Un'inchiesta
di Rifondazione

Call center, un operatore su tre è stressato

Lo sciopero
del gruppo Cos

Precari e dipendenti
dicono no

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Un'inchiesta di Rifondazione

Call center, un operatore su tre è stressato

Il 32% degli operatori di call center italiani definisce "stressante" il proprio lavoro. Il 48% degli operatori ha meno di 29 anni, il 39% va dai 30 ai 40, mentre solo il 13% supera la quarantina. Il titolo di studio e' piuttosto alto: poco meno del 75% ha il diploma di scuola superiore, e piu' del 20% la laurea. Sono solo alcuni dei dati riportati in un'indagine nazionale del Dipartimento Inchiesta di Rifondazione Comunista. L'indagine - ancora in corso - è stata condotto attraverso 1.374 questionari raccolti nei piu' importanti call center italiani: Atesia (Roma), Cos. D’onofrio (Roma), Cos. Torre (Roma), Cos. Med (Roma), Gecom (Roma), Genertel (Trieste), Inaction (Milano), Tim (Roma), Vodafone (Roma), Wind (Roma), Telegate (Torino), Telecom, Tim, Albacom, Cos (Palermo).

Agli intervistati sono state chieste informazioni sul loro lavoro, cosa pesa loro di più, quali sono le loro prospettive, come giudicano il sindacato e cosa si aspettano dal conflitto e dalla mobilitazione collettiva. Quasi la metà di coloro che hanno risposto all'inchiesta di Rifondazione ha un contratto di lavoro a tempo indeterminato (47%), mentre circa il 20% ha un contratto a termine, dal tempo determinato, al lavoro interinale/in somministrazione, fino ai contratti a contenuto formativo (cfl, apprendistato, inserimento, ecc...). Una quota molto alta – il 34,5%, pari a quasi 500 questionari – ha un contratto di lavoro parasubordinato.

La maggior parte dei lavoratori e delle lavoratrici intervistate lavorano meno di 25 ore a settimana. Il 44% sono uomini ed il 42% donne: il 51% delle lavoratrici ha fino a 29 anni di eta', il 38% un'eta' compresa tra i 30 e i 39 anni e il 27% piu' di 39 anni.

Quanto all'orario di lavoro,il 44% del campione dichiara, pari a piu' dei due terzi dei part time, dichiara che questa e' l'unica condizione che gli e' stata offerta. Si tratta soprattutto di coloro che lavorano con contratti a termine o di collaborazione da piu' di due anni o viceversa di quelli che sono stati assunti subito a tempo indeterminato (76,5%).

Peraltro, non sembra esserci differenza nella percezione del proprio lavoro e nel livello di insoddisfazione tra i lavoratori con contratto stabile e i lavoratori a termine o in collaborazione. Infatti, anche tra i lavoratori a tempo indeterminato, ben l’85% non è soddisfatto del proprio lavoro, anche se circa la metà di questi è consapevole che è comunque meglio di tanti altri lavori (40%). Inoltre, il 40% dei lavoratori stabili – soprattutto quelli che svolgono da più tempo questo lavoro – lo ritengono stressante.

Tra le cose che pesano di più prevalgono la ripetitività delle mansioni (il 18% del totale e il 30% tra coloro che lavorano da meno di un anno), la mancanza di prospettive (15%) e le condizioni ambientali di lavoro (17%). Lo scarso rispetto della dignità come lavoratore e lavoratrice viene indicata dal 11% del campione e in particolare dai collaboratori (15%). Coloro che lavorano da più tempo nel call center subiscono più degli altri anche la mancanza di prospettive, indicata come motivo prevalente di insoddisfazione in ben il 19% dei casi. Tra chi lavora da meno di un anno, prevale invece l’incertezza della garanzia del posto di lavoro (19%).

(www.rassegna.it, 16 settembre 2005)

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