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Dei governi nuovi si dice: attenzione massima ai
primi cento giorni, da quello che faranno, o meglio, che non faranno,
si potrà capire tutto o quasi. Il governo della Chiesa, il Papa, non
hanno di queste esigenze. L’istituzione è bimillenaria, ha
attraversato la storia in ogni recesso, essa stessa ha fatto storia,
può tranquillamente concedersi una transizione normale da un pontefice
ad un altro, anche se lo scomparso ha il nome di Karol Wojtyla, il
personaggio dirompente dell’ultimo trentennio del secolo scorso; anche
se il subentrante è un intellettuale raffinato e inflessibile,
l’esatto opposto caratteriale, si direbbe, mite d’aspetto ma pronto
alla tenzone d’alto livello.
Le masse dei fedeli si mantengono cospicue, forse un po’ più rumorose
quelle attorno al Gran Polacco, più composte ma non più tiepide
queste, che stanno accalcandosi attorno a un Ratzinger a sua volta
circospetto, in fase di studio negli atteggiamenti spiccioli, quasi a
chiedersi “ questo Wojtyla lo farebbe, quest’altro no”.
La cifra, il marchio, lo stile-Ratzinger lo scopriremo e lo
assorbiremo in modo del tutto naturale. Ma sulle cose vive. Con quel
tasso di continuità che i fatti richiedono. Colpisce e fa discutere,
in positivo, l’esternazione benedettiana più recente, quella che vuole
la Chiesa in perenne missione per “ aprire le frontiere fra i popoli e
infrangere le barriere fra le classi e le razze”. C’ è poco di
generico in questa affermazione, anzi niente, perché “vento e fuoco
dello Spirito Santo devono senza sosta aprire quelle frontiere che noi
uomini continuiamo a innalzare fra di noi”. Parole piene di fascino
che però schiudono orizzonti assai più complessi, le libertà degli uni
e degli altri, dei credenti, dei credenti di qualsiasi Dio. “ La
libertà umana – spiega il Papa – è sempre una libertà condivisa, un
insieme di libertà. Soltanto in un’ordinata armonia delle libertà, che
dischiude a ciascuno il proprio ambito, può reggersi una libertà
comune”. Ad ulteriore chiarimento: “ Per questo il dono della legge
sul Sinai non fu una restrizione o un’abolizione della libertà, ma il
fondamento della vera libertà. E poiché un giusto ordinamento umano
può reggersi soltanto se proviene da Dio, ad un ordinato assetto delle
libertà umane non possono mancare i comandamenti che Dio stesso dona”.
Discorso ineccepibile dal versante cattolico, discorso di
armonizzazione necessaria dal versante delle altre religioni e dal
variegato mondo laico. Forse è qui l’anticipazione, il crinale
dialettico, e di fede insieme, lungo il quale si misurerà il complesso
ideale e di governo del Pontificato or ora inziatosi. Forse la stessa
concezione wojtyliana della Chiesa come componente autentico della
società, e quindi determinata a intervenire ogni qualvolta le
“corrette” leggi di una società impregnata di Dio siano messe in
discussione, conoscerà manifestazioni di maggiore concretezza.
Come che sia, pare già aperto un dibattito su come e dove le
esternazioni, pur preliminari, di Ratzinger possano collocare il Papa,
vuoi con il metro dei valori culturali vuoi con le categorie proprie
del mondo della politica. Uno studioso di fama, come Luciano Canfora,
afferma che
“ infrangere le barriere tra le classi e le razze” è linguaggio e
patrimonio della sinistra, quindi…Non vorremmo sbagliare ma ci sembra
che nessun “quindi” avrà mai un seguito di avvertibile praticità. Il
gioco dialettico “papa di sinistra-papa di destra” attraversò gran
parte della stagione wojtyliana e alla fine ne uscì un papa
inafferrabile e grande per statura propria. Converrà sapere che
Ratzinger si annuncia ancora più dotato sul piano dialettico e delle
disponibilità culturali, per essere ricondotto a classificazioni
correnti ancorché nobili.
La Chiesa-componente sociale ha strumenti propri e consolidati nel
tempo per farsi conoscere e per far sentire il suo peso sul mondo che
la circonda. Se ne vuole una riprova, sul piano, diciamo così,
interno? Il cardinale Martini si era fatto portavoce, giorni or sono,
di chi guarda alla Chiesa universale come ad un soggetto, sì, fermo
nella sua identità ma in qualche misura dialogante con le altre
religioni? Orbene, senza battere ciglio, quasi a fil di voce, parlando
ai preti di Roma, Ratzinger ha detto: “ L’essenza del cristianesimo
non è un’idea, è una persona. Qui troviamo una risposta ad una
difficoltà quanto alla missionarità della Chiesa. A volte sento dire:
’Loro hanno la loro autenticità, conviviamo pacificamente, che ognuno
cerchi nel miglior modo la propria autenticità’. Ma se noi abbiamo
trovato il Signore, se per noi c’è la luce e la gioia del Signore,
siamo sicuri che all’altro che non ha trovato Cristo manca una cosa
essenziale, ed è un dovere nostro offrirlo all’altro”. Che è una
risposta, fine nell’eloquio ma di gran durezza nella sostanza, allo
stesso Martini e a ben sentire anche all’idea di ecumenismo dello
scomparso Wojtyla.
Il Papa e i referendum sulla fecondazione assistita. Formalmente
nessun contatto verbale. Ma Ratzinger ha detto: “ Davanti a tutti i
tentativi apparentemente benevoli verso l’uomo, di fronte alle errate
interpretazioni della libertà, Wojtyla sottolineò in modo
inequivocabile l’inviolabilità dell’essere umano, l’inviolabilità
della vita umana dal concepimento fino alla morte naturale. La libertà
di uccidere non è una vera libertà, ma è una tirannia che riduce
l’essere umano in schiavitù”. Tutti hanno capito quello che c’era da
capire. Il Papa vivente che parla attraverso le parole del Papa
defunto. Si attende il 30 di maggio, a pochi giorni dal voto, quando
Ratzinger parlerà ai vescovi italiani riuniti in assemblea. Quelle
saranno parole sue.
Sul tema appare evidente una sostanziale unità del corpo episcopale.
L’ultimo, palese, e in qualche modo solenne, “si” al dettato di Ruini
di disertare le urne, è arrivato da Dionigi Tettamanzi arcivescovo di
Milano, a suo tempo papabile al Conclave. Sembrano trascorsi secoli.
Tettamanzi proclama l’“irrinunciabile diritto-dovere” d’intervento
della Chiesa quando si decide su questioni che determinano “il futuro
stesso dell’umanità”. Tutto a posto, esiste anche il diritto al
non-voto, e le “indicazioni della Chiesa sono come quelle di una
madre: solo per gravi motivi si potrebbe disattenderle senza sentirsi
in qualche modo in colpa”. Tutto in linea ma con un interludio
velenoso che accenna a qualche divisione, nel mondo cattolico, tra i
molti “no”, i molti “non voto” e i pochi “si” accertati. Osserva
Tettamanzi: ” Sento vivo il bisogno di rivolgere un forte e accorato
invito a tutti i cattolici: evitino ogni forma, più o meno larvata, di
‘reciproca scomunica’. Non è forse una tentazione ‘diabolica’ che, se
seguita, porterebbe a deleterie e infondate ’divisioni’ e
‘lacerazioni’ del tessuto sociale”? Pare che questa parte
dell’intervista, apparsa sul Corriere della Sera, abbia fatto
aggrottare il ciglio di Camillo Ruini. Un giornalista amico del
cardinale, sulle colonne di un noto settimanale laico, aveva sferzato
Tettamanzi come “uomo per tutte le stagioni”. Il mondo ecclesiale non
si nega le sue piccole o grandi vendette.
Sempre in materia di referendum, più che mai effervescente l’attività
dei neo-con e dei cosiddetti atei-devoti. In primis Giuliano Ferrara,
impegnato nella tournée spirituale del suo giornale Il Foglio. Stando
alle cronache, durante la tappa milanese e davanti alla platea
ciellina, ad un certo punto avrebbe esclamato: “Benedetto XVI, aiutaci
tu”. Prevista e puntuale ovation. |