Luca Ricolfi

Dossier Italia

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Uno studio sulle promesse mancate di Berlusconi

Il contratto di Pinocchio

 

di G. Cecilia Bertoni

Dossier Italia. A che punto è il “Contratto con gli italiani”
Luca Ricolfi
Bologna, il mulino, 2005
pp. 178, euro 11,00

Quali sono i veri risultati ottenuti dal governo Berlusconi andato malamente in crisi la scorsa settimana? Cosa è stato attuato del “Contratto con gli italiani” sottoscritto in diretta televisiva dal premier? La risposta è contenuta nel libro di Luca Ricolfi, in cui sono analizzate punto per punto le promesse del Cavaliere alla vigilia dell’ultimo anno di legislatura. Una lettura particolarmente interessante se si tiene conto che Berlusconi ha subordinato la sua ricandidatura alle prossime elezioni politiche alla realizzazione di almeno quattro promesse su cinque.

Lo studio parte dall’analisi delle ragioni che hanno spinto il nostro paese verso un progressivo declino di competitività a partire dal 1996. Gli indicatori presi in esame sono i prezzi, l’export e il tasso di sviluppo. I dati forniti dall’Istat nell’ultimo Rapporto annuale mostrano che “il sistema Italia è in declino non solo rispetto al resto delle economie sviluppate, ma rispetto agli stessi partner europei”. Con l’ingresso in Europa, fra l’altro, l’inflazione italiana, nel periodo 1997-2003, è rimasta circa mezzo punto al di sopra di quella europea “contribuendo ad accrescere le difficoltà del sistema Italia nel suo insieme”. Non solo. I dati Istat sull’inflazione nel nostro paese sono smentiti dalla realtà e da alcune rilevazioni che utilizzano altre procedure di campionamento. Risultato? Il tasso d’inflazione medio effettivo degli ultimi anni è compreso fra il 5 e l’8 per cento, cioè fra il doppio e il triplo di quello ufficiale.

L’analisi prosegue poi con l’esame delle famose promesse.

La prima riguarda l’abbattimento della pressione fiscale, che risulta in parte realizzata (per quanto riguarda la no tax area) con l’attuazione del secondo modulo – che parte da quest’anno –, ma solo per le situazioni familiari più difficili, mentre la riduzione delle aliquote al 23% per i redditi fino a 103.300 euro e al 33% per quelli superiori a tale soglia non è stata attuata. L’aliquota del 23%, infatti, arriva solo fino a 26mila euro mentre quella del 33% riguarda la fascia da 26mila a 33.500 euro. Del resto l’idea di introdurre un sistema a due o tre aliquote (da attuarsi con l’introduzione del terzo modulo nella prossima

Finanziaria) appare del tutto irrealizzabile: solo per il completamento della prima parte della riforma, infatti, mancano all’appello ancora tra i 9 e i 16 miliardi di euro. L’unico punto pienamente realizzato contenuto nella promessa numero uno rimane, quindi, quello dell’abolizione delle tasse di successione e donazione (anche per i più ricchi).

La seconda promessa concerne l’attuazione del Piano per la difesa dei cittadini e la prevenzione dei crimini. Il governo parte da un numero di reati di 3 milioni, che però non risulta reale. Secondo Ricolfi, infatti, nel 2001 i reati era poco più di 2 milioni. Rispetto ad allora sono cresciuti di oltre il 13% fra il 2001 e il 2003. In particolare, il numero dei delitti totali è decisamente diminuito nel quinquennio 1996-2001 (durante il governo dell’Ulivo) ad un ritmo annuo del 2,2% mentre è cresciuto ad un ritmo del 6,6% annuo nel biennio 2001-2003 (governo Berlusconi). Qualche esempio? Nel quinquennio dell’Ulivo sono diminuiti gli omicidi per mafia, camorra e ’ndrangheta, i tentati omicidi, le rapine, i delitti connessi agli stupefacenti e le truffe.

Il terzo impegno del governo Berlusconi riguarda l’innalzamento delle pensioni minime a 516 euro al mese. Si tratta dell’unica promessa che, secondo Ricolfi, sarebbe stata rispettata. In realtà non è così, anche in questo caso i conti non tornano. Come ricorda lo Spi Cgil, infatti, l’aumento ha riguardato solo le pensioni con maggiorazione (circa 1 milione e 670mila) e non tutti i pensionati con trattamento minimo (che superano i 4 milioni). Non solo. I riscontri effettuati dall’Inps nel 2003 hanno messo in luce 270mila quote di incremento indebite che sono state revocate e di cui è stata chiesta la restituzione (attualmente sospesa). Insomma, il famoso “milione di lire al mese” lo prendono solo 1 milione e 400mila pensionati che, quando è uscita la legge, percepivano già 920mila lire (grazie all’aumento di 180mila lire riconosciuto dal governo di centrosinistra).

L’obiettivo del dimezzamento del tasso di disoccupazione e della creazione di un milione di nuovi posti di lavoro – quarta promessa – presenta invece un tasso di realizzazione inferiore al 39% perché il calcolo del governo tiene conto di tutte le regolarizzazioni (635mila unità) comprese quelle dei lavoratori stranieri.

Infine, il grado di realizzazione della quinta promessa in materia di apertura dei cantieri per almeno il 40% degli investimenti previsti dal “Piano decennale per le Grandi Opere”, si aggirerebbe intorno al 28%; ipotesi definita dalla stesso Ricolfi “irrealistica” perché valutata considerando che l’incremento occupazionale in edilizia sia interamente imputabile al decollo delle Grandi Opere.

Appare quindi abbastanza chiaro, conclude Ricolfi, “che Berlusconi non riuscirà ad onorare il Contratto con gli italiani” e che nemmeno l’annunciato rilancio del programma di governo dopo la recente crisi, aggiungiamo noi, permetterà la realizzazione delle promesse, considerato l’ulteriore peggioramento dei conti pubblici.

(www.rassegna.it, maggio 2005)

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