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Quali sono i veri risultati ottenuti dal governo
Berlusconi andato malamente in crisi la scorsa settimana? Cosa è stato
attuato del “Contratto con gli italiani” sottoscritto in diretta
televisiva dal premier? La risposta è contenuta nel libro di Luca
Ricolfi, in cui sono analizzate punto per punto le promesse del
Cavaliere alla vigilia dell’ultimo anno di legislatura. Una lettura
particolarmente interessante se si tiene conto che Berlusconi ha
subordinato la sua ricandidatura alle prossime elezioni politiche alla
realizzazione di almeno quattro promesse su cinque.
Lo studio parte dall’analisi delle ragioni che hanno spinto il nostro
paese verso un progressivo declino di competitività a partire dal
1996. Gli indicatori presi in esame sono i prezzi, l’export e il tasso
di sviluppo. I dati forniti dall’Istat nell’ultimo Rapporto annuale
mostrano che “il sistema Italia è in declino non solo rispetto al
resto delle economie sviluppate, ma rispetto agli stessi partner
europei”. Con l’ingresso in Europa, fra l’altro, l’inflazione
italiana, nel periodo 1997-2003, è rimasta circa mezzo punto al di
sopra di quella europea “contribuendo ad accrescere le difficoltà del
sistema Italia nel suo insieme”. Non solo. I dati Istat
sull’inflazione nel nostro paese sono smentiti dalla realtà e da
alcune rilevazioni che utilizzano altre procedure di campionamento.
Risultato? Il tasso d’inflazione medio effettivo degli ultimi anni è
compreso fra il 5 e l’8 per cento, cioè fra il doppio e il triplo di
quello ufficiale.
L’analisi prosegue poi con l’esame delle famose promesse.
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La prima riguarda l’abbattimento della pressione
fiscale, che risulta in parte realizzata (per quanto riguarda la no
tax area) con l’attuazione del secondo modulo – che parte da quest’anno
–, ma solo per le situazioni familiari più difficili, mentre la
riduzione delle aliquote al 23% per i redditi fino a 103.300 euro e al
33% per quelli superiori a tale soglia non è stata attuata. L’aliquota
del 23%, infatti, arriva solo fino a 26mila euro mentre quella del 33%
riguarda la fascia da 26mila a 33.500 euro. Del resto l’idea di
introdurre un sistema a due o tre aliquote (da attuarsi con
l’introduzione del terzo modulo nella prossima |
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Finanziaria) appare del tutto irrealizzabile: solo
per il completamento della prima parte della riforma, infatti, mancano
all’appello ancora tra i 9 e i 16 miliardi di euro. L’unico punto
pienamente realizzato contenuto nella promessa numero uno rimane,
quindi, quello dell’abolizione delle tasse di successione e donazione
(anche per i più ricchi).
La seconda promessa concerne l’attuazione del
Piano per la difesa dei cittadini e la prevenzione dei crimini. Il
governo parte da un numero di reati di 3 milioni, che però non risulta
reale. Secondo Ricolfi, infatti, nel 2001 i reati era poco più di 2
milioni. Rispetto ad allora sono cresciuti di oltre il 13% fra il 2001
e il 2003. In particolare, il numero dei delitti totali è decisamente
diminuito nel quinquennio 1996-2001 (durante il governo dell’Ulivo) ad
un ritmo annuo del 2,2% mentre è cresciuto ad un ritmo del 6,6% annuo
nel biennio 2001-2003 (governo Berlusconi). Qualche esempio? Nel
quinquennio dell’Ulivo sono diminuiti gli omicidi per mafia, camorra e
’ndrangheta, i tentati omicidi, le rapine, i delitti connessi agli
stupefacenti e le truffe.
Il terzo impegno del governo Berlusconi riguarda
l’innalzamento delle pensioni minime a 516 euro al mese. Si tratta
dell’unica promessa che, secondo Ricolfi, sarebbe stata rispettata. In
realtà non è così, anche in questo caso i conti non tornano. Come
ricorda lo Spi Cgil, infatti, l’aumento ha riguardato solo le pensioni
con maggiorazione (circa 1 milione e 670mila) e non tutti i pensionati
con trattamento minimo (che superano i 4 milioni). Non solo. I
riscontri effettuati dall’Inps nel 2003 hanno messo in luce 270mila
quote di incremento indebite che sono state revocate e di cui è stata
chiesta la restituzione (attualmente sospesa). Insomma, il famoso
“milione di lire al mese” lo prendono solo 1 milione e 400mila
pensionati che, quando è uscita la legge, percepivano già 920mila lire
(grazie all’aumento di 180mila lire riconosciuto dal governo di
centrosinistra).
L’obiettivo del dimezzamento del tasso di
disoccupazione e della creazione di un milione di nuovi posti di
lavoro – quarta promessa – presenta invece un tasso di realizzazione
inferiore al 39% perché il calcolo del governo tiene conto di tutte le
regolarizzazioni (635mila unità) comprese quelle dei lavoratori
stranieri.
Infine, il grado di realizzazione della quinta
promessa in materia di apertura dei cantieri per almeno il 40% degli
investimenti previsti dal “Piano decennale per le Grandi Opere”, si
aggirerebbe intorno al 28%; ipotesi definita dalla stesso Ricolfi
“irrealistica” perché valutata considerando che l’incremento
occupazionale in edilizia sia interamente imputabile al decollo delle
Grandi Opere.
Appare quindi abbastanza chiaro, conclude Ricolfi,
“che Berlusconi non riuscirà ad onorare il Contratto con gli italiani”
e che nemmeno l’annunciato rilancio del programma di governo dopo la
recente crisi, aggiungiamo noi, permetterà la realizzazione delle
promesse, considerato l’ulteriore peggioramento dei conti pubblici. |