Paolo Sylos Labini

Torniamo
ai classici

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Paolo Sylos Labini / Torniamo ai classici

Non di sola matematica

 

di Beniamino Lapadula

Torniamo ai classici
di Paolo Sylos Labini
Roma-Bari, Laterza, 2005 (2a)
pp. 170, euro 18,00

A giudizio degli economisti del nostro tempo, quel che i classici hanno detto di utile si trova nella tradizione marginalista. Non è di questo avviso Paolo Sylos Labini, che nel suo ultimo libro ribadisce la sua critica radicale agli strumenti della scuola neoclassica.

La struttura fondamentale della teoria oggi ancora dominante è statica e perciò refrattaria all’analisi dello sviluppo. Il suo nucleo essenziale, infatti, è costituito dalla teoria dell’equilibrio economico generale che ignora le innovazioni o le introduce solo con espedienti formali. Una delle ragioni principali dell’abbandono del punto di vista dinamico, intrinseco all’economia classica, avvenuto con la svolta marginalista degli anni 70 dell’800, fu la voglia di imitare le scienze sperimentali che usavano ampiamente la matematica. Ma, mentre è agevole usare la matematica per i problemi statici, ricorda l’autore, lo stesso non si può dire per quelli dinamici; e questa difficoltà fissò una matrice statica che la teoria neoclassica non è riuscita a superare.

Una considerazione diversa va invece fatta per Keynes: lo schema elaborato nella Teoria Generale, infatti, a differenza della teoria neoclassica tradizionale, è suscettibile di sviluppi dinamici.

Mantenere l’analisi sul terreno statico è grave soprattutto in una fase storica, quella attuale, in cui le innovazioni svolgono un ruolo di enorme rilievo e sconvolgono non solo la vita economica, ma anche quella sociale. È per questo che occorre tornare ai classici che considerarono lo sviluppo come il problema centrale e affrontarono temi come la produttività del lavoro, le cause del progresso tecnico e i loro effetti sull’occupazione, sulla distribuzione del reddito, sui prezzi. Si tratta di temi di fondamentale rilevanza per capire i sistemi economici soprattutto in un’epoca come la

 

nostra, caratterizzata da straordinarie innovazioni tecnologiche, organizzative, istituzionali.

Con questo libro Sylos Labini affronta in modo magistrale le questioni economiche più rilevanti che sono di fronte a noi, tornando alle fonti, a partire da Adam Smith, il fondatore della teoria economica moderna. Occorre riprendere l’oggetto di studio e gli strumenti analitici di economisti come Ricardo, Marx, Sraffa, per comprendere i fenomeni economici di oggi. Ci sono infatti questioni, come ad esempio la caduta dell’occupazione in Europa negli anni 1973-85 o il forte indebolimento della produttività negli Usa negli anni 1978-82, che gli economisti neoclassici non sono riusciti a spiegare e che viceversa possono essere agevolmente chiariti da un approccio classico. La teoria deve trarre nuovamente alimento dall’interpretazione della storia, bisogna tornare cioè a una combinazione di storia e teoria a quell’approccio logico-storico che Schumpeter ha chiamato path dependence, in base al quale i fenomeni economici dipendono dal percorso precedente. La matematica può essere utile, ma va adoperata in modo avveduto; essa garantisce rigore, ma il rigore è solo uno dei due requisiti delle proposizioni scientifiche, l’altro essendo la rilevanza. Non c’è, quindi, contraddizione tra storia e matematica, quello che veramente importa è il tipo di approccio. In altre parole, matematica e formalizzazioni non possono essere utilizzate soltanto per assicurare un’apparente solidità ai ragionamenti economici, per formulare banali modelli econometrici.

Torniamo ai classici è un libro fresco, che combina in poche pagine, solo come un grande intellettuale può fare, storia del pensiero, teoria economica e indagine empirica. Sintesi e senso sono riassunti bene nel sottotitolo: “Produttività del lavoro, progresso tecnico e sviluppo economico”. Nel testo non mancano analisi e proposte incisive per contrastare il declino della nostra economia. L’Italia non cresce, ci ricorda l’autore, perché non investe in qualità del lavoro, in ricerca e formazione e quindi nel capitale umano che è la vera sorgente della ricchezza, la risorsa che può ridare qualità e creatività alle nostre industrie e ai nostri servizi. Non bisogna mai dimenticare, inoltre, che avanzamento economico e sviluppo civile si tengono insieme. È per questo che, nelle conclusioni, Sylos Labini sostiene che per arrivare ad un mondo preferibile rispetto a quello che conosciamo occorre combattere la corruzione e proporre tre obiettivi: il rilancio dell’Europa, la difesa dell’ambiente, anche quando è in contrasto col profitto, lo sradicamento della miseria – miseria che trova nell’Africa sub sahariana le sue punte massime –. Questa, sostiene l’autore nell’Appendice al libro che analizza le prospettive dell’economia mondiale, sarebbe una strategia capace anche di offrire ideali degni di essere perseguiti dalle nuove generazioni in alternativa all’ossessiva caccia ai soldi che oggi immiserisce la vita sociale dei paesi sviluppati.

Parole in cui c’è tutta la passione civile di un grande intellettuale che non si limita ad analizzare la crisi profonda che attraversa il paese, ma che è impegnato con tutte le sue forze nella battaglia politica, consapevole che senza un sussulto morale e civile la società italiana non può riprendere il sentiero della crescita e contrastare il declino.

(Rassegna sindacale, n. 2, gennaio 2005)

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