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Cesare Damiano
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Conversazione
sul lavoro |
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Cesare Damiano e Tiziano Treu /
Conversazione sul lavoro
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Che ne sarà della legge 30?
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di Enrico Galantini
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Conversazione sul lavoro
Cesare Damiano e Tiziano Treu
Torino, Rosenberg & Sellier, 2005
pp. 128, euro 11,00 |
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Ci sono libri che si leggono per piacere. E altri
invece cui ci si accosta per dovere. E poi ci sono libri che capitano
al momento giusto, libri che sembrano scritti apposta per dare una
risposta a una domanda, privata o pubblica che sia. Come quest’opera a
quattro mani di Cesare Damiano e Tiziano Treu (cui ha collaborato
Caterina Perniconi), pubblicata da Rosenberg & Sellier nella collana
Bisogni & Risorse.
Damiano e Treu, responsabili dei problemi del lavoro rispettivamente
per i Democratici di sinistra e per la Margherita, sono due tra i
massimi esperti italiani della materia (il primo, oggi membro della
segreteria del suo partito, è stato a lungo sindacalista e ha
ricoperto incarichi di assoluto rilievo nella Cgil, dalla Camera del
lavoro di Torino, di cui è stato segretario generale, alla Fiom, di
cui è stato segretario generale aggiunto; il secondo, docente di
Diritto del lavoro, è stato ministro del Lavoro nei governo Dini e
Prodi e ministro dei Trasporti in quello D’Alema, oltreché presidente
dell’Aran, l’agenzia negoziale del governo per il pubblico impiego).
Chi dunque meglio di loro può rispondere (seppure
indirettamente) a un quesito per noi (ma crediamo non solo per noi)
decisivo, in tempi come questi, in cui invece che di programmi si
parla troppo di primarie, come se bastasse il volto sorridente di
questo o quel leader a convincere la maggioranza degli italiani che si
recheranno alle urne a votare per una coalizione piuttosto che per
l’altra. Il quesito riguarda proprio il programma (ancora tutto da
costruire) dell’attuale opposizione, soprattutto su uno dei temi, il
lavoro, sui quali più ha esercitato la sua opera disgregatrice
l’attuale maggioranza di governo. In estrema sintesi, insomma, la
domanda che noi (ma non solo noi) ci poniamo è: “Cosa ne farà il
centrosinistra, della legge 30, se andrà al governo?”. |
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Ovviamente chiedere al libro di Damiano e Treu la
risposta è un po’ una forzatura perché, nella lunga conversazione con
Caterina Perniconi, i due autori non parlano solo di lavoro, ma, dal
welfare alla previdenza, dal lavoro nero alla politica dei redditi,
dai diritti alla partecipazione, affrontano a largo raggio un po’
tutti i temi che danno sostanza a quello che nell’ultimo capitolo
definiscono “un riformismo che cambia la vita”. Ma la legge 30 torna
comunque a più riprese nella conversazione e, davanti a una precisa
domanda dell’intervistatrice (“Se il centrosinistra torna al governo,
quali impegni prendete per i primi 100 giorni, quali leggi cambierete
e quali |
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introdurrete?”), Treu risponde: “Occorre
innanzitutto cambiare le leggi sbagliate, come la legge 30”. In che
modo? Ripristinando tetti per i lavori atipici e introducendo, come
aveva anticipato Damiano, incentivi alla stabilizzazione dei rapporti
di lavoro, perché “il rapporto di lavoro a tempo indeterminato deve
essere effettivamente la forma normale di lavoro, come indicano anche
le direttive europee”. Poi però la conversazione prende un’altra
direzione, un po’ più teorica, e per cercare di capire quello che farà
il centrosinistra bisogna affidarsi a una lettura tra le righe (ma
forse neanche troppo)....
Poche pagine prima, infatti, lo stesso Treu aveva
recisamente negato continuità tra la legge 30 e quell’insieme di norme
passate alla storia con il nome di “Pacchetto Treu”, e varate proprio
dall’allora ministro del Lavoro del governo Prodi nel 1997 (la legge
196), se non nel capitolo che punta a potenziare i servizi all’impiego
(ma anche qui con ambiguità e scelte non condivisibili, come quella di
dare troppo spazio ai privati) ed espresso un giudizio tranchant sulla
legge 30: “Questa congerie affastellata di strumenti di assunzione
atipici è pericolosa per i singoli e alla fine poco agibile per lo
stesso mercato del lavoro”. E Damiano sottolineava come la legge 30
abbia una forte componente ideologica e punti a rendere più deboli le
persone, precarizzando quel lavoro che invece va rivalutato.
Insomma, un libro interessante e istruttivo, anche
se non risponde a fondo alla nostra domanda. Ma forse era chiedere
troppo. Quello che invece non è troppo è chiedere ai partiti che
compongono la coalizione parole chiare e comprensibili a tutti contro
quello che ormai, volenti o nolenti, è un simbolo, per i valori (o
meglio disvalori) che evoca. E i valori e i simboli sono importanti
per convincere le persone, per mobilitarle, per far sì che vadano a
votare e votino per te. |
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(Rassegna sindacale, n. 4, febbraio 2005)
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