|
subito dopo; (...) In realtà dietro a questo
continuo rinvio del programma ‘a dopo’ (...) esiste una paura diffusa,
anche negli schieramenti interni ai partiti e ai movimenti, di
dividersi su scelte strategiche e di vincolarsi, così, a un progetto
che precluda la strada al vecchio metodo trasformista della
navigazione a vista, delle scelte e dei compromessi improvvisati volta
per volta, della politica come galleggiamento e come governabilità
dell’esistente”.
La “crisi di identità della sinistra” di cui parla
Trentin è un processo profondo, che viene da lontano, e che non è
negato dalle oscillazioni congiunturali, seppur importanti, della
vicenda politica quotidiana o dal fatto, pur straordinariamente
positivo, che la destra italiana stia ormai platealmente consumando il
fallimento della sua esperienza al governo del paese.
Infatti tutt’altro che scontata è la premessa del
ragionamento, cioè la considerazione secondo cui “le trasformazioni
sociali – si badi: della società in quanto tale – maturano in primo
luogo nel rapporto di lavoro”. Considerazione dalla quale consegue la
fermissima convinzione che “il lavoro (...) sta riacquistando un
valore, un valore nel senso sociale, che non ha mai avuto nella
storia”. E dunque: “Qui sta la valenza strategica di una scelta della
sinistra e del centrosinistra a sostegno dei diritti fondamentali e,
soprattutto, dei nuovi diritti fondamentali dei lavoratori (...)
Perché è su questi diritti che è possibile ricostruire un rapporto
dialettico fra la politica e la società civile”.
Al sindacato confederale l’autore rivolge
considerazioni altrettanto serrate e rigorose. “(...) il movimento
sindacale potrà conquistare una nuova rappresentatività, assumendo
nuove priorità generali nella sua azione rivendicativa e nella sua
politica contrattuale”.
“La dignità e la libertà della persona umana non
sono mai state, come oggi, la ragione fondamentale di una solidarietà
fra diversi”. E ancora: “Nessun progresso è ormai concepibile e
nessuna modernizzazione è ormai sostenibile se non prendono in conto
il primato della libertà attraverso la conoscenza; e se non fanno
definitivamente giustizia di tutte le ideologie totalitarie che
pretesero che la libertà sarebbe venuta dopo (...), che il benessere è
la condizione preliminare e insostituibile per godere della libertà e
per saperla utilizzare”.
Per Trentin la fine del fordismo rende ancor più
insostenibile ogni residuo di logica risarcitoria nella pratica
sindacale, anche se l’esigenza è di più antica data; e su questo
insiste: “Se guardi alle lotte sociali e politiche di questo secolo,
sotto il profilo dell’uguaglianza dei risultati, trovi solo un
bilancio di sconfitte (...) Il grande paradosso è che invece, bene o
male, le conquiste di libertà e di potere che dovevano rappresentare
solo un ‘mezzo’ provvisorio sono divenute il figlio ‘naturale’ e
vitale, anche se non ‘programmato’ delle lotte operaie”.
“Diritti” e “pari opportunità” per ciascuno sono
il terreno su cui dislocare la strategia contrattuale e l’azione
rivendicativa per dare corpo a una nuova sintesi fra solidarietà e
valorizzazione delle soggettività; poiché, appunto, la libertà viene
prima e dà valore a ogni ipotesi meramente redistributiva.
Nella seconda parte del libro, e sulla base di
queste premesse fondamentali, l’autore affronta i principali capitoli
di un progetto possibile per la sinistra sociale e politica: il lavoro
e la conoscenza; il welfare e l’invecchiamento attivo; l’Europa nella
mondializzazione; la democrazia economica.
Complessivamente un contributo prezioso ed
efficace per chiunque voglia davvero misurarsi con la contemporaneità.
In particolare alla Cgil e a tutto il suo gruppo
dirigente consiglio di leggere questo libro, con spirito di ricerca e
con la mente libera da ogni preconcetto. Può essere un viatico
prezioso per quell’aggiornamento delle nostre strategie che
l’approssimarsi del congresso sollecita; poiché non potremo cavarcela,
io credo, presentando il menù delle cattive politiche praticate dal
governo di centro destra, di cui rivendicare la sconfessione o
l’abrogazione.
Il monito che Trentin rivolge alla sinistra politica, affinché sappia
riconquistare una lettura critica delle trasformazioni sociali, vale
anche per noi. |