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I "cento giorni" di Benedetto XVI

Il Papa, le classi, le barriere (e i referendum)

   

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I "cento giorni" di Benedetto XVI

Il papa, le classi, le barriere (e i referendum)

di Frank Barretti

Tassello dopo tassello, si va componendo il mosaico del Pontificato tedesco. Benedetto XVI condanna le barriere d’inimicizia e di conflitto tra le classi e i popoli, confermando in questo campo uno dei ruoli primari della Chiesa. Ne scaturisce il solito, stucchevole dibattito se il papa sia di destra o di sinistra. Sta di fatto che il capo della chiesa di Roma non modifica di un millimetro le sue idee forti su personalità e peso del cattolicesimo nell’universo mondo, come religione in possesso di una verità definitiva da offrire a tutti. Una risposta indiretta alle tesi di Martini sul “ relativismo “ e sull’atteggiamento dialogante nei confronti delle altre fedi. L’arcivescovo di Milano, Tettamanzi, sposa ufficialmente il dettato di Ruini per l’astensione ai referendum ma denuncia il pericolo di “scomuniche tra cattolici”. Un giornalista di un settimanale laico, amico di Ruini, definisce Tettamanzi “ uomo per tutte le stagioni”: ruggini del dopo-Conclave. La trance spirituale dell’ateo-devoto Giuliano Ferrara: “Santo Padre, aiutaci tu!” A far perdere i “si” ai referendum del 12 giugno.

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Dei governi nuovi si dice: attenzione massima ai primi cento giorni, da quello che faranno, o meglio, che non faranno, si potrà capire tutto o quasi. Il governo della Chiesa, il Papa, non hanno di queste esigenze. L’istituzione è bimillenaria, ha attraversato la storia in ogni recesso, essa stessa ha fatto storia, può tranquillamente concedersi una transizione normale da un pontefice ad un altro, anche se lo scomparso ha il nome di Karol Wojtyla, il personaggio dirompente dell’ultimo trentennio del secolo scorso; anche se il subentrante è un intellettuale raffinato e inflessibile, l’esatto opposto caratteriale, si direbbe, mite d’aspetto ma pronto alla tenzone d’alto livello.
Le masse dei fedeli si mantengono cospicue, forse un po’ più rumorose quelle attorno al Gran Polacco, più composte ma non più tiepide queste, che stanno accalcandosi attorno a un Ratzinger a sua volta circospetto, in fase di studio negli atteggiamenti spiccioli, quasi a chiedersi “ questo Wojtyla lo farebbe, quest’altro no”.

La cifra, il marchio, lo stile-Ratzinger lo scopriremo e lo assorbiremo in modo del tutto naturale. Ma sulle cose vive. Con quel tasso di continuità che i fatti richiedono. Colpisce e fa discutere, in positivo, l’esternazione benedettiana più recente, quella che vuole la Chiesa in perenne missione per “ aprire le frontiere fra i popoli e infrangere le barriere fra le classi e le razze”. C’ è poco di generico in questa affermazione, anzi niente, perché “vento e fuoco dello Spirito Santo devono senza sosta aprire quelle frontiere che noi uomini continuiamo a innalzare fra di noi”. Parole piene di fascino che però schiudono orizzonti assai più complessi, le libertà degli uni e degli altri, dei credenti, dei credenti di qualsiasi Dio. “ La libertà umana – spiega il Papa – è sempre una libertà condivisa, un insieme di libertà. Soltanto in un’ordinata armonia delle libertà, che dischiude a ciascuno il proprio ambito, può reggersi una libertà comune”. Ad ulteriore chiarimento: “ Per questo il dono della legge sul Sinai non fu una restrizione o un’abolizione della libertà, ma il fondamento della vera libertà. E poiché un giusto ordinamento umano può reggersi soltanto se proviene da Dio, ad un ordinato assetto delle libertà umane non possono mancare i comandamenti che Dio stesso dona”.

Discorso ineccepibile dal versante cattolico, discorso di armonizzazione necessaria dal versante delle altre religioni e dal variegato mondo laico. Forse è qui l’anticipazione, il crinale dialettico, e di fede insieme, lungo il quale si misurerà il complesso ideale e di governo del Pontificato or ora inziatosi. Forse la stessa concezione wojtyliana della Chiesa come componente autentico della società, e quindi determinata a intervenire ogni qualvolta le “corrette” leggi di una società impregnata di Dio siano messe in discussione, conoscerà manifestazioni di maggiore concretezza.

Come che sia, pare già aperto un dibattito su come e dove le esternazioni, pur preliminari, di Ratzinger possano collocare il Papa, vuoi con il metro dei valori culturali vuoi con le categorie proprie del mondo della politica. Uno studioso di fama, come Luciano Canfora, afferma che
“ infrangere le barriere tra le classi e le razze” è linguaggio e patrimonio della sinistra, quindi…Non vorremmo sbagliare ma ci sembra che nessun “quindi” avrà mai un seguito di avvertibile praticità. Il gioco dialettico “papa di sinistra-papa di destra” attraversò gran parte della stagione wojtyliana e alla fine ne uscì un papa inafferrabile e grande per statura propria. Converrà sapere che Ratzinger si annuncia ancora più dotato sul piano dialettico e delle disponibilità culturali, per essere ricondotto a classificazioni correnti ancorché nobili.

La Chiesa-componente sociale ha strumenti propri e consolidati nel tempo per farsi conoscere e per far sentire il suo peso sul mondo che la circonda. Se ne vuole una riprova, sul piano, diciamo così, interno? Il cardinale Martini si era fatto portavoce, giorni or sono, di chi guarda alla Chiesa universale come ad un soggetto, sì, fermo nella sua identità ma in qualche misura dialogante con le altre religioni? Orbene, senza battere ciglio, quasi a fil di voce, parlando ai preti di Roma, Ratzinger ha detto: “ L’essenza del cristianesimo non è un’idea, è una persona. Qui troviamo una risposta ad una difficoltà quanto alla missionarità della Chiesa. A volte sento dire: ’Loro hanno la loro autenticità, conviviamo pacificamente, che ognuno cerchi nel miglior modo la propria autenticità’. Ma se noi abbiamo trovato il Signore, se per noi c’è la luce e la gioia del Signore, siamo sicuri che all’altro che non ha trovato Cristo manca una cosa essenziale, ed è un dovere nostro offrirlo all’altro”. Che è una risposta, fine nell’eloquio ma di gran durezza nella sostanza, allo stesso Martini e a ben sentire anche all’idea di ecumenismo dello scomparso Wojtyla.

Il Papa e i referendum sulla fecondazione assistita. Formalmente nessun contatto verbale. Ma Ratzinger ha detto: “ Davanti a tutti i tentativi apparentemente benevoli verso l’uomo, di fronte alle errate interpretazioni della libertà, Wojtyla sottolineò in modo inequivocabile l’inviolabilità dell’essere umano, l’inviolabilità della vita umana dal concepimento fino alla morte naturale. La libertà di uccidere non è una vera libertà, ma è una tirannia che riduce l’essere umano in schiavitù”. Tutti hanno capito quello che c’era da capire. Il Papa vivente che parla attraverso le parole del Papa defunto. Si attende il 30 di maggio, a pochi giorni dal voto, quando Ratzinger parlerà ai vescovi italiani riuniti in assemblea. Quelle saranno parole sue.

Sul tema appare evidente una sostanziale unità del corpo episcopale. L’ultimo, palese, e in qualche modo solenne, “si” al dettato di Ruini di disertare le urne, è arrivato da Dionigi Tettamanzi arcivescovo di Milano, a suo tempo papabile al Conclave. Sembrano trascorsi secoli. Tettamanzi proclama l’“irrinunciabile diritto-dovere” d’intervento della Chiesa quando si decide su questioni che determinano “il futuro stesso dell’umanità”. Tutto a posto, esiste anche il diritto al non-voto, e le “indicazioni della Chiesa sono come quelle di una madre: solo per gravi motivi si potrebbe disattenderle senza sentirsi in qualche modo in colpa”. Tutto in linea ma con un interludio velenoso che accenna a qualche divisione, nel mondo cattolico, tra i molti “no”, i molti “non voto” e i pochi “si” accertati. Osserva Tettamanzi: ” Sento vivo il bisogno di rivolgere un forte e accorato invito a tutti i cattolici: evitino ogni forma, più o meno larvata, di ‘reciproca scomunica’. Non è forse una tentazione ‘diabolica’ che, se seguita, porterebbe a deleterie e infondate ’divisioni’ e ‘lacerazioni’ del tessuto sociale”? Pare che questa parte dell’intervista, apparsa sul Corriere della Sera, abbia fatto aggrottare il ciglio di Camillo Ruini. Un giornalista amico del cardinale, sulle colonne di un noto settimanale laico, aveva sferzato Tettamanzi come “uomo per tutte le stagioni”. Il mondo ecclesiale non si nega le sue piccole o grandi vendette.

Sempre in materia di referendum, più che mai effervescente l’attività dei neo-con e dei cosiddetti atei-devoti. In primis Giuliano Ferrara, impegnato nella tournée spirituale del suo giornale Il Foglio. Stando alle cronache, durante la tappa milanese e davanti alla platea ciellina, ad un certo punto avrebbe esclamato: “Benedetto XVI, aiutaci tu”. Prevista e puntuale ovation. 

(www.rassegna.it, 18 maggio 2005)

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