferma a 10 minuti e 25 secondi, il secondo raggiunge a stento i 4 minuti. Anche in questo caso, però, l’eco mediatica del primo maggio ha contribuito ad incrementare la presenza sindacale in Tv. Dal 1° al 5 maggio, ad esempio, Pezzotta parla per oltre 5 minuti, raddoppiando in pochi giorni la visibilità conquistata nei quatto mesi precedenti. Stesso discorso vale per Luigi Angeletti, che da un minuto scarso arriva ai 4 minuti definitivi e per Epifani, che accumula 3 dei suoi 11 minuti nei primi giorni di maggio. Ancora una volta, sono i notiziari Mediaset a distinguersi in peggio: a maggio solo 2 minuti e 2 secondi per Pezzotta, 39 secondi per Angeletti e 23 per Epifani. Ma senza la festa dei lavoratori la presenza dei segretari sarebbe stata ancor più impalpabile. Insomma, nell’era mediatica berlusconiana il mondo del lavoro sta subendo un vero e proprio ostracismo televisivo, interrotto solo in parte dalla sovraesposizione conquistata grazie al primo maggio.

Qualche tempo fa una ricerca del Censis ha attestato come il 99% degli italiani guardi la Tv per più ore al giorno, tutti i giorni, e come il 93,7% dei maggiori di 14 anni faccia riferimento al piccolo schermo per aggiornarsi sulla vita politica e sociale del Paese. In parole povere, secondo il Censis, la Tv ha definitivamente sostituito l’“agorà”: la piazza mediatica comincia a coincidere con quella reale. A leggere tra le righe di questa analisi della GECA Italia, invece, si scopre come il Paese reale stia progressivamente scomparendo dietro la sua edulcorata rappresentazione televisiva. A quanto pare, quello mediatico sta diventando sempre più uno dei nuovi, impervi fronti sui quali il mondo del lavoro ed i sindacati si troveranno necessariamente a dover combattere.

(www.rassegna.it, 11 maggio 2005)

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