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Il primo maggio scorso, la manifestazione di Cgil,
Cisl e Uil a Scampia (in diretta di mattina su RaiTre) e la maratona
del concerto di San Giovanni (sulla stessa rete dal pomeriggio a sera
inoltrata) devono aver sollevato qualche dubbio anche ai
telespettatori meno attenti. Di fronte alla grande abbuffata mediatica
di cui hanno goduto i tre sindacati confederali, infatti, più di
qualcuno deve essersi chiesto quanto sia realmente distante l’Italia
reale, che ha fatto capolino per un giorno sul piccolo schermo, dalla
sua quotidiana rappresentazione televisiva. Una delle possibili
risposte a questa annosa questione ce la fornisce GECA Italia, società
di analisi televisive, che ha svolto uno studio sulla visibilità
mediatica del mondo del lavoro e dei sindacati in questo primo scorcio
di 2005.
Ebbene, l’Italia che viviamo ogni giorno, l’Italia del precariato, dei
salari insufficienti e della perdita del potere d’acquisto, nei
telegiornali nazionali di maggiore ascolto non esiste più. Secondo la
GECA Italia, nel periodo che va dal 1° gennaio al 5 maggio 2005, sono
state complessivamente 307 le notizie trasmesse dalle edizioni
meridiane e serali dei Tg sul lavoro. Circa un terzo di queste
notizie, però, sono state trasmesse dal solo Tg3, mentre il Tg1, il
notiziario più seguito, in oltre quattro mesi non è andato oltre i 53
servizi. Si tratta, con ogni evidenza, di dati piuttosto allarmanti,
soprattutto se si considera che ogni singola edizione di un
telegiornale comprende circa 25-30 differenti notizie.
Ma, se su questo fronte il servizio pubblico risulta del tutto
inadeguato, è sulle reti private che la situazione si fa pienamente
drammatica. Il mondo del lavoro sui canali Mediaset è latitante: Tg5,
Tg4 e Studio aperto, insieme, non arrivano alle 80 notizie dal 1°
gennaio ad oggi. Il più delle volte, inoltre, le telecamere si sono
concentrate esclusivamente sui disagi provocati alla “cittadinanza”
dagli scioperi e dalle agitazioni dei lavoratori. E’ infatti febbraio,
il mese più caldo sul fronte degli scioperi, quello in cui la
visibilità del mondo del lavoro conquista il suo picco massimo: in
tutto 131 notizie.
Come già accennato, però, nell’oblio mediatico riservato ai sindacati,
la festa dei lavoratori ha rappresentato una vera e propria boccata
d’ossigeno. Nei primi cinque giorni di maggio le notizie sul lavoro
sono state complessivamente 28, tante quante erano state trasmesse dai
sette notiziari nazionali italiani nell’intero mese di aprile.
Un altro elemento utile per comprendere quanto la visibilità mediatica
del lavoro e dei sindacati viva un periodo di assoluta crisi è il
“tempo di parola” dei segretari generali. Vale a dire, il dato che
quantifica il tempo concesso dai Tg ai leader di Cgil, Cisl e Uil per
parlare direttamente in video. Su questo fronte, la congiuntura
mediatica si fa, se possibile, ancor più critica. Nei primi quattro
mesi dell’anno, infatti, la presenza di Epifani, Pezzotta e Angeletti
risulta di fatto inconsistente. Il più “loquace” dei tre è Guglielmo
Epifani, ma raccoglie poco più di 11 minuti. Nulla in confronto alle
oltre 4 ore accumulate nello stesso periodo dall’onnipresente Silvio
Berlusconi. Ma non se la passano certo meglio Savino Pezzotta e Luigi
Angeletti, il primo si ferma a 10 minuti e 25 secondi, il secondo
raggiunge a stento i 4 minuti. Anche in questo caso, però, l’eco
mediatica del primo maggio ha contribuito ad incrementare la presenza
sindacale in Tv. Dal 1° al 5 maggio, ad esempio, Pezzotta parla per
oltre 5 minuti, raddoppiando in pochi giorni la visibilità conquistata
nei quatto mesi precedenti. Stesso discorso vale per Luigi Angeletti,
che da un minuto scarso arriva ai 4 minuti definitivi e per Epifani,
che accumula 3 dei suoi 11 minuti nei primi giorni di maggio. Ancora
una volta, sono i notiziari Mediaset a distinguersi in peggio: a
maggio solo 2 minuti e 2 secondi per Pezzotta, 39 secondi per
Angeletti e 23 per Epifani. Ma senza la festa dei lavoratori la
presenza dei segretari sarebbe stata ancor più impalpabile. Insomma,
nell’era mediatica berlusconiana il mondo del lavoro sta subendo un
vero e proprio ostracismo televisivo, interrotto solo in parte dalla
sovraesposizione conquistata grazie al primo maggio.
Qualche tempo fa una ricerca del Censis ha attestato come il 99% degli
italiani guardi la Tv per più ore al giorno, tutti i giorni, e come il
93,7% dei maggiori di 14 anni faccia riferimento al piccolo schermo
per aggiornarsi sulla vita politica e sociale del Paese. In parole
povere, secondo il Censis, la Tv ha definitivamente sostituito
l’“agorà”: la piazza mediatica comincia a coincidere con quella reale.
A leggere tra le righe di questa analisi della GECA Italia, invece, si
scopre come il Paese reale stia progressivamente scomparendo dietro la
sua edulcorata rappresentazione televisiva. A quanto pare, quello
mediatico sta diventando sempre più uno dei nuovi, impervi fronti sui
quali il mondo del lavoro ed i sindacati si troveranno necessariamente
a dover combattere. |