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Liberazione / Il monologo di Ascanio
Celestini
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Quando mio padre vide i soldati
all'Arco di Travertino
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Ringraziamo Ascanio Celestini per aver messo a
disposizione di www.rassegna.it questo monologo tratto dallo
spettacolo "Scemo di guerra. Roma 4 giugno 1944". La foto di scena è
di Giuseppe Onorati.
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Mio padre era nato a Roma nel 1935.
Era nato al Quadraro che è una borgata di Roma. Stava a via dei
Laterensi 35 in un palazzo fatto a forma di bara e tutti lo chiamavano
il palazzo a cassa da morto. Mio padre era il secondo di quattro
fratelli, ma un giorno mi raccontò che tra mio zio Ernesto che era il
primo e lui ai miei nonni gli era nato un altro figlio che volevano
chiamare Gaetano, |
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ma ‘sto figlio era nato morto. Così quando nacque
mio padre, in omaggio al fratello lo chiamarono Gaetano pure a lui.
Ma chiamarlo in quella maniera gli
faceva impresione ed è per questo motivo che mio padre venne sempre
chiamato Nino, invece che Gaetano come il fratello morto.
Mio padre andava a lavorare al cinema Iris a Porta Pia con mio nonno
che faceva la maschera, le pulizie e il guardiano notturno.
Mio padre aveva 8 anni quando arrivò il 4 giugno del 1944.
Quel giorno mio padre vide i soldati fermi all’Arco di Travertino. Mio
padre raccontava che nessuno capiva di che esercito si trattasse.
Qualcuno pensava che finalmente fossero gli americani. Qualcuno
pensava che fossero ancora i tedeschi. Qualcun’altro temeva che
fossero tedeschi travestiti da americani.
Mio padre raccontava spesso di un barbiere che c’aveva le mani belle,
ma tornato dalla guerra il barbiere s’era messo a fare l’elemosina.
Mio padre raccontava pure di un vecchio che faceva il guardiano dei
porci per il principe Torlonia. Dice che aveva scavato una buca e
c’aveva nascosto un maiale per non farselo rubare dai tedeschi. Mio
padre diceva che questo vecchio aveva camminato scalzo per tutta la
vita.
Certo volte mio padre diceva che le scimmie sono animali intelligenti
e diceva che pure le mosche sono intelligenti. Diceva che sono bestie
perfette perchè tutti l’esseri umani al mondo rischiano di morire di
fame tranne le mosche. Le mosche si mangiano i morti e la merda. Il
mondo è pieno di merda e di morti e le mosche non muoiono mai di fame.
In tempo di guerra mio padre raccoglieva le pigne sugli alberi
dell’Appio Claudio e un giorno vide un tedesco seduto sotto un pino.
Il tedesco s’era levato l’elmetto e mio padre gli pisciò in testa per
fargli uno scherzo. Il tedesco gli sparò addosso e ci mancò poco che
ammazzasse mio padre.
Mio padre diceva che il tedesco c’aveva una chiazza rossa sulla
faccia, una specie di voglia.
Mio padre diceva che una volta gli avevano sparato addosso per colpa
di una cipolla e diceva pure che durante la guerra ha rischiato di
morire tante volte.
Diceva “Questa è la vita che si faceva in quell’epoca, sotto i
bombardamenti ...la vita dei ragazzini” ... |
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(www.rassegna.it, 21 aprile 2005)
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