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E’ di nuovo ricoverato in quello che
scherzosamente chiamava il Vaticano 3, il primo in San Pietro per il
governo, il secondo a Castel Gandolfo per il riposo, il terzo, il
Policlinico Gemelli per curare il male e il dolore. I numeri dicono
che Wojtyla vi ha già trascorso 159 giorni, subìto quattro interventi
chirurgici e la lunga degenza dopo l’attentato del 1981. Da stroncare
chiunque, ma il vecchio polacco è sempre lì, a combattere la sua
battaglia personale per la vita. Chi lo ha visto arrivare, alle 11,30
di giovedì, racconta di un’ambulanza senza insegne, di un uomo seduto
su una barella, una coperta a riparargli le gambe dal freddo, e
neppure tanto provato. Le ore precedenti avevano conosciuto fasi
drammatiche.
Sarà utile ripercorrere le cronache di questi giorni.
Domenica 20 febbraio. Giovanni Paolo 2° riappare in pubblico e
all’Angelus legge ad un testo di poche righe ma importantissimo per
due motivi: 1)- Riconferma “ il peculiare compito affidato a Pietro e
ai suoi successori...Sento particolarmente vivo nell’animo il comando
di Gesù a Pietro: ’ Pasci i miei agnelli, pasci le mie pecorelle’. A
lui, Buon Pastore, affido l’intero popolo di Dio in questo cammino
quaresimale verso la Pasqua”. Che è la pura e semplice e ribadita
volontà di non rassegnare le dimissioni e di proseguire nel Ministero
per difficile che possa diventare nelle prossime settimane, in un
futuro nienteaffatto limitato nel tempo. )- Qual’ è “ il peculiare
compito “ di cui parla il Papa? E’ il “ servizio dell’unità della
Chiesa”. Solo cinque parole pronunciate nel momento topico in cui,
dagli stessi vertici ecclesiali, emergono difficoltà e preoccupazione
per il buon governo nelle condizioni attuali di Wojtyla. Il quale
conosce bene, assieme al suo entourage, le opzioni prospettate con
cautela e con giri di frasi attorno alla realtà di un Pontefice
seriamente malato. Sono in atto manovre? Si prospettano divisioni
laceranti? Se è vero, se un pericolo in tal senso si va affacciando,
ebbene il richiamo è all’unità al fatto che il papa non si dimetterà
mai.
Lunedì 21 febbraio. Il Vaticano pubblica la lettera apostolica
“ Il rapido sviluppo”, firmata naturalmente da Giovanni Paolo II. La
stesura del documento è frutto di una cerchia ristretta di esperti, ma
le idee sono le sue, anzi del Concilio. E’ la legittimazione
definitiva delle tecnologie e dei sistemi più avanzati nel campo delle
comunicazioni in genere e delle comunicazioni sociali in particolare.
In discussione sono messi giornali, televisioni, radio e soprattutto
Internet. Riappare il “ Non abbiate paura” d’inizio pontificato.
Scrive il Papa: “ Non abbiate paura delle nuove tecnologie! Esse sono
tra le cose meravigliose che Dio ci ha messo a disposizione per
scoprire, usare, far conoscere la verità, anche la verità sulla nostra
dignità e sul nostro destino di figli suoi...Non abbiate paura nemmeno
della vostra debolezza e della vostra inadeguatezza...Non abbiate
paura dell’opposizione del mondo. Gesù ci ha assicurato: Io ho vinto
il mondo”. Nel documento pontificio, accanto ad un’impostazione
unitaria, si possono distinguere due livelli, uno più panoramico
l’altro rivolto al mondo della Chiesa. Internet, ad esempio, è un
sistema che la Chiesa “ sta già utilizzando in modo creativo” senza
tuttavia trascurare il ruolo essenziale di “quotidiani e giornali,
televisioni e radio cattoliche, indispensabili in un panorama completo
della comunicazione ecclesiale”. Si può qui cogliere traccia di nuovi
progetti d’espansione. Ma in un contesto globalizzato – fa notare il
Papa – i mass media “ costituiscono una risorsa positiva potente, se
messi al servizio della comprensione tra i popoli”. Saranno invece “
un’arma distruttiva se usati per alimentare ingiustizie e conflitti”.
Ecco perché essi costituiscono realmente “ un bene destinato
all’intera umanità”; pertanto devono essere trovate “ forme sempre
aggiornate per rendere possibile un’ampia partecipazione alla loro
gestione, anche attraverso opportuni provvedimenti legislativi”.
Dunque i mass media sono ben altro che strumenti pur raffinati, essi
rappresentano un vero e proprio orizzonte culturale: “I mezzi di
comunicazione sociale hanno raggiunto una tale importanza da essere
per molti il principale strumento di guida e di ispirazione per i
comportamenti individuali, familiari, sociali”.
Martedì 22 febbraio. Esce l’atteso volume “ Memoria e
identità”, frutto di una riflessione iniziale fatta dal Papa assieme
ai filosofi polacchi Jòzef Tischner e Krzystof Michalski, l’ormai
lontano1993, nelle frescure estive di Castel Gandolfo. I futuri
biografi di Wojtyla, ma anche quelli in servizio permanente effettivo,
faranno bene a leggerlo e rileggerlo, per ricavarne una figura
scolpita, al di là di ogni tesi precostituita. Certo, vi si trovano
temi, argomenti, fatti che sembrano ancora cronaca, come l’attentato
di Agca nel 1981, con l’affermazione perfino ovvia che dietro c’era
qualcuno. Mandare a memoria queste righe: “ Alì Agca, come tutti
dicono, è un assassino professionista. L’attentato non fu iniziativa
sua, fu qualcun altro ad idearlo, qualcun altro l’aveva a lui
commissionato”. E si capisce come, al di là degli atti giudiziari
acquisiti, le mutate condizioni internazionali e la progressiva
apertura degli archivi segreti, consentono oggi di andare oltre le
verità fin qui rivelate o nascoste. Ma attenzione, questo è solo
l’epilogo del libro. Altre parti sono i punti forza: Il limite imposto
al male, Libertà e responsabilità, Pensando Patria, Pensando Europa,
Democrazia: possibilità e rischi. Tutto nasce e si sviluppa attorno al
nucleo forte dell’esperienza personale, la tragedia dei totalitarismi
del secolo scorso. Ho vissuto la follia del nazismo e del comunismo –
dice Wojtyla. Il nazismo: “ La reale dimensione del male che
imperversava in Europa non fu percepita da tutti, neppure tra noi che
stavamo al centro del vortice”. Il comunismo: “ Dopo la vittoria sui
nazisti, i comunisti si accinsero con sfrontatezza ad impadronirsi del
mondo”. I tempi della storia e i tempi della fede: “ Di fatto la
Divina Provvidenza concesse solo quindici anni allo scatenarsi del
furore bestiale nazista. Se il comunismo è sopravvissuto più a lungo e
se ha ancora dinanzi a sé, pensavo allora tra me, una prospettiva
d’ulteriore sviluppo, deve esserci un senso in tutto questo”. Per
Wojtyla, l’arma della fede è l’arma indispensabile per indagare e
districare il concatenarsi degli eventi della storia. Una riflessione
che chiama altre riflessioni.
Mercoledi 23 febbraio. Il Papa annulla l’udienza generale per
ripiegare sulla benedizione impartita dalla finestra del suo studio.
Neppure questo è possibile, i medici impongono la loro volontà. Si
decide per un collegamento video dalla biblioteca privata. Ai fedeli,
fatti confluire nell’Aula Paolo VI , visivamente appare rinfrancato ma
la parola è affaticata e poco comprensibile. E’ già un allarme, ma
nella serata arriva la prima crisi respiratoria, grave ai primi
istanti, poi in qualche modo alleviata e superata.
Giovedì 24 febbraio. Si apre nella sala Clementina in Vaticano
il Concistoro pubblico ordinario per santificare cinque nuovi beati.
Ma il Papa non c’è, ha fatto sapere per iscritto di non essere in
grado di presiedere l’assemblea, in sua vece il cardinale Sodano legge
una testo predisposto. In quei momenti, Wojtyla ha già subìto una
nuova crisi respiratoria, più preoccupante della precedente, tanto da
indurre l’Archiatra Buzzonetti a convocare nell’appartamento papale
un’equipe di cardiologi. Il consulto decide per l’immediato ricovero.
In via precauzionale, si spiega, ad evitare guai irrimediabili. Il
Papa non viene intubato. Poco prima di mezzogiorno, mentre Wojtyla si
trova già nell’appartamento al decimo piano del Gemelli, il suo
portavoce Navarro Valls afferma che il Santo Padre dovrà sostenere “
l’opportuna assistenza specialistica e ulteriori accertamenti” per una
preoccupante ricaduta dei sintomi influenzali. Dopo due settimane si è
di nuovo alle prese con una situazione non del tutto chiara. Ambienti
medici esterni temono possa trattarsi di un’altra tappa
dell’inarrestabile avanzare del morbo di Parkinson. Stando al parere
del prof.Gianni Pezzoli, “ il Papa ha dimostrato di avere un fisico
forte e dopo il primo soggiorno in ospedale si è ripreso molto bene.
Ma in casi come il suo è normale che le crisi respiratorie si
ripetano. Se indispensabile, un intervento di tracheotomia potrebbe
aiutarlo”. C’è infine una novità nella gestione della malattia del
Papa, i bollettini medici ed altre notizie ufficiali saranno diffuse
unicamente dalla Sala Stampa in Vaticano. Che suona come un’altra
precauzione in una fase indubbiamente delicata. |