SPECIALE / 60°, 1945-2005 -  Resistenza in cinque atti

WWW.RASSEGNA.IT

Sessant'anni fa l'Italia era libera. Trent'anni fa, il 27 aprile del 1975, Rassegna Sindacale (che nell'occasione uscì assieme a Conquiste del lavoro e a Lavoro italiano, i periodici della Cisl e della Uil) dedicava un dossier a cura di Aldo De Jaco alla Resistenza e alla Liberazione. Al contributo dei lavoratori a quelle giornate storiche. Quaranta pagine fitte di storie, ricostruzioni e immagini. Ne riproponiamo una parte in questo speciale. Un modo per rileggere e celebrare i fatti del '43-'45. Ma anche un documento storico in sé: una lettura della Resistenza che ci arriva direttamente dagli anni Settanta.

Atto Primo

Gli scioperi del marzo 1943

La sirena che ogni giorno, alle 10, faceva le prove dell'allarme - come ce ne fosse bisogno con tanti allarmi 'veri' e tanti bombardamenti e i morti e i capannoni diroccati! - quella mattina del 5 marzo del '43 non fece sentire il suo ululato: la direzione della Fiat Mirafiori aveva saputo che a quel segnale gli operai avrebbero incrociato le braccia e aveva preferito abolire del tutto il segnale. Tuttavia in tre officine gli operai smisero lo stesso di lavorare e dopo tre giorni, l'otto, lo sciopero «bianco» coinvolgeva ormai tutta la Fiat e almeno centomila operai in tutto il Piemonte; e doveva durare cosi fino alla fine di marzo.

Articolo integrale

Atto Secondo

25 luglio 1943
Crolla il fascismo: si apre la via della pace?

Quando s'apprese la notizia, attraverso la radio, che il cavaliere Benito Mussolini era stato arrestato e Badoglio lo aveva sostituito — non si conoscevano in quel momento tutti gli intrighi, i contrasti e le paure che avevano portato a quel "modo" di liquidazione del fascismo e al proclama del «la guerra continua» —, quando si sparse per l'Italia l'eco degli avvenimenti di Roma tutti gli italiani, nelle fabbriche, negli uffici, nelle piazze, nelle campagne, ne trassero subito la logica conseguenza: arrestato Mussolini era finito il fascismo e finita anche la sua guerra. Paesi e città si riempirono di gente che manifestava, una folla di mani si levò a svellere i simboli della dittatura, ci si abbracciava per strada, si cantava assieme, si rideva... I fascisti avevano nascosto divise e camicie nere ma nessuno pensava in quel momento a vendicare i venti anni di sofferenze, tutti pensarono invece a come uscirne e dunque a come uscire subito dalla guerra, a come riappropriarsi della propria patria semidistrutta. Dal 26 al 28 luglio gli operai, in particolare al nord, scesero in sciopero generale, riempirono le piazze per festeggiare la caduta del fascismo e chiedere pace. E la monarchia e il suo governo di militari ebbero paura di questi cortei, di questa folla in festa e diedero ordine di piantonare e difendere gli uffici pubblici — comprese le sedi fasciste - e di sparare sui manifestanti se si avvicinavano.

Articolo integrale

Atto Terzo

L'unità sindacale in Roma occupata

L'occupazione tedesca di Roma dura fino agli inizi di giugno, nove mesi, e sono i mesi più difficili della lotta antifascista che ancora non riesce a darsi una base militare consistente e deve ricorrere all'azione, coraggiosissima ma limitata, di piccoli nuclei (i «gruppi di azione patriottica») per porre le prime pietre dell'edificio della resistenza. Sono nove mesi difficili anche per le crisi all'interno del «comitato di liberazione», crisi conseguenti allo scontro fra chi vuole concentrare ogni sforzo immediato nella lotta armata e chi pensa già al futuro e ritenendo per l'oggi di doversi limitare all'attesa della liberazione.

Articolo integrale

Atto Quarto

La difficile ripresa nell'Italia liberata

L'Italia liberata è anche l'Italia stravolta dagli effetti della guerra, l'Italia massacrata dai bombardamenti, affamata, corrotta, ferita dalle violenze dell'esercito in rotta e dell'esercito avanzante, incapace di darsi un direzione efficace, di ritrovarsi intorno a un uomo, una scelta, una bandiera. La storia dell'Italia liberata comincia con una pagina di gloria: l'insurrezione vittoriosa di Napoli contro i tedeschi, nelle quattro giornate di fine settembre 1943 che concludono il martirio della città sottoposta per venti giorni agli insulti e ai colpi di un nemico inferocito dal sentirsi incapace di dominarla e non abbastanza forte per distruggerla. Del resto prima di Napoli i tedeschi avevano dovuto affrontare la ribellione nelle campagne intorno a Catania e Matera e poi dovunque, in centinaia di episodi la gran parte dei quali Ia storia di solito non ricorda (come il massacro di 200 contadini di Acerra).

Articolo integrale

Atto Quinto

Scioperi e lotta armata nell'Italia del Nord

Bombardamenti a tappeto a Torino. La «Villa Perosa» viene centrata dalle bombe e, nei capannoni, gli operai muoiono a centinaia: erano stati chiusi dentro, reparto per reparto per impedire che abbandonassero il lavoro per riparare nei rifugi. La macchina della produzione bellica è più importante della vita degli uomini che la servono. E' questa però la goccia che fa traboccare il vaso già colmo per la miseria crescente, l'assillo del pane che manca per i figli, il deprezzamento quotidiano della poca moneta che si riceve: il 15 novembre 1943 i Comitati segreti di agitazione rivolgono agli operai torinesi l'appello allo sciopero per ottenere un aumento dei salari del 100 per cento, il raddoppio del quantitativo di generi per minestra distribuito, la regolare distribuzione dei grassi, la consegna di legna e carbone per difendersi dai rigori dell'inverno incombente, un litro di latte per i bambini e il diritto di sospendere il lavoro durante i bombardamenti.

Articolo integrale

(a cura di Davide Orecchio)

LINK

Fondazione
Di Vittorio

Anpi

Insmli

Aned

Anppia

Anei

Anfim

Museo Cervi

Resistenza italiana

Archivio audiovisivo
del movimento operaio e democratico

Museo audiovisivo
della Resistenza

Segnala
questo speciale

e-mail
del destinatario