Intervista a Nichi Vendola

Contro tutte le illegalità

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Intervista a Nichi Vendola

Contro tutte le illegalità

S.I.

 

Settimane di superlavoro per Nichi Vendola. La voce è stanca, a tratti trascinata. Ma s’impenna e alza di tono quando tocca i temi che più gli stanno a cuore: la partecipazione, la necessità di “creare canali di scorrimento tra politica e società”; la lotta per la legalità intesa, prima che nei suoi aspetti repressivi, come battaglia senza quartiere alla povertà, all’abbandono e alla desertificazione del mercato lavoro come serbatoio dove la criminalità organizzata pesca a man bassa: “Quanto più la comunità dei lavoratori è protetta dai diritti e quanto più sono forti gli stessi lavoratori e i sindacati che li difendono – declina Vendola –, tanto più i clan vedono sfumare le prospettive di egemonia. Anche per questo la battaglia per la stabilizzazione dell’occupazione, contro gli effetti terribili prodotti dalla legge 30, è uno degli obiettivi della nuova giunta. Tra le prime leggi regionali che intendiamo varare ci sarà anche una norma contro il mobbing: una forma specifica e odiosa di illegalità”.

Rassegna  Anche i sindacati denunciano la crescita della precarietà e dell’insicurezza sul lavoro. Quali misure varerà la nuova giunta?

Vendola  Puntiamo innanzitutto a legare il sistema degli incentivi alle imprese ai processi di stabilizzazione dei lavoratori. Per quanto riguarda la sicurezza, vorrei avviare un ragionamento serio con l’industria dell’edilizia sui “cantieri intelligenti” e sul ripensamento dei modelli produttivi. Mi piacerebbe riscrivere la programmazione territoriale della Puglia e, in questo quadro, prospettare un’edilizia del riuso, della riqualificazione urbana e della rifondazione delle periferie, in cui l’idea dei cantieri intelligenti occupi un posto centrale e il lavoro serva per vivere e non rappresenti un rischio costante per le persone.

Rassegna  La competitività pugliese è in panne. Nel 2004 il Pil è stato quasi fermo. Incombono anche crisi specifiche, come quella del distretto del salotto imbottito e del tessile calzaturiero.Cgil Cisl, Uil e Confindustria hanno appena siglato un documento comune per lo sviluppo. Cosa intende fare la giunta?

Vendola  I nostri predecessori hanno affrontato le crisi industriali come crisi di un marchio e non di un distretto, vale a dire con incentivi alle singole aziende. In questa ottica la Regione aveva siglato un accordo di programma con il governo sul salotto imbottito che ho deciso di stracciare per seguire un’altra strada: iniziativa comune con la Basilicata (il distretto si estende infatti anche alla provincia di Matera, ndr), concertazione con le forze sociali e firma di un accordo di programma che riguarda l’intera area delle Murge. Tra gli aspetti innovativi vi è anche la necessità di tener conto delle esigenze delle piccole aziende, il cui tasso di mortalità è molto elevato. Sulla base di questo modello concertativo abbiamo proposto al governo di far fronte non solo agli ammortizzatori sociali ma anche a un piano di investimenti legati alla ricerca, alla formazione e all’innovazione. Puglia e Basilicata hanno messo sul progetto un consistente pacchetto di risorse finanziarie (38 milioni di euro, ndr), che dovrebbero spingere il governo a fare la sua parte.

Rassegna  Quali sono i nuovi settori industriali sui quali la Puglia può puntare?

Vendola  Ci sono aree e settori che rappresentano straordinarie possibilità. Ad esempio il metalmeccanico di Bari, dove operano multinazionali come la Bosch, andrebbe ‘letto’ non come somma di sigle ma come un vero e proprio distretto che potrebbe produrre un’apertura al territorio foriera di risultati anche in termini di indotto. Sono interessanti anche gli investimenti di Alenia a Foggia e a Grottaglie. La Regione è pronta a discutere con gli investitori stranieri, sapendo di poter offrire un territorio dove il dato criminale è controllabile e dove gli elementi di coesione sociale e il patrimonio infrastrutturale sono più robusti rispetto alle regioni limitrofe.

Rassegna  Tuttavia qualche giorno fa lei ha detto no al gassificatore che British Gas ed Enel vorrebbero costruire a Brindisi, con un investimento di 390 milioni di euro. Perché?

Vendola  Non vogliamo essere terra di conquista. Gli investitori devono entrare dentro a una nostra idea di programmazione economica. Chi viene a riproporci la maledizione di uno sviluppo che si nutre del sangue della nostra terra, della nostra salute e dell’ambiente – come avverrebbe con la costruzione di un terminal gasifero – non ci interessa. Ecco, su questi temi la discontinuità con le amministrazioni che ci hanno preceduto sarà radicale. Da questo punto di vista siamo anche per il governo pubblico dei servizi fondamentali: ad esempio, non solo sono contrario alla privatizzazione dell’Acquedotto pugliese, il più grande d’Europa, ma lo sto immaginando come una grande agenzia di promozione internazionale della cultura dell’acqua e dei beni comuni.

Rassegna  La partecipazione è un suo cavallo di battaglia e lei stesso, prima di essere eletto, è stato scelto da primarie che hanno visto un alto tasso di partecipazione. Come intende procedere in questa direzione?

Vendola  Occorre voltare pagina rispetto a quella brutta storia di accentramento dei poteri e di riduzione degli spazi della democrazia che avevano fatto del centralismo regionalistico un cattivo surrogato del vecchio centralismo nazionale. Va demolita la barriera tra il palazzo della Regione e la vita dei cittadini. Occorre condividere le responsabilità fondamentali con gli attori decisivi della vita sociale e civile, sedimentando forme permanenti di concertazione con le rappresentanze dei vari interessi in campo. Ora intendiamo produrre una doppia cessione di sovranità: una in alto, verso l’idea sovraregionale di un nuovo Sud in un Mediterraneo che torna a configurarsi come quadro di scelte strategiche; l’altra in basso, in direzione degli enti locali e delle rappresentanze fondamentali delle comunità.

(www.rassegna.it, 1 luglio 2005)

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